UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO
D S P C
IPARTIMENTO DI CIENZE ATRIMONIO ULTURALE
CORSO DI LAUREA IN FILOSOFIA
TESI DI LAUREA
IN
F S
ILOSOFIA DELLA TORIA
Tra la sabbia d’oro la perla orientale.
Il "Saggio sul giardino moderno" di Horace Walpole
Relatore Candidato:
Ch.mo Prof.: Teresa Memoli
Vincenzo Cocco Matr.: 0312500231
Correlatore:
Ch.mo Prof.:
Gian Paolo Cammarota
ANNO ACCADEMICO 2016-2017
1
Indice
I Capitolo
Il giardino. L’idea e le forme ................................................................. p. 3
II Capitolo
Il giardino inglese e i piaceri dell’immaginazione p. 39
III Capitolo
Horace Walpole e la critica del giardino alla francese p. 90
Bibliografia p. 128
2 I
Il giardino
L’idea e le forme
Il giardino, è la più piccola particella del
mondo e inoltre è la totalità del mondo .
1
Il termine hétérotopie (eterotopia) è stato coniato dal filosofo francese Michael
Foucault per indicare quei luoghi reali, riscontrabili in ogni cultura di ogni
tempo, strutturati come spazi definiti e “différents” da tutti gli altri spazi sociali,
dove questi ultimi vengono “al contempo rappresentati, contestati, rovesciati”.
Una hétéropie, in questo senso, è una localizzazione fisica dell’utopia, uno spazio
concreto che ospita (héberge) l’immaginario.
Il più antico esempio di hétérotopie, secondo Foucault, è, forse (“peut-être”), il
giardino.
Non bisogna dimenticare che il giardino, stupefacente creazione ormai millenaria,
aveva in Oriente significati molto profondi e come sovrapposti. Il giardino
tradizionale persiano era uno spazio sacro che doveva riunire all’interno del suo
rettangolo quattro parti rappresentanti le quattro parti del mondo, con uno spazio
più sacro ancora degli altri che era come l’ombelico, l’ombelico del mondo nel suo
centro (lì c’erano la vasca e il getto d’acqua); e tutta la vegetazione del giardino
doveva ripartirsi in questo spazio in questa sorta di microcosmo. Quanto ai tappeti,
essi erano, all’origine, delle riproduzioni di giardini. Il giardino è un tappeto dove
l’intero mondo viene a realizzare la propria perfezione simbolica, e il tappeto è una
specie di giardino mobile attraverso lo spazio .
2
M. F , Des espaces autres, in Dits et écrits 1954-1988, Tome IV (1980-1988), édition publiée
1 OUCAULT
sous la direction de Daniel Defert et François Ewald avec la collaboration de Jacques Lagrange,
Éditions Gallimard, Paris 1994, pp. 752-762 (Des espaces autres : conférence au Cercle d'études
architecturales, 14 mars 1967, in Architecture, Mouvement, Continuité, n° 5, octobre 1984, pp. 46-
49). Su questo aspetto del giardino in Foucault, cfr. H. B – M. M , Ripensare ai limiti del
RUNON OSSER
giardino, parcella e totalità del mondo, in Per un giardino della terra, A. Pietrogrande (a cura di), Leo
S. Olschki, Firenze 2006, p. 9.
M. F , Des espaces autres, cit, p. 759.
2 OUCAULT 3
I giardini, quindi, sono, per il filosofo, “autres lieux”: una specie di contestazione,
mitica (e insieme reale) dello spazio in cui gli uomini vivono, e questa
contestazione, conclude il filosofo francese, si potrebbe chiamare l’hétérotopologie,
una scienza che dovrebbe studiare le hétérotopies e quindi i contre-espaces, spazi
assolutamente altri (espaces absolument autres).
“Etimologicamente, fisicamente e ontologicamente il giardino è uno spazio
chiuso: un’entità circoscritta nel territorio, rurale o urbano, individualizzata e
autonoma” .
3
Il giardino è il frutto di un artificio umano, un luogo “artisticamente de-finito” ,
4
come ha notato il professore Vincenzo Cocco. Quando l’uomo crea un giardino
lo delinea, lo separa attraverso una recinzione dallo spazio naturale che è
illimitato .
5
Per costruire un giardino l’uomo delimita uno spazio ma, così facendo, non
definisce solamente lo spazio circoscritto del giardino ma anche quello che è fuori
di esso. A tal proposito potrebbe essere utile ricordare la teoria del filosofo
italiano Rosario Assunto secondo cui il giardino, pur facendo parte di un
paesaggio, non lo è interamente . Alla teoria di Assunto si affianca quella del
6
professore Cocco secondo cui: “Se è possibile pensare un paesaggio non
modificato da un intervento individuale, è impossibile pensare un giardino se non
come un’opera nata dalla volontà poietica di un soggetto” .
