Estratto del documento

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI

FEDERICO II

DIPARTIMENTO DI STUDI UMANISTICI

CORSO DI LAUREA TRIENNALE

in

SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE

ELABORATO FINALE

in

PSICOLOGIA DINAMICA

TRA IL DIVANO DELL’ANALISTA E LA POLTRONA DELLO

SPETTATORE:

LA CINEMATERAPIA

Tutor Candidata

Prof. CLAUDIA PENNINO

Matr. N66003452

Matr:

MASSIMILIANO SOMMANTICO Anno Accademico

2022-2023

INDICE

INTRODUZIONE ..................................................................................................... 2

CAPITOLO I ............................................................................................................ 4

LA PSICOLOGIA DELL’ARTE ................................................................................ 4

1.1 Il legame tra psicoanalisi e arte ...................................................................... 4

1.2 La psicologia dell’arte secondo la prospettiva freudiana ................................ 6

La prospettiva junghiana dell’arte

1.3 .................................................................. 9

1.4 La concezione artistica postfreudiana ........................................................... 10

Il ruolo importante dell’arte

1.5 ......................................................................... 12

CAPITOLO 2 ......................................................................................................... 15

LA PSICOLOGIA DEL CINEMA............................................................................ 15

2.1 Le radici della psicologia del cinema ............................................................ 15

L’importanza del cinema nel panorama psicoanalitico

2.2 ................................. 16

2.3 Gli espedienti del cinema in chiave psicoanalitica ........................................ 19

2.4 Correlati psicofisiologici durante la proiezione cinematografica .................. 20

2.5 Il cinema come sogno ................................................................................... 22

2.6 La psicoanalisi nel cinema oggi .................................................................... 23

2.7 Il cinema nella nuova società dei nativi digitali ............................................ 25

CAPITOLO 3 ......................................................................................................... 28

LA CINEMATERAPIA (o CINETERAPIA) ............................................................. 28

3.1 Le radici della Cinematerapia ...................................................................... 28

3.2 Modelli teorico-clinici di riferimento per la Cinematerapia .......................... 32

3.3 La Cinematerapia e le sue applicazioni......................................................... 34

3.5 I benefici della Cineterapia in ambito clinico-psicologico ............................. 37

3.6 La Cinematerapia applicata a dei casi reali.................................................. 39

CONCLUSIONI ..................................................................................................... 42

BIBLIOGRAFIA ..................................................................................................... 47

SITOGRAFIA ......................................................................................................... 50

FILMOGRAFIA ..................................................................................................... 50

1

INTRODUZIONE

Se la psicologia è stata per me, da sempre, motivo di attrazione e fascinazione, i suoi

campi e ambiti applicativi mi stanno ancora più a cuore. Questa è, indubbiamente, la

motivazione per la quale ho scelto di indagare il rapporto tra il cinema e la psicologia

nella loro espressione più spontanea: la Cinematerapia.

Innanzitutto, è stato fondamentale descrivere le basi delle due discipline, a partire da

psicologia dell’arte.

una definizione: quella di È stato approfondito il suo ruolo,

importante fin dai tempi più antichi, ed è stato necessario ed utile osservare come è

dell’arte

cambiata la concezione nelle diverse prospettive dei vari psicoanalisti, per

entrare ancora più nel merito della questione e confrontarsi osservando scuole di

pensiero distinte.

ho considerato com’è il ruolo dell’arte

In seguito, mutato durante il corso degli anni e

nell’attualità.

come essa viene considerata Non è un caso, infatti, che la Cinematerapia

si configura come una delle più utilizzate tra le artiterapie.

