Ludovico Ariosto - L'Orlando il Furioso

L’opera dell’Orlando Furioso di Ariosto non esce in una sola edizione: escono, infatti, più edizioni nelle quali, volta per volta, Ariosto modifica il tipo di linguaggio o, addirittura, aggiunge racconti, come nell’ultima edizione dove troviamo l’aggiunta di cinque racconti che tenevano conto del periodo di decadenza dell’Italia. In quest’ultimi, troviamo, inoltre, un clima cupo che non rispecchia più quell’ottimismo rinascimentale che era stato tipoco del ‘500: troviamo un clima di sfiducia con personaggi tirannici e che escono dal clima sereno della corte.
Ariosto, in quest’opera, fonde le due tradizioni epiche Medioevali : la produzione Carolingia con la produzione Bretone; si parla quindi di una fusione tra quella che era la Chanson de Geste con quella che era la Chanson de Roland. Il Ciclo Bretone aveva al centro i cavalieri di re Artù ed il tema essenziale era l’amore e l’individualismo: ogni cavaliere, infatti, nel combattere mostrava tutto il suo valore ed il suo coraggio.

Nell’Orlando Furioso abbiamo entrambi gli elementi di entrambi i cicli: abbiamo il tema della guerra della Chanson de Geste legato col tema dell’amore della Chanson de Roland. Nell’opera dell’Ariosto tutti i personaggi sono, infatti, soggiogati dall’amore e dalla sua forza, a partire dallo stesso Orlando: i personaggi sono capaci di amore.
Nell’opera dell’Ariosto, Orlando è furioso, impazzito per amore: la forza dell’amore prende il sopravvento. I filoni narrativi dell’opera sono quindi la guerra, l’amore ed un terzo filone che ruota attorno a Ruggero e Bradamante, il cosiddetto “Filone Encomiastico”: dalla discendenza di Ruggero e Bradamante nasceranno poi gli Estensi.
Il poema ha una struttura Centrifuga, ovvero si parte da un centro, che in questo caso è Parigi, e successivamente i personaggi si allontanano inseguendo i propri desideri d’amore ma anche di altre cose concrete; generalmente, però, non riescono mai a raggiungere il loro obiettivo.
Il centro del romanzo è, di volta in volta, il luogo dove si trova il protagonista. A differenza del romanzo cortese, qui abbiamo una conclusione: i fili narrativi alla fine vengono legati tra loro; la guerra, infatti, finisce con la vittoria cristiana e Angelica, terminata la fuga, si sposa con Medoro, mettendo fine anche alle vicende amorose. Anche il filone encomiastico alla fine trova una conclusione: Ruggero, infatti, sposa Bradamante e si converte al cattolicesimo. Abbiamo, quindi, una chiara analogia con quelli che erano i poemi classici epici, dove avevamo sempre una conclusione.
Fino a metà del romanzo abbiamo tante prospettive, fino a che, più tardi, i remi non vengono raccolti. Il pubblico a cui è indirizzato il romanzo è quello di corte, o almeno lo era solo inizialmente; infatti, Ariosto, dopo la prima edizione decide di scrivere non più soltanto per la corte: nelle successive edizioni, infatti, Ariosto modifica il linguaggio, innalzandolo e purificandolo, facendolo diventare armonioso; ora il romanzo non è più indirizzato solo agli uomini di corte ma anche a tutti gli intellettuali Italiani.
Termine tipico con cui ci si riferisce all’Orlando Furioso è “Entrelancement”, ovvero “Intreccio”: infatti, Ariosto, utilizzando questa tecnica, intreccia le storie all’interno del poema per movimentare l’azione.
Altro termine tipico è “Quest”, ovvero la “ricerca”, “l’inchiesta”: nel romanzo, tutti, infatti, cercano qualcosa, cercano un amato od anche più semplicemente un oggetto. Il castello d’Atlante è il simbolo di tutto ciò: esso è il punto di arrivo di quella ricerca vana; l’uomo, inseguendo solo le apparenze, non ottiene quel che cercava. C’è, quindi, un continuo girare e, d’altra parte, anche Dante continuava a muoversi durante il suo viaggio e, tuttavia, la sua era una strada lineare e non vorticosa come quella dei personaggi dell’Orlando Furioso. Dante, infatti, arriva alla meta seguendo la retta via, mentre i protagonisti del romanzo girano, girano ma non arrivano mai alla loro meta e, anzi, tornano sempre al punto di partenza. D’altronde quello di Dante era un viaggio di Salvazione, mentre qui sparisce ogni idea provvidenziale: lo spazio qui è solo “orizzontale” e non verso l’alto.
Stesso discorso lo si può fare anche parlando di Natura: nel medioevo la Natura era quel libro scritto da Dio ed in essa si cercavano i segni Divini; ora il senso della natura è cambiato in quanto essa non è più la sede divina dove ricercare i segni di Dio, ma è la sede dell’uomo , sede delle forze umane. Anche Boccaccio, d’altro canto, aveva affermato che gli istinti naturali andavano soddisfatti.
Ariosto, infatti, ci presenta una categoria precisa di personaggi; ci presenta, infatti, protagonisti che alla vista della bellissima Angelica non pensano ad altro che a lei, quando la vedono, per loro tutto scompare e rimane solo lei: è una totale forza dell’amore. Questo vale per gli uomini ma anche per le donne, nel senso che questa totale forza dell’amore, nel romanzo, avrà occasione di colpire anche le protagoniste donne. La donna dell’Orlando Furioso non è più “Instrumentum Diaboli”, ma è un essere dotato della stessa carica amorosa dell’uomo.
Anche la guerra è vissuta in modo naturalistico; non si combatte più né per la religione né per il proprio re o per i valori: si combatte solo per mostrarsi forti e valorosi.
Abbiamo quindi nel Rinascimento una tendenza all’Individualismo: ognuno deve realizzare se stesso nel momento e nel luogo in cui si trova; le cose vanno fatte per istinto e senza dare motivazioni. L’uomo è metro di giudizio di se stesso: “S’ei piace, ei Licet”. Gli istinti non controllati dalla ragione sono ora esaltati.
Anche la fortuna è vista in modo diverso: nel medioevo, si parlava di provvidenza, secondo la quale nulla era casuale ma era tutto voluto da Dio; ora questa idea provvidenziale è caduta ed esiste solo la Fortuna, vista come una forza che agisce senza che l’uomo possa né contrapporsi né capire il motivo per cui essa agisce: contro la Fortuna non c’è niente da fare. Machiavelli, al contrario, affermerà che l’uomo, con la virtù, potrà opporsi alla Fortuna, anche se essa lo ostacolerà.

