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Orlando Furioso

È l’opera più importante di Ludovico Ariosto, e come lui stesso la definì, è una ‘’gionta’’ ad un poema cavalleresco rimasto inconcluso, ossia, l’ “Orlando Innamorato” di Matteo Maria Boiardo.
La composizione del poema fu iniziata nel 1505, dopo aver abbandonato la stesura dell’ “Obizzeide”, un poema encomiastico per la casata estense. Venne pubblicato per la prima volta a Ferrara nel 1516 e il dedicatario fu Ippolito d’Este, protettore dell’Ariosto. Questa prima edizione era composta da quaranta canti, ma erano presenti ancora dei regionalismi, dunque l’Ariosto decise di sottoporla ad una revisione, che lo portò, nel 1521, ad una seconda pubblicazione. Il “Furioso” però fu in continua revisione fino alla redazione definitiva, quella del 1532. Con quest’ultima edizione, Ariosto, adattò l’opera ai canoni linguistici posti dal Bembo nelle “Prose della volgar lingua” del 1525. Il corpo dell’opera stessa fu modificato attraverso l’inserimento di nuovi canti e soprattutto, la lingua era “pura”, priva di quelle influenze regionali, che avevano caratterizzato l’opera del Boiardo. I nuovi canti aggiunti sono più oscuri, trattano di temi quali la violenza, la tirannide e il tradimento. Tra questi canti si ricordano il IX e l’XI (e qui trova spazio un’invettiva contro le armi da fuoco scoperte nel Rinascimento), i canti XXXII-XXXIII (in cui viene profetizzato il futuro dell’Italia a Bradamante nella Rocca di Tristano) e il canto XXXVIII in cui c’è l’episodio del tiranno Marganorre.

Oltre a questi canti, vennero scritti i cosidetti “Cinque canti”, mai inseriti da Ariosto, ma pubblicati solo nel 1545 dal figlio Virginio in un’appendice veneziana dell’opera.
Il pubblico
Il pubblico al quale è indirizzata l’opera è prevalentemente un pubblico cortigiano. Però, per la sua caoticità può essere considerato come un antenato del romanzo e si presta anche ad una lettura individuale. Con l’adeguamento ai modelli linguistici, inoltre, Ariosto cerca di far uscire il poema dal regionalismo in cui si trovava confinata l’opera del Boiardo, per farla diffondere su scala nazionale.
La materia
Ariosto, dato che riprende l’ “Orlando innamorato”, si rifà ovviamente alla materia bretone e alla materia carolingia. Però c’è una nuova componente: la materia classica. Il poema riprende dei fatti ripresi dai grandi poemi classici (Iliade, Odissea ed Eneide), attuando una fusione col ciclo bretone e il ciclo carolingio. Si hanno così episodi che ricalcano passi dell’Eneide, come l’uccisione finale di Rodomonte da parte di Ruggiero che ricalca l’uccisione di Turno, o l’incursione di Cloridano e Medoro nel campo cristiano, che riprende Eurialo e Niso.
L’intreccio
Anche Ariosto utilizza la tecnica usata da Boiardo, cioè l’entrelacement. Questa tecnica consiste nell’utilizzo di più filoni narrativi, che vengono piano piano portati avanti. L’autore può così interrompere la vicenda di un determinato personaggio in un momento di tensione, per passare poi ad un altro. In questo modo si possono intrecciare miriadi di storie e avventure, che portano l’ “Orlando furioso” ad essere molto caotico e complesso. Oltre al narratore, che nel poema diventa un vero e
propiro personaggio, si hanno dei narratori di secondo grado. L’opera non è estranea, infatti, a novelle raccontate dagli stessi personaggi riguardo le loro vicende o storie in particolare.
Ogni canto è caratterizzato da un intervento iniziale dell’autore che commenta il tema con cui si era concluso il canto precedente o con cui si rivolge al signore. Il poema termina con la frase latina “Pro bono malum”, seguita dall’immagine di un agricoltore ingrato che da fuoco ad un alveare. Questa immagine era presente fin dalla prima edizione e allude alla poca fiducia di Ariosto nell’umanità costantemente ingrata.