Successivamente, è stato importante collegare la psicologia al tema del cinema. Sono

e l’intreccio delle loro storie,

state, in tal senso, descritte le loro affinità, i loro contrasti

che sono perlopiù parallele. Entrambe, infatti, sono discipline relativamente nuove e

che hanno molto più in comune di quanto si possa credere. Ho constatato che esistono

numerosi punti di contatto tra le due, a partire dalla somiglianza tra il cinema e il sogno

e dei loro parallelismi, fino ad analizzare gli espedienti tecnici del cinema e come essi

possano essere accostati alla psicologia. Inoltre, è stato interessante approfondire

anche i correlati psicofisiologici che riguardano il cinema, ossia quali aree

dell’encefalo, e più in generale del sistema nervoso, vengono attivate durante e dopo

la visione di una pellicola. l’argomento cardine

Infine, ho voluto presentare un approfondimento che riguarda di

questo elaborato, il motore della mia curiosità, ossia la Cinematerapia. Ho cominciato,

all’interno del contesto

di nuovo, partendo dalle sue radici storiche per poi inserirla

psicoterapeutico, analizzando i suoi benefici, ma anche alcune delle perplessità che

sorgono tramite l’utilizzo di questo strumento. Sono state descritte, inoltre, le sue

applicazioni, mettendo in risalto i modelli teorici a cui essa fa riferimento.

La psicologia, a mio parere, non può e non potrà mai essere una scienza finita perché

la vastità della mente umana e della sua complessità non smetterà mai di evolvere e

2

sono stata da sempre interessata a come essa possa inserirsi all’interno della vita

quotidiana. Il mio è stato un tentativo di ripercorrere quelli che sono stati i primi passi

“vecchia” sala buia

del mondo della tecnologia in relazione al cinema: un ritorno alla

del cinema. Tornare a vedere film nella sala del cinema, riscoprirli, notare i loro

dettagli, emozionarsi, ridere, piangere è stato ciò che mi ha spinto a indagare questo

tema. 3

CAPITOLO I

LA PSICOLOGIA DELL’ARTE

1.1 Il legame tra psicoanalisi e arte

Il rapporto tra psicoanalisi e arte, differentemente da ciò che si crede, non è

semplice da comprendere. Da sempre la psicoanalisi si è interessata non al progresso

storico e alla sua raffigurazione nelle arti, ma al significato espressivo che soggiace

Nelle opere d’arte l’unica

alle manifestazioni artistiche (Gombrich, 1967).

interpretazione a cui fare riferimento è quella privata e personale che andrebbe

alla coscienza, almeno all’inconscio del

trasmessa, se non direttamente fruitore. Tale

assunto rende chiaro il motivo per il quale opera d’arte e sogno possano essere messi

L’opera d’arte appare come un sogno condiviso

a paragone. con il fruitore ed è utile

esplicitare che cosa viene condiviso: questo, infatti, diventerà il compito primario dello

psicoanalista. Egli desidera scoprire il significato di fondo delle rappresentazioni, non

vuole ma soprattutto non deve limitarsi al loro significato di superficie. Questo

non può essere rinvenuto direttamente nell’opera d’arte;

significato però non a caso,

l’idea che il significato privato e inconscio di un’opera si comunichi nell’inconscio del

ripetere lo “sforzo di fantasia dell’artista”

pubblico è una falsa credenza. Bisogna L’artista

(Gombrich, 1967) per poterne comprendere a pieno le opere. solitamente

fornisce degli indizi, i più lampanti dei quali sono le simmetrie, per la loro

interpretazione. Esiste infatti un meccanismo trasmittente e ricevente tra colui che

che è definito “ricreazione”.

comunica e colui che riceve la comunicazione, Così come

nel sogno, è possibile distinguere nell’arte “contenuto manifesto” e “contenuto

un un

latente”. Il contenuto manifesto del sogno corrisponde a ciò che il sognatore ricorda e

latente emerge dopo l’interpretazione

racconta del sogno stesso, mentre il contenuto

nell’arte ci sono dei contenuti rimossi che possono

psicoanalitica. Allo stesso modo, dalla censura. L’unica differenza tra arte e sogno è

riemergere solo se sono modificati

il fine ultimo dell’arte

che è la comunicazione ed è per questo motivo che la

deformazione, risultato del lavoro onirico, non può superare una certa soglia.

L’interpretazione dell’opera d’arte avviene, di conseguenza, allo stesso modo

dell’interpretazione onirica, ossia tramite l’utilizzo delle libere associazioni. L’artista,

4

dunque, è colui che riesce a tramutare i suoi conflitti privati, che originano spesso da

in opere d’arte.

fattori sociali, In questa trasformazione, il significato privato sparisce

quasi del tutto per dar spazio a un’interpretazione collettiva. Colui che vuole dunque

interpretare l’opera d’arte non “solleva” e non tenta di separare ma deve osservare

l’opera e descriverla, interpretandola L’interpretazione psicoanalitica

ai suoi occhi.

dell’opera, ovvero quella basata sullo studio dell’interpretazione della biografia

dell’autore, come se fosse una sorta di “psicoanalisi dell’autore” (Ferrari, 1999, pag.

