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1. La vita.
Nacque nel 1863 a Pescara da una famiglia borghese ed esordì a 16 anni con un libretto in versi. Si trasferì a Roma abbandonò gli studi per giornali e salotti mondani. Divenne famoso per i suoi articoli giornalistici erotici e la sua vita scandalosa. Con ciò si crea la maschera dell’esteta rifugiandosi in un mondo di pura arte. Creò un nuovo mito ispirato alle teorie di Niezsche fatto di bellezza ed energia eroica. Cercava una vita d’eccezione e disprezzava quella comune, era legato alle esigenze economiche. I soldi dategli dagli editori non bastavano mai e la sua vita era finalizzata a ciò che disprezzava: denaro ed esigenze di mercato. Nel 1897 cercò di diventare deputato dell’estrema destra (disprezzava i principi egualitari e democratici) per realizzare il suo sogno di un’Italia imperiale. Con la rappresentazione teatrale della Città morta cercò di avvicinarsi ad un pubblico più vasto. A causa dei creditori fu costretto a fuggire in Francia e si adattò all’ambiente senza interrompere i legami con la patria. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale tornò in Italia ed iniziò una campagna interventista per spingere l’Italia in guerra. Si arruolò volontario e portò a termine imprese clamorose: beffa di Buccali, volo su Vienna. E combattè la guerra in aereo. Capeggiò la marcia su Fiume sfidando lo Stato italiano e nel 1920 sperò di proporsi come duce di una rivoluzione reazionaria ma fu sopraffatto da Mussolini. Venne confinato nella villa di Gardone che trasformò in un mausoleo a se stesso (Vittoriale degli Italiani) e, ossessionato dalla decadenza fisica, morì. Influenzò la letteratura, la politica e il costume dando vita al fenomeno del dannunzianesimo e influenzò il cinema.

2. L’estetismo e la sua crisi.
Il suo esordio avviene negli anni di Verga e Carducci e le prime raccolte si ispirano a loro:
• Canto novo si rifà a Carducci (Odi barbare) da cui ricava la metrica barbara e il senso pagano delle cose sane e forti. Sono presenti temi allegri, mortuari e sociali.
• Terra vergine è la prosa del precedente e so rifà a Verga (Vita dei campi) in cui presenta figure e paesaggi della sua terra (Abruzzo) ma senza quell’analisi verghiana. Rappresenta un mondo idillico, non problematico, dove sono presenti passioni primordiali.
• Novelle della Pescara rivelano il compiacimento per un mondo magico e superstizioso.
Le sue novelle si rifanno ad un regionalismo veristico ma non contengono il gusto documentario del verismo e si ricollegano al Decadentismo.
• Canto novo rivela l’influenza dei poeti francesi e inglesi

• Intermezzo di rime gioca sulla confessione della stanchezza sensuale
• Isaotta Guttadauro è un esercizio che recupera le forme poetiche dell’400
• Chimera insiste su temi di sensualità perversa e femminilità distruttrice e fatale.
Tutte queste rivelano i gusto dell’estetismo che vede l’arte come valore supremo che sovrasta tutto il resto. La vita si sottopone alle leggi del bello trasformandosi in opera d’arte e, in letteratura, dà origine ad un culto della bellezza. La poesia nasce da altra letteratura (non da esperienza vissuta) e i suoi versi sono pieni di rimandi letterari moderni, antichi e stranieri. Nell’Italia postunitaria l’artista veniva emarginato dalla società e subordinato alle esigenze del mercato ma d’Annunzio pur essendo intellettuale vuole condurre una vita aristocratica e il personaggio dell’esteta è una risposta a questa condizione di declassamento. Vuole anche condurre una vita lussuosa e quindi si preoccupa di piacere ai lettori e propone una nuova immagine di intellettuale al di fuori della società borghese. Ma capisce che l’esteta non può opporsi all’ascesa della borghesia e questa concezione entra in crisi.
• Il piacere parla di Andrea Sperelli, un esteta che è lo specchio di d’Annunzio: il suo obiettivo di fare della sua vita un’opera d’arte lo distrugge e questa crisi si riversa di 2 donne: Elena Muti donna fatale e lussuriosa, Maria Ferres donna pura che porta ad un’elevazione spirituale. Per Andrea, Maria è solo un gioco perverso perché vuole Elena che lo rifiuta e, alla fine, resta solo. In questo racconto d’Annunzio critica Andrea ma non se ne distacca totalmente. È un romanzo psicologico e sono importanti i processi interiori del personaggio e troviamo anche allusioni simboliche.
Questa crisi non presenta subito soluzioni alternative e d’Annunzio è affascinato dalla letteratura russa (di moda i quegli anni)
• Giovanni Episcopo riprende da Dosroievskij (Innocente) che parla di un uomo umiliato che commette un omicidio e viene indagata la contorta psicologia omicida.
• Poema paradisiaco desidera recuperare l’innocenza infantile e presenta temi ambigui provenienti dalla letteratura francese
Questa fase viene definita bontà ma è solo una soluzione provvisoria.

