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Gabriele D’Annunzio

• Nasce a Pescara il 12 marzo 1863;
• Nel 1888 inizia a lavorare per il romanzo “Il Piacere”, pubblicato da Treves nel 1889;
• Nel 1894 pubblica “Trionfo della morte” ed incontra Eleonora Duse a Venezia;
• Nel 1898 viene eletto deputato nelle file dell’estrema Destra;
• Nel 1900 pubblica il romanzo “Il fuoco”;
• 1901-1903, pubblica Alcyone;
• Nel 1910 esce il romanzo “Forse che sì forse che no”;
• Nel 1915, pronuncia a Quarto la prima delle numerose orazioni a favore dell’interventismo e viene arruolato come ufficiale;
• Nel 1919 occupa, con un gruppo di volontari, la città di Fiume. Incontra Mussolini;
• 1921, trasforma una modesta villa nel “Vittoriale” che donerà poi al popolo italiano;
• Muore per emorragia celebrale il 1 marzo 1938.

Gabriele d’Annunzio rispecchia tutte le tematiche della crisi di fine secolo che colpì l’Italia. Da una parte tutte le moralità tradizionali venivano sovvertite da una nuova ricerca del piacere, dalla predicazione della gioia, dando origine a frammenti di vita esaltanti ed effimeri. Tuttavia, durante la fine del secolo si è soliti parlare di crisi, poichè il progresso scientifico e tecnologico aprì le strada ad un’età di incertezza e sospetto. Proprio per questo l’arte assunse un ruolo fondamentale per gli uomini più sensibili e d’Annunzio se ne fece portavoce. L’estetismo si contrappone nettamente alla società massificata borghese.
I romanzi di d’Annunzio presentano personaggi che, per idee o principi, risultano alter-ego dell’autore. Anche gli intrecci amorosi sono spesso simili a quelli di d’Annunzio. Tuttavia, spesso, ha la meglio la favola rispetto al carattere autobiografico dei romanzi.
I caratteri della letteratura dannunziana fu molte volte ripreso dalla retorica totalitaria del regime di Mussolini.
Il romanzo di d’Annunzio presenta notevoli novità rispetto al verismo o al naturalismo, sebbene si sia sviluppato quasi in contemporanea: - la rinuncia all’impassibilità del narratore e la creazione del personaggio come alter-ego dell’autore;
- la riduzione al minimo della trama, formata da istanti che si susseguono;
- la musicalizzazione della scrittura.

• “Il Piacere” Diviso in 4 parti, non si sviluppa in ordine cronologico ma si basa unicamente su un movimento a ritroso nella memoria del protagonista Andrea Sperelli, un esteta. La vicenda è ambientata in una Roma sontuosa, fra divertimenti e ricevimenti aristocratici. Il romanzo si apre con l’attesa da parte di Andrea dell’amante Elena. La visita, sebbene non rispondi alle attese del protagonista, dà modo a quest’ultimo di abbandonarsi alla rievocazione del suo rapporto con Elena. Tormentato dalla passione per Elena, non corrisposta, Andrea si concede ad una vita dissipata, fino ad essere ferito in duello da un rivale geloso. Durante la convalescenza, Andrea incontra Maria Ferres, di cui si innamora. Ben presto sovrapporrà le due immagini di Elena e Maria, fino a quando, dopo aver chiamato Maria con il nome della sua ex amante, la donna lo abbandonerà.

Andrea Sperelli è un “dilettante, un gentiluomo raffinato frequentatore di festini sontuosi e riti artistici nei salotti e nei ritrovi eleganti: ha sostituito, quindi, il senso estetico al senso morale. “Il Piacere” presenta elementi di novità: in primo luogo è caratterizzato da una complicata e perversa sensibilità erotica, poi si basa sul dualismo, riscontrabile soprattutto nelle due figure di Elena e Maria, con cui sono simili i modi di esprimersi di Andrea e l’iterazione di certe sequenze.

“L’attesa di Elena”

Il passo è ambientato a Roma, nell’anno 1886. In un aristocratico palazzo vicino Trinità de’ Monti, Andrea Sperelli sta aspettando la visita dell’ex amante Elena Muti.
Andrea non predilige la Roma imperiale, ma la Roma barocca delle ville e delle fontane. Il movimento del racconto procede dall’esterno all’interno con una rassegna di sensazioni differenti fra loro. Il palazzo è arredato elegantemente, curato in ogni dettaglio. Tutti gli oggetti, agli occhi di Andrea, hanno un significato, si animano e si ricollegano all’esperienza del personaggio. In ogni caso, l’ansia dell’attesa produce nel protagonista una serie di gesti nervosi.


•“Il trionfo della Morte”
Il protagonista del romanzo, Giorgio Aurispa, è una sorta di “inetto” dannunziano, un antieore, senza alcuna pulsione edonistica. Posseduto dal senso della morte, Aurispa non riesce a instaurare alcun rapporto autentico. Anche la relazione con Ippolita Sanzio si configura come il tentativo di un possesso in cui la donna è femmina fatale, distruttrice. In questo romanzo non vi è più lo stile frivolo de “Il Piacere”, bensì un pathos grave e a volte anche aspro.

• “Le vergini delle rocce”
È il manifesto del superuomo dannunziano: Claudio Cantelmo, congiungendo Nietsche a Leonardo, esalta il mito inebriante di un nuovo Rinascimento. Il protagonista stesso si candida ad esserne l’artefice, generando da una delle tre figlie di un principe borbonico decaduto il futuro “Re di Roma”, che si contrapporrà alla società borghese caratterizzata dal dogma dell’uguaglianza. Si crea così un’etica aristocratica ed eroica, ma violenta e insidiosa nella sua avversione contro la società, contro cui si solleva una classe privilegiata che teorizza la liceità della propria volontà di potenza e dominio.

