Giovanni Boccaccio


Giovanni Boccaccio nacque nel 1313 a Certaldo (FI), figlio illegittimo del mercante Boccaccino di Chellino, che provvide subito ai primi studi. Quest’ultimo si trasferì a Napoli come socio della banca fiorentina dei Bardi, che finanziava la corte angioina e ne amministrava gli affari. Poiché intendeva indirizzare il figlio verso la sua stessa professione, lo portò con sé per fargli fare pratica mercantile, dove rimase sino al 1340/41. Al banco ebbe modo di entrare a contatto con diverse persone quali mercanti, avventurieri, gente di mare… Inoltre grazie alla professione del padre poté partecipare alla vita raffinata dell’aristocrazia e della ricca borghesia napoletane. In questo periodo si iniziano ad evidenziare due caratteri importanti:
-l’aspetto borghese, riferito alla realtà concreta della vita sociale ed economica;
-l’aspetto cortese, riferito ad un mondo splendido di costumi signorili e di nobili comportamenti.
In quegli anni conosce il fascino cortese e si appassiona ai classici latini e ai classici nuovi come quelli di Dante e Petrarca; inoltre inizia a sperimentare generi e forme diverse. Giovanni è costretto a tornare a Firenze, nonostante non abbia provato a restare nelle corti come sistemazione temporanea e non ci sia riuscito, a causa di una crisi della banca dei Bardi nel 1340. Nel 1348, tornato a Firenze, convisse con la peste. La su evoluzione letteraria ebbe inizio anche grazie all'influenza dell’amico Petrarca, considerato da lui un maestro, con cui si scambiava lettere, libri e varie informazioni; così coltiva un tipo di letteratura più solenne e moralmente impegnata. Il suo travaglio religioso ebbe anche a causa di quest’amicizia e nel 1360 il papa lo autorizza ad avere cura d’anime, dichiarandolo “chierico”. La crisi spirituale venne accompagnata da una crisi politica tra cui una congiura nel 1360 che coinvolse amici di Boccaccio, mettendolo in cattiva luce ed esonerandolo da tutte le cariche pubbliche che ricopriva. Nel 1363 Boccaccio si trasferì a Certaldo dove medita, studia,… Nel 1365 riottenne le cariche a lui sottratte e trasforma casa sua in un circolo di intellettuali che saranno i padri fondatori dell’umanesimo italiano. Muore nel 1375.

Decameron


Il Decameron è una raccolta di cento novelle scritta tra il 1348 e il 1353 all'interno di una cornice narrativa. Parla della storia di sette fanciulle e tre giovani che durante la peste, arrivata a Firenze nel 1348, scappano dal contagio ritirandosi in campagna. Si ritrovano così a trascorrere le giornate in tra banchetti giochi e balli e decidono di occupare un po’ di tempo per giornata per raccontare una novella ciascuno: ogni giorno viene eletto un re a cui tocca scegliere un tema per i narratori; uno di essi, Dioneo, può andare fuori tema; due giornate, la prima e la nona hanno un tema libero. Durante la narrazione della novella possono inserirsi i commenti degli uditori ed ogni giornata è chiusa da una conclusione, in cui è inserita una ballata cantata a turno da uno dei giovani. La narrazione avviene in 10 dieci giorni, in greco "Decameron".

Proemio


Il libro si apre con un proemio nel quale l’autore giustifica le motivazioni per le quali lo scrisse e afferma alcuni propositi per aiutare coloro che sono afflitti da pene d’amore, deliziandoli e rallegrandoli con piacevoli racconti. Dal proemio si può evidenziare il tipo di pubblico cui vuole rivolgersi l’autore: le donne, in particolare “quelle che amano” (cortese); perciò il pubblico di Boccaccio non è un pubblico di letterati di professione, anche se il suo linguaggio può lasciar pensare il contrario. Sempre nel proemio, spiega che il riferirsi alle donne non è del tutto casuale: si riferisce a loro per:
-il peccato della fortuna: secondo l’autore la donna viene distratta maggiormente dalle pene d’amore a differenza degli uomini che nella loro vita hanno pure il gioco, il commerciare, … così Boccaccio cercare di indirizzare le donne con alcuni consigli per alleviare la sofferenza. Il Decameron si basa quindi sulle capacità di superare le avversità, del modo di vivere la realtà regolata dalla Fortuna;
-il motivo amoroso: questo aspetto susciterà un piccolo malcontento del pubblico e per questo motivo l’autore rivendicherà il suo diritto ad una letteratura libera degli impacci moralistici, e del tutto laica e mondana.

La peste e la cornice


La narrazione ha inizio con una descrizione della peste che colpisce Firenze, alla quale i dieci giovani sfuggono andando in campagna. Boccaccio risulta angosciato dall'infrazione di norme sociali, civili, ed ai costumi per i quali lui ha un vero e proprio culto. Mentre la fuga dei dieci ragazzi secondo norme precise, rimettono la pace, nel brano, dal punto di vista sociale. La CORNICE è dunque un elemento essenziale del libro, poiché indica l’osservazione degli ostacoli che la natura e la fortuna oppongono all'esistenza umana e la celebrazione della forza e dell’intelligenza dell’uomo. La serenità presente nella cornice fa riferimento alla fiducia boccacciana nel vivere una società reale in armonia, lontana dal caos. La contrapposizione tra cornice e novella caratterizzano il Decameron:
1) la cornice è caratterizzata da un ideale signorile di armonia ed equilibrio (mentalità distaccata e serena); mentre nelle novelle prevale l’energia dinamica e l’azione;
2) nella cornice è presente un ideale di uniformità degli spazi e di condizioni sociali: mentre nelle novelle è presente un mondo vario e multiforme.
Quindi alla realistica attenzione al concreto si affianca un bisogno di idealizzazione.

Concetto di industria


Secondo Giovanni Boccaccio, l'industria è l'abilità di superare ostacoli e di trarsi fuori da situazioni difficili grazie alla prontezza dell'ingegno e grazie alla capacità di dominare la realtà, di plasmarla a proprio favore con la parola (abilità nel dire).

Concetto di fortuna


Per Giovanni Boccaccio la fortuna è una forza che opera casualmente o attraverso le leggi della natura e gli istinti che dominano l'uomo.
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