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Conversione di un’azienda

1. Introduzione: Nel presente documento verrà illustrata la metodologia per la conversione di un’azienda in regime di agricoltura integrata ad agricoltura biologica, facendo riferimento alle normative in materia e seguendo l’iter normativo e procedurale.
Ci si soffermerà poi sui due seguenti aspetti:
- Difesa fitosanitaria della vite in regime di agricoltura biologica;
- Compiti e importanza degli enti di certificazione biologica.
Anche in questi due aspetti si farà riferimento alle normative specifiche in materia.
Il presente documento è diviso nelle seguenti parti:
 Parte prima: descrizione dell’azienda, ubicazione, caratteristiche del territorio ecc.. (punti dal 2 al 12)
 Parte seconda: periodo e modalità di conversione (punti 13-14);
 Parte terza: difesa fitosanitaria della vite in agricoltura biologica, compiti e importanza degli enti di certificazione biologica (punti 15-16);

 Parte quarta: problemi legati all’agricoltura sostenibile (punti 17).
Parte prima
2. Individuazione dell’area e caratteristiche estrinseche: l’azienda è ubicata in provincia di Reggio Emilia, nella fazione di Villa Sesso. L’azienda scelta è identificata dalle particelle catastali n°___ e dai fogli catastali n°___, e precisamente si trova in via_______.
3. Caratteristiche del suolo: questa valutazione viene effettuata per identificare quali utilizzi sono più convenienti nell’area di interesse, e quali colture si mostrano più adatte. Saranno poi effettuate analisi più approfondite e mirate all’interno dell’azienda. Bisogna quindi considerare:
- Profondità del regolite (materiale non consolidato);
- Ordine e presenza dei diversi orizzonti (O, A, E, B, C, D o R);
- Identificare la tipologia di suolo tra le seguenti:
Terreno morenico;
Chenozerm (terre nere);
Podsol (suolo di cenere);
Rendzina (suolo appenninico).
- Valutare la presenza di eventuali fenomeni erosivi. L’azienda può andare incontro a sostenibilità creando in zone impervie tramite terrazzamenti o altre opere che oltre permettere la coltivazione rallentano il dissesto idrogeologico. Nella zona considerata, di pianura, questi problemi non sono presenti, tuttavia nelle zone appenniniche di Reggio Emilia, ci sono problemi simili.
Per il reperimento dei dati sopra citati si può fare riferimento a indagini pedologiche effettuate dall’amministrazione dell’area, o a carte dei suoli.
4. Caratteristiche idrologiche: nel seguente punto verranno illustrate le caratteristiche idrologiche e la gestione dell’acqua nel territorio.
- Profondità della falda idrica;
- Valutazione inquinamenti su larga scala. Nella zona di Villa Sesso c’è un elevato spandimento di liquami suini che può portare a un inquinamento da nitrati della falda;
- Problemi nella rete di gestione idrica, ad esempio nel periodo estivo la mancata pulizia dei suoli può portare a delle perdite idriche;
5. Caratteristiche dell’aria: nel presente punto verranno illustrate le caratteristiche dell’aria e relativi inquinamenti:
- Il clima è tipico della pianura padana, con estati calde e afose con punte oltre i 30°C ed inverni freddi e umidi, con frequenti gelate. La piovosità media è 700-800 mm, prevalentemente concetrata in autunno e inverno. La nebbia è molto frequente, questo favorisce la permanenza delle particelle fini (pm 10 e pm 2,5) negli strati più bassi dell’atmosfera (cromosfera).
- Inquinamento chimico, causato da:
Vicinanza al centro di Reggio Emilai, molto trafficato;
Estrema vicinanza all’ex-inceneritore, che ha contaminato l’aria per molti anni;
Vicinanza al centro industriale di Mancasale.
6. Classificazione del paesaggio, tra le seguenti tipologie:
- Cacotipo;
- Normotipo;
- Callitipi;
- Callitopi.
La zona di Villa Sesso è un normotipo.