33), non è quella corretta. Questo errore è stato commesso principalmente dai pionieri

della psicoanalisi, ovvero gli allievi della stessa generazione di Freud, come Abraham,

Rank e Stekel, poiché esisteva una tendenza erronea e limitante, consistente nel trovare

conferme nelle opere artistiche delle proprie ipotesi clinico-teoriche. Era importante,

ad esempio, poter dimostrare che il complesso edipico o la sessualità infantile erano

presenti nelle opere artistiche, cosi da sdoganare il fatto che queste scoperte della

psicoanalisi non riguardassero soltanto gli individui nevrotici, ma qualsiasi individuo.

È altresì vero che la psicoanalisi deve molto all’arte, poiché essa ha trovato in quelle

Il ruolo dell’arte

stesse opere degli spunti e delle anticipazioni delle sue teorie.

all’interno del panorama psicoanalitico è importante in quanto aiuta il paziente a

tramite l’osservazione delle

riconoscere e a dare spazio alle proprie emozioni

manifestazioni artistiche. Le emozioni sono da sempre il motore delle nostre azioni:

forniscono una spinta energetica che aiuta a raggiungere obiettivi e portare a termine

delle sfide con successo. Accade, però, che esse non siano adeguatamente conosciute

e comprese e, conseguentemente, che non vengano vissute in maniera corretta. In tale

ambito, l’opera d’arte può essere d’aiuto, poiché costituisce un mezzo efficace di

emozionale. L’importanza di un “dialogo” con la propria

regolazione dell’attività

opera d’arte è essenziale poiché l’esperienza emotiva del soggetto può così diventare

“pensabile” (Ferrari, Mona Lisa, 2013, pag. 43). Ed è proprio questo aspetto che

esperienza un valore terapeutico. L’arte,

conferisce a tale non considerando lo sguardo

soggettivo del fruitore, non può comunicare nulla poiché non si tratta di un oggetto

ma si preferisce parlare di un’esperienza unica nel

che si contrappone a un soggetto,

Nel processo creativo, sia all’artista che al fruitore viene proposto di essere

suo genere.

più presenti nel comunicare con sé stessi e con gli altri, di non avere schemi

scoprire nuove prospettive. L’attività

precostituiti, di abbandonare il conosciuto e di 5

artistica offre la possibilità di attivazione di risorse ed energie precedentemente

bloccate. Emozioni e sensazioni diventano degli strumenti per procedere verso una più

l’istanza psichica

consapevole conoscenza di sé stessi. Bisogna anche considerare che

che si occupa di canalizzare gli impulsi dell’Es unirli nelle opere d’arte l’Io. Esso

e di è

è notoriamente considerato come la struttura che gestisce i rapporti con le altre due

di domare anche l’attrito con la

istanze psichiche, Es e Super-io, ma che cerca anche

realtà esterna. In conclusione, quindi, possiamo affermare che atto creativo e atto

analitico hanno in comune il fatto di mostrare la capacità di operare e trasformare il

reale.

La psicologia dell’arte secondo la prospettiva freudiana

1.2 all’arte, più nello specifico

Il primo approccio di Freud alla pittura, avvenne nel

dicembre 1883, a seguito di una visita alla Pinacoteca di Dresda, uno tra i più

importanti musei d’Europa. A partire dal XIX secolo, il contenuto spirituale di un

cui l’artista raffigura

quadro riveste un ruolo principale; ci si focalizza sul modo in

i personaggi sacri e le azioni cui essi prendono parte sono la prova della grandezza

dell’artista stesso. Freud riteneva infatti che ciò che bisogna ricercare nelle opere

d’arte è il massimo contenuto psicologico delle figure presenti in esse e credeva che

i veri scopritori dell’inconscio.

artisti e poeti fossero Da ciò si deduce il fatto che

egli era interessato più al contenuto di tali opere, rispetto alle qualità formali e

tecniche, alle quali, invece, gli artisti attribuiscono spesso maggiore importanza.

