patrizia06
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Concetti Chiave

  • Orlando, nel suo viaggio, scopre il luogo dell'amore tra Angelica e Medoro, portandolo verso una crisi emotiva che culmina nella follia.
  • La scena del bosco, un tipico locus amoenus, diventa per Orlando il luogo di dolorose rivelazioni e sofferenze personali.
  • La reazione di Orlando alla scoperta del tradimento di Angelica evolve dal rifiuto alla devastazione, fino a una completa perdita di controllo mentale.
  • Il poema di Ariosto si discosta dalla tradizione epico-cavalleresca, evidenziando la fragilità umana e ridimensionando l'eroismo di Orlando.
  • L'episodio di Orlando mette in luce l'ironia dell'autore e il declino dei valori cavallereschi, mostrando un eroe trasformato dalla passione in una condizione di abbrutimento.

Indice

  1. Ludovico Ariosto - La pazzia di Orlando
  2. Sfortunata coincidenza
  3. Dal dolore alla pazzia
  4. Allontanamento dalla tradizione

Ludovico Ariosto - La pazzia di Orlando

Orlando affronta in duello Mandricardo, che viene trascinato nella foresta dal suo cavallo imbizzarrito. Nel canto XXIII, il paladino va in cerca del pagano e finisce per caso nel bosco nel quale Angelica e Medoro si sono amati, nei pressi della casa del pastore che li ha ospitati. FORMA METRICA Ottave* che rimano secondo lo schema ABABABCC. Angelica, che ha trovato Medoro morente, lo cura e se ne innamora. I due giovani sono ospitati in casa di un pastore quando Medoro è ormai guarito partono per il Catai, paese natale di Angelica. Nel frattempo Astolfo distrugge il castello di Atlante - il quale morirà di dolore - grazie a un corno magico e si impadronisce dell'ippogrifo, quindi libera dall'incantesimo Ruggiero e Bradamante. I due innamorati si mettono in viaggio verso l'Italia, dove Ruggiero intende battezzarsi, ma altre disavventure li separano di nuovo. Bradamante incontra Astolfo, che, poiché ora possiede l'ippogrifo, le lascia il proprio cavallo, Rabicano, e una lancia magica. La guerriera si mette in viaggio per trovare Ruggiero. Intanto Or-lando, dopo essersi liberato dall'incantesimo di Atlante, è coinvolto in molteplici avventure, fra cui quella con il pagano Mandricardo, che lo sfida a duello per sottrargli la spada Durlindana.

Sfortunata coincidenza

Il paladino Orlando giunge proprio nel luogo che è stato testimone della storia d'amore di Angelica e Medoro, quel bosco in cui la principessa del Catai (v. 22) dalla vicina casa del pastore dove i due innamorati erano ospiti. Il boschetto, che presenta tutte le caratteristiche del locus amoenus* (un ruscello limpido con le sponde fiorite e circondate da alberi), invece riserverà allo sventurato paladino un travaglioso albergo e crudo (v. 14). Qui legge sulle pietre e sui tronchi degli alberi i nomi incisi di Angelica e Medoro. È la prima di numerose scoperte che porteranno Orlando alla follia.

Dal dolore alla pazzia

Dapprima Orlando non vuole credere a ciò che è costretto a credere. Scattano così i meccanismi di autodifesa contro ciò che tende ad alterare il suo equilibrio psichico: rifiuta la verità, (v. 30), (v. 38). Poi, ricevuta l'ennesima conferma del "tradimento" di Angelica dalla poesia di Medoro dinanzi alla caverna, si rende conto della verità (v. 92), a cui cerca inutilmente di sfuggire, e si abbandona al dolore (v. 103). Ma la sofferenza è tale che, per alleviarla, ha bisogno di crearsi altre illusioni (forse qualcuno vuole infangare la reputazione di Angelica o cerca di provocare la sua gelosia): la sua volontà cerca di reagire e si rianima, (v. 122). Successivamente, avuta dal pastore la certezza inequivocabile di aver perso l'oggetto del suo amore, gli sembra di aver ricevuto il colpo che (v.170); sfoga liberamente il dolore, l'odio e l'ira, e, dopo essersi ritrovato nuovamente davanti alla grotta teatro degli amori di Angelica e Medoro, dà avvio a un'enorme devastazione. Esaurite le energie (v. 225,226-22) , per tre giorni cade nella condizione patologica che precede l'esplosione della follia: l'immobilità, il mutismo, l'insonnia, il digiuno. Il quarto giorno, infine, cominciò la gran follia (v. 239).

Allontanamento dalla tradizione

La fedeltà alla donna amata e la sua idealizzazione (Angelica è una dea da adorare e servire) sono qualità che fanno di Orlando un perfetto amante cortese. Secondo la visione rinascimentale di Ariosto, però, al paladino manca una qualità fondamentale: la capacità di adattarsi alla realtà, alla varietà delle circostanze determinate dalla fortuna. Le virtù della tradizione cortese non elevano la condizione spirituale di Orlando, ma si trasformano in una mania ossessiva che porta alla disperazione e alle manifestazioni di violenza brutale, a una condizione bestiale (, v. 238). La follia di Orlando è anche il segno rivelatore di quanto il poema sia distante dai valori e dai tópoi della tradizione epico-cavalleresca. Orlando, il paladino saggio per eccellenza, ora è condotto dal suo amore non ricambiato a una condizione di abbrutimento: perde la propria dignità e non usa più la propria forza per difendere la fede cristiana e i deboli, ma la disperde contro alberi e pietre. L'episodio rappresenta il declino del mondo cavalleresco e il ridimensionamento della figura dell'eroe epico, attuato ancora una volta mediante l'ironia del narratore onnisciente*, che riduce la tensione narrativa.

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