Il Pluralismo Prospettico: I personaggi dell’Orlando Furioso sono mossi in parte da ideali ed in parte da opportunismo. Orlando è sicuramente spinto da ideali, forti ideali che lo portano ad amare Angelice in modo Platonico; Isabella, analogamente, è anch’essa spinta da ideali ferrati facendosi uccidere dal suo rapitore Radamante per conservare la fedeltà verso il suo defunto marito. Esse sono quindi figure nobili d’animo che Ariosto loda ma che allo stesso tempo svaluta in quanto chi segue gli ideali, alla fine, non ha successo, proprio come succederà ai due personaggi appena citati: l’uno impazzirà e l’altra morirà.
Abbiamo poi personaggi realistici, come Ferrauh che, piuttosto che continuare ad inseguire Angelica, si fermerà a cogliere l’elmo di Orlando.
Abbiamo quindi una contrapposizione tra quelli che sono i personaggi realistici e quelli che sono i personaggi sublimi.
Ariosto non si adatta e non si identifica in nessuno dei due modelli: ci sono solo diverse prospettive, l’una caratterizzata da una vita di ideali e l’altra caratterizzata da una vita realista.
Bactin definisce l’Orlando Furioso come un’opera Polifonica: il mondo appare vario ed anche le prospettive sono varie.
Mettiamo ora a confronto l’Orlando furioso con l’Orlando Innamorato:
Elementi in comune
• Finalità di intrattenere il pubblico di corte e di celebrare gli Estensi.

