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Giosuè Carducci

LA VITA


Giosuè Carducci nacque nel 1835 a Valdicastello, in Versilia da una famiglia medio borghese (il padre era un medico). Trascorse l’infanzia in Maremma liberamente a contatto con una natura aspra e selvaggia che egli sentiva affine al proprio carattere, fu poi oggetto di nostalgia e di mitizzazione poetica. Studiò alla Scuola Normale Superiore di Pisa, laureandosi in Lettere nel 1856, e iniziò la carriera di insegnante nelle scuole secondarie. Nel 1860 il ministro dell’Istruzione, Terenzio Mamiani, lo chiamò alla cattedra di Letteratura italiana a Bologna che tenne per un quarantennio, lasciandola nel 1904. Condusse una vita tra l’insegnamento e la ricerca, creando intorno a sé allievi devoti. Partecipò intensamente alla vita culturale del tempo, collaborando ai periodici culturali più prestigiosi. Nel 1890 fu nominato senatore e quindi Cavaliere di Gran Croce, sino alla morte avvenuta a Bologna nel 1907. Nel 1906 ricevette il premio Nobel per la Letteratura.

L’IDEOLOGIA


L’opera carducciana, soprattutto quella giovanile, fu profondamente segnata dagli ideali politici dell’autore. Animato da un fervente patriottismo, Carducci seguì con entusiasmo il processo risorgimentale, schierandosi su posizioni democratiche e repubblicane. All’indomani dell’unificazione italiana, il compromesso monarchico e l’affermazione della Destra storica provocarono in lui una delusione cocente che, documentata dalla sua prima produzione, fortemente polemica non solo nei confronti della classe politica, ma anche verso la società italiana, giudicata priva di tensione eroica.
Altro bersaglio di Carducci era la Chiesa, accusata di essere reazionaria e portatrice di una mentalità oscurantista ormai sconfitta dalla ragione e dalla scienza. Tale fiducia nel progresso scientifico colloca Carducci nell’area del positivismo, ideologia dominante nel mondo borghese, anche se Carducci esalta il popolo come forza motrice della storia e come depositario delle grandi virtù civili. A partire dagli anni Settanta, il poeta assunse posizioni più moderate, avvicinandosi alla Chiesa e alla monarchia e il suo patriottismo divenne un acceso nazionalismo dai contorni colonialisti: Carducci diventò il poeta ufficiale dell’Italia umbertina, “vate” dei suoi valori e dei suoi miti.

LA POETICA


Sul piano della poetica, Carducci rifiutava la tradizione romantica, del manzonismo e della scapigliatura. Al manzonismo rimproverava l’abbassamento stilistico e il carattere moderato e confessionale dell’ideologia, degli scapigliati criticava l’esterofilia, a cui contrapponeva il recupero della tradizione classicista italiana.

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