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Favola e Fiaba : due generi diversi, con alcune affinità

Tra le forme narrative di origini più antiche vanno ricordate la fiaba e la favola. La distinzione tra le due non è sempre netta, come rivela del resto la comune origine dei termini (entrambi derivati dal verbo latino fari, parlare"). Oggi, comunque, si tende a chiamare favola il racconto breve (spesso in versi) che ha per protagonisti animali parlanti e che si conclude con una morale (o che ha comunque un chiaro valore allegorico e una chiara finalità didattica); la fiaba, al contrario, è quasi sempre in prosa, è caratterizzata dalla presenza di personaggi umani e di avvenimenti fantastici, magici, inverosimili, che si concludono sempre con la vittoria dell'eroe e con la punizione dei suoi avversari. La favola è un genere letterario che risale all'antichità: ricordiamo, per esempio, le opere del greco Esopo e del latino Fedro; la fiaba invece è diventata un vero e proprio genere letterario solo in epoca moderna, a partire dal Rinascimento, anche se le sue origini popolari sono sicuramente molto antiche e affondano (come l'epica) nel mito. Per secoli le fiabe sono state raccontate oralmente, spesso ai bambini, e hanno costituito un repertorio di saggezza contadina e di creatività popolare.
Proprio per il loro carattere popolare, le fiabe hanno avuto una straordinaria fortuna a partire dall'età romantica. Tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, infatti, molti intellettuali iniziarono a rivalutare le forme di cultura popolare, ritenendole più spontanee e meno viziate dall'imitazione dei modelli classici, nonché utili a comprendere le caratteristi- che peculiari di ciascun popolo e di ciascuna nazione. Tra le raccolte ottocentesche più celebri e importanti vanno ricordate quelle pubblicate in Germania dai fratelli Jakob e Wilhelm Grimm e in Russia da Aleksandr Afanas'ev. Tali raccolte sono molto diverse dai volumi di fiabe pubblicati in precedenza, da scrittori seicenteschi come il napoletano Giambattista Basile o il francese Charles Perrault: in queste opere, infatti, il materiale popolare veniva sottoposto a una complessa rielaborazione da parte dello scrittore, che si rivolgeva a un pubblico adulto e raffinato; gli autori ottocenteschi, invece, tendevano a rispettare il testo originale e il destinatario infantile. In alcuni casi (ricordiamo per esempio l'italiano Vittorio Imbriani) essi adottarono addirittura le tecniche della stenografia per riprodurre con la massima precisione il testo orale del narratore popolare che costituiva la loro fonte. In Italia la raccolta di fiabe più importante, paragonabile per serietà e per efficacia stilistica ai grandi modelli stranieri, fu data alle stampe solo nel secondo dopoguerra: si tratta delle Fiabe italiane di Italo Calvino 1956
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