Letteratura Italiana B
Prof.ssa Masoero
“La narrativa di viaggio”
Parte prima - dal 1300 al 1600 23.09.2013
La narrativa di viaggio ha un’incredibile importanza nel panorama letterario mondiale, e l’ha avuta,
soprattutto, nell’antichità, quando i libri erano gli unici strumenti con i quali si potevano descrivere
terre lontane, non c’erano foto, video, internet. Nei secoli passati chi poteva permettersi di
viaggiare aveva il DOVERE di scrivere per documentare la realtà straniera e svolgere quindi un
servizio informativo per chi avrebbe intrapreso quel viaggio dopo di lui o addirittura non l’avrebbe
mai fatto. 24.09.2013
–
Il genere letterario testi con caratteristiche e obbiettivi comuni, a livello sia tematico che formale.
TEATRO: più immediato alla comprensione, adatto anche ad un pubblico analfabetizzato.
Tragedia, commedia, melodramma, favole pastorale o piscatoria, lirica.
POESIA: tutto ciò che è scritto in versi. Sonetto, poema, ode, carme.
PROSA: romanzo, saggio, biografia, lettere, critica, fiaba, cronaca.
Narrativa di viaggio
✓ Diario
✓ Cronaca
✓ Inserto novellistico
✓ Lettera
La narrativa di viaggio o ODEPORICA ha un origine antichissima: dai poemi epici che trattano di
peregrinazioni (Odissea e Eneide), fino ai giorni nostri, passando per il medioevo, dove gli
argomenti che affascinavano di più il lettore erano l’Oriente e le isole, che, per la loro natura
isolata, diventano luogo di tutte le cose straordinarie ed incredibili o delle utopie.
L’Oriente intrigava con le sue cosiddette mirabilia, la sua ricchezza e la sua lontananza. Presente
nei testi a partire da Plinio, che vi colloca uomini di carta ecc, è poi il maggiore protagonista de Il
milione, scritto da Pico della Mirandola per Marco Polo.
In età medievale è incentrata sui pellegrinaggi, si esaurisce tra 500 e 700, dal 900 abbiamo i
reportage giornalistici, che danno anche più spazio ai sentimenti.
Poema epico classico: l’Odissea e l’Eneide!
ODISSEA: poema che risale al VII-IX secolo a.C. nella sua forma orale, trascritto poi nel VI secolo.
Narra del viaggio di ritorno in patria dell’eroe greco Ulisse. Numerosi sono topos letterari presenti
nel poema che riguardano gli inconvenienti e i disagi che uno può incontrare in viaggio: naufragi,
cibi velenosi,…
I secolo a.C. Narra il viaggio di andata dell’eroe troiano Enea. Il poema ha una struttura
ENEIDE:
più agile, è più breve (12 canti anziché 24) e ciò gli conferisce una maggiore efficacia di
–
comunicazione ricordiamo sempre che Virgilio la scrive come opera propagandistica per esaltare
Augusto e quindi doveva essere comprensibile ai più. Anche nell’Eneide abbiamo moltissimi
inconvenienti di viaggio ma viene introdotto anche un altro tema: quello dell’incontro. Incontri con
luoghi nuovi, animali mai visti, persone (alcuni anche fatali, come quello con Didone).
Il medioevo
Mentre nei poemi epici l’eroe era un grande e illustre personaggio diverso dall’autore, a partire dal
‘300, l’eroe, il protagonista dei libri di viaggio diventa lo scrittore stesso, il racconto è autobiografico
e nasce la figura dello scrittore-viaggiatore.
Nel medioevo esistevano due tipi di viaggio
Il viaggio vero Il pellegrinaggio, fatto per
e proprio, motivi di carattere religioso e spirituale
di lavoro o istruzione e nel quale ha importanza non solo la
(il gran tour) meta ma anche, e soprattutto, il cammino
Il pellegrinaggio
Per i cristiani del Medioevo compiere un pellegrinaggio, se si avevano le possibilità economiche,
era d’obbligo. Le mete dei pellegrinaggi erano tre: Roma, Santiago de Compostela, e, il
pellegrinaggio per eccellenza, Gerusalemme. Chi compiva il pellegrinaggio in Terra Santa poteva
scegliere la versione “economica” fino a Betlemme; o la versione lunga che comprendeva anche i
luoghi del Vecchio Testamento, Egitto, Monte Sinai e il convento di Santa Caterina.
I periodi per le partenze erano: maggio-giugno o settembre-novembre, poi il viaggio diventava più
pericoloso di quanto già non fosse.
A partire dal 1200 nascono delle vere e proprie ”agenzie di pellegrinaggio”, gestite dalle famiglie
Pontarini e Loredano, armatori veneziani, le quali detenevano l’esclusiva sulle partenze passeggeri
dirette in Terra Santa.
