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Uomo nuovo, tra realismo e utopia


Un’inquietudine sottile invade il mondo nell’età in cui si inventano le armi da fuoco e si scopre un nuovo universo impensato, il continente americano, al di là dei confini che nessuno mai aveva varcato prima nella storia. D’improvviso l’essere umano è travolto da novità
epocali, gettato in un universo in espansione.
È l’immagine stessa del cosmo a esplodere, mandando in frantumi un edificio mentale costruito in secoli di teorie, di visioni della realtà, di rappresentazioni simboliche. L’uomo nuovo vive, pensa, scrive fra avventura e lacerazione. Uno dei più grandi “moralisti” europei, il francese Michel de Montaigne, nella seconda metà del Cinquecento, sintetizzerà con esattezza questa mutazione universale.
Di quest’epoca incerta e problematica Machiavelli e Guicciardini sono testimoni attenti, acuti, sensibilissimi. Entrambi, sia pure in forme e modi diversi, misurano con la loro scrittura lo spazio del reale, sia esso pubblico o privato, cogliendone il movimento dinamico e il continuo mutare. Nelle loro pagine la politica e la storiografia colgono finalmente una grandezza di pensiero e di lingua paragonabili a quelle dei classici antichi.
In Machiavelli la meditazione sulla storia romana e sul decadimento dei costumi attuali fa maturare una complessa visione del potere e della responsabilità morale nella sua gestione, su cui i secoli successivi rifletteranno, sviluppando la prima grande riflessione politica dell’età moderna. In Guicciardini lo sguardo inquieto di un antropologo, studioso attento dell’agire umano in tutte le sue manifestazioni, si distende sulla «pioggia delle cose» che si abbatte sulla banale quotidianità del vivere. Ne nasce una scrittura dinamica, altalenante, che riflette l’agilità e gli scatti di un pensiero spinto dalla pressione degli eventi di ogni giorno. I Ricordi sono l’amara manifestazione della sfiducia nella parola “piena” del discorso che si sforza, invano, di riempire i vuoti fra le “cose”. Solo con Leopardi la letteratura italiana saprà ritrovare un osservatore della nuda vita altrettanto sensibile nel guardare l’ottusa, illusoria realtà che fluisce irrimediabilmente, là fuori.
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