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Università degli studi di Udine

Dipartimento di studi umanistici e del patrimonio culturale

Corso di laurea in Scienze e tecniche del turismo culturale

Tesi di laurea

Visitare una villa romana: alcuni casi di ville musealizzate tra Lombardia e Veneto

Relatore: Prof. Matteo Cadario
Laureando: Jurgen Meti

Anno Accademico 2021/2022

Indice

  • Introduzione ............................................................................................................. 1
  • Capitolo 1 – La villa romana ...................................................................... 3
    • 1.1 La villa e gli horti romani ............................................................................. 3
    • 1.2 Le tipologie abitative .................................................................................... 9
    • 1.3 L’economia delle ville romane ................................................................... 13
  • Capitolo 2 – Le ville romane musealizzate in Italia nord-orientale nel veronese e nel padovano ................................... 23
    • 2.1 La villa romana di via Neroniana a Montegrotto Terme (PD) .......................... 23
    • 2.2 Le scoperte archeologiche nel sito .................................................................... 27
    • 2.3 Il percorso museale e il progetto di realtà virtuale con ricostruzioni in 3D ...... 35
    • 2.4 Verona e il suo territorio ................................................................................... 45
    • 2.5 Un altro esempio di villa musealizzata: la villa romana di Valdonega ............ 48
  • Capitolo 3 – Le ville romane nell’area del Garda: Sirmione e Desenzano con le relative proposte turistiche ............. 54
    • 3.1 Il lago di Garda e il suo territorio ...................................................................... 54
    • 3.2 La villa romana di Sirmione “Grotte di Catullo” e il Museo archeologico ...... 57
    • 3.3 Desenzano e le necropoli ................................................................................... 70
    • 3.4 Le proposte turistiche nell’area del Garda ........................................................ 77
  • Conclusioni ............................................................................................................. 91
  • Bibliografia ............................................................................................................. 93
  • Sitografia ................................................................................................................ 95

Introduzione

A partire dal I secolo, la villa veniva utilizzata per definire i fabbricati, con architetture sempre più complesse, creati da una proprietà rurale associata a una struttura abitativa, situati al di fuori della città. Tra il II e il III secolo, nelle ville, predomina l’aspetto della produzione agricola, detto Fundus, con lo sviluppo della possibilità di organizzare un piccolo centro difeso, attraverso la costruzione di mura private.

La villa romana così come la domus era considerata la dimora dei ricchi romani, ma la domus, a differenza della villa, era una casa di città. Il concetto di “villa” è ampio, ma con l’apparizione del lusso cittadino, diventa sempre più sfarzosa e luogo del cosiddetto “ozio del cittadino”: luogo di discussioni filosofiche, di accrescimento culturale e di letture. Il panorama di tutte queste attività culturali si ispira ai modelli greci del gimnasio, dei giardini e dei portici.

L’obiettivo di questa tesi di laurea è quello di poter ricostruire un itinerario delle ville romane, in particolar modo, concentrando l’interesse sulla musealizzazione delle ville romane in due regioni: il Veneto e la Lombardia. Da una parte mettendo in evidenza le scoperte archeologiche rinvenute per esempio nella villa romana di via Neroniana a Montegrotto Terme (PD); dall’altra percorrendo il lungo percorso museale nel Museo archeologico delle Grotte di Catullo con le relative proposte turistiche. Le motivazioni che mi hanno spinto ad approfondire il tema sulle ville romane sono molteplici.

In primo luogo, la passione per la storia dell’arte antica e l’archeologia che si concentrano sull’interpretazione formale, tecnica, strutturale e studio delle culture umane del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante. Quando ho visitato per la prima volta l’area del Garda, mi hanno colpito specialmente Desenzano e Sirmione, perché mai avrei pensato che avessero un passato così interessante. Solitamente, un visitatore si concentra soprattutto sull’aspetto estetico e non su ciò che effettivamente l’ambiente vuole comunicare: non c’è solo la bellezza visiva, ma anche una storia che vuole essere comunicata.

Infine, durante il percorso universitario, si sono svolti diversi corsi riguardanti le ville che non solo hanno stabilito la mia decisione, ma mi hanno permesso di presentare una visione attuale al tema scelto.

