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Verga, Giovanni - Verismo italiano

Verga e il verismo: appunto sul movimento poetico italiano, corrispettivo del Naturalismo europeo

E io lo dico a Skuola.net
GIOVANNI VERGA E IL VERISMO ITALIANO
LA POETICA DEL VERISMO ITALIANO
In Italia la diffusione del pensiero di Zola partì dagli ambienti culturali milanesi di sinistra che ebbero il merito di capire subito l’ importanza di questa nuova tendenza facendone l ideologia della loro battaglia politica e culturale. L ambiente milanese però dimostrò di non avere abbastanza forza culturale per dar vita a un nuovo genere letterario, mentre due scrittori meridionali che operavano nello stesso ambiente milanese crearono un nuovo linguaggio nella loro forma di scrittura: Verga e Capuana.
Capuana fu il teorico del verismo italiano, egli da critico letterario ebbe ruolo fondamentale nella diffusione della conoscenza di Zola e del Naturalismo francese.
Verga, amico di capuana concorda con le sue idee scrivendo i malavoglia e Vita dei campi.
Verga rappresenta il fondatore della teoria dell’ impersonalità , egli afferma che il racconto deve essere descritta come una cosa realmente avvenuta e per farlo bisogna riportare documenti umani e deve essere raccontato in modo da mettere il lettore faccia a faccia col fatto nudo e schietto. Secondo lui lo scrittore deve eclissarsi cioè non deve comparire con le sue reazioni soggettive, le sue riflessioni e spiegazioni come nella narrativa tradizionale. L autore deve mettersi nella pelle dei suoi personaggi in modo che il lettore avrà l impressione di assistere realmente ai fatti che si svolgono sotto ai suoi occhi. Verga ammette che questo genere di narrativa può creare confusione nel lettore ma man mano che i protagonisti si fanno conoscere il lettore capisce il loro carattere e si immedesima.( teoria dell’ impersonalità).

LA TECNICA NARRATIVA DI VERGA
Verga da origine ad una nuova tecnica narrativa originale e innovatrice che si allontana sia dalla tradizione, sia dagli scrittori a lui contemporanei.
L autore si eclissa, si cala nella pelle dei personaggi, vede le cose coi loro occhi e le esprime con le loro parole. a raccontare infatti non è il narratore,(scompare, non è più onnisciente) il suo punto di vista non compare mai. Il narratore si mimetizza nei personaggi stessi, è come se a raccontare fosse uno di loro, che resta anonimo. (inizio rosso malpelo).
Anche il linguaggio di verga non è quello che potrebbe essere dello scrittore, ma un linguaggio spoglio e povero, ricco di modi di dire, paragoni,proverbi, imprecazioni popolari e dalla sintassi elementare da cui traspare la struttura dialettale.

LO SVOLGIMENTO DELL OPERA VERGHIANA

Il periodo preverista
Verga nacque a Catania nel 1840, da una agiata famiglia di proprietari terrieri, la sua formazione fu irregolare e segnò profondamente la sua opera in quanto a differenza degli altri scrittori del periodo con una grande cultura umanistica i suoi testi preferiti furono gli scrittori francesi moderni come dumas padre e figlio che erano letterature non colte ma di consumo.
Nel 1866 pubblicò il romanzo “una peccatrice”, nel 1871 scrisse “storie di una capinera” e nel 1872 si trasferisce a Milano(centro culturale più vivo del periodo). Qui entra in contatto con gli ambienti della scapigliatura e termina il romanzo “Eva”. Successivamente scrisse “eros” e “tigre reale” .

L’approdo al verismo
Nel 1878 esce un racconto che si allontana dalla sua narrativa precedente: Rosso malpelo( storia di un garzone di miniera che vive in un ambiente duro e disumano, narrata con un linguaggio duro.) questa opera rappresenta la prima opera della nuova maniera verista basata su una rigorosa impersonalità.
Questo racconto rappresenta la conversione . qui inizia a dipingere il vero e il suo approdo al verismo non è una netta inversione di tendenza ma un approdo progressivo e una maturazione che è avvenuta lentamente. Verga con la conquista del metodo verista non abbandona gli ambienti dell’alta società per abbracciare la società più popolare, ma si propone di studiarli per capire i meccanismi della società. Verga arrivò ad adottare questo nuovo metodo narrativo dopo le letture di Zola, i cui romanzi negli anni 70 si erano diffusi negli ambienti milanesi, e soprattutto con la lettura di assommoir che gli fornì uno spunto iniziale che poi egli sviluppò.Fu influenzato anche da Capuana.
Dopo il racconto di rosso Malpelo continuò con questa nuova impostazione narrativa e pubblicò “vita dei campi” (serie di racconti della vita contadina siciliana).

