Questionario

1. Cause della carestia e sollevazione popolare. Qual è il giudizio del Manzoni sul provvedimento di Ferrer? Perché la “meta” è insostenibile? Ironia nella descrizione dell’operato della “giunta” e, in genere, sull’operato delle autorità politiche ed amministrative.
La sollevazione del popolo milanese e causata dalla carestia, dovuta agli scarsi raccolti e allo spreco nella guerra in corso nel Monferrato e in particolare dal rincaro del prezzo del pane, a seguito dell’imposizione, da parte del vicegovernatore Ferrer, di un calmiere (o “meta”), inferiore al prezzo di mercato. Innanzitutto la similitudine del provvedimento di Ferrer con una donna che per apparire più giovane modifica l’atto di nascita, fa sì che la manovra di Ferrer sia assimilabile ad un capriccio. Inoltre, il calmiere era una misura condannata dalle teorie liberiste del Settecento, condivise dallo scrittore, secondo le quali le leggi del mercato per loro natura tendono all’equilibrio e non c’è pertanto bisogno di un’azione violenta come il calmiere.
Il governatore, Don Gonzalo, viene informato dai decurioni di quanto sta succedendo a Milano e costui decide di nominare una giunta per stabilire il da farsi. Ed è a questo punto che si inserisce l’ironia del Manzoni. I componenti della giunta passano il tempo a farsi riverenze, complimenti, preamboli; tergiversano, sospirano e alla fine arrivarono alla conclusione unanime di aumentare il costo del pane. L’ironia scaturisce dal fatto che coloro che detengono il potere indugiano, perdono tempo e la politica diventa una sorta di rituale da salotto. A questo proposito possiamo notare il registro linguistico, elegante e ricco di allitterazioni come sospiri/sospensioni.

2. Esposizione dei fatti e giudizio morale dell’autore nella narrazione dell’evento storico.
Il fatto storico si riferisce a quanto successo l’11 novembre 1628 e lo scrittore si sofferma a descrivere le cause della carestia. Per due anni consecutivi il raccolto era stato scarso. Le stagioni non favorevoli e lo sperperio di denaro per sostenere la guerra di successione al ducato di Mantova e per il possesso del Monferrato, avevano accentuato la carestia e con esso il rincaro dei generi alimentari di prima necessità. Come succede sempre, quando il rincaro oltrepassò un determinato livello, la maggior parte del popolo cominciò a convincersi che la situazione era causata dagli intercettatori e dai fornai che tenevano nascosto il grano per cui esso cominciò a chiedere ai governanti di prendere delle misure in merito. Il governatore di Milano, don Gonzalo Fernandez, era occupato nell’assedio di Casale nel Monferrato e faceva le sue veci il cancelliere spagnolo Ferrer. Egli fissò il prezzo del pane, ritenuto giusto se il grano fosse stato venduto a trentatré lire al moggio, mentre in realtà veniva venduto anche a ottanta. Il popolo vedendo che il suo desiderio era stato esaudito si riversò immediatamente ai forni per acquistare il pane al prezzo stabilito da Ferrer. I fornai non mancarono di far sentire le loro rimostranze a Ferrer che, tuttavia rimase fermo nella sua decisione. Dei fatti fi informato il Governatore il quale decise di formare una commissione con l’obiettivo di studiare il problema e decidere il da farsi. Alla fine fu stabilito che il prezzo del pane doveva subire un rincaro. I fornai trovarono una boccata d’aria in questa decisione mentre il popolo andò su tutte le furie. Lo scrittore non si limita a raccontare i fatti, ma interviene esprimendo un giudizio sulle iniziative prese dai governanti. Innanzitutto, non approva la “meta” emanata da Ferrer. A seguito di un prezzo calmierato, i forni subivano un ingente danno economico perché compravano la farina a prezzo di mercato, ma erano costretti a vendere il pane ad un prezzo imposto. Manzoni esprime anche un giudizio morale sulla commissione formata dal Governatore: i componenti della giunta sono degli inetti, tergiversano e alla fine prendono la decisione più scontata. Anche il Governatore è un inetto e incapace di gestire il potere nell’interesse del popolo. Egli è assorbito in una guerra di prestigio ed è assente dalle sue responsabilità civile. Anche Ferrer è incapace e prende un’iniziativa contraria alle più accreditate teorie economiche del tempo.

3. Elencare tutti i passi del romanzo dal cap. I al cap. XII in cui si fa cenno alla carestia, sia direttamente che indirettamente
Cap. II: accenno alle condizioni economiche di Renzo che sono discrete, nonostante la carestia incalzi
Cap. III: colloquio fra Agnese, Lucia e fra’ Galdino: visti i tempi la questua è sempre più scarsa
Cap. IV: Padre Cristoforo che osserva il paesaggio mentre si reca al palazzotto di don Rodrigo in cui si osservano i segni della carestia
Cap. V: la conversazione fra don Rodrigo e i suoi commensali
Cap. VI: la cena di Tonio con la sua famiglia: un tombolo di polenta da dividere fra tante bocche affamate
Cap. VII: l’oste del paese e i suoi scarsi clienti
Cap. IX. La Monaca di Monza lascia intendere che vista la scarsità dell’annata al convento non sarebbe stato opportuno assumere una persona nuova in sostituzione della fattoressa che se ne era andata.

