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Ludovico Ariosto


Ludovico Ariosto nacque a Reggio d’Emilia nel 1474 da una famiglia nobile, suo padre Niccolò fu comandante militare a Reggio Emilia e nobile al servizio della corte degli Estensi.
Dopo aver studiato legge sotto costrizione del padre, Ariosto si dedicò con grande passione agli studi letterari, avvicinandosi alla filosofia neoplatonica e alle opere classiche, sotto la guida del maestro e monaco Gregorio da Spoleto.
Alla morte del padre Niccolò nel 1500, Ludovico dovette mettersi al servizio della corte degli Estensi per garantire sicurezza economica alla sua famiglia, in quanto egli fosse il primo di dieci fratelli. Ariosto ricercò in tutta la sua vita consenso da nobili e potenti, sia ecclesiastici che laici, difatti egli fu al servizio del cardinale Ippolito e gli fu concesso nel 1532 il titolo di poeta laureato dall’imperatore Carlo V. Morì a Ferrara nel 1533.

Orlando Furioso

L’“Orlando Furioso” è un poema di Ludovico Ariosto, iniziato nel 1505 e pubblicato in prima edizione nel 1516, dopodiché modificato dall’autore stesso, fino ad arrivare all’edizione del 1532.
L’opera finale è formata da 46 canti in ottava rima, una strofa tipica del genere cavalleresco e formata da otto versi endecasillabi, con uno schema di rime ABABABCC.
L’”Orlando Furioso” è un poema cavalleresco, cioè è ambientato al tempo delle crociate, ed è il continuo di un altro poema, l’“Orlando Innamorato” di Matteo Boiardo del 1483. È presente in quest’opera il tema della battaglia, dell’amore e vi sono episodi legati alla magia.
Questo poema è caratterizzato dalla sovrapposizione di più narrazioni, intrecciate tra di loro con una tecnica precisa, l’entrelacement.
Delle numerose storie presenti nell’”Orlando Furioso”, le principali sono:
• Le narrazioni di guerra tra i cristiani e gli arabi infedeli.
• La storia passionale di Ruggiero e Bradamante, i quali daranno origine alla discendenza degli Estensi, i futuri governatori di Ferrara.
• Le vicende del paladino di Carlo Magno, Orlando, che impazzisce per amore.

Orlando è il personaggio principale dell’opera, egli mette da parte i suoi valori cristiani e abbandona la guerra per cercare Angelica, la donna che ama, ma, quando l’eroe scopre che l’amata si è sposata con un altro uomo, impazzisce.

Ariosto fonde i due tipi di letteratura cavalleresca medievale, la materia Carolingia dell’XI-XII secolo e la materia Bretone del XII-XIV, per creare un poema basato sui valori della cavalleria medievale, ma con aspetti caratteristici del Rinascimento.
È proprio Orlando a essere preso come esempio di cavaliere devoto a Dio nella materia Carolingia, le sue gesta sono cantate nella Chanson de Roland, la più importante chanson de geste, in cui l’eroe, in punto di morte, parlerà direttamente a Dio.
È tipico quindi della materia Carolingia che la fede sia per i cavalieri la loro unica attenzione, invece nella materia Bretone l’attenzione del cavaliere si sposta sull’amore.
L’amore per una donna diventa nella letteratura cavalleresca rinascimentale l’elemento di massima devozione dei cavalieri cristiani, in contrapposizione alla loro fede e tale da condizionare più volte lo sviluppo delle battaglie.
Già nell’”Orlando Innamorato”, Orlando distoglie la sua attenzione dalla fede per amore di Angelica, mentre nell’”Orlando Furioso”, l’attenzione dell’eroe è totalmente posta sulla donna, per la quale l’eroe arriva alla pazzia, tralasciando i valori per i quali tutti i paladini combattono.
I valori su cui si basa l’intero poema sono dettati dal primo verso: “Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori [...]”. Il verso è strutturato con lo schema a chiasmo, “le donne” e “gli amori” sono posti all’inizio e alla fine del verso come cornice, per evidenziare la loro importanza nell’opera.
Ariosto tratta della perdizione del cavaliere con una distintiva ironia, poiché nel periodo Rinascimentale la mentalità del Medio Evo è considerata obsoleta e la religione non è più la guida dell’agire degli uomini, non esiste quindi più un giudizio morale collegato al loro stato di servizio al re e alla religione. Con l’ironia Ariosto riesce a mostrare ai lettori cosa c’è dietro l’apparenza dei puri e fedeli cavalieri di Carlo Magno.

L’”Orlando Furioso” fu inizialmente composto in padano illustre e in seguito modificato in volgare fiorentino. Tale decisione è legata alla diffusione dell’opera, infatti, mentre il volgare padano era racchiuso nelle corti di Ferrara, il volgare fiorentino permetteva un allargamento del pubblico in più zone della regione e della penisola.
Lo stile con cui Ariosto stende l’opera è ricco di varietà di toni, che mettono in risalto e tramettono gli stati d’animo dei personaggi, ed è privo di ripetitività nelle strofe, che erano invece tipiche della rima ottava.

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