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Decameron - Proemio



Il Decameron inizia con la frase: “umana cosa è aver compassione degli afflitti”. Nel proemio si delineano i motivi che caratterizzano l’intera opera:
• Vuole giovare a coloro che sono afflitti da pene d’amore, e in particolare le donne, facendole dilettare con dei racconti e dando loro utili consigli. Vuole fare questo perché anche lui ha sofferto per amore e dice che è stato consolato da “piacevoli ragionamenti d’alcun amico”, cioè è stato distratto dalle sue sofferenze d’amore da alcuni racconti piacevoli, divertenti che gli aveva fatto qualche suo amico.

• Il pubblico è un pubblico di donne che amano. Esse amano di un amore cortese, puro, nobile, un nobile sentire, un costume civile. Dice anche che pur non essendo quella del Decameron una letteratura di professione non rinunciò però ad uno stile raffinato ed elegante. Nella quarta giornata, quando viene accusato di essersi allontanato dalle muse, dice che le donne sono muse e che quindi non ha rinunciato alla dignità letteraria e non si è allontanato né dalle muse né dal monte Parnaso. Alla fine la sua fonte di ispirazione sono le donne e anche le muse sono donne, quindi non ha rinunciato a uno stile letterario degno.
• Il fine del Decameron è un’ammenda al peccato di fortuna. La fortuna è la sorte, il destino e il Decameron vuole presentarci come l’uomo abbia la capacità di superare le avversità che la fortuna mette sul suo cammino ed imporsi sulla realtà che è regolata dalla fortuna. Tutto il Decameron è basato su questi due concetti: la fortuna e l’industria. La fortuna è la sorte, la "tuke" greca. È quello che ci capita, che è estremamente variabile. I greci dicevano: “gli uomini progettano e gli dei sorridono” (perché tanto sanno che la sorte cambia tutto quello che noi progettiamo), riferendosi a quando il caso ribalta i piani degli uomini. Alla sorte l’uomo può rispondere con l’industria, cioè la capacità di superare le difficoltà, di imporsi sulla realtà, di essere più forte della fortuna. Questo concetto è tipico della mentalità del ceto mercantile: i mercanti partivano per viaggi lunghissimi, in terre sconosciute. C’era l’idea dell’avventura, di superare le avversità, del muoversi continuamente, del darsi da fare, il cercare di arricchirsi, l’attività incessante, cercare nuovi porti etc… è proprio l’industria, la capacità di muoversi in una realtà che può presentare degli imprevisti, dominata dal caso.
• Alla base del Decameron c’è comunque il tema amoroso, che è spesso licenzioso. Nella quarta giornata e nella conclusione, in cui l’autore interviene personalmente, Boccaccio dice che la letteratura deve essere libera dai moralismi e incentrata su una concezione naturalistica, cioè che bisogna assecondare gli istinti naturali dell’uomo, tra cui la sessualità. La letteratura deve essere dunque LAICA E MONDANA. Siamo lontanissimi da Dante, ormai abbiamo superato completamente la dimensione medievale e ci stiamo avvicinando all’umanesimo.
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