7
Per definire l’essenza del giardino è necessario non fermarsi al suo solo aspetto
estetico, ma comprendere che esso è la rappresentazione visibile di un’idea.
Una tale idea “rivela contenuti vitali che esprimono desideri e speranze” . Il
8
giardino è il segno simbolico d’una aspirazione desiderante, è il tentativo di
contrastare gli eventi calamitosi a cui l’uomo è costantemente soggetto, è il sogno
H. B –M. M , Ripensare i limiti del giardino, parcella e totalità del mondo, cit., p. 9.
3 RUNON OSSER
E. C , Lo spazio del pensiero. I "Plans raisonnés" di Gabriel Thouin, in “Bollettino
4 OCCO
dell’Associazione Italiana di Cartografia”, 2016, (Vol. 156), p. 34.
Ibidem.
5 Ibidem.
6 Ibidem.
7 M. V F , Nel grembo della vita. Le origini dell’idea di giardino, Guerini e Associati,
8 ENTURI ERRIOLO
Milano 1989, p. 15. 4
di tenere fuori dalla propria esistenza il tempo il dolore e, quindi, la morte
(essendo il dolore, ogni dolore, l’esperienza della finitezza umana) .
9
“L’idea che è alla base del giardino è quella di alterità” . Ciò che rende possibile
10
questa ricercata alterità è la soglia ovvero lo spazio che separa e
contemporaneamente mette in comunicazione gli opposti: l’interno con
l’esterno .
11
Il giardino non è chiuso in sé stesso, ma comunica costantemente col paesaggio
che lo circonda e proprio per questo motivo Rosario Assunto definisce il giardino
una “finitezza aperta” .
12
Nonostante il giardino dialoghi costantemente con il paesaggio che lo circoscrive,
esso nasce come spazio di protezione il che lo rende totalmente estraneo a ciò che
è fuori. Il compito di ogni recinto è di tener fuori ciò che è negativo, pertanto il
giardino è un luogo utopico ed eutopico .
13
L’eutopia del giardino si manifesta nella volontà dell’uomo di ricercare e trovare
un locus amoenus, che è come lo spazio di rappresentazione di un ideale di vita
privo di qualsivoglia dolore o affanno . Già mentre lo progetta, l’uomo
14
trasferisce nel giardino i suoi ideali di felicità, cercando di allontanarsi dalla sua
condizione (costantemente prostrata dal male) che è diretta ad un unico fine: la
morte.
Tuttavia il desiderio di felicità che fonda il giardino resta utopico perché non
esiste se non nell’immaginazione dell’uomo la cui condizione resterà per sempre
infelice e lontana dall’appagamento che tanto anela.
Il giardino, quindi, diventa espressione visibile di un momentaneo ed effimero
appagamento di un desiderio irraggiungibile:
Ma qual è la terra dell’uomo? E perché l’uomo la identifica col Paradiso? Paradiso è
ciò che piace all’uomo, è quello che l’uomo vorrebbe che fosse. Ma il Paradiso non
Ibid., p. 18.
9 E. C , Lo spazio del pensiero. I "Plans raisonnés" di Gabriel Thouin, cit., p. 34.
10 OCCO
Ibidem.
11 R. A , Il paesaggio e l’estetica, Novecento, Palermo 1994, p. 11.
12 SSUNTO
Per la teoria sull’utopia e l’eutopia del giardino cfr. E. C , Lo spazio del pensiero. I «plans
13 OCCO
raisonnés» di Gabriel Thouin, cit., pp. 34-43.
M. V F , Nel grembo della vita. Le origini dell’idea di giardino, cit., p. 18.
14 ENTURI ERRIOLO 5
esiste se non comincia da questa povertà naturale che sono i nostri occhi, le nostre
mani, il nostro sguardo, la nostra viltà .
15
Il giardino affonda, quindi, le proprie radici nella consapevolezza che l’uomo è
costantemente esposto al dolore e al male. Il giardino è il luogo in cui prende
forma il sogno di compensazione dell’uomo che, come ogni desiderio, trova la
sua genealogia nella mancanza dell’oggetto agognato e il suo fine ultimo
nell’appagamento .
16
Ma il giardino non è solo luogo di ricerca della felicità ma anche allegoria morale:
esso è “uno specchio ideale in cui gli uomini e le società ‘riflettono
riflettendosi’” .
