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Frate Cipolla

Si tratta di una delle novelle più famose e divertenti del Decameron ed é tratta dalla sesta giornata( il cui tema è incentrato sui motti spirito grazie ai quali si possono evitare danni o umiliazioni). Il protagonista,frate Cipolla, è uno dei personaggi più arguti di tutta l'opera, dotato di una trascinante e spassosa eloquenza. Per raggranellare offerte più consistenti, egli promette agli ingenui abitanti di Certaldo di mostrare loro una reliquia eccezionale: niente meno che una penna dell'arcangelo Gabriele! Ma due armo del religioso, astuti, buontemponi, gli giocano un tiro mancino . Come se la caverà frate Cipolla? Boccaccio appunta la sua bonaria ironia sullo straordinario sviluppo del culto delle reliquie (resti del corpo di un santo oppure oggetti o indumenti appartenutigli) presso la mentalità popolare del suo tempo .Poiché alle reliquie si attribuivano virtù miracolose, esse divenivano spesso motivo di fanatica superstizione, sfruttata da religiosi senza scrupoli per far man bassa di elemosine.

L'episodio si articola su tre fondamentali momenti narrativi: nella macrosequenza iniziale frate Cipolla annuncia alla folla l'esposizione della reliquia costituita dalla penna dell'arcangelo Gabriele; la macrosequenza successiva s'incentra sul furto della penna e sulla realizzazione della beffa, con la sostituzione della reliquia; nella terza macrosequenza assistiamo al secondo eloquente discorso del frate che volge a suo vantaggio la situazione imprevista,sottolineandone l'aspetto miracoloso. Le tre macrosequenze sono legate da un unico filo conduttore: delineare progressivamente l'arte di frate Cipolla, cioè la sua capacità di convincere, attraverso il fascino delle parole.

La novella ha per tema la pronta trovata, cioè un'invenzione arguta dell'intelligenza che può trarre d'impaccio da situazioni incresciose. Sebbene la vena umoristica percorra l'intero racconto, tuttavia la comicità scaturisce soprattutto nella terza macrosequenza, dove gli sproloqui e le assurdità pronunciate dal frate rendono esilarante il suo discorso.

Il testo costruito dal Boccaccio non ha, tuttavia, soltanto lo scopo di far ridere: esso tratta problemi molto più seri, come il genere di religiosità che caratterizza il popolo, spesso troppo credulone, il valore e l'autenticità delle reliquie, il rapporto tra ministri di Dio e fedeli. A proposito dei rappresentanti del clero, lo scrittore, tracciando il simpatico ritratto del rubicondo e allegro frate, ne sottolinea le caratteristiche più umane. Il suo intento non è quello di esercitare una critica severa, visto che proprio attraverso tali peculiarità il frate stabilisce un rapporto di comunicazione con il popolo, ma una bonaria presa in giro, quasi egli volesse sottolineare che l'ascesi non è una caratteristica comune negli uomini, chiunque essi siano.

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