Di seguito verrà riportata la metodologia di lavoro secondo l’Indice di Sostenibilità Aziendale SuFI (Sustainable Farm Index), che tiene conto sia della dimensione territoriale che della dimensione economica (gestione aziendale). La parte inerente la gestione aziendale verrà trattata all’interno delle caratteristiche intrinseche (in quanto su di essa si può agire direttamente, facendo dei cambiamenti e miglioramenti, cosa che invece non è possibile fare nell’ambiente circostante), mentre nel presente punto (caratteristiche estrinseche) verrà analizzato il contesto territoriale. L’indice si basa su un criterio ACM (Assesment Criteria Matrix), che considera due contesti operativi (quello territoriale e quello economico), e individua all’interno di ciascuno di essi tre obiettivi di sostenibilità (ambientale, economica e sociale).
7. Caratteristiche estrinseche e contesto territoriale: Prevede il coinvolgimento degli stakeholder, che esprimono le preferenze della società secondo i diversi punti di vista espressi dalle tre dimensioni di sostenibilità. Può rifarsi a ricerche già effettuate. Le tre dimensioni di sostenibilità sono quindi:
- Dimensione ambientale, che comprende:
a. Zone a vincolo ambientale;
b. Agricoltura biologica, la presenza di aziende ad agricoltura biologica è molto importante, perché un’azienda attigua ad un’azienda biologica deve prestare determinate attenzioni per limitare l’effetto deriva dei trattamenti (che può vanificare gli sforzi effettuati da altre aziende biologiche);
c. Carico bestiame, per valutare l’incidenza della zootecnia nella zona, e per capire quali sono i quantitativi di deiezioni solide e liquide prodotte (e relative modalità di spandimento), oltre che individuare le principali tipologie di allevamento;
d. Prati e pascoli, e utilizzo dei prodotti da essi derivati;
e. Misure agroambientali attuate dall’amministrazione della zona.
- Dimensione economica, che comprende:
a. Altitudine;
b. Attività extra-agricole;
c. Distanza dal centro abitato.
- Dimensione sociale, che comprende:
a. Capitale sociale;
b. Unità lavoro;
c. I punti come altitudine e distanza dal centro abitato possono essere inseriti anche nella dimensione sociale.
8. Caratteristiche intrinseche e gestione aziendale: è il secondo contesto operativo dell’ACM, che considera tutti gli aspetti inerenti le interazioni dell’azienda con l’ambiente, l’economia e la società.
- Dimensione ambientale, che comprende:
a. Bilancio azoto, con particolare riferimento alla produzione di azoto da effluenti zootecnici e alle concimazioni, che devono essere effettuate solo quando necessario, e con concimi a lenta cessione (es. Entec);
b. Bilancio fosforo;
c. Superficie irrigata, cercando di dividere la superficie totale in aree dove si utilizzano sistemi irrigui più adatti al tipo di coltura;
d. Sistema irriguo, possibilmente incentrato verso un’irrigazione razionale, studiata per ridurre al minimo le perdite dovute a eccessi idrici e per andare incontro alla tipologia di coltura;
e. Gestione fitosanitaria, che sarà atta a seguire disciplinari in base all’orientamento dell’azienda (in questo caso si seguiranno disciplinari di agricoltura biologica).
- Dimensione economica, che comprende:
a. Redditività del lavoro, sulla base di dati a livello locale;
b. Redditività della terra, sulla base dei dati catastali;
c. Riparto SAU;
d. Servizi e noleggio, come servizio conto terzi, per ammortizzare meglio eventuali macchine;
e. Consumo energetico, valutando il consumo di carburanti agricoli, per fornire nel tempo il consumo di energia fossile;
9. Stato attuale dell’azienda: l’azienda è ora gestita in regime di agricoltura integrata. L’ordinamento colturale è il seguente:
- Viticolo-zootecnico-coltivazioni erbacee.
Le parcelle a coltivazioni erbacee seguono la seguente rotazione:
I. Rinnovo
II. Frumento
III. Medica
IV. Medica
V. Medica
VI. Rinnovo
VII. Frumento
La vite presenta delle varietà antiche per il recupero e la tutela della biodiversità. La varietà principale è l’Ancellotta. Sono presenti impianti a Semi-Bellussi, oggi in fase di conversione a impianti controspalliera. I trattamenti fitosanitari e le lavorazioni seguono i DPI.
