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Giovanni Pascoli, Lavandare - Analisi

La poesia Lavandare di Giovanni Pascoli si basa sull’accostamento di un elemento del paesaggio a un sentimento umano perché il poeta paragona un aratro rimasto solo in un campo, all’esperienza dell’abbandono e della solitudine.Lo schema metrico: Madrigale di due terzine più una quartina di versi endecasillabi ritmati secondo lo schema ABA CBC DEDE. Nella prima strofa prevalgono notazioni visive e aspetti cromatici: il campo bicolore, il chiarore opaco della nebbia con una lieve immagine di movimento. La seconda strofa è tutta giocata su notazioni acustiche: il gorgogliare del canale di irrigazione, il rumore dei panni bagnati sbattuti, i canti di malinconica dolcezza. Nella terza strofa (parafrasi: il vento soffia e le fronde si staccano dai rami, e non torni al tuo paese,Come sono rimasta quando sei partito, come il campo lasciato a riposo) sono riprodotte fedelmente le parole di un canto popolare marchigiano, si tratta di una canzone nostalgica e malinconica che esprime la malinconia della solitudine umana. La poesia è formata da due terzine e da una quartina di endecasillabi. Alcune figure retoriche che ritroviamo nella poesia sono:

- “mezzo grigio e mezzo nero” = metonimia.
- “come l’aratro in mezzo alla maggese”= similitudine.
- “un aratro senza buoio”= metafora.
Il linguaggio utilizzato è di tipo impressionistico e la lirica ha un andamento circolare.

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