• Argomento: entrambi i poemi uniscono Ciclo Bretone e Ciclo Carolingio.
• Lo spazio ideale in cui si muovono gli eroi, sempre orizzontale e quindi privo di trascendenza divina; il movimento è orizzontale e NON rettilineo, al contrario di quello di Dante: il percorso di questi personaggi è caratterizzato da un andare alla ricerca di qualcosa che spesso riporta al punto di partenza, come fosse un movimento circolare.
• La tecnica narrativa dell’Entrelancement: i due poemi sono formati da intrecci narrativi.
• L’utilizzo di personaggi già presenti nell’epica con una reinterpretazione sulla luce dell’epoca in cui gli autori vivevano.
Elementi in contrasto
• La Lingua: Boiardo scrive la sua opera in un Italiano intessuto di elementi ferraresi; Ariosto nelle sue varie edizioni cambia volta per volta stile e si uniforma alle grandi tradizioni letterarie.
• L’utilizzo dell’entrelancement: Boiardo utilizza questa tecnica in modo più casuale e caotico rispetto all’Ariosto che invece l’utilizza con precisione nell’annodare armoniosamente le vicende.
• Il Proemio: per Boiardo i proemi sono solo dei piccoli spazi che il poeta utilizza per i suoi sfoghi personali e, per Boiardo in particolare, sono spazi dove calcare la nostalgia ch’egli prova per quel mondo cavalleresco che vorrebbe tanto ritornasse. Ariosto, interviene in prima persona all’interno dei proemi, proprio come fa Boiardo, ma con la differenza che lui utilizza i proemi per commentare l’opera e per darne una lettura contemporanea, facendo riferimento al presente; quello di Ariosto vuole più che altro essere un aiuto al lettore affinché egli non si immedesimi nei personaggi ed anzi riesca a cogliere le lezioni che Ariosto vuole trasmettere attraverso le vicende dei protagonisti, all’interno delle quali son ben presenti i segni della crisi del mondo moderno.
• L’atteggiamento verso il mondo cavalleresco: Boiardo ammira e rimpiange il mondo cavalleresco mentre Ariosto lo guarda e considera solo come ricco serbatoio di idee, ambientazioni e personaggi da cui prendere spunto.

La Follia di Orlando: il fatto che la follia di Orlando sia al centro del romanzo non è casuale: infatti, questo accumuna Ariosto agli intellettuali più lucidi del ‘500 che, riflettendo sulla ragione, aprivano spesso anche finestre sulla mancanza di ragione, ovvero sulla Follia.
Anche Machiavelli, Erasmo da Rotterdam (con “Elogio alla Follia”)e Rabelais (con “Umanesimo disincantato”)parlano della dimensione sia razionale ed irrazionale dell’uomo, dimensioni che devono essere affrontate entrambe con lo stesso peso.
D’altro canto, questi autori non fanno niente di nuovo dato che anche gli autori classici, soprattutto i tragici greci, avevano esplorato già in passato questo campo riguardante l’irrazionalità (“Medea ed Euripide”: tradita da Giasone, Medea uccide la nuova moglie di Giasone con i suoi figli)come d’altronde aveva fatto anche Seneca, sottolineando molto la dimensione dell’irrazionale.
E’ un aprire gli occhi sull’uomo: si scopre che nell’uomo esiste anche una dimensione irrazionale che spesso ha la prevalenza su quella razionale.
Le forze irrazionali, nell’Orlando Furioso, sono presenti soprattutto nella follia amorosa di Orlando e d’altra parte non Orlando non era l’unico ad esserne colpito dato che tutti cadevano ai piedi di Angelica non appena ella si presentava. E’, in pratica, una concezione naturalistica secondo la quale l’Uomo è fatto di ragione e di istinto.
Anche in Boiardo Orlando viene presentato come uomo capace di provare amore e quindi non solo come guerriero.
Un critico ha notato che Orlando, nell’opera di Ariosto, è Furioso e non Impazzito, il che è sostanzialmente diverso; infatti, tutti gli uomini sono “Pazzi” per qualcosa, magari per una donna, per un oggetto e quello che differenzia Orlando è proprio il fatto di essere diventato “Furioso” e cioè di non essere riuscito a trattenere la sua pazzia entro i limiti.
Orlando è reso folle, più che dal fatto che Angelica lo abbia “tradito”, dal fatto che deve prendere atto che l’amore non rientra nel dominio della ragione, non rientra nelle regole dell’amore cortese. Orlando è sconvolto non tanto, quindi, dal “tradimento”, ma dal fatto che l’amore non obbedisce a quelle leggi dell’amore cortese che lui riteneva essere assolute: Angelica, infatti, si innamora di un semplice fante piuttosto che di Orlando, coraggioso e valoroso cavaliere.
Con tutto ciò, Ariosto ci vuole dire che la vera follia sta nel lasciarsi imprigionare dalle proprie illusioni, scambiandole con la realtà. Non a caso al centro dell’Orlando Furioso abbiamo il castello di Atlante, luogo dove tutti entravano e dove tutti scambiavano come reali quelli che erano i propri desideri; troviamo quindi nell’opera di Ariosto questa idea del discorso riguardante il contrasto tra Illusione e Realtà.
La vera saggezza, secondo Ariosto, non sta nel non farsi illusioni, cosa che fa parte della natura umana, ma sta nel saperle riconoscere, saper distinguere i sogni dalle cose reali e, magari, sapersene anche spogliare, altrimenti, ci dice, si va a finire come Orlando che impazzisce in quanto scambia un sogno con la realtà. Oltretutto, probabilmente, Ariosto introduce all’interno dell’opera questa idea in quanto lui stesso aveva in prima persona provato questa follia dovuta all’amore.

