Università degli Studi di Catania
Dipartimento di scienze della formazione
Corso di laurea in formazione di operatori turistici
Clelia Ceraulo
Nell'isola il viaggio straordinario… misteriosa. La Sicilia di Jules Verne
Tesi di laurea
Relatore
Chiar.ma Prof.ssa Elena Frasca
Anno accademico 2020
Indice
- Premessa ........................................................................................... 3
- Capitolo 1: Le origini del Grand Tour .......................................... 5
- Capitolo 2: Il Grand Tour in Sicilia nel XIX secolo ................... 10
- 2.1 Itinerari del viaggio ............................................................... 10
- 2.2 Modalità del viaggio ................................................................ 16
- 2.3 Il diario di viaggio ................................................................. 19
- Capitolo 3: Jules Verne in Sicilia ................................................. 22
- 3.1 La vita di Jules Verne ........................................................... 22
- 3.2 Testimonianza del suo viaggio in Sicilia .............................. 24
- Conclusione .................................................................................... 28
- Bibliografia ..................................................................................... 29
- Ringraziamenti ............................................................................... 30
“La parte migliore è il viaggio. Esiste una strada sola per arrivare alla meta designata, ma scegliere quella strada non significa abbandonare tutte le altre, è quello che accade nel cammino, anche la più lunga camminata comincia con un passo.”
“Viaggiare allarga la mente, si dice, perché il desiderio di cercare mete sempre più esclusive fa parte della storia del viaggio”
Premessa
Ho deciso di svolgere la mia prova finale, scegliendo come argomento proprio il Grand Tour, in particolare ho voluto raccontare l’esperienza di un viaggiatore francese, Jules Verne, che non è stato solamente uno dei tanti personaggi ad aver intrapreso questo viaggio, ma è stato anche un famoso scrittore di romanzi fantascientifici. Questi tipi di romanzi mi hanno da sempre affascinato, quando un giorno mi sono imbattuta in un romanzo che scrisse nel 1864, chiamato “Viaggio al centro della terra”, romanzo scritto dopo aver intrapreso il viaggio in Sicilia, e me ne sono innamorata. Si dice il mondo è (Sant’Agostino), un libro e chi non viaggia ne conosce solo una pagina; così è iniziata la mia voglia di scoprire il mondo, iniziando a viaggiare.
Nel primo capitolo ho introdotto il tema del Grand Tour in Italia, dove è nato e come si è diffuso. L’immagine che ho inserito, l’ho realizzata io stessa, e rappresenta il ritratto di Goethe nel ponte Sant’Angelo a Roma.
Nel secondo capitolo ho affrontato molti temi riguardanti il Grand Tour in Sicilia, nel 19° secolo, come veniva intrapreso il viaggio, quali erano i mezzi per poter viaggiare, e mi sono voluta concentrare non solo sui famosi diari di viaggio scritti in prima persona dai viaggiatori, ma anche delle tappe più famose che i viaggiatori visitarono. L’immagine che ho inserito, è un disegno che raffigura la Sicilia in generale.
Nel terzo capitolo, che è il cuore della tesi, ho descritto Jules Verne e il suo viaggio in Sicilia. Ho anche voluto parlare di alcuni dei suoi romanzi, perché sono i suoi diari di viaggio, scritti dopo aver intrapreso il viaggio. Nei due sotto capitoli ho inserito due immagini, la prima è un disegno, realizzato da mia sorella, che rappresenta Jules Verne e due viaggiatori intenti ad esplorare le viscere (cuore) dell’Etna, e l’ultima foto, realizzata da me, rappresenta i tre viaggiatori che arrivano al centro della terra, esplorando la meraviglia che hanno appena scoperto, ho preso spunto dal libro e dal film Viaggio al centro della terra.
Capitolo 1: Le origini del Grand Tour
Nel XV secolo in gran parte d’Europa si diffonde un tipo di turismo ante litteram chiamato Grand Tour, la parola “Tour” identifica appunto il giro di Paesi, con partenza ed arrivo nello stesso luogo. Il grande tour è un viaggio graduale che dura da alcuni mesi a diversi anni, è un viaggio destinato ad essere un momento di arricchimento culturale e umano, diventa durante l’età dei lumi un’esperienza di crescita per i rampolli che dell’aristocrazia europea. Questi giovani impararono a conoscere la politica, la cultura, l’arte e le antichità dei paesi europei.