Per quanto concerne la corrente espressionista, egli ritiene che le persone che

appartengono a questa corrente non possano essere appellati “artisti”. Purtroppo,

anche il surrealismo avrà lo stesso tragico epilogo; ossia, per il neurologo esso non

poteva essere visto come un movimento artistico di grande valenza. Ciò perché

“bisogni

Freud ritiene che mantenere entro certi limiti il rapporto quantitativo tra il

materiale inconscio e l’elaborazione preconscia” (Freud, 1938, pag. 25) e i limiti di

questo rapporto non erano mantenuti all’interno delle due correnti artistiche.

un’idea preconscia, secondo il vocabolario freudiano, è un’idea

Innanzitutto,

esposta per un momento all’influenza dell’inconscio. Freud andava contro i due

movimenti citati precedentemente perché essi davano vita a un’idea preconscia,

ossia comunicabile, partendo da una struttura derivante da meccanismi inconsci. 6

Ciò che il padre della psicoanalisi inoltre non riusciva a comprendere dei due

movimenti artistici era il fatto che essi ritenevano che un pensiero inconscio turbi

l’artista, ragion per cui, esso verso l’esterno per mezzo dell’arte.

va espulso

Gombrich (1967) esemplifica il pensiero freudiano con una metafora: ovvero, egli

ritiene che sia l’involucro a determinare il contenuto e che solo le idee inconsce che

possono essere adattabili alla realtà delle strutture formali diventano comunicabili.

È dunque il codice a generare il messaggio. A tal proposito, la teoria freudiana è

per definire la psicologia dell’arte per due

stata un perno fondante ragioni

principali. Il primo motivo risiede nell’utilità, secondo Freud, dei mezzi per poter

trasmettere emozioni, mentre il secondo motivo risiede nel fatto che bisogna

possedere delle capacità per poter utilizzare suddetti mezzi. Occorre che qualsiasi

artista, sia esso musicista, pittore o scultore, sperimenti e giochi con il linguaggio,

con le forme visive. Di conseguenza, queste strutture sembreranno avere un senso

l’intelletto D’altra parte,

seguendo degli artisti stessi. il neurologo ritiene vero che

sia l’arte a formare il loro intelletto e non viceversa. Freud paragona le forze motrici

dell’arte ai conflitti psichici che inducono l’individuo nevrosi. L’artista cerca

alla

quindi un’autoliberazione e la trasmette ai suoi fruitori che soffrono dei suoi stessi

desideri e conflitti irrisolti. Un’opera d’arte, prima di essere definita tale, ha bisogno

poter mitigare l’aspetto urtante di questi desideri e

di essere trasformata, al fine di

determinati canoni estetici. L’arte ha dunque un duplice significato:

rispettare in

primo luogo c’è il godimento artistico e, in secondo luogo, la liberazione pulsionale.

come l’arte, con i suoi simboli e formazioni sostitutive,

Questo assunto spiega

costituisca un regno intermedio tra la realtà, che frustra i desideri, e la fantasia, che

cerca di appagarli. La nevrosi e il processo di creazione artistica vengono messi a

paragone perché in entrambi esiste una divergenza tra frustrazione interna e

frustrazione esterna, pur essendo presente, ancora una volta, un conflitto tra Io e

L’unico modo per rendere l’intenzione dell’artista comunicabile è

desideri libidici.

attraverso l’analisi dell’opera d’arte stessa. Fondamentale è il fatto che, per poter

comunicare un’emozione o un attraverso l’arte,

sentimento deve esserci

l’interpretazione, proprio analogamente al contenuto onirico e ai conflitti nevrotici.

due capacità dell’artista

Anche nel saggio su Leonardo, Freud (1910) considera

inspiegabili, ossia la sua tendenza straordinaria alle rimozioni pulsionali e la sua 7

L’arte,

capacità incredibile di sublimare le pulsioni primitive. invece, in relazione

alle due pulsioni di vita e di morte, perviene a una conciliazione dei due principi.

L’artist

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cuoreclaudia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Sommantico Massimiliano.
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