xts.y di xts.y
Ominide 163 punti

Orlando Furioso


Il poema inizia in maniera tradizionale, si ha la protasi, cioè l'argomento di tutto il poema, poi c'è l'invocazione, e la dedica.
Nella protasi l'Ariosto dice che parlerà di donne amori e di guerra, già nella protasi si vede che l'argomento sarà complesso, infatti unisce il ciclo carolingio dove si parla di guerra con quello bretone nel quale si parla di amore.
Questa cosa era già stata fatta dal Boiardo nell'Orlando innamorato. Nella protasi si riferisce a Orlando presentandolo come un antieroe che impazzisce per amore. In questa protasi parla anche di se stesso, paragonandosi a Orlando (anche lui è sottoposto alla passione d'amore, come tutti gli uomini sono come Orlando.
L'invocazione è alla sua donna Alessandra Menucci, ispiratrice della sua opera (non si riferisce a dei come nei poemi classici).
La dedica è al cardinale Ippolito d'Este, dove guarda e parla con ironia e amarezza della sua condizione di poeta cortigiano, poeta servo.

Stile


È uno stile che vuole essere umile e colloquiale a diffarenza dei poemi epici tradizionali che volevano uno stile alto e solenne, perchè si parla di antieroi, si parla dell'assurdo, irrazionale comportamento degli uomini che si abbandonano alle passioni.

Schema metrico: sono ottave, come nel poema epico tradizionale, a partire da quello francese. (Introdotte da Boccaccio)
Rima è alternata e poi baciata: ABABABCC.

Parafrasi


io canto per le donne, i cavalieri , le armi, gli amori, le cortesie, le audaci imprese, che avvennero nel tempo quando i saraceni passarono il mare dell'Africa (dallo stretto di Gibilterra) e causarono tanti lutti in Francia, seguendo le ire e i furori giovanili di Agramante, re dei saraceni, che si vantò di vendicare la morte di suo padre Troiano, ucciso da Orlando, sopra re Carlo, imperatore del Sacro Romano Impero.

Dirò nello stesso tempo di Orlando una cosa che non è mai stata detta ne in prosa ne in versi che causa dell'amore cadse nel furore e divenne matto da uomo che prima era ritenuto così saggio; da colei (alessandra menucci) che mi ha reso in tal modo che mi consuma a poco a poco me ne sarà però concesso tanto (d'ingegno) che mi basti per finire quanto ho promesso.

Vi piaccia, oh noblie discendenza di Ercole d'Este, ornamento e splendore del nostro secolo , Ippolito vi faccia gradire questo che è la sola cosa che vuole e può dare il vostro umile servo. Quello che io vi devo lo posso pagare in parte con le mie parole, e con l'opera dell'inchiostro (dell'Orlando Furioso) ne io sono da imputare (da accusare) per il fatto che io vi dia poco perchè io vi dono tutto quanto io vi posso dare.

Voi (Ippolito) sentirete ricordare, fra i più degni eroi, che mi preparo a nominare con lodi, quel Ruggiero che fu il capostipite di voi (Ippolito) e dei vostri illustri antenati. Vi farò udire il suo alto valore e le sue illustri gesta, se voi mi date ascolto, i vostri alti pensieri si facciano un po' da parte così che i miei versi abbiano luogo tra i vostri pensieri

Siamo nel XII canto, i canti sono 46. In questo episodio troviamo il Mago Atlante, tutore di Ruggiero, ha saputo dalle stelle (è un astrologo), che Ruggiero se si sposerà con Bradamante, morirà per una congiura. Per sottrarlo alla guerra e a Bradamante, Atlante costruisce un grande castello incantato, dove Ruggiero dovrà rimanere, e dove farà apparire il fantasma di Bradamante per farlo rimanere lì. Nel palazzo attirerà anche altri cavalieri, cristiani e saraceni, per far compagnia a Ruggiero. In questo passo è attirato nel palazzo Orlando, che sta cercando Angelica, e vedendo il suo fantasma entrare nel palazzo con un cavaliere a cavallo, entra anche lui per cercarla, anche se non la troverà. L'incantesimo poi sparirà, Ruggiero fuggirà dal palazzo, grazie a Bradamante, e poi si sposerà e morirà.

In questo passo sono presenti il naturalismo e l'ironia dell'Ariosto. Infatti l'uomo, rappresentato da Ruggiero, Orlando e tutti i cavalieri, è in balia di tutti gli istinti naturali (in questo caso l'amore) senza riuscire a dominarli con la ragione. C'è un ironia amara sull'uomo che non riesce a determinare con la volontà le sue azioni. Infatti secondo Ariosto l'uomo è in balia dei suoi fantasmi, che rappresentano i desideri dell'uomo. È una concezione antiumanistica, perchè infatti l'uomo non è artefice del suo destino, viene fuori una visione pessimistica dell'uomo.