Il viaggiatore tipico arrivò in Italia per mare o per terra a cavallo e a partire dall’Ottocento in treno. Egli era munito di guide che mostravano i monumenti più importanti e davano indicazioni per evitare le strade infestate dai briganti che saccheggiavano i ricchi viaggiatori che spesso si muovevano in carrozze. Intraprendevano questo viaggio accompagnati da un protettore, che vegliava su di loro, gli faceva da guida e si occupava degli alloggi. Per facilitare gli spostamenti furono stampate anche delle carte geografiche e itinerari di viaggio. Gli itinerari cambiano nel tempo in base alla fortuna di ciascuna città e regione. Questo viaggio veniva intrapreso principalmente da chi aveva un maggiore sostegno economico e per questo avevano la possibilità di potersi spostare più rapidamente e ricorrere al migliore alloggio. Chi però non aveva questa possibilità economica, doveva accontentarsi di mezzi di fortuna per continuare il suo viaggio.
Difatti i più numerosi furono gli inglesi, che costituirono il primo codice del tour, determinando le finalità di questo cursus honorum, tracciando gli itinerari e fissando le destinazioni obbligate. Un numero maggiore di stranieri varcò la Manica per visitare i Paesi Bassi e la Francia, per poi arrivare fino in Italia, che era la destinazione principale, via mare da Marsiglia o Nizza. Da qui procedevano con un veliero per Genova, o giungevano direttamente a Livorno per fermarsi a Firenze e girare per la Toscana. Altri sbarcavano a Civitavecchia, fino ad arrivare a Napoli. Sulla via del ritorno si ripercorrono gli stessi luoghi per poi risalire la penisola fino a Torino, passando dalla Francia e imbarcandosi a Calais, o fino a Milano e Venezia, per avviarsi verso le Alpi.
Nella seconda metà del Settecento, molti intrapresero il viaggio in Sicilia; alcuni per via terra passando dalla Puglia e dalla Calabria, altri invece si imbarcavano a Napoli, per poi approdare a Palermo. Gli itinerari scientifici prevedevano tappe obbligatorie ai principali siti archeologici del Mezzogiorno o ai luoghi di cui era possibile poter godere sia del paesaggio che del panorama. Gli itinerari artistici prevedevano le soste agli Osservatori astronomici, agli ospedali, alle Accademie delle scienze. Dal XVI all’inizio del XIX secolo, la tappa obbligatoria di ogni itinerario era l’Italia.
L’Italia, culla del rinascimento, è stata per secoli al centro della vita culturale e artistica europea ospitando nelle sue corti un gran numero di studenti stranieri, che con il suo clima, il suo paesaggio e la sua tradizione storica e artistica, con la sua eredità della Roma antica e con i suoi monumenti, divenne uno dei posti più popolari da visitare. L’Italia divenne la meta privilegiata del Grand Tour anche per i giovani di altri Paesi europei: fra questi, vi fu il sommo poeta tedesco Johann Wolfgang Goethe, che fece il suo celebre Viaggio in Italia fra il 1786 e il 1788.
Il “Viaggio in Italia” di Goethe fu una sorta di fuga: egli si mise in viaggio immediatamente quasi come un fuggiasco, partendo di nascosto. Perché ebbe la necessità di evadere e di riprendere interesse per il mondo. Per lui, l’Italia rappresentava la speranza di una nuova rinascita. Terminato il viaggio in Italia, Goethe elabora un’opera che non è l’insieme preciso dei suoi appunti, ma piuttosto una rielaborazione degli stessi: non si tratta di una generica descrizione ma di un racconto personale; scritto con la forma epistolare, che gli permise di avviare una riflessione sul senso del viaggio stesso, su quello previsto e prefissato e su quello che effettivamente ha avuto. L’Italia per lui, fu la scuola per l’intero mondo, terra di ispirazione. Goethe definì Roma come la scuola del mondo, studiò le opere con animo nostalgico, proiettandosi verso il bello ideale, fedele alle statue e infedele al tempo, rimase generalmente legato a quelle forme anche dopo la sua morte. Però, sebbene resterà particolarmente colpito dalla capitale, che sarà la sua casa per molto tempo, la rivelazione per Goethe fu Napoli. Napoli, con le sue strade luminose, il mare e la gente libera e felice, la città sarà definita il “paradiso” da Goethe. Egli vedeva l’arte e la vita quotidiana scontrarsi e unirsi.
