D'Annunzio

Fu il più grande personaggio interprete del decadentismo italiano, nato in Abruzzo nel 1863 (post unità) e morto nel 1938 (porte della seconda guerra mondiale). E’ un esteta: l’estetismo propone la vita come un’opera d’arte, e ai valori morali si sostituisce il bello. D’annunzio fa della sua vita un vivere inimitabile. Legge Nietzsche e assorbe il lato meno ‘’intelligente’’ del superuomo: da esteta associa questa capacità di vivere sopra le righe ad un vero e proprio superuomo. Chi è capace di mettere il bello al di sopra della morale è un superuomo. Questo personaggio è l’artista, colui che sa fare una vita inimitabile.
D’annunzio accumulò moltissimi debiti e visse in ville sfarzosissime che però non pagava. Aveva moltissime amanti. E’ il primo che sottostà alla leggi di mercato: per pubblicizzare un suo libro, ad esempio, mette in copertina delle donne nude.

Esordisce alla fine dell’800 in estrema destra ma in generale è al di sopra di ogni discorso politico.
La sua battaglia è personale e per lui la guerra è fatta di poche azioni gloriose.
Si fa influenzare da Carducci e Verga. Di Verga legge la Vita dei Campi e nella sua prima opera dei poesia, Terra Vegine, riprende il discorso regionale scandagliando il paesaggio abruzzese. D’annunzio però entra continuamente nei suoi testi e vede il mondo contadino come un mondo pieno di energia e vitalità, frutto di una cultura ingenua e incontaminata.

La prima raccolta importante di Carducci è Canto Novo. Di Carducci, D’Annunzio assorbe il vitalismo e la volontà di azione, l’aspetto più politico.

I tre romanzi più famosi sono ‘Il Piacere’, il Trionfo della Morte e ‘Le Vergini delle Rocce’.

In D’annunzio si incontrano due tipi di romanzi: quelli del periodo dell’estetismo e quelli del superuomo.
Esteta: prende il bello a misura morale
Superuomo: essere superiore che ha il dovere di generare qualcuno che possa prendere in mano le redini del mondo.
I due periodi non sono separati: il superuomismo di D’annunzio è un allargamento di vedute, ingloba anche l’estetismo. Il superuomo è anche un e

steta.
Eststismo: ‘’il verso è tutto’’. L’opera d’arte deve diventare la ragione di vita: al di sopra del bello che ci circonda non c’è nient’altro. Accantono la morale per vivere una vita inimitabile in onore del bello. L’opera più famosa è l’Isotteo (Isaotta Guttadauro).
L’opera d’arte che è la vita dell’autore non può nascere da un’esperienza reale; nasce da una eco letteraria (elementi che arrivano da altro). La vita si deve trasformare in opera d’arte, e il bagaglio dell’autore deve essere già raffinato, scelto.

Il piacere


Ha un protagonista, Andrea Sperelli, alter ego di D’Annunzio (che lo critica moltissimo nonostante questo). E’ già minato nella sua essenza: l’autore comprende che il suo vivere da esteta non porta a nulla di positivo. Andrea è un aristocratico che vive in un palazzo e non vuole avere a che fare con gli altri; è l’esteta che non si vuole mescolare con le altre persone, che non potrebbero cogliere la raffinatezza della sua condizione. Non è un personaggio felice; è debole, svilito nella sua virilità perché non riesce a trovare un suo scopo nel suo isolamento sdegnoso. Tutti i personaggi D’Annunziani sono minati dall’erotismo: sono distratti dalle loro passioni e si indeboliscono. Andrea è innamorato contemporaneamente di Elena Muti (donna erotica, portatrice di valori negativi che vanno ad intaccare la grandezza dell’uomo) e Maria Ferres (classica donna angelo, pura, che permetterebbe all’esteta di costruire qualcosa di serio). Andrea è continuamente travolto dai due momenti: istintivamente preferirebbe Elena, ma razionalmente comprende che l’ideale sarebbe Maria Ferres.
Con questo romanzo cade l’estetismo: l’esteta non riesce a raggiungere il suo scopo, rimane un personaggio debole. Il suo esperimento si conclude con la lettura di Nietzsche. D’annunzio lo legge male, e quello che coglie è che esiste un superuomo con delle doti esasperanti, destinato a fare la guida dell’umanità. Vi è un rifiuto assoluto di tutto ciò che è logico e conformista. D’annunzio assorbe il culto dionisiaco: il vitalismo esagerato ed esasperante. Lo scopo è la totale affermazione di sé. Mentre prima c’era un rifiuto sdegnoso, ora c’è un dominio sdegnoso: la nuova missione è conquistare l’umanità. Questo voler essere un padrone del mondo è la reazione al declassamento del letterato. E’ una sorta di poeta vate.

