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Fase dell’Estetismo (Primo Vere, Canto Novo, Isaotta Guttadauro, Il Piacere)


1. Canto Novo rivela l’influenza profonda generata dai decadenti francesi ed inglesi. Le opere estetizzanti della prima fase ricercano il valore fasico e suggestivo della parola, in un culto assoluto per l’arte in sé.
2. L’arte è il valore supremo, e ad essa devono essere subordinati tutti gli altri valori: ‘Il Verso è tutto’ e l’artista è unico ed inimitabile depositario della bellezza e deve giudicare solo secondo criteri estetici. La vita si sottrae alle leggi del bene e del male e si sottopone solo alla legge del bello.
3. L’esteta si assume il compito di comunicare ai piccoli borghesi il vero ideale di Bellezza, ‘facendo della propria vita un’arte’.
4. La letteratura ricerca eleganze estenuate e squisiti artifici formali.
5. L’esteta si isola dalla gretta realtà della società borghese contemporanea in un mondo sublimato di pura bellezza, è la risposta ad uno sviluppo capitalistico che emargina l’artista e lo priva della condizione privilegiata di cui aveva goduto nelle epoche precedenti.
6. L’intellettuale umanista non riesce ad inserirsi in un modello di società industriale che debilita e annulla i valori dell’humanitas: fugge così da una realtà che non gli corrisponde, si rinchiude nel vagheggiamento di mondi altri, ravvisa in sé un carattere di rovina, dovuto al ruolo di epigoni di un mondo al tramonto.
7. Nel suo odio verso i borghesi, contraddice se stesso. Vive nella convinzione che il mondo sia stato creato per pochi che devono comandare, ma allo stesso tempo si ritrova subordinato alle logiche del mercato. Odia i borghesi, ma ne sente il bisogno.

Il Piacere


1. La costruzione dell’estetismo entra in crisi. D’Annunzio ravvisa già alla fine degli anni Ottanta l’intima debolezza della costruzione estetizzante: l’esteta non è in grado di opporsi alla borghesia in ascesa, non può avere la meglio su un mondo avviato verso l’industrialismo, il capitalismo monopolistico e l’imperialismo aggressivo.
2. Il romanzo segna una fase di transizione tra la narrazione ottocentesca e novecentesca: pur rimanendo fedele nell’impianto narrativo alla lezione naturalista, subisce tuttavia l’influenza di tendenze eversive al modello ottocentesco. Sulle orme della ricerca, già diffusa in Francia, di nuove modalità espressive, D’Annunzio mira alla creazione di un romanzo ‘psicologico’, in cui sono protagonisti i processi interiori del personaggio, complessi e tortuosi. Le descrizioni prevalgono sulla narrazione e quasi tutto il romanzo è filtrato attraverso gli occhi di Andrea Sperelli.
3. Trama. Andrea Sperelli, tornato nel suo appartamento di Trinità dei Monti, ricorda la storia con Elena Muti, la donna che deve incontrare negli istanti successivi. Il flashback che si apre narra così la vicenda dell’amore tormentato dei due: Elena, nel mezzo di una relazione travolgente, sposa un lord inglese e lascia l’Italia. Andrea, nel tentativo di rimettersi, si rifugia a Palazzo Schifanoja, rinchiudendosi nella poesia e nell’arte. Qui si innamora tuttavia della pura e casta Maria Ferres: lei, pur non volendo, si innamora perdutamente e si abbandona ad una relazione adulterina. Ricomparsa Elena, il romanzo torna al presente: il protagonista brancola nel tentativo di attuare una scelta: mescola a tal punto le due figure che, al culmine dell’amore con Maria, pronuncia il nome di Elena. Maria tronca definitivamente e Andrea è colto nel finale mentre porta all’asta i mobili dell’appartamento, testimone dello sfacelo di morde della fine di un mondo aristocratico.
4. Il personaggio di Andrea Sperelli è in bilico perenne tra vitalismo ed erotismo: entrambi hanno come controaltare un senso di morte. Egli è l’esteta assoluto, che vive secondo il principio della ‘vita come opera d’arte’ e dell’habere non haberi. E’ poliedrico, sportivo, elegante e sensuale, ma è anche vittima di una malattia della volontà che gli impedisce di portare a termine ogni programma di vita.

Passi commentati Un ritratto allo specchio


1. Il monologo interiore di Andrea viene interrotto dall’intervento del narratore, che prende le distanze da quanto affermato: si manifesta in tal modo l’atteggiamento critico verso il protagonista tipico del romanzo, ma allo stesso tempo l’invidia per la mutevolezza camaleontica.
2. La dimensione estetizzante dei primi capitoli viene denudata delle sue falsità, dietro alle sublimazioni estetiche si celano impulsi volgari e materiali: Elena ‘aveva tentato il suo spirito avido di commozioni rare’ non per il gusto di ‘fiamme eteree’, ma per uno sterile e borghese bisogno erotico.
3. D’Annanunzio prende le distanze da un estetismo ormai al tramonto, denuncia le mistificazioni e le intime debolezze di un atteggiamento ‘noioso, sciocco ed inutile’.

Una fantasia in bianco maggiore


1. La luce della luna riflessa sulla neve che ricopre Roma induce Andrea ad abbandonarsi ad un vagheggiamento poetico della donna desiderata: immersa in un paesaggio candido ed immacolato, incede come creatura divina ‘candida super nivem’. L’erotismo è velato da un gusto sacrilego e perverso: le fantasie erotiche sono accostate a termini sacrali e religiosi e le formule latine mantengono il sapore della liturgia cristiana.
2. La creazione di immagini poetiche di rarefatta purezza estetica segnano la crisi con l’estetismo in senso proprio: la ricerca del piacere ‘etereo’ maschera la presenza di bisogni erotici e volgari desideri carnali.
3. Una particolarità importante della narrativa dannunziana è il trasfigurarsi di oggetti ed eventi in simboli: i nomi delle due donne alludono alla Vergine Maria e ad Elena di Troia.