3. I romanzi del superuomo.
D’Annunzio coglie alcuni aspetti del pensiero di Nietzhe forzandoli nelle proprie concezioni:
• rifiuto del conformismo borghese e dei principi egualitari
• esaltazione dello spirito dionisiaco
• rifiuto dell’etica della pietà e dell’altruismo
• esaltazione di della lotta e di se
• mito del superuomo, libero e gioioso
d’Annunzio si oppone alla borghesia che contamina la bellezza e vuole creare una nuova aristocrazia che sappia sovrastare gli altri grazie al culto del bello e una vita attiva ed eroica. Il motivo del superuomo è interpretato come un diritto di pochi esseri eccezionali ad affermare se stessi che devono tendere ad una politica aggressiva che avvii l’Italia a destini imperiali come l’antica Roma. Questo nuovo personaggio ingloba in se l’esteta che assume un’altra funzione: diventa uno strumento di dominio sulla realtà. D’Annunzio affida all’artista la funzione di vate (guida) con missioni politiche che deve conseguire grazie alla letteratura, in questo modo dà all’artista un ruolo fondamentale, di profeta.
• Trionfo della morte: non presenta totalmente la figura del superuomo ma è una fase di transizione. Giorgio Aurispa (esteta) ha una malattia che lo svuota delle energie vitali e va alla ricerca di un nuovo senso della vita. Con ciò crea una nuova visione dell’artista libero dal vittimismo e dalla sconfitta. La famiglia mette in crisi l’eroe che entra in conflitto con il padre ed individua lo zio (suicida) come guida con la moglie Isabella cerca di riscoprire le sue radici e rifugiandosi in un villaggio dell’Abruzzo entra in contatto con le sue origini. Successivamente è disgustato da quel mondo primitivo e si avvicina al pensiero dionisiaco di Nietzche ma non è in grado di realizzarlo per forze opposte nella sua psiche. Ippolita consuma le sue forze e gli impedisce di diventare superuomo e prevalgono le forze della morte e alla fine si uccide. Il suicidio del protagonista è un rituale di d’Annunzio per liberarsi dalle problematiche precedenti. È un romanzo psicologico incentrato sulla visione soggettiva del protagonista, l’intreccio è scarno e si svolge nella mente di Giorgio (d’Annunzio rifiuta il mondo sociale chiudendosi in se stesso. È percorso da una fitta trama simbolica: si apre con un suicidio che prefigura quello di Giorgio, torna l’immagine della bocca di Ippolita, rimane inorridito dalla morte di 2 bambini nei quali si identifica.

• Le vergini delle rocce: segna una svolta ideologica radicale in cui presenta un personaggio forte e sicuro e contiene l’esposizione più compiuta delle nuove teorie aristocratiche. Claudio Cantelmo vuole generare il superuomo che guiderà l’Italia a destini imperiali. La decadenza e la morte diventano uno stimolo all’azione eroica. Tutto gli è permesso e può affrontare qualunque inquietudine. Claudio cerca una donna della vecchia nobiltà borbonica per avere un figlio. L’eroe è in realtà affascinato dalla decadenza e ne resta prigioniero. L’eroe non riesce a scegliere tra le principesse ma sceglie Anatolia (quella con più forza interiore) che non può seguirla perché deve accudire madre, padre e fratelli. Quindi sceglie Violante che si sta uccidendo con i profumi (donna fatale). C’è alternanza tra parti oratorie e parti simboliche. La narrazione è mitica.
I suoi personaggi sono sempre sconfitti e deboli. Quest’ultimo romanzo doveva essere il primo del ciclo del giglio e gli altri dovevano mostrare l’eroe che arriva ai propri obbiettivi ma questi non furono mai scritti.
• Fuoco: è un manifesto artistico del superuomo. Stelio Effrena vuole creare un’opera che fonda poesia, musica e danza creando un nuovo teatro. A ciò si oppongono forze oscure: Foscarina (attrice) incarna il disfacimento e la morte a cui allude anche Venezia e con il suo amore possessivo ostacola l’eroe. Alla fine Foscarina si sacrifica e lascia libero Stelio che non realizzerà il suo progetto. Ci sono lunghe discussioni, riflessioni del protagonista e immagini simboliche.
• Forse che si forse che no: Paolo Tarsis realizza la sua volontà eroica nel volo in aereo e d’Annunzio celebra la macchina (simbolo di modernità, dinamicità ed aggressività) ma al superuomo si oppone Isabella ma riesce a liberarsene: quando sembra spacciato riesce ad atterrare in Sardegna. Ha un intreccio più drammatico e prevale la dimensione simbolica.
4. Le opere drammatiche.
D’Annunzio si dedica al teatro perché si rivolge a più persone ed è influenzato dall’amante Eleonora Duse (attrice). Il suo teatro rifiuta quello moderno e borghese che metteva in scena fatti quotidiani mentre d’Annunzio usa il teatro di poesia che sublima la realtà che riporta in vita l’antico spirito tragico. Attinge a temi storici o mitici e ad un linguaggio arcaico. Sono anche presenti elementi moderni ma usati in modo poetico: la scoperta archeologhica delle tombe degli Atridi rievoca la tragedia antica. Alcuni drammi sono politici:
• Gloria: conflitto tra vecchio dittatore e giovane
• Nave: esalta la conquista imperialistica sul mare
Ma anche qui l’eroe si scontra con la donna che ostacola la sua missione.
• La figlia di Iorio si rifà a drammi storici e moderni, ambientata in Abruzzo e insiste su riti e credenze dove emerge il gusto decadente del primitivo.

