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Gabriele D’Annunzio: le prime opere


D’Annunzio scrisse la sua prima opera all’età di 16 anni. Si tratta di una raccolta di poesie: Primo vere. Successivamente compose altre due raccolte poetiche: Canto Novo e Intermezzo di rime, a cui seguirono due volumi di novelle: Il libro delle vergini e San Pantaleone, racchiuse in un’unica raccolta: Novelle della Pescara.
Nei componimenti giovanili è evidente la forte influenza del Carducci, ultimo rappresentante della poesia italiana ottocentesca, nelle Novelle della Pescara, invece, il poeta segue le orme dei naturalisti francesi e dei veristi italiani, ispirandosi in particolar modo alla produzione verghiana: si tratta però di un’imitazione esteriore, perché D’Annunzio, con il suo temperamento ribelle e sensuale si distacca dallo stile di vita sana e operosa che caratterizzavano sia il Carducci che i realisti.

Poema paradisiaco


Un’altra importante opera della produzione d’annunziano è “Il poema paradisiaco”, anche definito “Poema del giardino”. Si tratta di una composizione in cui l’autore fonde gli elementi principali del decadentismo e del crepuscolarismo (corrente poetica sorta nel primo novecento, caratterizzata dalla predilezione per le cose più semplici).
Il protagonista è un uomo sedotto da figure insidiose e enigmatiche: le larve. Soltanto il suo ritorno nel rassicurante orticello di casa, mantenuto con modestia e lavoro sarà la sua ancora di salvezza, proprio qui infatti avverrà la sua purificazione.
Il protagonista riesce quindi a raggiungere un traguardo di salvezza adottando uno stile di vita in perfetta antitesi rispetto allo stesso D’Annunzio.
In quest’opera il tono del poeta è stanco ed estenuato. Essa rappresenta il catalizzatore che conduce l’autore alla poesia della bontà: il poeta vuole apparire e sentirsi buono, ma si tratta di un proposito esclusivamente velleitario perché non corrisponde con ciò che egli realmente desidera ma solo con ciò che sa essere giusto.
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