Ilaaa96 di Ilaaa96
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Nasce nel giugno o luglio del 1313 a Certaldo, è figlio illegittimo riconosciuto da Boccaccino di Chellino (banchiere, mercante). Trascorre a Firenze gli anni dell’infanzia e della scuola, proprio a questi anni risale l’incontro con Dante che scompare di lì a poco, nel 1321. Intorno al 1327-28 viene mandato a Napoli dove è introdotto alla pratica mercantesca e bancaria, trova facile accesso alla corte del re Roberto d’Angiò; tra il 1330-31 e il 1334 viene avviato agli studi di diritto canonico. Il periodo napoletano, fino al 1340, rappresenta una fase cruciale nello sviluppo della vocazione letteraria di Boccaccio. A questo periodo risale anche la prima produzione letteraria, sotto il segno di Fiammetta, nome fittizio di una donna amata dal poeta. Nell’inverno del 1340-41 deve rientrare a Firenze passando dai fasti di una corte regale alla vita del Comune. Boccaccio si muoveva tra Firenze e la Romagna nel 1348, però quando la peste nera giunge in Toscana lui si trova certamente a Firenze. Questa devastante epidemia di peste rappresenta per Boccaccio uno spartiacque, sono gli anni in cui lavora al Decameron, che prende forma definitiva tra il 1349 e il 1351. In essa confluiscono figure, simboli e temi dell’esperienza di Boccaccio, ma rielaborati. Vi confluisce anche la realtà urbana fiorentina attraversata da una crisi economica. È chiamato ambasciatore per il Comune di Firenze: tra il 1350 e il 1365 lo ritroviamo a Forlì, Ravenna, Padova e in due occasione ad Avignone. Al 1350 risale un incontro con Petrarca e l’anno seguente Boccaccio è ospite a Padova di Petrarca che gli fa conoscere le sue opere. Nel 1359 si incontrano a Milano a casa di Petrarca. Nel 1362 Petrarca ospita a Venezia Boccaccio e si vedono per l’ultima volta a Padova nel ’68. Nel 1362 Boccaccio si ritira nella sua casa a Certaldo. Nel 1360 era diventato chierico e a Certaldo matura un impegno religioso e morale. Le sue prospettive culturali si fanno ampie, egli è addirittura spinto ad apprendere il greco. Nel 1373 si dedica alle esposizioni sulla Comèdia di Dante, ma le interrompe per motivi di salute. Muore a Certaldo il 21 dicembre 1375. Il Decameron esprime la complessità e la forza della società e della cultura borghese comunale. Boccaccio incarna un modello di intellettuale che in sé contiene tre modelli culturali: aristocratico-cortese, borghese-comunale e umanistico. All’arte del racconto sono improntate esperienze letterarie di Boccaccio. Nell’ambiente culturale napoletano Boccaccio matura l’interesse per una prosa narrativa.