Tappe viaggio andata:
• Venezia
• Adriatico, Dalmazia: covi di pirati, i pellegrini partivano molto ricchi
• Isole Greche
• Jaffa: iniziano i vari dazi, si viaggia a piedi o con cavalli, muli e cammelli fino a Gerusalemme
Corredo del pellegrino:
• Cappa (mantello)
• Bisaccia
• Bordone (bastone)
• Cassapanca (tavolo e letto, lasciata sulla nave)
• Libri (Bibbia)
• Soldi
• Occorrente per scrivere: ogni pellegrino che aveva la possibilità di andare in Terra Santa
DOVEVA testimoniare la sua avventura. In un’epoca in cui fotografie e internet non
esistevano, le testimonianze erano di vitale importanza per coloro che non avevano le
economiche di muoversi. Colui che intraprendeva il viaggio diventava l’incaricato
possibilità
nella verifica della veridicità della sacre scritture, ed i vari testi precedentemente redatti
potevano servire come guida per i futuri pellegrini.
A mano a mano che le testimonianze dei pellegrini andavano aumentando, si formava il cosiddetto
CANONE DEL PELLEGRINO: regole generali atte a descrivere il pellegrinaggio.
Arrivati a Gerusalemme si intraprende il percorso dalla nascita al calvario fino al monte della
crocifissione, o viceversa.
Tappe viaggio ritorno:
• Jaffa
• Brindisi/Ancona per chi allungava il pellegrinaggio fino a Roma
• Venezia
Il ritorno viene sempre descritto accuratamente con i cambi nella personalità del pellegrino, sia
morali che spirituali.
ultimi anni del 1400, l’espansione dell’impero turco fino alle porte dell’Europa aumentò
Negli
inizialmente i rischi per i pellegrini che si arrischiavano a partire per poi successivamente arrivare a
proibirli: la Terra Santa era preclusa a tutti i cristiani che desideravano recarvisi.
Per contrasto in Europa, ed in particolare in Italia, nascono i cosiddetti Sacri Monti: tappe che
riproducono la vita di Cristo in Palestina (dalla nascita al calvario) però su dei monti prescelti in
Italia.
I pellegrini possono essere laici o religiosi, sono prevalentemente uomini e appartengono alla
Ippolita Sforza è l’unica pellegrina donna di cui abbiamo una testimonianza
classe medio-alta.
scritta: essa compie il suo pellegrinaggio nei primi anni del 1400, e i suoi scritti mettono in
evidenza particolari più “donnaioli”, i vestiti, le sensibilità diverse dei popoli con i quali viene a
contatto.
Prima di partire i pellegrini facevano testamento alla famiglia o alle parrocchie, e al ritorno
portavano delle insegne (souvenir) come prova del loro pellegrinaggio (la conchiglia da Santiago
de Compostela, la croce o la palma da Gerusalemme).
Scrivere del “pellegrinaggio”
I pellegrini scrittori non scrivono per se stessi, ma per l’utilità altrui (guide per i futuri viaggiatori) o
per testimoniare la veridicità delle sacre scritture. Si rivolgono perciò sempre ad un lettore
fantomatico e utilizzano continue formule vocative: “sappiate o lettore”, “vi mostrerò ora..” ecc.
L’ordine della scrittura non deve essere per forza cronologico (ritenuto noioso, che non cattura il
lettore), ma, dato che spesso la fase di scrittura è postuma al viaggio, seguendo la memoria o gli
appunti precedentemente presi. Vengono anche inserite frequenti parentesi letterarie, spesso, se
lo scrittore ha un talento o una vocazione narrativa, suggestive.
LETTURA: Il Cairo e i suoi commerci. Differenti descrizioni in base ai
diversi autori: ognuno evidenzia ciò che maggiormente lo colpisce.
L’aspetto della lingua è anche molto interessante. Vi è l’utilizzo di linguaggi miscidati, ossia
mescolati: i pellegrini che affrontavano il viaggio venivano da differenti parti d’Europa e rimanevano
a contatto tra loro per tre/quattro mesi, inoltre subivano anche l’influenza della parlate locali. Il
risultato era un testo che ha elementi di base presi dalla lingua dello scrittore, ma anche modi di
dire, espressioni e inflessioni sia dei compagni di viaggio, sia degli autoctoni incontrati. I testi
vengono redatti prevalentemente in volgare, e, quando in latino, è un latino non classico, ma
volgarizzato e, appunto, miscidato. è descrivere l’ignoto, ciò che un europeo del
Il compito più difficile del pellegrino-scrittore
1300-1400 non era in grado nemmeno di immaginare, essendo sprovvisto di foto, internet o
televisione. Per descrivere la flora, la fauna, i vestiti, i cibi e le cerimonie, lo scrittore farà quindi
ossia descriverà l’ignoto paragonandolo al noto. [Giraffa:
ricorso al rapporto NOTO-IGNOTO:
cavallo con gambe lunghe, collo smisurato]
diffusione dei testi di viaggio, con l’avvento della stampa.