Tutti i personaggi sono antieroi, non sono esaltati per i loro valori, e questo è quello che secondo Ariosto succede a tutti gli uomini.

Il passo è importante per la presenza dell'elemento fantastico, del mago, dei fantasmi, che non è un evasione dalla realtà, ma serve a capire e comprendere la realtà, la natura e la natura umana.

Stile: è uno stile medio e ironico, infatti si parla di antieroi, passioni irrazionali, e personaggi meschini con bassi sentimenti e istinti.

Il passo è importante anche per l'intrecciarsi dei nuclei narrativi, infatti la storia di Ruggiero si intreccia con quella di Orlando, questo per far comprendere che la vita stessa è complessa.

Parafrasi


Il palazzo superbo era costruito di vari marmi (con un elegante lavoro). Il cavaliere con la ragazza in braccio (che a Orlando sembra Angelica) corse dentro la porta d'oro del palazzo, dopo non tanto tempo giunse Brigliadoro (cavallo di Orlando) che porta Orlando sdegnoso e fiero. Orlando quando è nel palazzo gira gli occhi e non vede piu ne il guerriero ne la ragazza.

Subito smonta dal cavallo e passa veloce come un fulmine dove si alloggia più dentro alla bella (nelle stanze più interne): corre di qua e di là e non tralascia di vedere ogni camera, ogni balcone. Dopo che ha cercato invano i segreti di ogni stanza al pian terreno, sale su per le scale e non perde il tempo e l'opera a cercare di sopra meno di quanto lo ha perso di sotto.

Vede (Orlando) i letti in ogni stanza ornati di oro e di seta, non appare nulla di muri o di pareti; perchè quelle, e il suolo dove si mette il piede, sono nascoste da cortine e da tappeti. Il conte Orlando va e torna su e giù senza fermarsi in cerca della sua Angelica, e non può mai rendere gli occhi lieti di rivedere Angelica o quel ladro che ha portato via il suo bel viso leggiadro.

E mentre muoveva invano i suoi passi, ora di quà, ora di la, pieno di tormenti e di pensieri, vi ritrovò ferraù, bradimarte, re gradasso, re sacripante che come lui andavano su e giù e non percorrevano vani sentieri e si rammaricavano del malvagio e invisibile signore di quel palazzo.

Siamo nel canto XXIX si parla della follia di Orlando. Orlando è in cerca di Angelica, lui come tanti altri cavalieri, e scopre su rocce e tronchi d'albero con su iscritti i nomi di Angelica e Medoro, che fu ferito in battaglia e Angelica lo cura e si innamorano. Inizia da qui la pazzia di Orlando, che diventa furioso. Qui si evidenzia il tema delle passioni, dei sentimenti, degli istinti degli uomini, naturali e non dominati assolutamente dalla ragione, che portano a esiti paradossali, grotteschi, irrazionali e comici. Orlando come sempre nel poema è un antieroe, e rappresenta tutti gli uomini in balia dell'amore e degli istinti naturali. Simboleggia anche il poeta stesso che si impersona in Orlando (come nel proemio).
Lo stile è uno stile colloquiale, medio, ma anche comico.
Ogni canto è di circa 140 ottave.

Da verso 129.

Parafrasi


Il conte (Orlando) errò tutta la notte per il bosco e allo spuntare della fiamma del sole il suo destino (sogg) lo fece tornare sopra la fonte (il corso d'acqua) dove Medoro scolpì l'epigramma dei versi dove parlava dell'amore per Angelica. Vedere la sua offesa scritta nella montagna l'accese in tal modo che in lui non restò neanche una piccola parte che non fosse odio, rabbia, ira e furore. E non indugiò più che trasse fuori la spada.

Tagliò lo scritto e il sasso e fece alzare a volo le più minute schegge fino al cielo. Infelice quella grotta e ogni stelo di fiore dove si leggono i nomi di Medoro e Angelica. Così rimasero quel giorno (i fiori) e non daranno mai più ne ombra ne fresco a pastori o a greggi. E quell'acqua prima così limpida e pura, fu poco al sicuro da una così grande ira,

Perché non cessò di gettare nelle belle onde rami ceppi tronchi sassi e zolle, finchè le turbò così da cima a fondo che non furono mai più ne chiare ne limpide ne pulite. E alla fine stanco e alla fine bagnato di sudore dopo che il respiro vinto non risponde più allo sdegno, al grave odio, alla sua ardente ira, cade sul prato e sospira verso il cielo.

Alla fine afflitto e stanco cade nell'erba e ficca gli occhi al cielo e non fa parola. Così resta senza cibo e senza dormire e il sole esce tre volte e altrettante torna sotto. (Resta lì per 3giorni) L'aspra pena che alla fine lo ebbe condotto fuori di senno non cessò di crescere. Il quarto giorno commosso (colpito da un grande furore) si stracciò di dosso maglie e piastre, rimanendo nudo.
Hai bisogno di aiuto in Orlando Furioso?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email