Il ciclo dei vinti e i Malavoglia
Verga oltre alle novelle scrive anche un ciclo di romanzi che riprende il modello già creato da Zola in Rougon Macquart. Verga pone al centro del suo ciclo la volontà di disegnare un quadro sociale rappresentando tutte le classi, dai ceti popolari alla borghesia e il criterio da lui usato è il principio della lotta per la sopravvivenza(questa teoria viene ricavata dalle teorie di Darwin sull’ evoluzione): tutta la società è dominata da conflitti di interesse: il più forte schiaccia il più debole. Verga non si sofferma sui vincitori ma sui vinti. Il primo romanzo del ciclo è “ I Malavoglia” storia di una famiglia di pescatori siciliani, nei romanzi successivi egli analizza anche la ricerca del meglio, cioè il fatto di voler migliorare la propria condizione sociale.
I malavoglia rappresentano un mondo rurale arcaico, l’ azione si svolge nel 1863 cioè subito dopo l’ unità d’ Italia e mette in luce come il piccolo villaggio siciliano viva la trasformazione della società italiana in quel periodo: si assiste alla coscrizione obbligatoria che mette in crisi le famiglie perché toglie forze lavoro; le tasse, la crisi della pesca, il treno,il telegrafo,le navi a vapore. I malavoglia a causa delle difficoltà economiche dovute a queste trasformazioni prodotte dalla modernità sono costretti a diventare da pescatori, negozianti e se prima possedevano casa e barche ora non possiedono più nulla. Il personaggio che rappresenta i temi della modernità è il giovane N’Toni che esce dal paese, conosce Napoli e viene in contatto con la realtà moderna, perciò va in conflitto col nonno che rappresenta la tradizione. Si arriva perciò alla disgregazione della famiglia anche se alla fine si assiste a una parziale ricomposizione. Il finale è un po’ emblematico perché il personaggio che aveva messo in crisi la famiglia ora se ne distacca del tutto allontanandosi verso il progresso e le grandi città. I malavoglia sono sempre stati considerati un romanzo che celebra i valori della religione, della casa, della famiglia, del lavoro e dell’ onore ma al contrario questo romanzo rappresenta la disgregazione di quel mondo e l’ impossibilità di quei valori. nel mondo popolare dei Malavoglia esistono anche altri protagonisti oltre a quelli fedeli ai valori puri. L avarizia dell usuraio crocifisso, la mancanza di scrupoli di Piedipapera, la malignità della Zuppidda l avidità della Vespa, l’ arrivismo di Don Silvestro.
Nel romanzo scompare il mondo arcaico lasciando il posto alla modernità. Il romanzo è corale e si ha una costruzione bipolare: popolato da tanti personaggi senza che spicchi un protagonista. Ma questo coro si divide in due: da un lato i malavoglia che sono attaccati ai valori puri; dall’ altro la comunità del paese pettegola, cinica e insensibile. Si alternano quindi punti di vista opposti, quelli nobili dei malavoglia e quelli ottusi del villaggio. I valori sono l’ onestà il disinteresse, l’ altruismo e vengono visti dalla collettività strani.

Dai malavoglia al Gesualdo
Tra il primo e il secondo romanzo del ciclo passano 8 anni nei quali Verga scrive il marito di Elena, le novelle rusticane, per le vie, e si dedica al teatro. Nel 1889 esce il secondo romanzo del ciclo dei Vinti: Mastro Don Gesualdo.( comparso già a puntate sulla rivista nuova antologia).
Storia dell ascesa sociale di un muratore che grazie alla sua intelligenza ed energia diventa ricco ma va in contro al fallimento degli affetti familiari. Nel Gesualdo Verga non parla più di un ambiente popolare di contadini, pescatori, operai ma di un ambiente borghese aristocratico per cui il livello del narratore si innalza. Verga rimane fedele al principio della impersonalità e nel Gesualdo a differenza dai Malavoglia che sono corali il centro del romanzo è un protagonista (storia di una persona). Gran parte della narrazione è infatti focalizzata sul protagonista. Verga usa il discorso indiretto libero. La bipolarità che caratterizza i malavoglia qui scompare e il conflitto tra i due poli viene interiorizzato dal protagonista. In Verga il pessimismo diventa assoluto e in questo romanzo è portato alle conseguenze più estreme: Gesualdo viene deluso nelle sue aspirazioni e intorno a lui tutti lo odiano e lo invidiano nello stesso tempo: il padre, la mogli, i figli, il paese. Gesualdo nella sua lotta per “la roba” non ricava che odio, amarezza e dolore che lo porteranno alla morte. Un critico di Verga ha infatti affermato che in questo romanzo si celebra una nuova religione: la religione della roba, ma la critica attuale afferma che tale religione non è di Verga ma di Gesualdo.

L’ultimo Verga
Dopo Gesualdo il terzo romanzo del ciclo è “La duchessa di Leyra”: lavoro mai finito,c'è solo il primo capitolo. Lo scrittore interrompe questo ciclo perché lui era diventato vecchio e questa tematica diventava sempre più difficile da affrontare. Negli ultimi anni della sua vita lascia Milano e torna a Catania , pubblica ancora raccolte di novelle: i ricordi del capitano d’ arce e Don Candeloro. Dopo il 1903 si chiude in un silenzio totale, cura le sue proprietà agricole, le sue posizioni politiche diventano sempre più conservatrici, allo scoppio della prima guerra mondiale è interventista e nel dopo guerra assume posizione nazionaliste. Muore nel gennaio del 1922 anno della salita al potere del fascismo.
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