• “Il Fuoco”
Stelio Effrena, poeta e musicista abruzzese è “maschera” del D’Annunzio drammaturgo. Sulla scia di Wagner, Effrena sogna di creare un’opera d’arte totale, capace di suscitare bellezza e gloria. Anche qui è presente la figura femminile, Foscarina, un’attrice di teatro amante di Effrena. Il loro rapporto, tuttavia, sembra ormai essere giunto ad una fine, corroso dal tempo e dallo sfiorire della bellezza della donna. In questo caso viene proprio analizzata la psicologia e l’interiorità della donna. Anche qui, la figura della donna è binomio di amore e morte.

• “Forse che sì forse che no”
No è più un artista il protagonista ma uno sportivo, attratto dal nuovo mito della velocità, dall’automobile e dall’aeroplano. La sua vita è connotata dallo sprezzo per il pericolo e dalla ricerca dell’avventura. Diversa è anche la figura femminile, ambigua e perversa, fino ad arrivare ad un rapporto incestuoso con il fratello. Allo stesso modo si comporta anche l’altra figura femminile, sconvolta dal desiderio, fino alla crudeltà della gelosia.
Nella prima sezione si delinea un complesso intreccio di amori: la passione tra Isabella Inghirami e Paolo Tarsis; l’attrazione di Vana, sorella minore di Isabella, per Paolo; il segreto legame incestuoso di Isabella con il proprio fratello Aldo; le conseguenti gelosie di Vana e Aldo. La seconda sezione è dominata dal tema del volo. Paolo Tarsis, durante una gara aerea, perde l’amico Giulio. Il secondo libro, invece, sviluppa l’analisi dei diversi amori. Nel terzo libro la vicenda precipita verso la catastrofe: Vana rivela il rapporto incestuoso fra Isabella e il fratello e poi si suicida; Isabella diventa folle e Paolo, l’unico a salvarsi, fugge dalle sventure tramite un volo dal Lazio alla Sardegna che funge da catarsi.

La Produzione Poetica
• “Poema Paradisiaco” (1893): poetica della suggestione frammentaria che si accosta a quella simbolista dell’evocazione della corrispondenza fra soggetto e oggetto. Oltre alla prospettiva temporale del ricordo entra in gioco anche l’aspirazione al recupero di una condizione di innocenza ricercata nell’infanzia o in una sorta di redenzione da raggiungersi attraverso l’esperienza del dolore. In questo genere di poesia, domina la dolcezza delle cadenze e delle melodie, con un impulso all’ornamento e alla decorazione.

“Consolazione”
La poesia “Consolazione” fu composta l’8 gennaio 1891, in occasione di un ritorno di D’Annunzio nella casa natale. Questa lirica, tratta dal Poema paradisiaco, esprime un momento particolare della sensibilità dannunziana: il momento della stanchezza, della sazietà, seguito al momento sensuale ed estetizzante del primo periodo dell’attività letteraria del poeta, culminato nel Piacere. Egli desidera ora ritornare al fianco della madre, per rivivere l’innocenza perduta dell’infanzia. La lirica comincia con l’esortazione alla madre di non piangere più e di uscire a passeggiare nel giardino abbandonato, per rievocare insieme le cose passate. La madre esita ad accettare l’invito, ma il poeta insiste.
La lirica esprime la volontà del poeta di mutar vita, di abbandonare le esperienze raffinate e gaudenti della vita mondana e di ritornare alla semplicità e all’innocenza della fanciullezza. Ma il temperamento sensuale del D’Annunzio rende velleitario, troppo ostentato e artificioso il mutamento. Così esso si mantiene nell’ambito delle sensazioni e non si risolve in un effettivo rinnovamento morale.

• “Laudi”:
- “Elettra”: il più antico in ordine di composizione, in cui si cristallizza l’ambizione del vate civile della nuova Italia che esalta il legame organico fra arte ed eroismo, mito e nazione.
- “Maia”: è il libro che ha funzione di prologo nelle Laudi. Presenta una nuova concezione di mito, in cui viene ripreso il mondo borghese, lontano dalle concezioni aristocratiche, che però si adegua alla società.
- “Merope”: il poeta si sente capace di poter plasmare la psiche collettiva con la magia del discorso poetico., che si fa di volta in volta visionario, funebre, musicale e incantatorio.
- “Alcyone”: terzo libro delle Laudi, il diario lirico di un’aristocratica vacanza estiva. In queste poesie forte è la comunione profonda con le cose e con la loro anima, ovvero la facoltà di penetrare in esse e trasmutarsi nelle cose. Eleonora Duse, celata dietro il nome di Ermione, rappresenta la figura centrale, come musa ispiratrice e interlocutrice necessaria. Importante nella raccolta sono anche i caratteri del mito, che conferiscono al paesaggio un senso di mistero. Oltre al ritrovato “senso del luogo” fa anche parte il senso della perdita, della nostalgia e dell’esilio.
“La sera fiesolana”
È la più antica lirica di Alcyone, composta nel 1899. La lirica consta di tre strofe. Alla fine di una serata di giugno, in cui l’estate succede alla primavera, il poeta si rivolge alla sua compagna e la invita a contemplare la notte. Il paesaggio assume mano a mano sembianze antropomorfe, in una metamorfosi che non coinvolge solo la natura ma la parola stessa. La sera, tema comune a molti poeti romantici, no è il tempo del riposo e delle riflessioni, ma il momento magico in cui il paesaggio si trasfigura, perdendo i propri contorni e assumendo i lineamenti di una creatura umana, una donna. Di contro, il paesaggio sente e patisce come una creature vivente.

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