La parte zootecnica consiste nell’allevamento di bovini.
Di seguito verranno riportate le analisi di acqua, aria e suolo interne all’azienda.
10. Analisi dell’acqua:
- Monitoraggio dell’acqua, secondo i seguenti indicatori:
Indicatori chimici: BOC (domanda chimica di ossigeno) e COD (domanda chimica di ossigeno), analisi delle acque inerenti i più svariati composti (carbonio, fosforo ecc…)
 Bioindicatori: utilizzo dell’indice IBE (Extended Biotic Index - Indice biotico esteso), che suddivide le acque in classi di qualità da I (migliore) a V (peggiore). Gli organismi utilizzati come oggetto di studio sono Plecotteri (insetti e loro larve, acque ben pulite e ossigenate), Efemerotteri (insetti e loro larve, acque moderatamente pulite), Coleotteri (insetti e loro larve, acque moderatamente inquinate), crostacei e molluschi (Gommarus e Asellus, acque inquinate), vermi e larve di insetti (Oligocheti e chironomidi per acque fortemente inquinate).
trasferimento tropico).
Proposta di soluzioni contro le fonti inquinanti (riferimenti a normative, inerenti scarichi industriali, civili, modalità di distribuzione dei liquami, soluzioni per il lavaggio di mezzi agricoli, gestione rifiuti speciali), abbattimento delle perdite nella rete di gestione e distribuzione.
11. Analisi del suolo:
- Monitoraggio del suolo, secondo i seguenti indicatori:
- Analisi chimiche del suolo, atte a identificare qualsiasi categoria di composti;
- Bioindicatori, come la biomassa microbica (Clostridium, bacillus, Pseudomonas, Corynebacterium, Micrococcus), muschi, funghi (Megacollybia, Clitocybe), nematodi, artropodi, piante.
- Indici di qualità del suolo:
 Maturity Index, che sfrutta i nematodi (per rilevazione cambiamenti nella degradazione della s. o.); QBS-ar (indice di qualità biologica basato sui microartropodi),
 EMI (indice EcoMorfologico), che si basa sulla presenza/assenza di organismi adatti a vivere in un determinato tipo di suolo (valuta la biodiversità).
- Proposta di soluzioni contro le fonti inquinanti, razionalizzare e diversificare l’utilizzo del suolo (contrastare la monocoltura), limitare l’abbandono di aree marginali.
12. Analisi dell’aria:
- Monitoraggio, secondo i seguenti indicatori:
- Indicatori chimici, quali analisi dell’aria;
- Bioindicatori, come licheni (Ascomiceti e alche verdi o azzurre), licheni epifitici che permettono la valutazione dello IAP (indice purezza atmosferica) in cui si valuta la biodiversità lichenica, Piante (Nicotiana tabacum per l’azoto troposferico, Pinus sylvestris per ossidi di azoto, Pelargonium e Mais per ammoniaca, Medicago sativa per anidride solforosa).
Parte seconda
13. Conversione dell’azienda a regime biologico: il passaggio da azienda convenzionale ad azienda biologica è regolamentato dal Regolamento CEE 834/2007 che stabilisce un periodo di conversione al fine del quale l’azienda possa commercializzare i propri prodotti come “prodotti da agricoltura biologica”.
Il procedimento è il seguente:
- Notifica alle autorità competenti da parte dell’operatore di essere intenzionati a entrare in regime di agricoltura biologica;
- L’azienda viene sottoposta a sistema di controllo;
- Inizio del periodo di conversione, la cui tipologia è definita dall’organismo di controllo in funzione del tipo di coltura o di produzione animale. La durata è solitamente due anni per le colture di tipo arboreo, un anno per le colture arboree (possono esserci variazioni). I tempi di conversione per ogni singolo appezzamento sono compresi in uno specifico piano di conversione pluriennale, infatti ogni singolo appezzamento subisce un piano di conversione specifico, valutato in funzione dei confini e di eventuali rischi derivanti dalla vicinanza di colture convenzionali;
- Il piano è poi sottoposto al giudizio dell’organismo di controllo e della commissione di certificazione, che ne valutano l’idoneità;
Il periodo di conversione è quindi inteso come un periodo di depurazione del territorio fino
a quel momento coltivato a regime integrato.