Secondo periodo: Trionfo della morte

Ci siamo spostati dall’esteta al superuomo.
Il protagonista si chiama Giorgio Aurispa (superuomo), e sostiene che l’allontanarsi volutamente dalla massa non nasca dal senso di bellezza e raffinatezza ma dal sentimento di assoluta diversità dal prossimo. Si apparta perché ha manie di grandezza e vuole dominare il prossimo. E’ l’alter ego di D’annunzio, ed è un superuomo che non ha ancora in se le forze necessarie per condurre questo grande progetto; è un uomo debole, un uomo fiaccato da un oscuro male interiore che continua a minare le sue energie. Per definizione, il superuomo dovrebbe avere energie superiore grazie alle quali riesce ad affiancarsi al Dionisiaco di Nietzsche.
Va in Abruzzo a cercare il senso della vita, luogo di origine della sua famiglia ma anche di D’Annunzio stesso. Vi si reca con la fidanzata Ippolita Sanzio, e spera che attraverso il contatto con la natura e con una società incontaminata potrò recuperare gli aspetti che gli danno la forza necessaria. Non ottiene esito positivo: Ippolita e Giorgio rimangono sconvolti dalla rozzezza e dall’aspetto primitivo degli Abruzzesi. Le persone sono malate, sconvolte dalla religione, bigotte, attaccate al culto (ne seguono una processione). Giorgio comprende che qui non troverà le forze necessarie per recuperare la salute e capisce che la malattia di cui è affetto non è fisica, ma uno svilimento a livello lussurioso che lui subisce nei confronti della donna, che gli risucchia via le energie vitali. Deve quindi eliminare la causa del suo malessere; siccome è però incancellabile poiché radicata nel suo corpo, occorre che lui ed Ippolita si elimino insieme. Le forze oscure della sua psiche hanno la meglio (suicidio-omicidio).

Le Vergini delle rocce


Il protagonista Claudio Cantelmo è un superuomo, che ha superato ogni suo limite fisico e psicologico. E’ pronto per prendere in mano l’umanità e condurlo verso i traguardi. E’ un uomo forte e sicuro e ha davanti a se tutti gli obiettivi del caso. Deve avere un figlio perché erediti le sue caratteristiche, e deve quindi cercare una donna adatta a diventare ‘la regina’ dell’umanità. Non trova però chi fa al caso suo. All’inizio realizza che il suo progetto è un po’ ambizioso, e stabilisce che prima di dedicarsi all’azione si debba dedicare alla letteratura. In seguito inizia la sua ricerca; cerca donne tra famiglie aristocratiche. Si reca da una famiglia Borbonica, quella dei Montaga, famiglia in disfacimento fisico e mentale (travolta da malattie, pazzia…). Perfino la villa stessa è in decadenza. Claudio è attratto dalla ‘putredine’ (termine D’annunziano), considerato lo stimolo giusto per spingerci ad azioni forti (c’è ancora una sorta di attrazione per la morte e la malattia, ma non è definitiva: è solo uno stimolo). Arriva alla villa e vi trova tre sorelle: Anatolia, Massimilla, Violante. Sceglie quella dal carattere più forte, Anatolia, che però rinuncia a questo amore perché ha il compito di gestire la sua famiglia (padre vecchio e malato, fratello demente…). Massimilla viene scartata (e ha anche vocazioni religiose), e l’eroe si concentra sulla femme fatale, Violante, che si sta lentamente suicidando con i profumi, annusandoli. Alla fine del romanzo però non si sa come finisca, perché non si è ancora pronti per creare la coppia perfetta. Quando finalmente trova un personaggio che non ha limiti e non fallisce, non riesce a trovare una conclusione.