E un’opera organica, propone di ricercare un’armonia nel caos della peste. Tre sono i momenti significativi: il dibattito nella prima giornata affrontato dalle donne novellatrici; la dichiarazione di poetica in difesa della poesia e del proprio pubblico femminile, nell’introduzione alla 4° giornata; la conclusione dell’autore, in cui Boccaccio difende la propria scrittura. Nel 1348 la peste nera si diffuse a Firenze, motivo per cui Boccaccio decide di scrivere. Diventerà il primo grande libro della narrativa occidentale moderna. Inizia a scriverle dopo il suo arrivo a Firenze da Napoli, tra il 1340 e il 1341, ma si dedica con intensità tra il 1346 e il 1348. Tappe della composizione: Dal 1340-41  scrittura singole novelle, raggruppamento per tema; Tra il 1342 e il 1349  costituzione delle 10 giornate; Tra il 1349 e il 1351-53  scrittura singole novelle, invenzione cornice, composizione del libro. Venne identificato a metà del 900 un autografo (manoscritto redatto dall’autore). Avevano fatto sì che a trascriverla non fossero gli amanuensi, ma i mercanti che si improvvisavano copisti. Ha come precedente il Novellino. Esiste un precedente di novelle inserite in una cornice nel libro dei 7 savi. La suggestione del raccontar novelle per neutralizzare un ostacolo mortale è riconducibile in particolare alle Mille e una notte. Boccaccio utilizza fonti scritte diverse che vanno dall’exemplum alla leggenda, dalla vida provenzale al miracolo. Non manca l’apporto dei testi medici e scientifici. Il vero movente è l’epidemia di peste del 1348 e viene indicata come un orrido cominciamento. La vicenda si apre su uno scenario di morte collettiva, riconducibile a un evento storico documentato. Il racconto della peste è un topos della tradizione occidentale. Boccaccio conosce il De rerum natura che si chiude sullo scenario inquietante e terribile della peste ad Atene. L’esperienza offre a Boccaccio l’occasione per riflettere sulla disgregazione e il disordine profondo causati dalla malattia e dalla paura del contagio. Il termine cornice è in realtà improprio perché sembra alludere a qualcosa di accessorio, è invece una vera e propria storia portante. La vicenda ha come protagonisti 10 nobili giovani fiorentini (7 ragazze e 3 ragazzi), che per sfuggire al contagio, stabiliscono di ritirarsi nel contado: lì organizzano le loro giornate (10 in tutto). Un’esperienza all’insegna dell’intrattenimento piacevole, perché ordinato e regolato. Un posto tra le attività delle giornate è riservato al racconto di novelle. La peste stessa, causa ed effetto di disordine portatore di distruzione e di morte è per i novellatori un’occasione educativa. È emblema di una crisi profonda. Il libro si chiude con la rassegnata constatazione che nulla è cambiato. Se il caos è la peste e il cosmo il novellare, la norma resterà alla fine quella caotica. È questo l’aspetto più inquietante del libro. Il Decameron è organizzato in una architettura interna, essa si articola intorno ai numeri-simbolo 10 (e 100), 7 e 3 (numero complessivo dei ragazzi 10, 7 ragazze e 3 ragazzi, numero delle giornate, 10). Come dichiara il titolo il libro si divide in 10 parti, corrispondenti alle 10 giornate. Le giornate prevedono un tema specifico, mentre la 1° e la 9° giornata sono a tema libero. Ogni giornata si apre con una introduzione breve e prevede una conclusione articolata. L’attività del novellare inizia il mercoledì tra l’ora nona e l’ora di cena. La narrazione viene sospesa di venerdì, sabato e domenica. C’è simmetria per chi racconta: 3 donne e un uomo, 2 donne e 1 uomo, 2 donne e 1 uomo. Sono seduti in cerchio, il primo e l’ultimo a narrare sono maschi. La simbologia diventa linguaggio quotidiano. Le singole giornate sono introdotte da una rubrica: breve testo che indica il tema della novella. La 1° giornata è a tema libero.

La 2° ha il tema della fortuna.
La 3° è dedicata all’industria (intesa come capacità d’iniziativa), è assente il senso di sofferenza psicologico-esistenziale.
La 4° amore tragico (tormentato dalla gelosia, fonte di sofferenza e angoscia)
La 5° amore a lieto fine (al registro tragico si sostituisce quello comico)
La 6° è dedicata ai motti, battute di spirito. (considerato come arte della parola)  uso del linguaggio: esperienza su cui si basa la conoscenza della vita.
La 7°/8° torna il tema dell’amore (conquistati tramite beffe) per accentuare la comicità sono presenti personaggi come: il prete che verrà punito, il marito geloso e sciocco, la donna con istinto sessuale.
9° tema libero
10° difficile definire il tema. I novellatori entrano in gara.
È importante il ruolo assegnato nel libro alla donna viste come interlocutrici privilegiate. È simbolo di un ideale di letteratura e di poesia. Sono muse in quanto la loro capacità di ispirare poesia è concreta. Sono le donne a privilegiare la virtù nell’uomo.

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