4. La topografia della città di Milano
Tutti gli avvenimenti narrati nel cap. XII si svolgono a Milano, di cui lo scrittore ci fornisce dei dati topografici ben individuabili.
Il popolo in rivolta si avvia verso il forno delle crucce, nella strada chiamata la Corsia dei Servi, odierno Corso Vittorio Emanuele. Dopo l’assalto a questo forno, la folla si dirige verso una piazzetta non molto distante che si diceva ci fosse un altro forno preso d’assalto. La piazzetta è piazza Cordusio verso cui anche Renzo si dirige. Per arrivarci, Renzo, in coda alla folla, prende la via denominata Pescheria Stretta e attraversa Piazza dei Mercanti, passa davanti al collegio dei dottori e alla statua di Filippo II re di Spagna Ovviamente Manzoni parla della Milano del Seicento, diversa da quella attuale: a quel tempo la piazza del Duomo era molto più ridotta, perché chiusa da entrambe le parti da costruzioni che oggi non esistono più. La via di Pescheria Vecchia si stendeva all’incirca fra l’attuale arco della galleria Vittorio Emanuele, fino all’incrocio con via Mengoni e la piazza dei Mercanti comprendeva anche la via Mercanti. Il collegio dei dottori esiste ancora , ma la statua di Filippo II è stata sostituita da quella di Sant’Ambrogio. Successivamente, la folla si dirige verso l’abitazione del vicario per saccheggiarla.

5. Dimostrare come la folla in rivolta, in definitiva danneggia se stessa.
Questo concetto è espresso con chiarezza, con il caratteristico buon senso di un contadino, da Renzo quando afferma “”Se concian così tutti i forni, dove voglion fare il pane? Ne’ pozzi?” Manzoni descrive la folla come un gruppo di bestie affamate e prese dalla rabbia. Inizialmente, il motivo della rivolta è giusto: manifestare per la scarsità del pane, ma mano che la storia avanza, la moltitudine assume un comportamento sempre più irrazionale che arriva a distruggere ciò che sta alla base del sostentamento: la farina viene sprecata e i mezzi di produzione del pano sono distrutti. Pertanto la situazione non fa altro che peggiorare per opera della stessa folla. Su tutto questo si ha l’ironia dello scrittore quando sostiene che il popolo credendo di fare i propri interessi, in realtà danneggia se stessa.

6. Metafore e similitudini tratte dal mondo animale nella descrizione della folla
Nella descrizione della folla in rivolta, esiste un continuo richiamo al comportamento tipico degli animali. A seguito della decisione della giunta, convocata da Don Gonzalo, di aumentare il prezzo del pane, “i fornai respirarono; ma il popolo imbestialì”. Alla vista dei primi rivoltosi che si impadroniscono di alcuni pani, coloro che non hanno avuto nulla si muovono “a branchi”, come se fossero lupi affamati. I cassoni pieni di pane sono paragonati ad una “preda” e davanti al forno preso d’assalto si formano due code: una che esce con il bottino, definito “preda”, come un animale che rientra dopo aver cacciato e l’altra composta da colore che hanno l’obbiettivo di accaparrarsi la preda. Pertanto, si può affermare che nella descrizione della folla in rivolta le parole calde, ossia più significative, sono preda, branco, ronzio, brulichio (che sono i rumori che fanno gli animali) ,

7. Esaminare il discorso del capitano di giustizia: rilevare il suo appello alle varie autorità, sottolineare il tono paternalistico e evidenziare l’emergere del suo pensiero autentico.
Il capitano di giustizia era la massima autorità di polizia dello stato di Milano. Egli cerca di rabbonire la folla e soprattutto di farsi intendere con le stesse espressioni, più volte ripetute e appartenenti ad un registro linguistico molto elementare. Nei confronti del popolo rivolta lancia un appello con un tono paternalistico quando più volte chiama i rivoltosi “figlioli” e li esorta ad andare a casa. E continua facendo appello al timor di Dio, alla buona reputazioni che i Milanesi hanno e soprattutto a quello che potrebbe pensare il re di quanto sta succedendo. In realtà, il capitali è spaventato fino a perdere il respiro. Lo stile del discorso cambia improvvisamente, rivelando così il vero pensiero dell’uomo quando viene colpito alla fronte da un sasso e si lascia scappare più volte il termine “canaglia”.

8. La similitudine dell’acqua per descrivere il popolo in rivolta
All’inizio le persone che si radunano a poco a poco sono paragonaste a gocce d’acqua che confluiscono in fondo allo stesso pendio. La situazione che sta degenerando è paragonata all’acqua che sta diventando torbida e coloro che amavano pescare nel torbido contribuivano a renderla ad intorbidirla ancora di più. La folla che si fa avanti a spintoni per prendere il forno d’assalto è simile alle onde del mare che spingono una contro l’altra e così avanzano. I rivoltosi che entrano nella bottega costituiscono ormai un torrente umano che penetra attraverso ogni apertura come fa una sostanza liquida. Infine, la folla che si agita e si muove richiama una burrasca per evidenziare il comportamenti irrazionale e la potenza difficilmente controllabile di una massa furiosa.

9. Il “buon senso” di Renzo
Durante la sommossa che vede il punto centrale nell’assalto al forno delle crucce, Renzo osserva i fatti con gli occhi di colui che, pur essendo ingenuo in quanto proveniente dalla campagna, sa prendere le distanze. Egli dimostra di avere un forte senso della giustizia, è solidale con il popolo che non ha da mangiare, ma non giustifica la violenza. In pratica rivela di essere molto più intelligente ed equilibrato della folla perché non si lascia trascinare dalla violenza cieca. Soltanto in seguito darà prova di una grande imprudenza quando, ubriaco, si lascerà andare a certi discorsi troppo eversivi che rischiano di esse la causa della sua rovina.

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