Il periodo di conversione è inoltre un periodo di rodaggio in quanto l’operatore deve affrontare problematiche tecniche senza ricorrere all’utilizzo di prodotti di sintesi e dovendo adeguare strutture e macchinari.
La conversione viene effettuata in metodologie diverse tra le produzioni vegetali e animali.
14. Produzione biologica vegetale:
- Obblighi tecnici:
Il terreno, in cui sono particolarmente importanti i due seguenti aspetti: l’impiego di concimi di origine naturale o di origine biologica, preferibilmente compostati, e gli avvicendamenti colturali.
Fertilizzazione, che deve essere basata su pratiche colturali e rotazioni colturali volte a incrementare o mantenere il contenuto di sostanza organica del suolo. Se le tecniche non sono sufficienti il ricorso a fertilizzanti dovrà essere giustificato attraverso documenti da conservare nel dossier di documentazione giustificativa.
I fertilizzanti utilizzabili sono elencati negli appositi disciplinari.
Inoltre la quantità di azoto massima da fornire riguarda i fertilizzanti organici, ed è di 170 Kg/Ha/anno di azoto.
Questi prodotti, tuttavia, non sono consentiti se provengono da allevamenti industriali, cioè quelli in cui si verifica almeno una delle due seguenti condizioni:
1) gli animali sono tenuti in assenza di luce naturale o in condizioni di illuminazione controllata artificialmente per tutta la durata del loro ciclo di allevamento;
2) gli animali sono permanentemente legati o stabulati su pavimentazione esclusivamente grigliata o, in ogni caso, durante tutta la durata del loro ciclo di allevamento non dispongono di una zona di riposo dotata di lettiera vegetale.
Avvicendamenti e rotazioni, che devono comprendere le leguminose e/o le colture da sovescio. Il decreto n. 18354 del 27/11/2009 stabilisce che le colture annuali possano essere ripetute sul medesimo appezzamento solo dopo l’avvicendarsi di almeno due specie differenti, una delle quali deve essere una leguminosa o una coltura da sovescio e che quest’ultima deve restare in campo per almeno 70 giorni.
Sementi e materiale di propagazione, in cui si prevede il divieto assoluto di impiego di materiale geneticamente modificato (OGM) e di prodotti e/o derivati da OGM .
Inoltre per ottenere un prodotto biologico è consentito esclusivamente l’uso di sementi e di materiale di propagazione vegetativa biologici: anche questi mezzi di produzione sono soggetti alle disposizioni del Regolamento Comunitario. Nel caso non fossero reperibili è possibile impiegare materiale non biologico solo dopo aver presentato richiesta di deroga alla banca dati a livello nazionale sulla reperibilità di sementi e materiale di propagazione biologici.
Difesa fitosanitaria. In agricoltura biologica la protezione delle colture da parassiti e infestanti si deve basare, ai sensi del Regolamento 834/2007, su adeguate misure preventive, vale a dire su:
 Protezione degli organismi utili;
 Scelta di specie e varietà tolleranti o resistenti;
 Rotazione delle colture;
 Tecniche agronomiche adeguate;
 Metodi meccanici e fisici.
L’uso di prodotti fitosanitari è ammesso solo quando queste misure non assicurano una protezione adeguata alle colture, ma ogni intervento deve essere adeguatamente motivato, l’agricoltore deve tenere a disposizione dell’Organismo di Controllo e dell’Autorità di Controllo un documento giustificativo del trattamento eseguito.
Controllo malerbe. C’è la necessità di applicare misure preventive, come la scelta di specie e varietà adeguate e resistenti e la rotazione delle colture. Sono ammessi anche gli interventi di carattere meccanico e fisico, come le sarchiature, le rincalzature e le vibro rincalzature, l’impiego della pacciamatura. È invece vietato l’uso dei diserbanti.
- Gestione del suolo (rischi di erosione e frane)
Le aziende che aderiscono all’Azione “Produzioni biologiche” devono mettere in atto diversi accorgimenti, in base alla propria fascia altimetrica. La zona presa in considerazione essendo pianeggiante non è soggetta a particolari prescrizioni.
