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Dante, Petrarca e Boccaccio


Dante, Petrarca e Boccaccio, essendo artisti appartenenti a epoche e correnti culturali diverse, riflettono nelle loro opere e nella loro vita le rispettive credenze e concezioni dell’arte, della spiritualità e dell’amore.
Se Dante, sommo poeta del Medioevo, è uomo comunale “fiorentino di nascita e non di costumi” e compone ogni sua opera in funzione di una missione voluta da Dio, Petrarca, spirito cosmopolita, è poeta della nuova sensibilità e scrive per ottenere un appagamento che va oltre alla sola benedizione spirituale, tant’è che la sua fama e la sua presenza presso i signori del tempo onoreranno le corti stesse. Boccaccio è il poeta per il quale “tutto è lecito” e, in quanto tale, compone ogni sua opera senza vincoli o limiti morali ;comune a Petrarca si rivela la sua dedizione alla letteratura, per mezzo della quale spera di conseguire gloria terrena e riconoscimenti materiali.
In relazione al contesto storico-sociale, il concetto di amore e il ruolo della donna assumono sfumature diverse nelle opere e nelle esperienze dei tre poeti trecenteschi.
Beatrice testimonia l'evoluzione spirituale, morale e artistica di Dante, in un epoca in cui l’animo umano era proteso verso la conquista della beatitudine celeste attraverso la purificazione e l’elevazione dello spirito e l’abbandono dei piaceri terreni. In tal senso gli ideali della filosofia medievale portano il poeta ad amare la donna solo spiritualmente, venerandola come una creatura soprannaturale e identificandola nella donna Angelo.
A differenza di Dante, Petrarca è precursore dell’Umanesimo e vive in un contesto storico e sociale nuovo, nel quale sono diverse sia la figura dell’intellettuale sia la concezione dell’uomo e della sua dignità, che vengono posti al centro di tutto, valorizzati ed esaltati.
Attraverso il tema dell’amore per Laura si esprime l’io del poeta che rivela una coscienza travagliata e colpita dall’accidia, generata dal dissidio interiore tra il desiderio di amore e fama e il costante richiamo al pentimento e alla vita religiosa ed evidenziata nelle sue opere dall’uso dell’antitesi.
Nelle opere di Boccaccio la mentalità e la cultura medievali si fondono con aspetti che anticipano una nuova visione umanistica, quali l’esaltazione dell’intelligenza, dell’astuzia e dell’operosità, doti umane che sembrano preannunciare il concetto machiavelliano di “virtù”; l’amore non è più visto solo come qualcosa di peccaminoso, bensì diventa un sentimento naturale e terreno che coinvolge l’uomo nella passione altrettanto o più dello spirito e, la donna, oltre a non essere considerata un angelo, non si limita ad essere ombra e riflesso della passione dell’uomo, ma diventa la vera protagonista dell’opera, che racconta la propria felicità e soffre per amore.
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