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Montale: ideologia e poetica


Nelle poesie di Montale si avvertono le influenze del Simbolismo francese, dello sperimentalismo linguistico di Pascoli, della tendenza prosastico-colloquiale dei crepuscolari, del lirismo vociano, del primo Ungaretti. La poetica basata sui valori veri e semplici è invece lontana dall'estetismo di Dannunzio.

“La coscienza del male di vivere”


La prima raccolta di Montale, “Ossi di Seppia” (1925), contiene significative indicazioni sulla poetica
e sulla concezione della vita dell'autore. A differenza di Ungaretti e dei simbolisti, per i quali la poesia era uno strumento per conoscere la realtà, per Montale essa non offrire aiuto all'uomo, può essere solo ricerca ma mai raggiungimento della verità, può rappresentare il dolore e il “male di vivere” ma
non fornire risposte sui “perché” della vita.
Un altro manifesto della poetica di Montale è la lirica “I limoni”, in cui Montale prende le distanze dalla figura del poeta vate e della figura del poeta laureato; ad esse contrappone gli alberi dei limoni che crescono orti, e che così diventano gli oggetti-simbolo di una poesia che aspira alla semplicità.

“La concezione della vita”


Montale respinge i falsi miti e le illusorie certezze di andare oltre le apparenze, vicino in questo percorso sia a Svevo che a Pirandello.
La percezione del “male di vivere” come condizione connaturata all'esistenza ricorda il pessimismo
cosmico di Leopardi, ma in Montale il senso di aridità prevale sul sentimento leopardiano di una
ineluttabile infelicità.
La ricerca del “varco” collega Montale al titanismo di Leopardi, per il coraggio di non distogliere gli occhi dalla reale condizione umana e per la capacità di stare alla disperazione.

“Ossi di seppia”


Il titolo della raccolta “Ossi di seppia” pubblicata nel 1925 e, in edizione accresciuta, nel 1928, esprime il programma di Montale: come il mare abbandona sulla spiaggia i relitti così le sue poesie
esprimono verità negative con un linguaggio semplice e coerente.
I temi sono il male di vivere, la mancanza di certezze (dovuta al periodo storico), l'amore sotto forma di figure femminili, il ricordo che si dissolve come ogni cosa e lo scorrere del tempo.
Le immagini rispecchiano le situazioni emotive e psicologiche dell'io lirico diventandone correlativi oggettivi. Il tentativo di aprire un varco nei momenti di gioia del passato è destinato allo scacco, al fallimento. Alla tematica del male di vivere e della disarmonia della dell'esistenza corrispondono il verso disadorno, le rime imperfette e l'asprezza dei suoni. Il lessico è preciso, spesso tecnico e rigoroso.
Il tono è colloquiale e prosastico, talvolta ironico.

“Le occasioni” (1939)


La raccolta riflette un mutato atteggiamento interiore del poeta, in seguito alle vicende politiche di quegli anni (il fascismo e il nazismo), non c'è più la volontà di aderenza alle cose, di conseguenza il linguaggio poetico è chiuso e difficile. Il tono è colloquiale ma lo stile si innalza, si fa aristocratico e classicistico , la parola si carica di significati allegorici e, talvolta non è immediata la comprensione; la sintassi è di più ampio respiro e la metrica più tradizionale.
Questa raccolta si avvicina avvicina alla corrente ermetica degli anni Trenta, che afferma i valori
elitari della umanistica in opposizione al regime e alla società di massa.

“La bufera e altro”


Montale pubblicò nel 1956 la terza raccolta, La bufera ad altro.
La bufera allude alla Seconda guerra mondiale e alle sue distruzioni, l'angoscia dinanzi all'assurdità dell'esistenza è il tema dominante.
La concentrazione lirica si accentua, le allegorie si infittiscono e la parola diventa più ricercata.
L'intreccio del motivo realistico (fatti storici) e di esigenze metafisiche crea soluzioni plurilinguistiche
(di derivazione dantesca) che affiancano termini quotidiani, tecnici ad altri biblico-religiosi.

“Satura”


L'ultimo tempo della poesia di Montale è rappresentato da “Satura” , cui seguirono Diario del '71 e del '72 e Quaderno di quattro anni.
Satura (1971) comprende centodue liriche (più un testo di proemio) divise in quattro sezioni: Xenia I
Xenia II (scritte tra il 1964 e il 1966), Satura I e Satura II (scritte tra il 1968 e il 1970).
Il tono prosastico del “diario” oscilla tra il colloquio sereno della sfera privata (della Xenia) e l'ironia nei confronti dei miti degli anni Settanta (consumismo, mass media) e dell'appiattimento dei valori che rischia di travolgere la stessa poesia (in Satura I e Satura II).
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