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Il fanciullino (1897)


Il fanciullino è il manifesto della poesia pascoliana, pubblicato inizialmente sul Marzocco, e alla fine nella raccolta Pensieri e discorsi. Il poeta infatti vede in questa figura la capacità di dare voce ai sentimenti più innocenti, legati alla meraviglia, alla spontaneità e alla memoria. Il suo punto di vista non obbedisce alla logica adulta, e per questo ha l’accesso ai significati autentici della realtà. Il poeta-fanciullo ha quindi un compito didattico, civile e morale. Pascoli s’ispira ai dialoghi di Platone, ma anche all’epoca contemporanea, caratterizzata da motivi irrazionalistici tra il timore della lotta di classe e l’ansia per la miseria popolare. La poesia qui ha un ruolo pacificatore, e porta gli uomini di tutte le classi sociali a riflettere sui misteri del cosmo e sulla morte, essa nasce da una disposizione interiore naturale nell’uomo, evidente nel bambino, ma che continua a convivere con l’adulto e con l’anziano. L’uomo ha quindi come due anime, che vengono rappresentate come Omero vecchio e cieco, guidato da un fanciullino che vede per lui. Il poeta deve quindi vedere, udire e nominare; e dunque guidare l’Uomo nell’ascolto di questa voce interiore e nell’attribuzione di un significato veritiero e semplice alla realtà.

Poemetti (Primi 1904, Nuovi 1909)


I Poemetti pascoliani descrivono la realtà contadina attraverso una visione quasi epica. Il poeta si concentra sul lavoro delle campagne, quindi sulla figura umana, contrapponendo il mondo rurale al disumano mondo urbano. I poemetti hanno un aspetto più narrativo rispetto alle altre raccolte, ma contengono comunque, attraverso la descrizione di tanta semplicità e bontà, un’esaltazione del negativo. I testi sono tipicamente lunghi, e con endecasillabi in terza rima ispirati alla Commedia dantesca.

Poemi conviviali (1904)


Nei Poemi conviviali, legati alla rivista Il Convito, Pascoli introduce un estetismo simbolistico che esprime ideali di raffinatezza estenuata e la passione per il mondo classico greco e orientale. Con questo stile alto, il poeta riprende figure dell’antichità, rileggendole in chiave moderna e decadente.

La poesia storico-civile


La poesia di stampo storico, patriottico e populista, d’ispirazione carducciana, degli ultimi anni di vita del poeta, caratterizza opere come Odi e Inni (1906) o le Canzoni di Re Enzio, i Poemi Italici, o i Poemi del Risorgimento, dedicati alle città di Roma e Torino.
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