Il Rapporto tra l’Orlando Furioso ed il Rinascimento
Ariosto scrivendo l’Orlando Furioso, scrive un’opera che si riflette nell’epoca Rinascimentale per vari aspetti:
- La concezione dell’uomo contenuta nell’opera: concezione laica e non religiosa come in Dante; Dio non viene discusso poiché la visione della vita in generale è laica: Dio non è più motore delle vicende.
- L’Uomo è padrone di sé stesso: l’uomo non dipende più da nessuno; ora è lui che decide i propri comportamenti e come agire.
- L’Individualismo: non c’è più coralità, coscienza di far parte di una comunità: ora esiste solo l’uomo solo, col suo pensiero di affermazione.
- La Donna: la donna non è né angelo né donna “instrumentum diaboli”, portatrice di tentazioni; ora la donna è solamente il corrispettivo dell’uomo, è una donna completa con i suoi sentimenti.
- La Natura: natura vista in chiave rinascimentale e quindi priva di quell’impronta divina tipica del pensiero medioevale. Nella natura non si riconosce più la presenza di Dio che opera, ma ora abbiamo solo una natura vista come elemento naturale.

Il Rapporto tra l’Orlando Furioso e la crisi del Rinascimento
Troviamo, all’interno dell’Orlando Furioso, una concezione del mondo alquanto inquieta:
- Si dà spazio ai miti che riguardano l’illusione, la vanità di alcune azioni e la delusione: il castello di Atlante è simbolo della vanità nell’inseguire le illusioni.
Abbiamo anche il viaggio di Astolfo sulla luna: Astolfo sulla luna trova i sogni degli uomini, gli sforzi inutili compiuti per inseguire le proprie illusioni; oltretutto, Astolfo trova anche il senno di alcuni saggi ancora in vita, il che simboleggia il fatto che sebbene sulla terra ci siano persone apparentemente razionali, esse, al contrario, potrebbero aver spento tutto il loro senno nell’inseguire le proprie illusioni. Tutto è quindi simbolo della totale mancanza di razionalità!
Altro esempio può essere quello dell’ippogrifo: esso compare e scompare e ,quando di ritiene di averlo preso, vola via scomparendo. Per non parlare di Angelica che, inseguita da tutti, non viene mai raggiunta da nessuno.
Troviamo nell’Orlando Furioso un senso di instabilità riguardo l’uomo: non ci sono più certezze. L’uomo, che aveva puntato tutto sulle sue forze, scopre i propri limiti: la ragione umana va incontro anche a delle sconfitte. Non c’è più ottimismo e certezze riposte nella forza della ragione!

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