L’elaborato si sviluppa in tre capitoli. Il primo definisce una prospettiva storico-artistica della villa romana con l’introduzione degli horti romani, le tipologie abitative (la Domus, l’Insula, La Villa Rustica e la Villa Urbana) e l’economia delle ville romane, focalizzando l’interesse sulla manodopera e sulle modalità di allevamento.

Il secondo capitolo illustra la musealizzazione delle ville romane in Italia nord-orientale. Inizialmente si è analizzato il progetto Acquae Patavinae, un progetto di valorizzazione che punta alla diffusione della conoscenza del patrimonio archeologico, storico e culturale del territorio. Poi, nella villa romana di via Neroniana a Montegrotto Terme (Padova) sono state prese in considerazione diverse tematiche: le scoperte archeologiche, il percorso museale e il progetto di realtà virtuale con ricostruzioni in 3D. A Valdonega (Verona) invece, è stato approfondito l’elemento paesaggistico in rapporto con la villa.

Infine, il terzo e l’ultimo capitolo riguarda le ville romane nell’area del Garda con Sirmione e Desenzano. Questo capitolo è orientato non solo alla rappresentazione iconografica di queste ville romane, ma anche alle proposte turistiche che quest’area offre: mostre-evento, attività veliche, itinerari percorribili a piedi o in bicicletta, trekking, attività termali, e parchi di divertimento (Gardaland).

Capitolo 1 – La villa romana

1.1 La villa e gli horti romani

Per i Romani, “la Villa” indica un’abitazione collocata fuori delle mura cittadine. Il criterio è veramente vasto e sfumato. Sin dai tempi remoti esso si ricollega al complesso della proprietà rurale consistente nell’ager, ossia la proprietà terriera, e nella villa vera e propria. Queste due unità vengono indicate anche con i nomi praedium o fundus, vigenti fino alla tarda antichità. A praedium si accosta, con gran precisione, il toponimo, come si vede in praedium Tusculanum; per specificare le sue ville Cicerone s’indirizza quindi alle strutture abbreviate Tusculanum, Puteolanum e Pompeianum. Fundus è collegato al nome del primo proprietario, termine che si per un lungo periodo. Con l’apparizione del lusso cittadino negli edifici che servono da abitazione, si può differenziare poi tra la villa urbana e la villa rustica. L’antica definizione, riferita alla casa rurale e ai suoi annessi, si conserva fino alla tarda antichità. Il suo significato si fa ancora più articolato con la presenza degli horti.

Dalla prima metà del I secolo d.C. compare il termine praetorium, adottato per menzionare la residenza del comandante di legione, per stabilire, insieme a villa, l’abitazione del proprietario. Dal punto di vista storico, la villa trova la sua specificità nel fatto che per il proprietario, essa non è solo un luogo di piaceri campestri, ad esempio la caccia, ma anche un centro di intensa vita culturale, di otia artistici e letterari.

Figura 1.1: Esempio di hortus romano – domus pompeiana

I romani chiamavano “horti” le ville dotate di un grande giardino costruite non dentro le mura urbane, ma in aree suburbane. La parte fondamentale degli horti era la vegetazione, con boschetti, pergolati e piante da siepe con forme geometriche o di animali. Tra il verde si trovano frequentemente i padiglioni e vari porticati con colonne. Il giardino romano era quello dello xystus (in greco “passaggio coperto”) generalmente collocato nel peristilio, nelle terme o nei teatri e consisteva in una serie di viali con portici che consentivano un compiacente passeggio al fresco in estate e all’asciutto in autunno. Il perystilium (cortile porticato), elemento fondamentale della domus romana su cui si affacciavano tutte le stanze della casa, diventa sempre più un punto di legame tra interno ed esterno. Nel perystilium, alla fine dell’età repubblicana nelle case patrizie in città, si iniziano a realizzare horti anche a scopo ornamentale. Questa tipologia di giardino interno al porticato centrale assume il nome di viridarium.

Lucullo e Sallustio erano tra i primi a costruire magnifici giardini privati abbelliti da fontane, statue, tempietti, aiuole e piante sempreverdi modellate in forme geometriche, umane ed animali dalla figura del topiarius. L’ars topiaria, secondo gli scritti di Plinio il Vecchio, sorge alla fine del I sec. a.C. ad opera di Gaius Matius, che per primo iniziò a far crescere le piante in forme plastiche curandone scrupolosamente la fase di potatura. Nelle ville dell’età imperiale, i giardini iniziano a diventare componenti immancabili per le classi sociali più elevate, spazi eletti per dedicarsi all’otium, condizione indissolubile dalla creazione artistica, musicale e poetica in generale.