Nelle zone di pianura, nei suoli con meno del 18% di argilla, è necessario:
 Nelle colture arboree l’inerbimento dell’interfila nel periodo invernale;
 Per le altre colture l’obbligo della presenza di copertura con colture o con cover-crops;
 Nel periodo autunno-invernale su almeno il 50% della superficie utile aziendale.
Parte terza
15. Difesa fitosanitaria in viticoltura in un’azienda biologica: la difesa fitosanitaria in agricoltura biologica segue i disciplinari di produzione biologica.
Di seguito verranno riportate le metodologie di difesa biologica in riferimento ai principali agenti di danno e di malattia:
- Peronospora della vite (Plasmopara viticola): per la prevenzione è necessario utilizzare varietà meno sensibili, garantire buon arieggiamento tramite la scelta dei sesti d’impianto e del sistema di allevamento, effettuare concimazioni azotate equilibrate. Per la difesa fitosanitaria i trattamenti vanno eseguiti o prima del verificarsi dell’infezione, cioè prima delle piogge, o qualora la vegetazione non risulti coperta al momento dell’infezione, uno o due giorni prima del termine del periodo di incubazione del fungo, che è, indicativamente, di 10-12 gg dopo l’inizio della pioggia in primavera e 5-6 gg in estate. In questo caso si verifica l’infezione primaria a carico degli organi colpiti, e, con il trattamento, vengono bloccate le infezioni secondarie, per cui non si ha un danno diretto solo nelle prime fasi vegetative, in assenza di grappolini. Da quando sono presenti i grappolini, quindi, è opportuno intervenire in maniera preventiva. Si utilizzano sali di rame intervenendo ogni 7-10 giorni circa in relazione alla dose e alla persistenza del prodotto impiegato, alla suscettibilità della zona e alle precipitazioni. E’ necessario ripetere gli interventi con andamento stagionale piovoso, in quanto piogge superiori a 20 mm hanno un effetto dilavante del prodotto. Per seccare le macchie presenti si possono eseguire due interventi a distanza di 4-5 giorni con solfato di rame.
- Oidio della vite (Erisiphe necator, Oidium tuckeri): per la prevenzione per prevenire attacchi di oidio è utile adottare pratiche agronomiche di contenimento della vigoria delle piante ed effettuare potature verdi volte ad arieggiare e a illuminare i grappoli. Per la difesa fitosanitaria contro l’oidio è fondamentale una difesa preventiva durante tutto il periodo di potenziale attacco; nelle zone più colpite è opportuno iniziare i trattamenti allo stadio di 2-3 foglie. Il prodotto più usato è lo zolfo con trattamenti ogni 7-10 giorni di zolfo bagnabile, nelle zone più a rischio lo zolfo in polvere offre maggiori garanzie di successo. Lo zolfo in polvere può, con temperature alte dare maggiori problemi di fitotossicità. La difesa dall’oidio si può realizzare anche con trattamenti con il fungo antagonista Ampelomices quisqualis (minimo 2 interventi), da utilizzare in miscela a olio bianco (eseguire itrattamenti a distanza di 21 giorni da quelli di zolfo) o olio di pino. Non effettuare trattamenti con zolfo oltre l’invaiatura.
- Botrite (Botrytis cinerea): per la prevenzione utilizzate pratiche colturali e agronomiche per contenere la vigoria e favorire l’arieggiamento dei grappoli, come la sfogliatura, una fertilizzazione moderata e irrigazioni contenute. Le varietà a grappolo serrato sono più sensibili, quindi orientarsi verso varietà con grappolo non compatto. In particolare, è opportuna una buona difesa da tignoletta perché i danni di tale fitofago determinano le condizioni predisponesti per infezioni di botrite. Per la difesa fitosanitaria al manifestarsi della malattia o con andamento climatico favorevole, in fase di pre-chiusura grappolo, si può trattare con zolfo e sali di rame, tenendo presente che i prodotti polverulenti hanno una efficacia superiore. E’ possibile impiegare anche Trichoderma harzianum (non c’è più in commercio), un fungo che va in competizione con Botrytis cinerea. Ora è in commercio il Bacillus subtilis, prodotto molto efficace sia per la botrite che per il marciume acido.
