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Eugenio Montale nacque a Genova e passò diversi periodi con la famiglia a Monterosso nelle Cinque Terre.
Fu molto legato all’identità ligure: “Meriggiare pallido e assorto” in cui descrive la campagna prospiciente al mare, i terrazzamenti.
La famiglia aveva un ufficio nei vicoli e il padre era proprietario di una ditta di prodotti chimici, fornitrice della Veneziani Spa, dove lavorava Italo Svevo. I due si conoscono e Montale fu il primo a riconoscere la sua grandezza.
Negli anni 20 diresse il Gabinetto di Vieusseux di Firenze dove conosce Eliot e collabora per la rivista Solaria.
Da Eliot trae il concetto poetico del correlativo oggettivo: la rispondenza a ogni sentimento ed emozione che la poesia comunica ad una particolare oggetto o serie di oggetti o immagini o animali o…; oggettivo perché è materializzato, è qualcosa a cui legare il sentimento.
Montale è anche firmatario del manifesto degli intellettuali antifascisti.

Altri autori, come Pirandello si avvicinano invece per ottenere benefici: Pirandello ad esempio per vantaggi per il suo teatro.
Di comune con l’Ermetismo Montale ha l’isolamento del poeta, la solitudine della composizione, il disimpegno. Torre d’Avorio (eburnea) della poesia.
Montale vede negativa la condizione del vivere: concezione indubbiamente novecentesca ripresa da Svevo, Pirandello ma anche da Heidegger, Sartre, Kierkegaard e l’Esistenzialismo in generale.
Parte dai Crepuscolari l’interesse per oggetti tradizionalmente non poetici: l’oggetto è simbolo ed estrazione di una concretezza. Montale dice
Parte dai Crepuscolari l’interesse per oggetti tradizionalmente non poetici; l’oggetto è simbolo, è estrazione di una concretezza: Montale voleva esprimere l’oggetto e tacere l’occasione. Viene quindi meno la poesia accuratamente narrativa.
Montale adotta inoltre un lessico davvero ampio (plurilinguismo): tecnicismi raffinati, parole quotidiane, dialettismi (Liguria, Toscana, Lombardia)(Gadda, Tosi), termini prelevati dalla tradizione letteraria italiana (Dante, Petrarca, immagini classiche) diversamente da Gadda e Buzzati, vi è la ricerca della parola rara, espressiva, onomatopeica (fonosimbolismo).
In “Meriggiare Pallido e Assorto” il livello fonico e onomatopeico è elevato, soprattutto nella prima strofa. La “veccia” è come i viburni, una pianta delle leguminose, vi è quindi una ricerca del linguaggio. La “muraglia” è correlativo oggettivo. Sono presenti numerose immagini liguri: i muri roventi, i cocci aguzzi.
I “Limoni”, poesia molto programmatica, inizia con “Ascoltami” (simile a D’Annunzio, qui è più dolce, con la virgola, è un dativo etico latino, un invito).
“I poeti laureati”, quelli con l’alloro poetico di Apollo, a partire da Dante poeta laureatus per eccellenza.
“Io, per me” apre con la sua poetica. Si ha anche il concetto di varco: il “malchiuso portone” rappresenta la possibilità di vivere diversamente, forse la vita vera è quella al di là.
“Spesso il male di vivere” è breve, è chiarifico il discorso del correlativo oggettivo, come i limoni, anch’essi lo sono.
Nella raccolta “Occasioni” inizia con una dedica a I.B Irma Brandeis (trasfigurazione poetica in Clizia) e inseguito altre dediche ad altre donne della sua vita che lo hanno ispirato.
Per il titolo della raccolta “Satura” era indeciso sul titolo, optò per un titolo con riferimenti al mondo classico. Essa è divisa in quatto sezioni: Xenia (I e II) e Satura (I e II). Qui troviamo più bel Montale, che scrive dopo la morte della moglie. Vi è una rievocazione affettuosissima del loro rapporto. (Epigrammatica di Marziale).
Era lei che si rapportava col mondo, lui era isolato, nonostante le fosse cieca, quindi “ascoltare era il suo modo di vivere”.
Poetica delle piccole cose: “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”, tema del suo isolamento, del fatto che era la moglie che vedeva di più nonostante fosse cieca.
Montale come i poeti latini intitola i suoi componimenti con un numero (Catullo, Carme 101..).
In “Non ho mai capito se io fossi” descrive la loro fedeltà reciproca (“… io il tuo cane fedele… o se lo fossi per me ”), “Per gli altri eri un insetto miope”, Montale la chiama Mosca.
Qui “l’essenziale è invisibile agli occhi” (Piccolo Principe), poesia dei piccoli oggetti inutili e impoetici: lo si vede nel corno di latta, un calzascarpe,…

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