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Giovanni Verga

Manzoni e Verga

I due più grandi narratori italiani dell’ottocento sono Manzoni e Verga. Al primo si deve lo sviluppo del romanzo in Italia mentre all’altro la nascita del romanzo moderno.
Manzoni ricorre ancora al narratore onnisciente, che guida dall’alto la narrazione e conosce passato, presente e futuro dei personaggi, mentre Verga rinuncia alla prospettiva onnisciente, nella sua fase dei grandi romanzi veristi: il punto di vista narrativo coincide con quello dei personaggi. L’autore, quindi, non manifesta più direttamente i propri sentimenti e le proprie ideologie, e assume l’orizzonte culturale, il linguaggio dei suoi stessi personaggi. Per la prima volta il popolo diventa protagonista determinando con la propria prospettiva, la prospettiva stessa del mondo. Un mondo nuovo, di particolari umili e concreti.
Le scelte stilistiche di Verga si devono ad una crisi storica. Verga è uno degli ultimi rappresentanti della generazione romantico-risorgimentale. Il protagonismo culturale e ideologico degli intellettuali, tipico dell’età romantica, è ancora percepibile nelle prime opere di Verga, ma si rivela poi impossibile in un Italia dominata dall’interesse economico. Occorre dunque limitarsi a un compito di documentazione scientifica. Di qui l’adesione al Verismo e l’impersonalità, che non risulta solo un espediente stilistico, ma il risultato della crisi storica.

Romanzi mondani

• “Eva” → Romanzo per lo più elaborato a Firenze, pubblicato a Milano nel 1873. Per la prima volta Verga sembra adottare una politica del vero e assume atteggiamenti di avanguardia letteraria. Il romanticismo giovanile appare per molti aspetti in crisi ma tuttavia non ancora superato.
• “Tigre reale” → tema tipicamente scapigliato
• “Nedda” → Novella di ambiente rusticano e siciliano. Per la prima volta Verga sceglie come protagonisti umili personaggi della sua terra collocati in un ambiente contadino descritto realisticamente. Non è una novella Verista, l’autore è presente fin dall’inizio con un atteggiamento moralistico. Anche dal punto di vista del linguaggio, il narratore non assume affatto l’ottica del personaggio, ancora fortemente letterario.

La svolta verista

Fra la fine del 1877 e la primavera del 1878 Verga aderisce al Verismo, in seguito alla pubblicazione del capolavoro del Naturalismo francese l’Assommoir di Zola, che subito Capuana recensisce proponendolo come modello ai narratori che seguono la “politica del vero”. Un altro fattore che influenzò la scelta di Verga fu la pubblicazione dell’Inchiesta in Sicilia di Franchetti e Sonnino, dalla quale deriverà i contenuti di Vita dei campi e dei Malavoglia.

Impostazione filosofica

Sul piano filosofico Verga rivela un’impostazione di tipo positivistico, materialistico e deterministico. È positivistica perché parte dal presupposto che la verità sia oggettiva e scientifica. È materialistica perché il comportamento umano è assimilato a quello di ogni altro animale ed in dipendenza dall’egoismo individuale e deterministica perché nega la libertà del soggetto, il quale è determinato dall’ambiente, dalle leggi e dal condizionamento ereditario.

Scrittore-scienziato

Sul piano letterario Verga avvia una poetica antiromantica escludendo l’idealismo e la soggettività dell’io narrante. Nell’opera non si devono vedere né i sentimenti né l’ideologia dell’autore, il quale deve comportarsi come uno scienziato, deve solo mostrare i rapporti causa-effetto.

Eclissi dell’autore

L’autore deve sparire dalla propria opera, senza lasciarvi tracce della propria personalità. È anche esclusa la presentazione dei personaggi da parte del narratore. Lo scrittore deve annullarsi assumendo la prospettiva culturale e linguistica dei personaggi.

Straniamento e Regressione

Lo straniamento mostra come strano un fenomeno normale, presentandolo da un’ottica inedita. Si collega all’artificio di regressione: l’autore, persona colta, regredisce nel punto di vista di una voce ignorante. Si apre in tal modo un divario fra punto di vista esplicito del narratore e punto di vista implicito dell’autore.

