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Gabriele D’Annunzio: Le Laudi


D’Annunzio voleva riformare lo stile della poesia italiana. Per fare ciò egli compose “le laudi”, il cui nome completo è “laudi del Cielo del Mare della Terra e degli Eroi”, concepite come un gruppo di sette libri ispirati ai nomi delle pleiadi: Maia; Elettra; Alcione; Merope; Asterope; Taigete e Celeno.
Per la loro composizione D’Annunzio trae spunto dal mito dell’oltreuomo di Nietzsche. Nel progetto originario dell’autore esse sarebbero dovuto essere composte da sette libri, corrispondenti alle sette stelle delle Pleiadi (che in seguito Pascoli chiamerà “la chiocciata”), ma vennero portati a termine solamente quattro dei sette libri previsti.

Maia


Il primo libro della racolta, maia, è un’opera a sfondo autobiografico, in cui l’autore si presenta come un Ulisse, cosmopolita esaltato dalla conquista del progresso. Egli, ispirandosi sia agli antichi classici della Grecia che all’ispirazione stessa da parte divina, si avvia alla scoperta dello stile ideale e perfetto.

Elettra


Elettra, il secondo libro delle Laudi, è diviso in due sezioni: nella prima D’Annunzio auspica il ritorno dell’Italia ai grandi splendori, celebrando illustri personaggi quali Dante Alighieri come maestro della lingua e Giuseppe Garibaldi come unificatore del regno, mentre nella seconda parte della raccolta l’autore elenca varie città simboliche italiane da lui visitate, con un grande passato storico, nella speranza che si rinnovi l’antica gloria.
L’ispirazione complessiva di questi due primi libri rivela un D’Annunzio che si prodiga per il futuro della patria.

Alcione


La terza raccolta delle Laudi è considerata la migliore dal punto di vista stilistico. In essa D’Annunzio narra le sue esperienze in Toscana con Eleonora Duse nella villa di Settignano durante l’estate e l’autunno del 1902.
In quest’opera l’autore, distaccandosi dal proprio solito stile, non fa uso della retorica e dei consueti termini enfatizzati ed esagerati: la parola si fa musica e si scioglie. Il libro rappresenta un momento di tregua; Tregua è infatti il titolo che apre la raccolta.
Le liriche contenute nell’Alcione sono separate da quattro ditirambi (antiche forme di lirica corale greca), ciascuno dei quali è dedicato ad una diversa divinità. Nel libro D’Annunzio lascia trasparire il suo bagaglio culturale di impronta classica, traendo spunto dalla lirica greca di Saffo e Alceo a quella latina di Virgilio e Orazio. Nell’opera emerge inoltre il panismo che avvolge il poeta, il quale si unisce alla natura, diventando un tutt’uno con gli elementi silvestri che lo circondano. Ciò traspare in modo evidente nel componimento “La pioggia nel pineto”, incentrato proprio sul motivo panistico.

Merope


L’ultimo dei quattro libri che compongono le laudi è “Merope”, composto da dieci canzoni in terzine, sature di riferimenti culturali all’epica e alla cultura classica. I temi sono puramente di stampo bellico e patriottico; l’intento dell’opera è celebrativo: l’autore esalta infatti le gesta di guerra compiute dall’Italia in Libia nei primi anni del XX secolo. Il poeta inserisce inoltre diverse allusioni ad altre imprese italiane compiute nel medioevo e rievoca tristemente la caduta di Costantinopoli ad opera dei turchi.

Asterope


Dopo la morte del poeta fu pubblicato un quinto libro: Asterope, che contiene componimenti dedicati alla celebrazione della Grande Guerra, scritti tra il 1914 e il 1918 e pubblicati in un’edizione collettiva nel 1933 intitolata “Canti della guerra latina”. D’Annunzio vede simbolicamente nel primo conflitto mondiale il completamento dell’unità d’Italia, poiché ogni soldato in guerra non tiene conto delle proprie distinzioni sociali, ma tutti sono indistintamente protesi al raggiungimento di un unico obiettivo: difendere la patria. Il libro si conclude con “La canzone del Quarnaro”, componimento più famoso della raccolta incentrato sulla Beffa di Buccari, condotta nel 1918 allo scopo di risollevare gli animi degli italiani dopo la disfatta di Caporetto.
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