Come lo stesso autore ci dice nel proemio, all’interno dell’ “Orlando furioso” si hanno tre filoni narrativi principali:
 La guerra tra Cristiani e Saraceni (prima ottava), che viene rinnovato, attraverso una nuova guerra mossa da Agramante alla Francia, per vendicare l’uccisione di suo padre Troiano da parte di Orlando. I cristiani, dopo essere riusciti ad ottenere aiuti militari dall’Inghilterra e dalla Scozia, riescono finalmente ad infliggere un duro colpo ai Saraceni. Le ultime battaglie vengono collocate alla fine del poema, e vedono Orlando, che dopo aver recuperato il senno, fa strage di nemici a Lipadusa;  La follia di Orlando, derivata dal suo malsano amore per la bella Angelica (vv.9-12). Questo filone non ha una vera e propria fine. Orlando, dopo aver scoperto che Angelica gli ha preferito Medoro, diviene folle e recupererà il suo senno solo grazie all’intervento di Astolfo. Angelica parte invece con Medoro alla volta del Catai e non viene più nominata dopo il XXX canto;
Le avventure di Ruggiero e Bradamante, che alla fine del poema riusciranno finalmente a sposarsi, dando origine alla casata estense. I personaggi furono introdotti da Boiardo con finalità encomiastiche. Ruggiero è un guerriero pagano, innamorato di Bradamante. I due sono costantemente divisi da varie peripezie, ma alla fine, Ruggiero diviene cristiano e possono sposarsi.
L’inchiesta
Forza motrice del poema è il motivo della “queste”, dell’inchiesta. Questo tema era caro soprattutto al ciclo bretone, in cui i cavalieri si spostavano alla ricerca di onore, gloria, o di qualche oggetto magico. Ma mentre la ricerca del ciclo bretone aveva un carattere quasi sacro, che coincideva con la ricerca del Sacro Graal, nell’ “Orlando Furioso”, la ricerca si svuota di ogni significato e diventa laica e profana.
I cavalieri sono mossi dal desiderio di ottenere un elmo, un cavallo o il loro amore, ma falliscono continuamente in questa loro ricerca. Continuano a muoversi, ma non riescono a trovare ciò che cercano. A rappresentare questa ricerca fallimentare, è il castello del Mago Atlante. Gli uomini sono attratti al suo interno da immagini illusorie del loro oggetto di desiderio che si muovono continuamente. Qua perdono ogni cognizione del tempo, troppo intenti nella loro ricerca sempre vana. Non si accorgono nemmeno di compiere lo stesso movimento circolare.
Altro emblema di questa ricerca è il personaggio di Angelica, che può svanire grazie al suo anello magico: posto in bocca rende invisibili, se indossato al dito svela ogni incantesimo. Tutti i cavalieri sono attratti da lei, ma l’amore nei suoi confronti è sempre inappagato.
L’organizzazione dello spazio e del tempo
Lo spazio dell’ “Orlando furioso” è vastissimo. Le vicende si svolgono in Europa, ma anche in Egitto o nell’Estremo Oriente. Però è uno spazio totalmente orizzontale, in cui i personaggi si muovono continuamente guidati dalla sorte. Anche l’episodio di Astolfo sulla Luna fa parte di questa concezione di spazio orizzontale, dato che la Luna è la faccia nascosta della Terra, dove finiscono tutti gli oggetti che vengono persi.
Per quanto riguarda il tempo, questo risulta funzionale al personaggio. È un tempo capace di arrotolarsi su sé stesso, grazie alla tecnica dell’entrelacement. Il narratore racconta una vicenda, ma improvvisamente si interrompe per trattarne un’altra che si sta svolgendo allo stesso momento della prima.
Struttura
Ariosto risulta estremamante rigoroso nella narrazione. Nonostante porti avanti miriadi di fili narrativi, riesce sempre a mantenere un ordine immutabile. Nell’opera si possono ritrovare delicati equilibri che riguardano personaggi ed episodi. Il personaggio della donna incostante (Doralice) si contrappone alla donna fedele (Isabella), mentre Orlando compie un percorso di degradazione che sfocia nella follia e Ruggiero diventa più assennato.
