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Ideologia di Eugenio Montale

L’antifascismo di Montale

In un’intervista radiofonica del 1951, Montale chiarisce qual è l’argomento della sua poesia e precisa anche quale fu il suo rapporto con il fascismo e, più in generale , con la storia sociale e politica a lui contemporanea.

Innanzitutto, Montale precisa che l’argomento della sua poesia è la condizione umana considerata in se stessa e non in rapporto a questo o a quel momento storico.

Ciò non significa che il poeta si è estraniato dal mondo ma che ha preso coscienza di ciò che nella vita è Essenziale,distinguendolo da ciò che E’ transitorio: essenziale è la condizione di pena in cui vive l’uomo; transitori sono gli eventi storici.

Montale non è stato indifferente alla storia, ma la sua poesia non è stata determinata dalla Storia, ciò significa che se la storia fosse stata diversa la sua poesia non sarebbe cambiata.

Tra gli avvenimenti esterni, il poeta colloca in primo piano il fascismo. Montale dichiara:

<< Io non sono mai stato fascista e non ho cantato il fascismo; ma nepppure ho scritto poesie in cui quella pseudo-rivoluzione apparisse osteggiata>>.

E continua osservando certo sarebbe stato impossibile pubblicare poesie ostili al regime di allora; <<… ma il fatto e’ che non mi sarei provato neppure se il rischio fosse stato minimo o nullo>>.

Quali possono essere state le ragioni di questo comportamento?

Lo spiega Montale stesso :

<< Non nego che il fascismo dapprima, la guerra piu’ tardi e la guerra civile piu’ tardi ancora mi abbia reso infelice,tuttavia esistevano in me ragioni di infelicita’ che andavano molto al di la’ e al di fuori di questi fenomeni>>.

Quale fu dunque la posizione di Montale verso il fascismo?

Montale si tenne a distanza dal regime, si indirizzò verso un comportamento di astensione dall’impegno pubblico, continuando a scrivere sulla condizione dell’uomo contemporaneo e sul male di vivere.

In tal modo egli faceva proprio il comportamento consigliato nel Manifesto degli intellettuali antifascisti che aveva firmato nel 1925: studiare, prepararsi per il futuro , questo era il consiglio che Croce dava ai giovani intellettuali desiderosi di agire.

Isolarsi e concentrare la propria attenzione sulla cultura erano per montale due modi per esprimere il suo antifascismo.

Qual era l’atteggiamento degli altri intellettuali?

1. Molti contribuirono attivamente al fascismo e ne celebrarono i miti di patria, razza e duce: a costoro era affidato il compito di formare l’opinione pubblica attraverso i giornali e i libri scolastici.

2. Pochi assunsero una posizione di decisa opposizione al regime e la pagarono a caro prezzo: carcere e morte ( Piero Godetti morì a 25 anni per un’aggressione fascista e Antonio Gramsci morì in carcere nel 1937).

3. La stragrande maggioranza seguì la linea indicata dal filosofo Benedetto Croce, cioè quella del superiore distacco dalle contaminazioni politiche, dall’isolamento nella torre d’avorio della cultura umanistica, quasi come se la letteratura fosse uno scudo magico che preservasse dal male.

La riflessione di Montale sulla vita

Montale è stato definito non a caso testimone del nostro tempo, cioè acuto osservatore della realtà contemporanea e della condizione esistenziale dell’uomo del nostro tempo.

Montale vive in un contesto storico culturale caratterizzato da una situazione di crisi: crisi di valori e di certezze, crisi sociale e politica

Crisi di valori Non esistono più verità assolute : tutto è relativo e provvisorio. La vera conoscenza non si realizza attraverso procedimenti logico-scientifici ( causa- effetto) ma attraverso l’intuizione.

La scienza in cui gli uomini del secondo Ottocento avevano riposto così tanta fiducia non è riuscita a garantire il progresso sociale, né a rendere l’uomo più felice

L’uomo contemporaneo vive nella condizione del deiecto ( termine derivato dalla geologia per indicare il materiale depositato dalle acque e dal vento) . La condizione dell’uomo è dunque quella di “essere gettato”: è ignaro della propria provenienza e non riesce a dare un senso alla propria vita.

Crisi sociale e politica La fine del 1800 aveva riportato in auge un clima politico di violenza e di aggressività: si era affermato il mito dello Stato forte che all’estero esprimeva una politica imperialista e all’interno era caratterizzato da aspri conflitti sociali.

Venne poi la grande guerra che costò all’Italia 650.000 morti ed oltre un milioni di feriti: un bagno di sangue che non solo non aveva risolto i problemi ma li aveva aggravati. Subito dopo la guerra infatti si cominciò a parlare di vittoria mutilata, i reduci riversavano sulla società il loro malessere sociale e le speranze deluse. La paura del pericolo rosso offrì la condizione necessaria all’affermazione del fascismo e del nazismo.

