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Terme di Caracalla (Roma)


Ha provato ad usare la metrica latina, che si basava sulla quantità delle vocali mentre quella italiana si basava sugli accenti. I suoi versi infatti vengono chiamati rime barbare poiché il suono era strano. Era appassionato della letteratura latina e molti dei suoi scritti hanno titoli latini.

Questa è la poesia di Carducci ufficiale per cui è stato amato. Parla della storia e della situazione dell’Italia, di ciò che essa ha avuto, del suo passato che però non sfrutta.
Egli parla dell’indifferenza dei passanti e queste terme gli danno l’impressione di decadenza e declino. Lui pensa a che cosa è stato questo luogo all’epoca dei romani e invoca la febbre, la malaria, che era un’antica divinità ad allontanare le preoccupazione e l’indifferenza dagli uomini moderni.

Il vento dalla pianura triste e isolata si muove umido: in fondo stanno i monti albani (poesia sul monte Socrate di Orazio) bianchi di neve. Alzato sulle trecce grigie il velo verde nel libro una donna inglese cerca queste mura romane minacciose verso il cielo e verso il passare del tempo turista non guarda il monumento ma cerca nel suo libro

Volano sopra queste mura i corvi come fluttuassero contro 2 muri, come fossero vecchi giganti, pare che dica l’augure stormo augure perché nel passato il volo degli uccelli prediva il futuro.
Cupo attraverso l’aria viene da Laterano il suono delle campane e un contadino della ciociaria fischiando con tono grave tra la folta barba passa ma non guarda.
Febbre io qui ti invoco divinità presente febbre era una divinità poiché era considerato divino tutto ciò che non si poteva spiegare. Se ti furono cari gli occhi piangenti della madre che ti pregavano di lasciare i suoi figli, se ti fu caro sull’alto Paladino l’antico andando con la barca la sera tra il campidoglio e l’aventino il reduce romano guardava in alto la città quadrata illuminata dal sole e mormorava un lento inno a saturno.
Febbre ascoltami e allontana da qui gli uomini moderni e i loro piccoli interessi: questo luogo straordinario è sacro, la dea Roma qui dorme la sua grandezza è assopita e gli uomini devono svegliarla.
Poggiato il capo sul Palatino, aperte le braccia tra il Celio e l’Aventino attraverso la via Capena stende le forti braccia verso l’Appia = come se fosse una donna.

E la parte più ammirata della poesia di Carducci, e queste poesie diventeranno poi inni fascisti.
L’Italia ha avuto questo periodo in cui è riuscita ad ottenere la sua libertà.

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