Nella piazza di San Petronio di Giosue Carducci


“Surge nel chiaro inverno la fosca turrita Bologna, e il colle sopra bianco di neve ride…” (dalle Odi barbare).
Le suggestive note paesaggistiche di quest’ode sono ispirate al poeta dalla piazza bolognese di San Petronio. Il procedimento è tipico di tante poesie di Carducci: la contemplazione di un momento antico, isolato nella sua grandiosa bellezza e stagliato sullo sfondo di un paesaggio accuratamente individuato, diventa il pretesto per discorrere di tempi ormai lontani. Il passato risplende in una bellezza magnifica, priva totalmente di difetti o contrasti: come l’antica Roma dominatrice del mondo così i comuni dell’Italia medievale fanno rimpiangere un’epoca in cui i sentimenti erano strettamente legati alla virtù, all’impegno civile e militare, a uno stile di vita tradizionale e non contaminato dalle mode straniere. Tale rappresentazione è il frutto di un’idealizzazione fortissima, di cui lo stesso poeta era ben consapevole; il verso finale racchiude così il significato della nostalgica rievocazione comunale, in un’espressione che potrebbe rappresentare la formula costante dell’approccio del poeta al passato e che testimonia la sua piena coscienza della sterilità del ricordo, del desiderio vano de la bellezza antica
L’ode si compone di dieci distici elegiaci, che riproducono approssimativamente l’andamento ritmico del distico greco-latino: l’esametro è reso con un settenario unito a un novenario, il pentametro con un settenario unito a un ottonario.
La descrizione della città di Bologna è incentrata sullo slancio verticali stico delle sue linee, prodotto dall’elevazione delle torrri e del frontone della chiesa di san Petronio. Il verbo che apre il primo esametro è così Surge, che sottolinea il movimento verso l’alto della città turrita. Più avanti l’elevazione è rafforzata dalla reiterazione dei sostantivi torri (in anafora tra il quarto e il quinto verso) coronate di merli e del tempio dalla solitaria cima, mentre i palazzi s’innalzano con alti fastigi. A tale movimento ascendente fa da contraltare la discesa del sol murituro: il tramonto è un momento della giornata molto amato da Carducci e richiamato in tantissime delle sue poesie (ad esempio in San Martino o in Dinanzi alle terme di Caracalla), per l’atmosfera malinconica che esso può conferire al paesaggio.
Accanto all’elevazione, un altro tema descrittivo domina il paesaggio di Bologna: il colore scuro e sfumato che caratterizza le sue pietre, e che, riscaldato dai raggi dell’ultimo sole, sembra rivivere e far ricordare i secoli passati. La patina di antichità che mostrano i mattoni della città è sottolineata dall’aggettivo fosco, presente due volte nell’ode, al primo verso al femminile, riferito a Bologna, al tredicesimo riferimento direttamente al vermiglio mattone. L’antichità delle mura possiede la cupezza tipica delle cose che resistono ai secoli, ma le notazioni coloristiche del paesaggio non terminano qui: il colore che fa da sfondo bianco di neve ride, l’argento dell’aria brilla in un cielo adamantino, il sorriso languido del sole è di viola, i maggi nella città antica sono rossi. ’
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