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Inno a satana

Giosuè Carducci

Composta nel 1863, Carducci compie una celebrazione entusiastica del treno visto come simbolo del progresso e dunque di Satana. Solamente pochi anni più tardi la prospettiva muterà radicalmente: in “Alla stazione in una mattina d’autunno” il treno è rappresentato con dei particolari realistici e viene descritto come “mostro” e non più “bello e orribile” ma “empio”.

PARAFRASI e ANALISI

Un bello e orribile mostro si lancia, corre gli oceani e corre la terra: fiammeggiante e fumante ( è usato dalla Chiesa come identificativo del treno e di satana) come vulcani supera monti e divora piani; sorvola i burroni, poi si nasconde nelle gallerie in vie profonde ed esce e, indomito, di lido in lido come turbine manda il suo fumo (grido), come di turbine l’alito espande: ei passa (non viene chiamato con il suo nome), o popoli, Satana il grande. Passa benefico (dodici anni più tardi sarà un mostro per Carducci) di luogo in luogo sull’infrenabile carro del fuoco. Salute o Satana, o ribellione o forza giustiziera ( il treno è esaltato come prodotto della scienza e della ragione represse per secoli dalla religione, perciò ora è simbolo della ribellione e del progresso). Carducci innalza preghiere e incenso che ha vinto i sacerdoti della Chiesa cattolica, ha vinto Geova (la nuova religione del progresso ha vinti quella vecchia della Chiesa. Geova storpiamento di Iavè (Gesù), diventa Giavè e poi Geova.

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