Dal 1458 inizia la grande B R
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FRANCESCO PETRARCA - ITINERARIUM SYRIACUM (1358)
Francesco Petrarca, dopo l’esperienza francese, vicino ad Avignone, viene invitato a Milano dai
Visconti, dove conosce Giovanni Mondelli, uomo dalla vastissima cultura, cavaliere presso la
famiglia milanese. Mondelli viene inviato in Terra Santa per motivi non solo religiosi ma anche di
natura militare. I Visconti vorrebbero che anche Petrarca lo accompagnasse ma lui, avendo paura
mare, rifiuta. L’Itinerarium viene scritto perché Petrarca vuole comunque essere d’aiuto a
del
Mondelli e decide di redigergli questa guida.
Esistono due tipi di guide per i pellegrini:
Itineraria: sono più tecnici perché comprendono le descrizioni luogo per luogo del viaggio.
Descrizioni: più libere e narrative, con notizie sulle località meno dettagliate.
Il testo di Petrarca è ibrido, perché il percorso da seguire è segnalato dettagliatamente luogo per
luogo ma si ferma spesso e si dilunga in descrizioni ed digressioni storico-letterarie. Lo scritto di
Petrarca è originale perché non descrive il ritorno e propone un percorso alternativo: non parte da
Venezia, ma da Genova. In questo modo vuol far ripercorrere a Mondelli tutti i luoghi citati
nell’Eneide di Virgilio, da Plinio, da Tito Livio, insomma vuol fare del suo viaggio non solo un
percorso religioso ma un’immersione totale nella classicità antica. Dobbiamo tener presente,
infatti, il ruolo proto-umanista di Petrarca, a metà strada tra la classicità e le correnti innovative del
1300. Egli recupera i valori classici, ma non in modo antiquato e archeologico, ma estremamente
innovativo. Non a caso viaggiò in lungo e in largo in tutta l’Europa per ritrovare gli antichi
egli considerava al pari dell’autore stesso. Il suo principale
manoscritti degli autori classici, che
modello di riferimento è Virgilio, considerato come un pater.
Inoltre questo testo di pellegrinaggio è scritto per la prima volta da chi non fa il pellegrinaggio; egli
si ispira a testi già scritti, alla Bibbia, ai grandi classici, prende informazioni da carte geografiche e
si serve delle testimonianze dirette di chi ci è già stato. ! “Tornerai più
Al termine del testo Petrarca scrive quello che secondo lui è lo scopo del viaggio:
santo.” E’ più importante la saggezza per Petrarca, il viaggio è innanzitutto
DOTTO e più
conoscenza, che sia un viaggio religioso è solo un aspetto secondario: visione pre-umanistica.
di “Nuovi Mondi”)
Itinerarium Syriacum (pagg 105-143
Diviso in 81 paragrafi disomogenei, molto spazio viene riservato alle coste Tirreniche, mentre in
Terra Santa va più in fretta, sia per la sua grande passione classica, sia perché ritiene che già
sufficienti testi siano stati scritti su quei luoghi.
Nel suo testo Petrarca ha tre obbiettivi:
la brevitas.
evitare un eccesso di riferimenti dotti e colti. E’ comunque una guida “turistica” e deve
essere semplice in quanto tale.
adottare anche un linguaggio semplice, sebbene sia in latino, non si tratta di un latino
classico ma il latino medievale.
PARAGRAFI:
• preambolo all’Itinerarium. Si parla del topos letterario della fortuna, indispensabile in
1-8:
un viaggio così pericoloso: tra lo scritto e la realtà ci saranno molte differenze dovute al
caso, che sarà propizio o meno. Viene esaltato il pellegrinaggio, che è il viaggio più sacro,
più voluto dal fedele, un viaggio beato. Spiega perché lui non voglia fare il pellegrinaggio:
ha paura, una fervida paura del mare. Introduce qui un topos letterario: il mare come
nemico e fonte di morte. Petrarca non teme la morte in sé per sé, ma la morte in mare,
frutto di una lenta agonia, lo spaventa moltissimo. Nella letteratura il mare però può anche
essere descritto come un amico, colui che concilia la riflessione. Due episodi avevano
dettato in Petrarca il terrore del mare, a tal punto da non consentirgli più di mettere piede su
una nave: una tempesta incontrata lungo la traversata Marsiglia-Genova e un naufragio al
quale assistette quando soggiornò a Napoli. Dopo questi due episodi, tutti i suoi numerosi
viaggi li farà a piedi. Ci descrive anche i motivi che lo spingono a scrivere: vuole comunque
aiutare Mondelli e affida molto umilmente il suo animo al libretto.
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