La fase del Superuomo


1. La lettura del filosofo Nietzsche, avvenuta intorno al 1892, offre uno sbocco alternativo alla crisi dell’estetismo. Il nuovo personaggio aggressivo e vitalistico del superuomo non nega la precedente immagine dell’esteta, ma le aggiunge un progetto politico: l’intellettuale depositario della bellezza e della parola deve imporre il proprio dominio sulla viltà del mondo borghese.
2. D’Annunzio banalizza e svilisce aspetti del pensatore tedesco, estrapolandoli dal loro contesto: rifiuta il conformismo borghese e il livellamento di personalità, esalta lo spirito
dionisiaco nell’ottica di una liberazione dagli impacci della morale, acclama la volontà di potenza come lotta per l’affermazione di sé.
3. Il superuomo, a differenza dell’esteta, è chiamato a diventare ‘vate’ del popolo, una guida nel grigiore della realtà: D’Annunzio non si piega più ad accettare la sorte comune ma ambisce a rovesciarla. Egli si delega dunque il compito di profeta di un ordine nuovo.
4. Nuove formule narrative. L’intreccio dei fatti si fa oltremodo scarno e viene sostituito dalla dinamica dei processi interiori: il rifiuto del mondo sociale e la reclusione nel io soggettivo sposta lo svolgimento della vicenda romanzesca nei meandri interni del personaggio e il racconto è percorso da una fitta trama di immagini simboliche.


Le vergini delle rocce


1. D’Annunzio non vuole più proporre un personaggio tormentato e votato allo scacco, ma un eroe forte e volto alla meta. Il romanzo, ‘manifesto politico del Superuomo’, costituisce la più perfetta esposizione della volontà aristocratica del Vate.
2. Trama. Claudio Cantelmo, sdegnoso del egualitarismo politico e della realtà borghese, è alla ricerca di una donna nobile che generi con lui il futuro Re di Roma. Negli Abruzzi trova la famiglia Capece-Montaga, di cui ammira la bellezza delle tre figlie: Anatolia, Massimilla, Violante. Claudio è attratto dallo scenario di decadenza e disfacimento che affligge la famiglia, tuttavia, affetta dai germi della follia, nessuna delle tre è disposta a divenire sua moglie.
3. La ricerca del protagonista cela una segreta attrazione per la putredine e la decadenza; il vitalismo sembra essere solo un tentativo di esorcizzazione della morte, che ossessiona e affascina insieme il protagonista. D’Annunzio è in bilico tra lo slancio vitale superomistico e la malattia della coscienza che lo affligge, tra l’estetismo più etereo e pure e il senso di morte e putredine che domina i romanzi.

Il programma politico del superuomo


1. Cantelmo è ancora un esteta, come gli eroi che l’hanno preceduto, ma non è soltanto un esteta: vuole per prima cosa essere un uomo d’azione.
2. La proposizione del programma è preceduta dall’invettiva alla realtà sociale borghese.
3. Il compito dei poeti è difendere la bellezza da ‘coloro che tenteranno di ardere i libri, di spezzare le statue, di lacerare le tele’
4. Cantelmo si scaglia con forza contro il dogma della Rivoluzione francese dell’eguaglianza, distinguendo chi ‘domina le moltitudini’ e ‘le plebi’ che ‘restano sempre schiave, avendo un nativo bisogno di tenere i polsi ai vincoli’.
5. Ciò implica imporre un brutale dominio sulle moltitudini, ricacciando gli umili e iboeghwsi alla loro condizione di schiavi.

La lirica – Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi

Maia


1. Il poema è la trasfigurazione mitica di un viaggio in Grecia compiuto nel 1895. D’Annunzio si presenta come un novello ulisse, incline verso le più multiformi esperienze e proteso a valicare i limiti dei sensi. La volontà panica spinge il poeta a cantare tutto ciò che può essere sperimentato.
2. E’questa l’ultima tappa di ricerca di un ruolo dell’intellettuale all’interno della meschina società borghese: D’Annunzio scopre la segreta sublimità dei monopoli, la barbarica potenza degli apparati tecnologici, la forza travolgente delle industrie.
3. Dietro la celebrazione dell’epica eroica della modernità si ravvisa l’orrore del letterato umanista, la paura della morte e l’attrazione del disfacimento. La modernità può essere lo strumento d’azione del superuomo, ma anche il suo annientamento.

Elettra


1. La struttura tematica è assimilabile a quella di Maia: il polo positivo, rappresentato da un passato di gloria ormai dimenticato, è contrapposto ad uno negativo, il presente piccolo borghese da riscattare.
2. Le liriche ‘Città del silensio’ cantano la grandezza guerriera e la bellezza artistica delle antiche città italiane, ora lasciate ai margini della vita moderna. D’Annunzio è il vate di futuri destini imperiali e coloniali d’Italia.

Alcyone


1.La raccolta è il racconto di un'estate vissuta realmente dal poeta
2. L'estate è la stagione più propizia ad eccitare il godimento: l'io del poeta gode della pienezza vitalistica e della contemplazione panica della natura.
3. Si identifica con le presenza naturali, per moltiplicare all'infinito la propria capacità di godere: il Superuomo non si accontenta della propria vita ma si impossessa anche di quelle altrui.
4. Solo al Superuomo è concesso di 'transumanare', 'indiarsi' ed attingere ai piaceri di una vita superiore al di là dei limiti umani, oltre il bene e il male.

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