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Le illusioni all'interno dell'Orlando furioso

L’Orlando Furioso può essere considerato come un’enciclopedia dell’illusione che mette in scena un caleidoscopio di stili, forme, parole. Il compito dell’opera è proprio quello di dare rappresentazione all’illusione e, sotto questo aspetto, l’episodio più significativo si verifica nel canto XII ed è ambientato nel castello incantato di Atlante. Qui l’illusione prende la forma di un’immagine sfuggente ma allo stesso tempo irresistibile che attira i cavalieri all’interno del castello. Essi vi rimangono imprigionati nel tentativo di raggiungere i propri desideri, che, però, sono inconseguibili; ad esempio, Orlando insegue l’immagine di Angelica. Astolfo, il quale possiede un libro che svela i meccanismi per uscire dalla finzione stessa, riesce a superare il gioco degli specchi del castello incantato e a liberare gli altri personaggi. Il Furioso può quindi essere definito anche come un libro delle meraviglie che entra all’interno della meraviglia stessa per svelarne il meccanismo.
L’illusione principale è quella dell’amore, basata sulla sofferenza e legata alla follia. L’amore felice tra Angelica e Medoro, infatti, passa attraverso la sofferenza di Orlando, che è tale da condurlo alla pazzia; quella piaga costituita dall’amore trasforma il paladino della cristianità in un animale brutale che distrugge tutto ciò che incontra sul proprio cammino, e determina che il protagonista non possa tornare a combattere in difesa della cristianità fino a quando Astolfo non si recherà sulla luna per recuperarne il senno. In realtà, ciò che accade a Orlando è emblema della condizione generale dei cavalieri, i quali tendono a perdere se stessi e la propria identità.
Calvino, all’interno dell’opera L’Orlando Furioso raccontato da Italo Calvino sottolinea la sovrapposizione tra illusione e realtà che caratterizza il capolavoro di Ariosto. In altre parole, illusione e realtà si trovano sullo stesso piano. Di conseguenza, i personaggi e l’autore si confondono (“Atlante o Ariosto?”), e il destino di Orlando si sovrappone a quello di Ariosto nel momento in cui l’autore afferma che, forse, perderà il senno anche lui e, nel caso in cui ciò accada, egli non sarà in grado di concludere il poema. Calvino descrive il Furioso come un “libro che contiene tutto il mondo e questo mondo contiene un libro che vuole esser mondo”. Questa definizione mette in evidenza come l’opera di Ariosto costituisca un esempio di mise en abyme.
Ariosto, all’interno della propria opera mette in scena un mondo e la sua dimensione speculare: l’illusione è speculare alla realtà, la Luna è speculare alla Terra. Per mettere in atto questo meccanismo di specularità, Ariosto si serve del gioco dell’illusione e del fondamentale strumento dell’ironia.
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