I personaggi delle sue opere, suoi alter ego, sono ‘’esperimenti’’. Da superuomo sta anche lui cercando un suo percorso, ed uccide i suo personaggi per sperimentare (come Dorian Grey, che fa invecchiare lo specchio).

I romanzi di D’annunzio sono tutti psicologici e non si caratterizzano per azione. I personaggi sono quasi sempre inetti. Sono romanzi che vanno a fondo sul soggetto.

Teatro


D’annunzio prova a realizzare alcune opere teatrali, anche perchè era amante della Duse, grande attrice dell’epoca. Le sue opere non sono dedicate alla gente ma sono piccole opere d’arte dedicate alla raffinatezza. Sono poesie fini a se stesse, messe in teatro.

Le Laudi


D’annunzio aveva deciso di scrivere una ‘summa’ (raccolta globale) in sette libri di poesia, che andasse a toccare tutti gli ambiti. Il titolo completo è ‘Le Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi’. Non porterà l’opera a termine.
I titoli dei vari libri si rifanno alle costellazioni delle pleiadi. Primo libro: Maia, secondo: Elettra, terzo: Alcyone, quarto: Merope (1912, riguarda l’impresa in Libia), quinto: Asterope (pubblicato postumo, che raccoglie le poesie scritte durante la IGM). I primi tre libri (di cui l’Aclyone è il più celebre) sono i più noti.

Maia: è una raccolta di poesie in versi liberi. E’ un carme che ha due aspetti importanti: da un lato è un carme vitalistico (il vitalismo è l’aspetto dionisiaco, base del superuomismo), dall’altro sono poesie profetiche. E’ composto da 8000 versi che raccontano di un viaggio che il poeta aveva fatto in Grecia nel 1895 . E’ un poema vitalistico perché ci si avvicina al discorso del panismo (l’essere in tutto, che sarà tipico di Alcyone). Si vede l’istinto della lode della vita che si esprime in tutti i versi. Il poeta si definisce Ulisside (fa il suo stesso viaggio, è un eroe con tutte le implicanze del caso). Si vede un contrasto molto forte tra quella che è la grecità e la realtà delle città moderne, che fanno paura perché sono il terreo della borghesia, i luoghi che mettono da parte il poeta che non serve a niente per lasciare posto al capo delle industrie. D’annunzio comprende che il vero futuro non è nel viaggio in Grecia ma nella città moderna, che vive e produce, e invece di scongiurare il pericolo della modernità lo vive a pieno e lo propone come una soluzione. Il poeta deve sapersi inserire nella modernità, anche alla luce della cultura antica. Le città racchiudono le profonde energie che il superuomo cercava ovunque e che non ha trovato né in Abruzzo né in Villa Bottaga. Partendo da un viaggio nostalgico del passato si arriva, invertendo la rotta, a scoprire la meraviglia e la bellezza della modernità. In questo senso D’Annunzio anticipa il futurismo (come anche nel dire che l’automobile è bella e quindi per forza donna). La città non è scardinata dall’antichità: D’annunzio coniuga antico e moderno, vedendo nei nuovi processi industriali il lavoro degli antichi dei (esempio: il lavoro delle fucine ricorda il lavoro di Efesto, il dio che creava le armi).

Elettra: è il secondo libro. Una parte importante di questo volume è dedicata alle città del silenzio, ovvero quelle città antiche che hanno avuto grande fama, che adesso sono state travolte dalle nuove città industriali. Ci sono due poli separati: il passato di bellezza ed un futuro grandioso VS un presente triste. Nel momento in cui realizza che l’italia deve essere guidata da un superuomo, sta preparando il terreno per chi sarà capace di guidare l’uomo con carisma (Mussolini).

Alcyone: E’ il libro della fusione panica con la natura. E’ un volume di poesie create sostituendo all’ideale della azione uno svago. E’ una raccolta di poesie che documenta la vacanza ideale di D’annunzio in Toscana. Le caratteristiche determinanti sono la musicalità, la raffinatezza dei versi ed il forte gioco di analogie. Il libro è stato giudicato il suo capolavoro poiché qui non riprende i suoi ideali di superuomo. In realtà, si è fatto notare che il panismo D’annunziano non è qualcosa che può essere percepito da chiunque, ma solo di un essere speciale: il superuomo. Non si parla di poesia pura (sganciata dalle tematiche superuomiste).

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