17
Per dirla con Massimo Venturi Ferriolo “il topos del giardino ha uno spettro
semantico aperto, ricco di significati: è eterna metafora della vita e immagine
etica che investe il comportamento con le regole attive, vitali, a cui l’uomo è
tenuto” .
18
L’idea di giardino, come luogo di protezione e ritrovata felicità, trova le sue
fondamenta negli aspetti originari di dottrine e culti religiosi. È quindi
necessario, per la più esaustiva comprensione del tema, rintracciare le origini
fondanti dell’idea di giardino.
Il popolo sumero, la cui civiltà risale al terzo millennio prima di Cristo, è la civiltà
che per prima ha istituito il giardino. Essi si stabilirono nelle fertili terre
mesopotamiche tra i fiumi Tigri ed Eufrate .
19
La più importante città sumera era Eridu, “colma di giardini lussureggianti” .
20
La città di Eridu era il luogo in cui veniva onorato Enki, dio della saggezza e delle
acque, il quale, secondo la mitologia la dotò di somma fertilità .
21
A. M , L’anima innamorata, Frassinelli, Milano 2000, p. 23. A tal proposito, cfr. E. C , Il
15 ERINI OCCO
giardino come metafora. Presenza e assenza del sacro, in Paesaggio e sacralità, Edizioni Rosminiane,
Stresa 2003, p. 147.
M. V F , Nel grembo della vita. Le origini dell’idea di giardino, cit., pp. 16-17.
16 ENTURI ERRIOLO
E. C , Lo spazio del pensiero. I «plans raisonnés» di Gabriel Thouin, cit., pp. 33-45.
17 OCCO
M. V F , Giardino e Filosofia, Guerini e Associati, Milano 1992, p. 13.
18 ENTURI ERRIOLO
M. V F , Nel grembo della vita. Le origini dell’idea di giardino, cit., p. 23.
19 ENTURI ERRIOLO
P. M , Scoperte di archeologia orientale, Laterza, Bari 1986, p. 3.
20 ATTHIAE
M. V F , Nel grembo della vita. Le origini dell’idea di giardino, cit., p. 24.
21 ENTURI ERRIOLO 6
“Dopo che l’acqua della creazione era stata decretata, dopo che il nome
dell’abbondanza, nato dal cielo, sotto forma di piante e di erbe, ebbe rivestito la
terra, il signore dell’Apsu, il re Enki, il signore che decreta i destini, costruì la sua
casa di argento e lapislazzuli” .
22
È a Sumer, culla del Mediterraneo, che nasce dunque il primo culto per la
vegetazione e per l’acqua (elemento primordiale da cui tutto nasce e si sviluppa).
Dopo l’atto creativo del dio Enki la natura viene lasciata libera nella sua
spontaneità. L’unione tra la saggezza e l’acqua, è personificata da Enki. “Questo
concetto vitale che, tra l’altro, lega la saggezza alla forza fecondatrice dell’acqua,
miticamente identificata in Enki, apre le porte alla comprensione di una mentalità
complessa, ricca di risorse: un modo di pensare il saggio utilizzo dell’acqua in
vista del fine migliore” .
23
È a questo punto che nasce il culto della Grande Madre, divinità della terra, nonché
prima e più potente divinità femminile dei culti antichi . La Grande Madre viene
24
venerata nei giardini e, a Sumer, essa si identifica con la dea Inanna .
25
L’albero d’huluppu costituisce la genesi secondo il mito sumero. Esso rappresenta
il primo di cinque racconti riguardanti la dea Inanna. Massimo Venturi Ferriolo
ha osservato che “il poema d’Inanna costituisce la matrice della cosmogonia, lo
schema delle ierogamie legate al territorio” .
26
L’albero di huluppu fu il primo elemento vivente e prima espressione di fertilità
a venire alla luce: “A quel tempo, un albero soltanto, un albero d’huluppu /Fu
piantato sulle rive dell’Eufrate” . Il saggio Enki decise di porre la piana sulle rive
27
del grande fiume affinché potesse giovare delle sue fluenti acque ma, lasciando
la natura libera di prosperare, le intemperie resero molto instabili le radici: “A
vortice si erse il Vento del Sud, morendo le radici / E addentando i rami / Finché
le acque dell’Eufrate lo strapparono via” .
28
Ibidem.
22 Ibidem.
23 E. C , Il giardino come metafora. Presenza e assenza del sacro, in Paesaggio e sacralità, cit., p. 151.
24 OCCO
Ibidem.
25 M. V F , Nel grembo della vita. Le origini dell’idea di giardino, cit., p. 24.
26 ENTURI ERRIOLO
D. W -S. N. K (a cura di), Il mito sumero della vita e dell’immortalità. I poemi della
27 OLKSTEIN RAMER
dea Inanna, Jaca Book, Milano 1985, p. 28.
