La pioggia nel pineto

È una lirica di d’Annunzio, composta nel 1902; fa parte dell’Alcyone. Descrive una passeggiata nella pineta della Versilia in cui due amanti vengono sorpresi dalla pioggia e si riparano sotto gli alberi di Marina di Pisa. Qui avviene la fusione con la natura. Il testo è scorrevole e musicale. La natura è molto presente ed essa trasforma i due corpi in vegetali; così la natura si umanizza a creare questa trasformazione panica; l’inebriarsi dei suoni e dei colori della natura porta i due soggetti a trasformarsi.
Inizia con “taci”, che si rivolge ad Ermione per dire “zitta e ascolta la natura”; il protagonista non ascolta le parole umane della donna, ma le parole nuove (il suono) della natura; piove sulle tamerici (alberi arbustosi molto forti che vivono in luoghi vicino al mare), sui pini irti, sui mirti (albero sacro a Venere), sulle ginestre e sui ginepri (pieni di bacche profumate  aulenti). Piove sui volti dei personaggi; si ha ora il panismo, inizia il processo di metamorfosi. I pensieri escono fuori dall’anima, rinnovata dalla pioggia. La storia d’amore in fondo è un’illusione di piena felicità. Il suono della pioggia crea un concerto perché emette un suono diverso se le foglie sono grandi e più vicine o più distanti. All’interno di questa pineta comincia il concerto della natura. È estate, quindi le cicale stanno cantando, tra il pianto australe (la pioggia che porta un vento dall’Austro -->Sud).
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