“Napoli è un vero paradiso; ognuno vi vive nell’ebbrezza di una specie di oblio di sé stesso ed io fo come tutti gli altri; quasi più non mi riconosco e mi pare essere divenuto altro uomo. Ieri io pensavo o che ero pazzo in passato, ovvero che lo sono diventato ora”.1
Le tappe principali del Grand Tour in Italia erano 4: Roma, Napoli, Venezia e Firenze. Roma è, per molti secoli, la tappa principale di questo tour, grazie al contributo dei viaggiatori internazionali che attingono alle sue bellezze. I protestanti che allora visitavano la città, non erano del tutto indenni dai rischi, ed il conflitto religioso era così forte, che fino alla metà del Settecento, il passaporto inglese era sottoposto alla firma del re ed escludeva la Spagna e Roma. Si cercava di non essere rilevati tra i viaggiatori non cattolici, anche per paura dell’Inquisizione.
Vi erano grandi difficoltà nei mezzi di trasporto, che impedivano un facile collegamento con la restante parte del regno, continentale o insulare, che spingevano i viaggiatori a considerare Napoli come ultima tappa del loro tour. Nella maggior parte degli itinerari che accompagnano il cammino dei viaggiatori europei verso il Sud d’Italia, Napoli è la principale meta e in alcuni casi anche l’ultima tappa del viaggio. Tuttavia, non sono pochi quelli che scelgono la capitale del Regno delle Due Sicilie come punto di partenza di un nuovo percorso che li porterà a scoprire altre città e paesi del Mezzogiorno. A partire dai primi decenni del Settecento le montagne erano percorse dagli ingegneri militari e dai cartografi che avevano l’esigenza di “mappare potenziali territori di guerra”.
Tra il XVIII e XIX secolo erano i naturalisti a scalare le montagne e furono i primi a pubblicare i risultati delle loro ricerche scientifiche. A partire dall’Ottocento ingegneri e naturalisti furono aiutati da letterati e artisti romantici. “[...] Se gli scienziati esploravano e descrivevano [le montagne], i letterati, i filosofi, gli artisti le interpretavano”.
L’organizzazione del viaggio richiedeva mesi di studio e di grande attenzione per ogni particolare; una serie di norme e regole delineavano il profilo del buon viaggiatore, capace di prendere il meglio dell’esperienza e ridurre al minimo i rischi. Nel corso dell’Ottocento, la moda del Grand Tour continuò a contraddistinguere la formazione dell’aristocrazia europea, quando tale tradizione si estese anche alle giovani donne di elevata condizione.
Il viaggiatore voleva acquisire immagini e riproduzioni di ciò che aveva visto e visitato, per catturare questi paesaggi ritenuti magici, che illustravano come fosse una cartolina i luoghi visitati. Il viaggiatore, si faceva accompagnare talvolta anche di acquerellisti e pittori capaci, che con la loro padronanza, potevano riprodurre le vedute più pittoresche e significative del viaggio. Chi non aveva il proprio pittore si limitava ad acquistare reperti visivi prodotti ad hoc. Così chi compiva il Grand Tour tornava a casa carico oltre che di frammenti antichi che svolgevano la funzione di souvenir di viaggio, anche di manufatti artistici che ne testimoniavano l’educazione estetica e la capacità di collezionista. Al rientro dal viaggio i ritratti venivano esposti nella biblioteca di casa insieme ad altri oggetti collezionati durante il tour, come frammenti di antichità romane, oppure paesaggi dipinti su commissione per rappresentare l’altrove e vedute delle località visitate.
L’unione fra desiderio di riprodurre quello di...
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