Boccaccio

VITA

Boccaccio nacque nel 1313 probabilmente a Certaldo e trascorse la sua giovinezza presso la corte di Roberto D’Angiò. Si trasferì, infatti, insieme al padre a Napoli. Il padre lavorava in banca, ma a causa della crisi finanziaria attraversata dal mondo bancario in quel periodo, dovette lasciare Napoli per trasferirsi a Firenze, città all'epoca molto ricca. Negli ultimi anni della sua vita si ritirò a vita privata, stabilendosi a Certaldo.


FORMAZIONE CULTURALE
Bocacccio non studiò all'università, ma grazie al suo estro creativo riuscì ad eccellere in campo letterario. Il suoi modelli di riferimento in ambito letterario furono Dante Alighieri e Francesco Petrarca da cui trasse ispirazione. Al centro della sua riflessione molto spesso compariva la figura del mercante che aveva tutte le qualità che lo scrittore riteneva importanti per l'individuo: l’intelligenza, l’astuzia, l’arguzia e la furbizia. Nelle sue opere egli rappresentava anche la vita di corte, la raffinatezza e la cultura dei cortigiani. Le sue opere letterarie erano divise in due categorie: le opere napoletane e le opere fiorentine.

Egli si ispirava alla letteratura cortese, cavalleresca (il ciclo carolingio, il ciclo bretone e i cantari popolari), alle opere di Dante, alle opere classiche latine di cui approfondì la conoscenza grazie all'amico Francesco Petrarca. Uno degli elementi che emergeva nelle opere letterarie di Boccaccio era l'interesse per la realtà umana (l'immanente). Tre erano gli elementi più importanti per Boccaccio:
1. FORTUNA (caso): Era un’entità astratta che determinava e condizionava la vita dell’uomo. Era così determinante fin dalla nascita, perché questa stabiliva il luogo e le circostanze di nascita dell’individuo, e lo era ancora nel corso della vita, perché decideva in qualsiasi momento le sorti di una persona. In conclusione determinava e condizionava la vita dell’uomo.
2. NATURA: Intendeva il CARATTERE, la VIRTÙ e la FORZA di un uomo ed era importante rispetto alla fortuna, poiché egli non era completamente dominato da quest’ultima. Grazie alle tre componenti della natura, l'uomo poteva modificare la sua fortuna e diveniva artefice del suo destino. La natura, per Boccaccio, coincideva con le pulsioni, le forze istintive dell’uomo. All’interno della natura rientrava un altro importante concetto, l'amore.
Egli considerava l’amore come una pulsione, il cui dominio si attuava attraverso un’elevazione spirituale, e come una forza istintiva ed innata, innescata nell’uomo. Contraddistinse quindi due tipi d’amore: l'amore erotico, basato sui sensi ed un amore che doveva dominare l’istinto dell’individuo, controllando le pulsioni attraverso l’esercizio della virtù, della gentilezza e della cortesia.
Egli attuò una grande rivalutazione, particolarmente nel Decameron, della figura femminile che rivestiva un ruolo importante e fondamentale nella società. Le donne, con la loro grazia, riuscivano ad ingentilire tutto ciò che le circondava.
3. INGEGNO: Corrispondeva all’intelligenza, alla capacità speculativa e alla capacità di pensare e di agire dell’uomo, basato sulla razione. Si manifestava nell’astuzia, infatti, in molte novelle del Decameron prevaleva la tematica della beffa, in cui alla base vi era la capacità di alcuni uomini di volgere situazioni negative a loro vantaggio. L’ingegno era anche la capacità di arricchirsi e la saggezza, consistente nel saper usare sapientemente un dono fondamentale dell’uomo, riconoscibile nella parola.
Il concetto della fortuna era intermedio tra la visione medievale, prettamente provvidenziale, sorpassata dal Bocaccio e quella umanista. Ancora la visione della realtà risultava essere prettamente laica. Egli optò per una separazione tra la sfera trascendentale e divina e quella laica ed immanente. Poiché l’uomo non poteva conoscere a fondo Dio, ma poteva crederci soltanto per fede, non doveva proprio applicarsi nella sua conoscenza.
Boccaccio visse in un'era di transizione, caratterizzata dal passaggio dal misticismo medievale (proiettato nella sfera divina) all’umanesimo (proiettato nella sfera immanente dell’uomo).

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