Nell’arco di pochi anni, dal 1919 al 1925, l’Italia si trasforma da Paese a democrazia liberale a Paese con regime dittatoriale.

Gli eventi successivi la seconda guerra mondiale, la ricostruzione e la guerra fredda contribuirono a gettare una pesante coltre di pessimismo,di precarietà e di angoscia sulla vita del singolo e della società.

E’ questo il contesto in cui scrive Montale, un uomo che vive in un’età di crisi

La prima e più profonda percezione dell’esistenza è quello che il poeta stesso ha definito il male di vivere

Montale dice spesso di sentirsi come se vivesse sotto una campana di vetro,in totale estraneita’ con la realta’ che lo circonda.

Questo sentimento di estraneità gli provoca un malessere esistenziale che Montale esprime poeticamente attraverso il ricorso ad oggetti o elementi del paesaggio ligure: la muraglia con in cima i cocci aguzzi di bottiglia, i pruni, gli sterpi, il cavallo stramazzato o la foglia riarsa. Il male di vivere si oggettiva nelle cose che diventano quindi simboli di una condizione umana di sofferenza.

Si tratta di un procedimento analogico che è stato definito del CORRELATIVO OGGETTIVO, perché i concetti e i sentimenti più astratti trovano la loro espressione ( correlare significa appunto far corrispondere) in oggetti ben definiti e concreti.

Cfr. Spesso il male di vivere ho incontrato

Quale alternativa e’ possibile al male di vivere?

Per Montale l’unica alternativa alla sofferenza, che tormenta tutte le creature, è una posizione di distacco e di indifferenza, di mancato coinvolgimento che il poeta considera qualità propria della divinità più che dell’uomo.

La ricerca del varco

Nonostante questa amara visione dell’esistenza c’è in Montale il desiderio, l’ansia di trovare un senso all’esistenza, di trovare qualcosa che non sia il meccanico succedersi degli eventi, anche se la ricerca può approdare alla traumatica scoperta del nulla, come essenza della realta’.

Montale esprime questo desiderio con CORRELATIVI OGGETTIVI: l’anello che non tiene, lo sbaglio della natura, il bandolo della matassa,la smagliatura nella rete

La riflessione di montale sul ruolo della poesia nella societa contemporanea

Nell’immediato dopoguerra e, soprattutto a partire dagli anni ’50, è il tema costante della produzione giornalistica di Montale ( nel decennio 1950-60 la poesia di Montale tace)

Montale assiste alla grande diffusione nella società dei mass-media ( in particolare della televisione). Da un lato ciò comportava un allargamento dell’informazione che coinvolgeva una pubblico sempre più ampio,ma dall’altro il poeta era preoccupato dall’abbassamento del livello culturale: l’uomo moderno gli appariva immerso in una palude e bersagliato da una quantità straordinaria di messaggi, spesso contrastanti.

In questo contesto ha ancora senso fare poesia?

Montale crede che nella società di massa, il linguaggio come strumento di comunicazione sia entrato in crisi: è come se ogni parola venisse pronunciata in presenza di un fortissimo rumore di fondo che la sovrasta, la distorce, la rende inutile.

Ma se la parola ha perso importanza che cosa ne sara’ della poesia?

A questa domande Montale dà una risposta nel 1975 quando riceve il Premio Nobel per la letteratura e all’Accademia di Svezia pronuncia un discorso dal titolo significativo: “E’ ancora possibile la poesia?”

La risposta è affermativa ma a condizione che sia poesia inutile.

Montale non solo rifiuta l’immagine tradizionale del poeta-vate, ma anche ogni concezione della poesia come fonte di educazione e di elevazione spirituale .

La poesia deve rinunciare a trasmettere contenuti e messaggi, non è un prodotto che serve. Di fronte all’impossibilità di capire il mistero dell’esistenza, Montale non può che proporre una conoscenza in negativo, priva di certezze e di proposte.

cfr. non chiederci la parola

Non per questo però viene meno la funzione della poesia, ad essa Montale affida il compito di testimoniare la condizione dell’uomo del ’900, senza abbandonarsi ai fin troppo facili cedimenti vittimismi o alla sterile rivolta superomistica.

Rimane intatta la fiducia nella capacità della ragione di continuare a porsi domandi sul significato della vita anche se sa che la ricerca potrà solo portare alla luce i dubbi, le contraddizioni, i limiti della condizione umana.

E’ una poesia che compie il proprio dovere al di sopra e al di fuori di ogni ricompensa.

Quanto al pubblico cui Montale rivolge la propria poesia, si può osservare che il poeta ricerca un’intesa, una solidarietà con il lettore che condivide le medesime problematiche esistenziali del poeta; non a caso i testi di Montale presentano un tono discorsivo e l’interlocutore è spesso identificato con il pronome “tu che predispone ad un rapporto colloquiale. E’ implicito che il lettore ideale per Montale è colui che resiste individualmente alla violenza della massificazione e sa ancora riconoscere la vera poesia.

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