5. Le Laudi.
Nel campo lirico vuole scrivere 7 libri di Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi per celebrare tutto il reale, ma anche questo resta incompiuto:
 Maia: è un lungo poema unitario in cui non segue la metrica tradizionale ma adotta il verso libero. È un carme profetico e vitalistico. È la trasfigurazione mitica di un viaggio in Grecia: il protagonista si pone come eroe che vuole raggiungere le sue mete. Questo viaggio lo immerge in un passato mitico alla ricerca di un passato mitico, divino e bello. Dopo questo viaggio si reimmerge nella realtà moderna. Il mito classico riscatta lo squallido presente e l’orrore del presente si trasforma in forza e bellezza. Diventa un inno alla modernità poiché ha energie che possono essere indirizzate a fini eroici. Con ciò si ha una svolta: d’Annunzio scopre una segreta bellezza nel mondo moderno, non si contrappone più alla borghesia moderna ma si pone come vate dei suoi destini gloriosi ma dietro di essa troviamo l’orrore del letterato umanista davanti all’industria che vuole farlo scomparire.
D’Annunzio non si chiude a contemplare la propria impotenza ma reagisce e invece di scappare esorcizza la paura e l’orrore dandosi un ruolo nuovo: cantare e celebrare per non rassegnarsi alla scomparsa. Ma per conseguire ciò carica le sue opere di retorica rendendole insopportabili e illegibili. Forza le sue ideologie e il d’Annunzio vero è quello decadente (fine di un mondo e di una cultura, esplora le zone della psiche, esprime una sensualità complicata e torbida nostalgica del passato).
 Elettra: la struttura ideologica è simile alla precedente e mira alla propaganda politica. Anche qui c’è un polo positivo (passato e futuro di bellezza) ed uno negativo (presente da riscattare). Viene rievocato il glorioso passato italiano e l’autore si pone come vate di futuri destini imperiali dell’Italia.
 Alcyone: è apparentemente molto lontano dai precedenti. Celebra la fusione con la natura e la contemplazione. È come un diario che va dalla primavera all’autunno e l’estate è vista come la stagione più propizia e ricca di godimento sensuale. Il poeta si fonde col tutto attingendo al divino. Il linguaggio ricerca la melodia e gioca su immagini corrispontenti. È una poesia pura e guidata dall’ispirazione del poeta ma anch’essa si inserisce nel disegno ideologico del poeta: solo al superuono è concesso entrare in contatto con la natutura attingendo ad una vita superiore. Vengono anchge ripresi temi presenti nelle altre laudi (esaltazione edonismo, speranza in una rinata romanità imperiale) e la tensione retorica ed enfatica. Ma è meno presente rispetto ai romanzi precedenti e l’ideologia superomistica non pervade tutta l’opera rendendola piacevole e importante nella lirica italiana dell’800.
LA PIOGGIA NEL PINETO: presenta una struttura musicale. Il poeta distingue varie voci: rumore della pioggia, il canto delle cicale e delle rane. Grazie al suo virtuosismo verbale trasforma la parola in musica in linea col decadentismo, le parole sono collegate alla parola e sono come formule magiche in grado di svelare segreti. L’uomo si identifica con la vegetazione, Ermione scaturisce dalla terra o dagli alberi come le ninfe classiche. La metrica è libera composta da versi brevi che evocano la pluralità delle voci che si affollano nella pineta sotto la pioggia. Anche le rime ricorrono liberamente. Anche in questo caso la poesia non è pura ma vuole cogliere la vita oltreumana attraverso le parole nuove della pioggia ed è convinto che le sue parole possono restituire un linguaggio arcano .

6. Il periodo notturno.
Dopo Forse che si forse che no non scrive più romanzi: in questo periodo il romanzo dell’800 è entrato in crisi e la letteratura mira a sperimentare nuove forme di prosa. Tutte le opere successive (Contemplazione della morte, Licenza, Leda senza cigno, Notturno, Le faville del maglio, Libro segreto) sono diverse ma hanno un taglio autobiografico. In questi d’Annunzio è sincero e genuino e ricorda la sua infanzia. Non ci sono più strutture complesse e artificiose ma il frammento: libere associazioni che fondono presente e passato mediante la memoria. Quest’ultima fase della sua produzione viene definita “notturna” dal titolo della più significativa di esse che scrive quando è costretto all’immobilità per il distacco della retina provocato da un incidente di volo. La sua cecità lo porta a sviluppare altri sensi e dalla memoria e scrive casualmente su strisce di carta tutto ciò che gli viene in mente. Lo stile è secco e fatto di brevi proposizioni spesso senza verbi. Ma queste prose contengono ancora l’autocelebrazione e l’ideologia superomistica e a volte è presente la gonfiezza retorica.

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