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La pioggia nel pineto

Questa poesia fa parte del libro intitolato “Alcione”. D’Annunzio aveva progettato sia cicli di romanzi che di poesie; questi dovevano essere molto grandi. Per la poesia egli aveva progettato di scrivere un ciclo di poesie: “Ciclo di poesie del cielo”, “della terra” e “del mare” e “degli eroi”, che non fece in tempo a completare, come uno dei suoi cicli di romanzi (“Ciclo del giglio”, “del melograno”).
Del ciclo di poesie a cui appartiene l’Alcione sono stati scritti 5 di 7 libri, ognuno di questi aveva un nome particolare, che si rifaceva alle stelle della costellazione delle Pleiadi (in direzione della costellazione del toro), ammasso stellare di cui le stelle più visibili sono appunto 7. D’Annunzio scrisse però solo Maya, Elettra, Alcione, Asterope e Merope. Questa costellazione, secondo la tradizione/mitologia è frutto della metamorfosi di 7 sorelle, le quali furono trasformate per volere divino in stelle perché inseguite da un pastore (Orione), per potergli sfuggire. Anche Pascoli parlerà di questa costellazione, denominandola la Chioccetta (come veniva chiamata in Romagna, a causa della forma della disposizione delle stelle).

L’Alcione è considerato il più bel libro di poesie di D’Annunzio. Queste liriche si spogliano di tutta la retorica e la sublimità del linguaggio del resto della produzione di D’Annunzio (liberandosi della pesantezza degli orpelli della poetica del superuomo). L’ambientazione è la natura, e il filo conduttore è l’estate (dalla fine della primavera all’avvento dell’autunno). La natura entra in sintonia con l’io poetico: in Alcione quest’ultima si antropomorfizza e l’uomo si vegetalizza, in un rapporto di tipo panico. Attraverso questa metamorfosi dell’io con la natura, egli è in grado di comprendere il mistero stesso della natura e i suoi simboli nascosti. Tuttavia quest’esperienza di metamorfosi è un’esperienza riservata al superuomo, con la differenza che qua è colto nella sua dimensione individuale (solo lui e la natura), al massimo può essere accompagnato da una figura femminile, chiamata Ermione (nella quale si possono identificare le donne amate da D’Annunzio, come Eleonora Duse).
La lirica più famosa è “La Pioggia nel pineto”, perché è l’esempio più chiaro di panismo. I versi sono un’alternanza di senari e settenari. Nella poesia D’Annunzio sta passeggiando in una pineta vicino al mare in Toscana assieme ad Ermione, quando inizia a piovere. Le gocce d’acqua aumentano di intensità e cadendo nella vegetazione e sembrano far venire in mente una sorta di musicalità, come se le piante si trasformassero in strumenti musicali. Si dice che la poesia abbia un impianto di tipo orchestrale nel quale si possono sentire voci soliste (versi di animali). I due individui bagnati dall’acqua, che ha quasi un effetto purificatore, subiscono una sorta di metamorfosi in pianta, diventando un tutt’uno con la natura.
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