- Flavescenza dorata e legno nero: per la prevenzione mantenere un equilibrio nella concimazione azotata, estirpare le piante infette nelle aree dichiarate “zone focolaio”. Per quanto riguarda il legno nero, si è visto un buon risanamento delle viti su cui sono state eliminate con la potature le parti sintomatiche, pur variabile in base al vitigno e alla diffusione dei sintomi di partenza. E’ utile pertanto segnare le piante sintomatiche per effettuare una drastica potatura (legno nero) o procedere all’estirpazione nelle zone focolaio (flavescenza dorata). Per la difesa fitosanitaria i prodotti consentiti per lo scafoideo sono piretro, o la miscela di piretro e rotenone. Il rotenone eseguito sulla seconda generazione di Tignoletta (fine giugno inizio luglio) possiede attività anche nei confronti delle cicaline. Intervenire a metà giugno con piretro naturale o con la miscela piretro e rotenone; ripetere l’intervento dopo circa 5 giorni (per piretro) e dopo circa 8 giorni (per miscela di piretro e rotenone). Nelle aziende con presenza elevata di scafoideo, si consiglia di effettuare un terzo trattamento con i prodotti sopra indicati. Per l’impiego di tutti i prodotti citati è necessario acidificare l’acqua a pH 6-6,5, intervenire di sera, evitare la miscela con prodotti a reazione alcalina. I trattamenti devono essere indirizzati soprattutto alle foglie dei polloni basali e del ceppo.
- Tignoletta dell’uva (Lobesia botrana): per la prevenzione eseguire il monitoraggio con le trappole ed eseguire i campionamenti per verificare l’effettiva presenza e lo stadio di sviluppo di uova e larve al fine di posizionare correttamente gli interventi. Per la difesa fitosanitaria la difesa viene effettuata con formulati a base di Bacillus thuringiensis alla nascita delle larve, ripetendo il trattamento dopo 7-8 giorni, con eventualmente in miscela un prodotto fagostimolante. Considerato che il periodo di nascita è molto lungo, facendo riferimento ai modelli previsionali, si può trattare al 15% e al 40% di nascita larvale. Può essere impiegato anche rotenone in II generazione, in particolare quando coincide con il 2° intervento per lo Scafoideo. Correggere il pH a 6-6,5 e trattare nelle ore più fresche per l’impiego di Bacillus. L’associazione di Bacillus e della confusione o distrazione sessuale può dare un buon contenimento anche in condizioni di popolazione elevata, purché sia realizzata su ampi appezzamenti.
- Ragnetto giallo (Eotetranychus carpini): per la prevenzione cercare di ridurre le cause che favoriscono la proliferazione degli acari scegliendo prodotti selettivi, poco persistenti e distribuiti in modo localizzato, evitare l’uso ripetuto di piretro o rotenone, ricerca di un vigore vegetativo equilibrato, salvaguardare l’ambiente naturale intorno al vigneto. Per la difesa fitosanitaria incrementare la popolazione degli antagonisti naturali, è possibile introdurre in inverno alcuni sarmenti provenienti da vigneti con ricca popolazione di fitoseidi, a questo scopo si utilizzano i sarmenti di due anni nei quali si troveranno con molta probabilità le femmine.
16. Compiti e importanza degli Enti di Certificazione Biologica: gli enti di certificazione biologica hanno i seguenti compiti:
- Stabilire se un prodotto soddisfa i requisiti per possedere un marchio ad agricoltura biologica;
- Stabilire il piano di conversione;
- Stabilire se l’azienda può essere convertita totalmente o in parte;
biologica, al fine di conferire i finanziamenti europei solamente a chi le applica correttamente.
Parte quarta
17. Le problematiche legate all’agricoltura sostenibile sono:
- Minore sicurezza alimentare, in quanto c’è un minor utilizzo di pesticidi, tuttavia questo comporta un maggiore sviluppo di agenti di malattia, che possono produrre tossine nocive per l’uomo e gli animali;
- Conversione a regime di agricoltura sostenibile non per scopi di tutela ambientale, ma per l’interesse ai finanziamenti;
- Rese inferiori, che con l’incremento della popolazione rischiano di non soddisfare la domanda.

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