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Gabriele D'Annunzio

D'Annunzio è uno dei pochi scrittori italiani del Novecento ad avere fama europea: raffinato cultore dell'estetismo, può essere considerato uno dei più noti esponenti del decadentismo internazionale. Il suo stesso panismo (cioè la tendenza a identificarsi vitalisticamente con la totalità della natura) non è che un altro aspetto del simbolismo decadente.
La spettacolarizzazione continua della propria vita costruì una vita inimitabile, seguita come un vero mito di massa dalla borghesia provinciale italiana la quale proiettò in d'Annunzio il proprio desiderio di affermazione e il proprio bisogno trasgressivo.

Nato a Pescara, nel marzo 1863, compie gli studi liceali a Prato per poi frequentare la Facoltà di Lettere a Roma senza mai laurearsi.
La sua vita fu segnata da molte figure femminili, dalle quali ebbe alcuni figli; ricordiamo per esempio l'attrice Eleonora Duse, incontrata a Venezia, compagna di d'Annunzio per circa un decennio.

Nel 1910, costretto dai numerosi debiti contratti, è costretto a trasferirsi in Francia: ritornerà in Italia solo nel 1915, allo scoppio della guerra per schierarsi al fianco degli attivisti. Perde l'occhio destro in un incidente e compone, nel periodo di convalescenza le prose del Notturno (1916).
Animato da un forte spirito nazionalistico crede che la vittoria italiana sia "mutilata" e tenta l'occupazione militare di Fiume nel 1919, istituendovi un governo; pochi mesi dopo è costretto ad abbandonarla. Morirà nel 1938.

L'arte è concepita da d'Annunzio come Bellezza, sia nel senso classico ereditato da Carducci, sia nel nuovo senso dell'estetismo. La Bellezza è per lui al di sopra di tutto, un valore assoluto.
Il paradosso creato da questo scrittore è quello di aver messo in scena, di aver creato, con la sua immagine un mito, un modello, per la massa nel momento stesso in cui costruisce una figura di genio solitario con idee aristocratiche e di puro disprezzo verso la massa che lo circonda.

L'esordio di d'Annunzio avviene, giovanissimo, con una raccolta di poesie pubblicate nel 1879, a spese del padre, intitolata Primo vere. Si tratta di una trentina di testi di forte impronta carducciana, domina infatti la struttura metrica "barbara".
Dopo Prime vere si apre il cosiddetto "periodo romano" durato circa un decennio - da 1881 al 1891: diverse sono le opere più importanti pubblicate durante questo periodo come Canto novo, Il piacere e Terra Vergine. [Grande capacità di lavorare su registri diversi, seguendo la logica di affermazione nel mercato editoriale basata sulla sorpresa e sull'imprevedibilità]

Il secondo libro in versi è Canto novo, pubblicato nel 1882, in concomitanza con le novelle di Terra Vergine. Dominano i temi naturali: nel paesaggio il personaggio vive la propria esistenza come la riconquista di un'autenticità originaria.

Nella fase conclusiva del "periodo romano" d'Annunzio sembra abbandonare il classicismo erotico-mondano e l'estetismo delle raccolte precedenti aprendosi alle nuove tematiche della bontà e delle aspirazioni evangeliche. Questa svolta sente il bisogno interiore di rinnovamento, di nuova sperimentazione artistica. La tematica dell'interiorità, del bisogno di protezione, di equilibrio, armonia e pace sono necessarie per una nuova forma poetica.
Questa fase corrisponde soprattutto con il bienni napoletano al quale corrisponde la produzione poetica prima delle Laudi: il Poema paradisiaco.
Il Poema paradisiaco vede come principali tematiche quella del ricordo del passato, la famiglia e i sentimenti puri dell'infanzia. La linea sembra ricordare le opere di Pascoli ma non mancano comunque richiami al mondo classico e riferimenti preziosi di tipo storico-letterario.


Il progetto delle Laudi

Dopo un periodo di silenzio durato sei anni, nel 1899 d'Annunzio torna alla scrittura in versi con un progetto vasto, quello delle Laudi. Secondo il progetto dell'autore le Laudi del cielo della terra del mare e degli eroi si sarebbe dovuto articolare in sette parti, ciascuna corrispondente ad un libro intitolate con il nome delle stelle più luminose delle Pleiadi: Maia, Elettra, Alcyone, Merope, Asterope, Taipete, Celeno. In realtà le ultime due fasi non sono state neppure tentate mentre la quinta è realizzata solo in modo parziale. Le prime tre parti vengono pubblicate nel 1903 mentre la quarta nel 1912.

Il tema unificante del racconto è quello del viaggio, avente come centro la Grecia del mito, incrocio di natura primitiva e di storia sublimata e letteraria, tema che esprime inoltre l'esigenza di novità, ricerca, sperimentazione esistenziale e culturale.

Maia: scritto nel 1903, dopo Elettra e Alcyone che seguono la sezione nelle Laudi, è un poema di 8.400 versi. Il sottotitolo recita lode alla vita: si tratta il tema del superuomo, dotato di una sensibilità e di una vitalità eccezionale, al quale è dato il compito di creare una nuova vita, legata all'istinto e di pari passo alla natura.
Si ha una celebrazione nei confronti di Ulisse, il corrisponde superuomo greco, e l'annuncio della resurrezione del dio Pan (esistenza attiva, gioiosa e sensuale). Vengono inoltre descritti tre viaggi: uno nella Grecia antica, uno nella Cappella Sistina e uno nel deserto, dove il poeta ritrova se stesso solo per merito degli elementi naturali.

