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Biografia di Boccaccio

Nasce nel 1313, dante muore nel 1321, sono di epoche diverse, la visione del mondo è diversa.
Nella prima parte della vita non abbiamo molte informazioni, non fu importante come dante fino ad un certo punto della sua vita. Ci rifacciamo dunque alla sua stessa autobiografica, che però fu fantasiosa: diceva di essere nato a Parigi e figlio di una principessa persiana fuggita dal suo regno.
Il luogo di nascita è dunque incerto, sappiamo però che nasce nel 1313: forse nacque a Certaldo, vicino a Firenze, perché a un certo punto della sua vita si rifugia nella villa dove dice di aver passato la sua infanzia. È figlio illegittimo di un mercante e di una cameriera, ma il padre lo riconosce e viene cresciuto come figlio legittimo. Il padre vorrebbe avviarlo al suo stesso lavoro, tanto che nel 1327 lo porta con se a Napoli. Il padre di Boccaccio viene assunto presso la banca dei Bardi (crisi che vive nel 1300, diversi prestiti non pagati da sovrani europei, anche la corte angioina aveva usufruito (1260 prendono meridione)). Boccaccio frequenta dunque la corte angioina mentre si trova a Napoli: la banca ha una filiale a Napoli perché gli angioini erano in forte relazione con i banchieri dei Bardi. Il padre l’aveva portato perché sperava che imparasse a lavorare in banca, ma Boccaccio non ha alcuna propensione per l’economia, e passa il tempo nella corte; si dice che abbia avuto delle relazioni con alcune cortigiane, sicuramente faceva una vita di svaghi, ed era già un bravo scrittore: componeva poesia prevalentemente in latino ed era apprezzato a corte. Napoli dava la possibilità di avere uno sguardo su tutti gli strati della popolazione: convivevano a poca distanza la corte angioina e i quartieri più degradati: Boccaccio scrive nella sua autobiografia e ne Decameron (novelle che si riferiscono a quartieri più degradati, altre che si riferiscono all’aristocrazia) che avrà rapporti un po’ con tutti gli strati, osservava, conosceva la vita del popolo, della borghesia e degli aristocratici.

Nel 1340 comincia la crisi: la banca dei Bardi chiude, e nel 1341 il padre e Boccaccio si ritrasferiscono a Firenze. Tra il 1341 e il 1361 sarà a Firenze: ci sarà la peste, che cambia la visione del mondo di Boccaccio (Nel Decameron è fondamentale), e per colpa della quale perderà i genitori; dopo la peste Firenze cerca di rinascere, perciò cerca nuove persone che lavorino per il comune, e Boccaccio era chiamato per le missioni diplomatiche (incontri con altre corti europee o italiane), poiché intellettuale e grande conoscitore del latino. Nel 1361 vi è una sommossa contro il comune di Firenze e Boccaccio viene accusato di essere uno dei cospiratori (mai provato), quando in comune ci sono i guelfi neri che impongono leggi dure, secondo le quali solo i più ricchi potevano accedere all’amministrazione comunale. Lui è costretto a ritirarsi dalla vita di Firenze, perciò si ritira nella sua villa a Certaldo fino al 1365. È in questo periodo che Boccaccio compone il ‘Corbaccio’ (misoginia=svalutare la donna): nel Decameron (1349-1351) Boccaccio ha una visione nuova della visione femminile e glielo dedica, e in alcune novelle sono le donne le protagoniste che prendono decisioni importanti e rappresentano valori nobili, ma nel Corbaccio, scritto successivamente, è il contrario, è un poemetto ispirato satiricamente alla divina commedia in cui un uomo muore è quando va nell’inferno ci sono tutte le donne che hanno compiuto misfatti contro gli uomini, alla fine lui avendo passato tutta la vita di fianco a sua moglie aveva già passato l’inferno in vita quindi non doveva più scontare pene. Forse cioè che gli fece cambiare idea fu una delusione amorosa, non si sa. Nel periodo in cui non lavora prende i voti minori e diventa chierico (1360), così può mantenersi (lo fa anche Petrarca): si aveva uno stipendio pagato dalla chiesa ma non si celebrava messa (leggenda: avevano predetto che sarebbe morto in poco tempo, e non voleva morire nel peccato). Nel 1365 può tornare a Firenze, e nel 1375 muore a Certaldo. Nell’ultimo periodo si ha la massima produzione di opere riguardo ad altri autori (lui dà il termine Divina alla Commedia di Dante): commenta la commedia di Dante, e fa delle lecture Dantis per conto del comune, ovvero letture pubbliche in cui commenta l’opera. È anche ammiratore di Petrarca, suo contemporaneo, e tiene diverse conferenze sul Canzoniere, e lo chiamerà molte volte a Firenze, ma Petrarca se la tirava e non ci andò mai. Petrarca era molto famoso, sarà un intellettuale internazionale, si riteneva molto importante, mentre Boccaccio sarà apprezzato soprattutto dopo la morte, fuori da Firenze infatti era poco noto. Era un intellettuale con grande capacità di visione sulla modernità di alcuni autori, infatti si appassiona a due grandi autori che tutt’ora sono importanti.

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