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I limoni ~ Ossi di seppia


Il poeta si rivolge al lettore con il termine “ascoltami”, in forma confidenziale. La sua poesia non è come quella dei poeti laureati (D’Annunzio, Pascoli e Carducci). Li critica perché scrivono versi ricchi di forme auliche, ricercati e classicisti (per dire ciò utilizza nomi di piante ricercati: “bossi, ligustri o acanti”). La sua poesia usa termini tratti da una realtà comune (usa come immagine l’anguilla, i fossi e le pozzanghere, tutti correlativi oggettivi). (Lui non va a cercare giardini con piante rare, ma va dove si reca la gente comune. → è come se fosse il suo manifesto.) Dopo essere passato attraverso i sentieri con le canne ai lati, entra in un orto dove ci sono degli alberi di limoni.
È meglio quando il chiacchiericcio degli uccelli non è presente o sia così lontano da essere inghiottito dal cielo azzurro: si sente allora il rumore dei rami amici (a lui conosciuti) mossi da un leggero vento. Si sente inoltre il forte profumo dei limoni che scende nell’animo come se fosse una pioggia, una dolcezza inquieta (ossimoro). “Qui per miracolo tace la guerra delle divertite passioni, qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza ed è l’odore dei limoni” → è una dolcezza momentanea e che non può durare a lungo. La ricchezza dei poveri, ovvero non dei poeti laureati, non è la ricchezza materiale ma è la ricchezza della natura.
Ora si rivolge di nuovo al lettore: Vedi, in questi silenziosi paesaggi le cose si abbandonano e sembrano vicine a tradire l’ultimo segreto (= rivelino la loro essenza). Allora sembra quasi possibile cogliere il segreto della Natura, andare al di là delle leggi fisiche e deterministiche e scoprire qualcosa di nuovo (tuttavia solo il genio come Einstein e Copernico riescono davvero a scoprirlo). Lo sbaglio della natura è un anello che non tiene, un varco, un passaggio: è il groviglio da sciogliere che finalmente ci permetterà di arrivare alla verità. Lo sguardo osserva attentamente ciò che gli sta intorno, la mente indaga mentre il profumo dei limoni si sente sul far della sera. Sono questi i momenti in cui si vede, anche nell’ombra di un uomo che si allontana, una divinità disturbata dalla nostra presenza.
“Ma l’illusione manca” → l’illusione di potersi abbandonare nell’orto ad aspettare che il mistero del male di vivere ci venga svelato trovando quindi quello sbaglio. Questa illusione non dura a lungo perché si può godere poco del silenzio della natura, poiché questo finisce quando si torna alla citta e alle proprie “divertite passioni”. Nelle città il cielo si mostra soltanto a pezzi tra i cornicioni dei tetti. D’ inverno nelle case aumenta il senso di chiusura e di mancanza di comunicazione da parte delle persone. L’inverno sembra tutto così, ma un giorno dentro ad un cortile chiuso si mostreranno i limoni, gialli (sottolinea il colore perché d’inverno si sente poco l’odore) → il giallo richiama l’estate. Il gelo del clima e il gelo del cuore (quindi il peso della vita che gravava sull’uomo) si scioglie perché i limoni attraverso il loro colore giallo fanno ritornare nel nostro cuore il canto festoso e sonoro della luce del sole. (Vengono associati l’oro, il sole, le canzoni che sono un’analogia con il giallo (sinestesia) che è rappresentato dalle trombe che suonano dentro al cuore canzoni d’oro, felici. Così richiama con la fine tutti i temi delle precedenti strofe. Le canzoni sono quindi simbolo e analogia del cuore.)
Il poeta vuole quindi dire che anche se ti trovi in città d’inverno la natura può ancora mostrarsi ed alleviare dal male di vivere nella sua manifestazione. Ritorna così la speranza e l’illusione trovata nella natura.
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