“Vita dei campi”

La prima opera verista di Verga è la raccolta di otto novelle con il titolo complessivo di Vita dei campi, uscita nel 1880. Protagonisti sono contadini, pastori, minatori di una società premoderna, quella delle campagne siciliane.
L’adesione alla nuova poetica è dichiarata esplicitamente nella lettera dedicatoria a Farina premessa alla novella L’amante di Gramigna. Tuttavia, persistono temi romantici sia nello stile che nelle tematiche. Sul piano stilistico, il tono di alcuni racconti è epico-lirico, con una forte componente simbolica che sottolinea la corrispondenza tra anima e paesaggio. Sul piano tematico è forte il rilievo che assume il tema dell’amore-passione (La Lupa).
Un altro tema costante è quello dell’esclusione dalla società: il più povero è anche il più emarginato.

Rosso Malpelo

Capolavoro di “Vita dei campi” è Rosso Malpelo. Qui la voce narrante è quella della comunità di contadini e di minatori che si accanisce contro il protagonista perché, avendo i capelli rossi, sarebbe, di per sé, cattivo. Essa interpreta negativamente ogni gesto egli faccia. Per la prima volta Verga applica l’artificio di straniamento che userà poi anche nei Malavoglia. Infatti, il punto di vista del narratore popolare interpreta come strano qualsiasi gesto compia il personaggio. Il punto di vista dell’autore non coincide affatto con quello del narratore, ma per quanto sia taciuto e nascosto emerge comunque, facendo capire che Rosso non è così cattivo come parrebbe.

Filosofia di Rosso Malpelo

Rosso, pur essendo un primitivo, considera le cose con lucidità intellettuale: rifiuta ogni ipocrisia cosicché può apparire un vero e proprio eroe dell’intelligenza critica, capace di descrivere il sistema di violenza che domina la vita. Appare quindi la nascosta identificazione di Verga con Rosso che, oltre ad essere un “diverso” come ormai sono gli artisti nella società, ha un unico privilegio: quello della conoscenza.

Novelle Rusticane

Raccolta di novelle uscita nel 1883, segna una vera e propria svolta. Tutti i personaggi appaiono dominati solo ed esclusivamente dalla roba, e cioè dalla logica economica e dalle leggi dell’interesse e dell’egoismo. Il metodo verista è da ora in poi del tutto coerente con la prospettiva pessimistica e materialistica dell’autore, che a ogni gradino della scala sociale scopre il maccanismo della “lotta per la vita”.

Il ciclo dei Vinti

È un ciclo di romanzi denominato prima “ La Marea” e successivamente “I Vinti”, che rappresenta successivamente la vita dei pescatori e dei contadini (I Malavoglia), poi la borghesia di provincia (Mastro-don Gesualdo) e la nobiltà cittadina (La duchessa di Leyra), infine il mondo parlamentare romano (L’onorevole Scipioni) e quello, degli scrittori e degli artisti (L’uomo di lusso). I vinti sono le vittime del progresso.

La concezione del progresso in Verga

Il progresso è paragonato ad una fiumana che avanza inesorabilmente mossa dalla lotta per la vita e dunque da una feroce selezione naturale: l’egoismo individuale, produce l’avanzamento del progresso. Questo, visto da lontano appare grandioso e anche umanitario, ma visto da vicino, mostra tutte le contraddizioni, gli orrori e i soprusi che stanno alla base della selezione naturale e della lotta per la vita.

I Malavoglia

Il titolo è un’ingiuria, cioè un soprannome scherzoso, sull’uso di quelli impiegati nel linguaggio popolare siciliano. Verga lavora al romanzo dal 1878 al 1881.

I personaggi non sono presentati dal narratore e vi è l’inserimento di ampie scene corali. Vi è la ricerca di nuove soluzioni linguistiche con la raccolta di proverbi popolari siciliane ed è presente un rinnovamento formale anche a costo del disorientamento del lettore.
Nel romanzo vi sono due componenti: una realistica, documentaria e l’altra lirico-simbolica che deriva dalla lontananza dalla Sicilia che accresce il sentimento di rimpianto e di nostalgia per la sua terra, un mondo rurale che sta per scomparire.
La visione del tempo è prevalentemente ciclica, prevale l’idea di un tempo che si chiude su sé stesso.
Traspare una mentalità arcaica. Chi cerca di progredire viene fatto fallire dall’autore che ha una concezione negativa del progresso (‘Ntoni).

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