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Gabriele D'Annunzio(Pescara 1863 – Gardone Riviera 1938)

Il Principe di Montenevoso Gabriele D’Annunzio è il più grande esponente della corrente dell’Estetismo italiano: egli fece della sua vita una vera opera d’arte; il poeta con lui diventa personaggio pubblico.
Nel 1879 scrive la sua prima raccolta di poesie “Primo Vere”; subito dopo la pubblicazione fa girare la notizia della sua morte per una caduta da cavallo per creare interesse e fare reclame (antesignano della reclame). Fin da giovane scrive per molti giornali e può essere considerato un intellettuale d’Elite.
Sposò una duchessa che non lascerà mai, ma che tradì svariate volte.
D’Annunzio porta in Italia le teorie di Nietzsche riguardo al SuperUomo soprattutto per quanto riguarda il distacco dalla massa.
Fu un uomo che disprezzava le preoccupazioni della gente comune, la sua vita era basta su esagerazioni che nessuno poteva permettersi: piazzava debiti ovunque, venne sbattuto fuori dalle sue case, si dice ordinasse vestiti a multipli di 6 o 12 e non li pagava.

Nel 1889 pubblica “Il Piacere”, dove espone il tema dell’eros e del godimento. Esso è ambientato a Roma e narra dell’amore di Andrea Sperelli per due donne, Elena (simbolo della donna distruttrice, guerra di Troia) e Maria (Madonna). Dopo che viene lasciato da Elena, si innamora di Maria ma nel momento del massimo piacere la chiama per sbaglio Elena: viene quindi lasciato e rimane solo.
Nel “Piacere”, come in tutte le opere dannunziane è importantissima la musicalità e la lingua non è quella di uso comune: è colta, raffinata, preziosa e piena di latinismi.
D’Annunzio scrive in modo da non farsi capire da tutti e da destinare la sua opera ad un determinato elite.
C’è anche da dire che la lingua che aveva a disposizione non gli bastava: è stato un grande inventore di parole (neologismi) che ora utilizziamo comunemente, come tramezzino o velivolo.
Si definiva spesso l’Immaginifico.
“Il Piacere” appartiene ad una trilogia chiamata “Romanzi della Rosa”, insieme a “L’Innocente” e Il “Trionfo della Morte”. La rosa è simbolo della femminilità e della bellezza che si riscontra nel fiore come purezza e profumo; il fiore in sé comprende però anche l’idea della corruzione inevitabile della bellezza nel tempo.
“L’Innocente” è un romanzo che tratta il tema del tormento psicologico. Il protagonista Tullio è un uomo dannunziano e tradisce di continuo la moglie; la moglie a sua volta lo tradisce con uno scrittore e concepisce un bambino, frutto del tradimento. Al protagonista pesa troppo questo bambino e durante la notte di Natale lo lascia fuori sul terrazzo al freddo, facendolo ammalare e morire dopo qualche giorno.
Il titolo è volutamente ambiguo: il termine innocente sembra riferirsi al bambino ma, sin dall’inizio del romanzo sembra che l’innocente sia il protagonista.
Questo romanzo può essere visto come un romanzo alla slava, ideato da Dostoevskij, che tratta il tema della confessione e della coscienza.
Il terzo romanzo della trilogia “Trionfo della Morte” tratta il tema dell’amore (eros) e della morte (thanathos): considera l’amore come fiamma che distrugge e la morte come sublimazione della passione.
L’estate è da collegare a questo tema: l’estate è esplosione di vita, nascita di frutti e di amore, ma porta con se qualcosa di decadente, il troppo caldo, che secca e imputridisce.
Questo romanzo descrive la storia dell’amore tra Giorgio e Ippolita (Ippolita, Amazzone, madre di Ippolito). Alla fine del romanzo Giorgio invita lei per una passeggiata con l’intento di ucciderla: dopo averlo fatto si suicida.
Nella vita di D’Annunzio anche la politica ebbe molta importanza: nel 1897 è stato eletto nella Destra e poco dopo, pronunciando la frase “Vado verso la vita” si sposta verso la Sinistra.
Viaggia molto: va in Grecia, dove subisce il fascino del classico, va in Francia, dove scrive qualcosa in francese. Nel 1915 torna in Italia e da uomo d’azione che era fu interventista nella Prima Guerra Mondiale.
Conia alcuni motti come Memento Audere Semper (Ricorda di osare sempre).