Elettra: pubblicata nel 1903 in un unico volume con Alcyone (1904). Nella prima fase si trovano lunghi testi celebrativi dedicati all'impresa dei Mille e a figure di illustri "eroi" come Dante, Verdi, Bellini, Hugo. Si trova inoltre un riferimento al tema del lavoro e delle masse e quello del nazionalismo bellicoso e aggressivo.

Alcyone: è il libro, pubblicato nel 1904, che offre i risultati più convincenti. Dopo la fase eroica e civile dei primi due libri, le 88 liriche che compongono questa sezione voglio rappresentare una "tregua". Tutto è giocato intorno al tema del panismo. Il libro è suddiviso in cinque sezioni secondo una struttura ben calibrata, ricca di simmetrie e richiami interni. Il totale vuole suggerire l'arco di stagione estiva, dai presentimenti alla conclusione: l'estate è anche simbolo dalla giovinezza.
Al mito dell'estate si unisce quello della metamorfosi della natura in stagione in stagione, espresso spesso da figure mitologiche.

I temi rappresentati sono assai pochi, ripetuti e riproposti da innumerevoli punti di vista: lo scambio tra naturale e umano [il superuomo rileva la capacità di fondersi in essa, di perdere la propria identità personale per assumere in modo panico quella della natura circostante]; la riattualizzazione del mito [recuperare il binomio natura-mito per affidarle la vitalità e la verginità distrutte dal mondo moderno] e l'esaltazione della parola, dell'arte e della figura del poeta.
L'Alcyone è l'opera più sperimentale di d'Annunzio: benché non manchino metri e forme classiche, c'è tuttavia una ricerca di novità. Le parole chiave sono musicalità e verso libero.

Le prose

La produzione in prosa comprende romanzi, racconti, "prose d'arte" e innumerevoli lettere e appunti. Tra i vari esempi ricordiamo, in particolare, Il piacere e il Notturno.
L'esordio di d'Annunzio in qualità di prosatore avviene a diciannove anni con i nove "bozzetti" di Terra vergine: ispirazione provinciale (il paesaggio e i costumi dell'Abruzzo), l'ambientazione rustica. Siamo comunque già oltre il Verismo e del Naturalismo non resta che qualche traccia. La natura è ridotta all'esigenza sessuale attraverso cui l'autore intende esaltare una verginità primitiva.

I risultati più interessanti e convincenti vengono con il Notturno, una raccolta di frammenti scritti da d'Annunzio quando, tornato in Italia nel 1916, fu costretto a stare a letto e al buio, dopo aver perso l'occhio destro, per non perdere anche quello sinistro. Migliaia e migliaia furono i fogli su cui sono stati scritti i frammenti del Notturno, raccolti e ordinati dalla figlia Teresa.

Il Notturno contiene ricordi di guerra anche se si tratta di un testo intimo in quanto la retorica civile si attenua.

Il piacere è il primo romanzo di d'Annunzio: con esso penetra per la prima volta in Italia la cultura decadente. Scritto tra l'estate e l'autunno del 1888, perlopiù nei pressi di Pescara, fu pubblicato nel 1889. Protagonista assoluto è Andrea Sperelli, alter ego dell'autore ed eroe dell'estetismo. Per Andrea l'arte è un valore assoluto: la vita stessa viene concepita come arte, e "l'arte per l'arte", non solo un programma estetico ma anche uno stile di vita.
Andrea fa di Roma il teatro della propria vita, affermazione sociale e ricerca di affermazione. Innamoratosi di Elena Muti, amante a cui bellezza e forte personalità hanno eccezionalmente turbato Andrea. Interrotta la relazione per un'improvvisa fuga da Roma di Elena, la quale ritornerà dopo due anni, sposata.
Andrea Sperelli si rifugerà nella vita frenetica e dissoluta, finché resta ferito in un duello. Si apre un periodo di convalescenza a casa della cugina la quale gli farà conoscere Maria Ferres, caratterizzata da una femminilità ben diversa rispetto quella di Elena: delicata, spirituale e sensibile.
Andrea e Maria iniziano una relazione che però verrà interrotta in quanto, abbracciando Maria, Andrea pronuncerà il nome di Elena.
La conclusione registra il fallimento del protagonista e del suo progetto di esteta.
Lo stile registra in presa diretta il punto di vista del protagonista di altri personaggi (una parte del racconto è per esempio affidata al diario di Maria).

L'altro romanzo importante è il Trionfo della morte: il protagonista, fratello dell'Andrea Sperelli, nuovo alter ego di d'Annunzio, vive tra una scissione interiore e la volontà di affermazione. In un primo momento il titolo doveva essere l'Invincibile.
Il romanzo è formato da ventiquattro capitoli divisi in sei parti. Giorgio Aurispa, discendente di una nobile famiglia abruzzese, è da due anni coinvolto in una relazione con Ippolita Sanzio. La vicenda si apre con il racconto di una passeggiata dei due a Roma, percossa dal suicidio di un passate che si getta nel vuoto. La passione di Giorgio verso Ippolita è testimoniata da lettere che lasciano trapassare la malsana gelosia e la passionalità torbida ed inquieta. Durante una breve separazione dei due, Giorgio ritorna nella sua terra d'origine dove riprende i contatti con i parenti. Qui Giorgio scopre tradimenti, imbrogli, suicidio di uno zio, coperture, tutti elementi che influenzarono la psicologia del personaggio. Giorgio, sempre più insoddisfatto, riprende la relazione con Ippolita, sempre più malsana. L'idea della morte lo perseguita sino al momento culminante: il protagonista si getta da una scogliera tenendo stretta tra le braccia l'impotente Ippolita.
Tensione tra la realizzazione dell''io e la sua inettitudine.

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