Quello che inizialmente era un poema cavalleresco, diventa piano piano, un poema epico. Le vicende si concludono, e vengono uccisi quei personaggi, seppure positivi, pagani. È il caso della battaglia di Lipadusa, in cui vengono uccisi Agricane e Gradasso, e viene risparmiato solo il pagano Sobrino, che decise di convertirsi al cristianesimo.
L’ironia
Nell’opera di Ariosto, si può notare come la cavalleria sia pienamente svuotata dei suoi valori originari. Ariosto è ben diverso da Boiardo, che aveva l’intento di scrivere un’opera che riportasse in auge gli ideali di vassallaggio. Egli si permette così di guardare con bonaria derisione ai suoi personaggi, e questo viene fatto attraverso lo straniamento e l’abbassamento.
Il narratore è un personaggio onniscente, che può permettersi di fare commenti sulla sua cavalleria, può giudicare le loro azioni o le loro parole. Ariosto riesce a rompere il patto narrativo, per spingere il lettore a leggere una determinata scena sotto un altro punto di vista. Non da mai una verità per scontato, ma molto spesso ritratta ciò che dice o che fa dire ai personaggi, lasciando nel dubbio il lettore.
Altra tecnica utilizzata è l’abbassamento, ossia fare dei paragoni sui suoi personaggi con esempi prosaici (Orlando che diventa una bestia). Altro esempio è quello di Rinaldo, che nel primo canto è un cavaliere senza cavallo.
Personaggi sublimi e pragmatici
I personaggi sono accumunati tutti dal motivo dell’inchiesta. Alcuni però, sono più intenti di altri, cercano in ogni modo di ottenere il loro oggetto di desiderio, e non riuscendovi cadono nella follia. Ci sono altri personaggi che riescono invece ad accontentarsi di ciò che trovano. È l’esempio di Ferraù, che non riuscendo ad ottenere Angelica, riesce a trovare l’elmo di Orlando, e se ne impossessa. I primi personaggi sono detti sublimi, come quello di Orlando o di Bradamante, che cadono entrambi in errore a causa del desiderio inappagato. Ferraù è invece un personaggio pragmatico, e questa tipologia di personaggio è quella più ammirata da Ariosto, perché riescono ad accontentarsi. Questo atteggiamento è anche quello che tengono le persone che se la cavano meglio nella realtà, e così facendo, Ariosto si dimostra un grande conoscitore delle persone umane.
Il personaggio di Angelica rompe la tradizione letteraria della donna. Si aveva la ‘Laura’ del Petrarca, mentre adesso si ha una donna calcolatrice e astuta, che cerca il proprio tornaconto personale. Il suo stesso nome è ossimorico e ricalca questa rottura.
La grandezza di Ariosto, sta nel fatto che da lo stesso spazio ad ogni personaggio, nonostante questo sia pagano o cristiano. L’opera diventa simulacro di varie caratteristiche umane.
La lingua e la metrica
Metro utilizzato è l’ottava di endecasillabi, divenuta fondamentale nella stesura dei più importanti poemi cavallereschi. Ariosto porta l’ottava ad un livello superiore. Ogni ottava racchiude in sé un’affermazione compiuta e conclusa, e per questo viene definita ‘ottava miracolosa’.
La lingua, adattata all’unilinguismo di Petrarca, ha in sé anche delle espressioni tipiche del quotidiano.
Si alternano espressioni auliche e paragoni piuttosto prosaici, che portano l’ “Orlando furioso” ad uno stile medio. Sono presenti anche delle ‘’marche di oralità’’, cioè delle espressioni che tradiscono le umili origini del poema. Ammiccamenti al pubblico e ripetizioni fatti avvenuti sono tra queste.
Il poema, nel complesso, risulta fluido, è una macchina perfettamente costruita in cui si ha un equilibrio interno notevole.

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