Ibidem.
28 7
Abbandonato alla piena del fiume, destinato a isterilirsi (e a rendere sterile ogni
forma di vita con esso in contatto), l’albero venne tratto in salvo da una
giovinetta, la timorosa e timida Inanna che così parlò: “Porterò quest’albero ad
Uruk. Pianterò quest’albero nel mio giardino sacro” 29
Insieme con l’albero cresce la giovane donna; mentre l’albero affonda le proprie
radici nella terra, in Inanna germogliano nuovi ed intimi desideri. Alla vista
dell’albero la giovinetta comincia a desiderare di ricavare dal suo tronco il legno
con cui costruire un letto e un trono di luce, simboli di un’annunciata maturità
sessuale e regale . “La formazione della donna è consegnata alla crescita e alla
30
salvaguardia della pianta in un intrecciarsi di significati metafisici e sessuali” .
31
Ma mentre l’albero cresce insieme ad Inanna, nel suo tronco si stabiliscono le
paure e le perversioni proprie di una mente e di un corpo non ancora pronti alla
maturità che lei tanto agogna. Gli ostacoli alla realizzazione dei desideri della
giovinetta prendono la forma di parassiti che insediano l’albero: il serpente e la
cupa vergine Lilith (simboli di avidità sessuale) e l’uccello Anzu (espressione di
un’insana e pericolosa bramosia di conoscenza) .
32
Quando Inanna vede le figure del male assorbire tutta l’energia vitale del suo
amato albero piange (“Come pianse Inanna!” ).
33
La disperata giovinetta chiede aiuto al suo primo fratello Utu che, nonostante sia
il dio del Sole, non vuole aiutarla: “Utu, il valente guerriero, Utu, / Non volle
aiutare sua sorella Inanna” .
34
Ad Inanna non resta altra scelta che cercare l’aiuto del suo secondo fratello:
Gilgamesh. Egli viene presentato come un prode valoroso, capace di sostenere
una delle più pesanti armature mai forgiate (“la sua armatura di cinquanta mine
/ Ed erano per lui, cinquanta mine, come cinquanta piume” ), nonché come un
35
grande re civilizzatore .
36
Ibidem.
29 Ibidem.
30 M. V F , Nel grembo della vita. Le origini dell’idea di giardino, cit., p. 27.
31 ENTURI ERRIOLO
D. W -S. N. K (a cura di), Il mito sumero della vita e dell’immortalità. I poemi della
32 OLKSTEIN RAMER
dea Inanna, cit., p. 28.
Ibidem.
33 Ibid., p. 29.
34 Ibid., p. 30.
35 M. V F , Nel grembo della vita. Le origini dell’idea di giardino, cit., p. 37.
36 ENTURI ERRIOLO 8
Gilgamesh entra nel giardino sacro della sorella e districa dalle radici e dal tronco
i parassiti dell’albero, dopodiché realizza i sogni di Inanna creando un letto e un
trono .
37
Inanna ringrazia il fratello donandogli un anello e uno scettro, ricavati, anch’essi,
dal tronco dell’albero di huluppu . Il trono e il letto di luce a questo punto sono
38
pronti: la giovinetta adesso è pronta per diventare pienamente donna.
“Nel ciclo del mito sumero iniziato con l’albero di huluppu, si manifesta sempre
più stretto il rapporto tra Inanna e il ‘suo’ giardino, un legame parallelo alla piena
maturazione della dea” : la pianta è stata, sì ospitata, nel giardino di Inanna, ma
39
è stata essa a fecondarne il terreno. Questo terreno, metaforicamente parlando, è
Inanna che è germogliata e ha raggiunto la piena maturazione . L’albero di
40
huluppu, secondo il mito sumero, non è solamente il primo elemento venuto alla
luce, esso è anche il primo a morire. Attraverso la sua morte, infatti, “ha reso
florida e donna Inanna, ha rafforzato l’eroe Gilgamesh e ha arricchito gli abitanti
di Uruk” , città di cui Inanna sarà regina.
41
Il racconto dell’albero di huluppu si conclude, e ha inizio quello di “Inanna e il dio
della saggezza”. La scena si apre con Inanna, diventata ormai una donna, che,
addossata a un albero di mele, contempla la sua “superba vulva” , desiderosa di
42
mettere alla prova i suoi nuovi poteri sessuali.
Dal sacro giardino, dov’era stato tratto in salvo l’albero di huluppu, si passa a un
secondo giardino, non meno fertile: la vulva di Inanna. Sia la parola giardino che
la parola vulva sono strettamente collegate al concetto di fertilità .
43
Il ra
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