D’Annunzio ebbe molto successo tra i contemporanei, ebbe un pubblico vastissimo; fece molti discorsi pubblici, come il Discorso della Siepe (riprende la siepe di Leopardi) come faceva Mussolini, ricorrendo anche a gesti, slogan e propaganda.
Nel 1919 occupò, con un piccolo esercito chiamato I Legionari, la città di Fiume, inneggiando al fatto che l’esito della Prima Guerra Mondiale era stata una vittoria mutilata.
Il fascismo dopo questo fatto lo mette in ombra, dandogli una casa di estrema ricchezza chiamata Il Vittoriale a Gardone Riviera.
Altro importante romanzo di D’Annunzio è “Il Fuoco”. Il fuoco, quando è stato rubato agli dei da Prometeo per essere dato all’uomo è diventato simbolo della civiltà, ma nello stesso tempo è considerato l’elemento che consuma e che crea, che purifica e che distrugge.
Esso è ambientato a Venezia (città decadente) e ha come protagonisti Foscarina, una attrice, e Stelio, un poeta SuperUomo dannunziano e racconta la storia d’amore tra i due.
“Forse che sì, forse che no” richiama il tema del doppio. Il titolo è stato tratto dalla citazione di una frase scritta in un affresco nella Stanza del Labirinto di Palazzo Gonzaga a Mantova.
Racconta le avventure dei cinque protagonisti facendo comparire il tema della molteplice personalità.
Dopo un grave incidente aereo, reso temporaneamente cieco D’Annunzio scrisse, ricorrendo a circa diecimila striscioline di carta che teneva tra le dita con l’aiuto della figlia, un’opera lirica costituita da memorie e ricordi, riguardanti un suo amico morto nell’incidente di volo, che chiamò “Notturno”.
Esso è molto moderno e precede l’associazione libera di idee, come Svevo e Joyce, dando vita alla corrente del Notturnismo.
La raccolta poetica del “Canto Novo” riprende lo Stilnovismo e il Petrarchismo.
“L’Isotteo” è un’altra opera molto criticata che nella prima edizione si chiamava “Isaotta Guttadauro” (ricordando goccia d’oro), presa in giro e chiamata da un critico Risotto al Pomodoro.
La grande poesia di D’Annunzio arriva con le “Laudi”: il progetto dello scrittore prevedeva 7 libri con i nomi delle stelle della costellazione delle Pleiadi che racchiudevano una serie di poesie; ne scrisse solo 5, tra i quali Maia, Elettra e Alcyone.
In Maia - Laus Vitae (lode della vita) vengono chiariti i motivi ispiratori: la celebrazione dell’energia vitale ed un naturalismo pagano impreziosito da riferimenti classici e mitologici.
Nell’Alcyone viene invece introdotto il tema della fusione e della comunanza con la natura e del Panismo (dalla letteratura classica il dio Pan della Natura e degli istinti vitali; o da Panta [pas pasa pan, greco] l’uomo insieme al tutto, inglobato) (Metamorfosi di Ovidio, trasformazioni in elementi naturali), soprattutto grazie alla poesia “Pioggia nel Pineto”.
Il culto di Pan era legato a quello di Dioniso, dio degli eccessi. Nietzsche parla di spirito dionisiaco nella Nascita della Tragedia come qualcosa di irrazionale, indispensabile nel teatro e più in generale nell’arte, dal quale essa è nata.
Nella Pioggia nel Pineto il tempo si ferma, le immagini vengono fuse l’una con l’altra, vi è il ritmo, la musicalità (stromenti diversi sotto innumerevoli dita), le parole scelte, i versi liberi, rime non puntuali, le assonanze, le allitterazioni , enjambement, sinestesie, accenti e interpunzione che concorrono nel ritmo e che danno l’idea del flusso della progressiva mutazione della natura.
Essa illustra il vagare senza meta del poeta e della donna amata Ermione, in un bosco solitario sul litorale pisano, mentre la pioggia crepita sui rami e porta nella calura estiva il fresco rinnovarsi della vita.
Ermione in questa poesia è chiamata ad essere ninfa; esistono nella mitologia differenti tipologie di ninfe, tra le quali troviamo le driadi degli alberi, le naiadi dell’acqua e le oreadi dei boschi.
Tamerici è di ispirazione virgiliana (Bucoliche).
Nell’Alcyone vi è anche “La Sera Fiesolana” nella quale vi è un libero fluire di immagini paesaggistiche, incentrate sui temi della freschezza e della dolcezza della sera.
Per personificazioni e per i versi in cui ricorre “Laudata sii …” ricorda il Cantico delle Creature di San Francesco.

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