A partire dal I sec. d.C. l’architettura del giardino diventa sempre più eterogenea con l’inserimento di giochi d’acqua, viali di collegamento bordati da siepi fiorite tra la casa e strutture come i ninfei e piscine riscaldate. Le specie vegetali utilizzate dai Romani per la cura del giardino erano differenti. Essi distinguevano le arbores silvestres (selvatici) come pioppi, querce, castagni dalle arbores urbanae (domestici) come pini, palme, cipressi e platani. Gli alberi da frutto erano posizionati in un’area specifica nominata “pomarium”, solitamente accanto al vigneto e all’uliveto.

I giardini privati dell’antica Roma erano caratterizzati da 3 parti:

  • Lo xystus, che si trovava all’interno del perystilium o si collegava all’edificio principale tramite un portico coperto e poteva mostrarsi come una terrazza o come zona verde ricca di viali custoditi da rami di alberi modellati a galleria;
  • L’ambulatio, una zona verde con piante ornamentali, alberi e fiori ad alto fusto dedicata al paesaggio e alle attività connesse all’otium;
  • La gestatio, uno spazio circolare costruito attorno all’ambulatio utilizzato per le attività a cavallo.

A Roma furono realizzati anche giardini pubblici che emergevano in alcune zone della città per offrire la possibilità di svago ai cittadini e passeggiate. In epoca repubblicana erano composti da semplici prati attraversati da sentieri senza alcun arredo.

Figura 1.2: Horti Caesaris

Tra questi però, fecero eccezione gli horti di Giulio Cesare, coperti da alti alberi, adorni di tempietti, statue, fontane e avevano un fastoso apparato di edifici e costruzioni. Giulio Cesare fece realizzare a sue spese dei meravigliosi giardini che lasciò nel suo testamento ai cittadini dell’urbe. Questi splendidi horti si affacciavano sul Tevere ed erano ricchi di ornamenti e statue. Essi erano forniti di lunghi e ombrosi portici, sotto cui poter passeggiare riparati da sole e pioggia. Anche se l’uso di piante ed alberi all’interno dei giardini fosse eccessivamente diffuso, i Romani non gradivano particolarmente coltivare i fiori; i più diffusi erano le rose e le viole, utilizzate specialmente per i riti funebri. I fiori erano per lo più usati ed apprezzati, oltre che per attorcigliarne ghirlande e corone, per spanderli nelle cerimonie in onore di dei o defunti e in occasione dei banchetti; del tutto incognita era la presentazione in mazzi.

Lo scopo principale di un giardino di lusso che non produca frutti è quello di permettere incantevoli passeggiate all’ombra (deambulationes opacas atque amoneas). Gli alberi da frutto contribuivano particolarmente all’amoenitas, cioè alla piacevolezza del luogo.

Figura 1.3: Giardino della Villa di Livia – affresco (parete NW)

Del tutto diversi invece, sono i giardini delle grandi pitture parietali che si incontrano per la prima volta nella “sala giardino” sotterranea della villa di Livia a Prima Porta e che fino a tutto il IV sec. d.C., in forma parallela (seppure molto ridotta), come decorazione di intere stanze o di muri perimetrali di giardini. Analizzare queste pitture può quindi fornirci informazioni preziose sui giardini romani e anche sulla decorazione delle ville, visto che esse provengono da una importante villa imperiale. L’immagine complessiva delle pitture descrive un ricco giardino, con cespugli, alberi e piante erbacee in fiore o in frutto che creano questa grande continuità sulle quattro pareti. Le pitture, animate da uccelli che volano fra i rami, sembrano sfuggire al senso del reale soprattutto per la cornice della volta celeste. L’ingresso alla sala ipogea era fattibile grazie ad una scala che terminava in corrispondenza di una porta posizionata al centro di una delle pareti lunghe, che non sospendeva però lo schema iconografico della sala. L’illuminazione proveniva dall’altro attraverso due lunette messe nella parte superiore dei lati corti, rispettivamente orientate nei lati SE e NW. Inoltre, si scopre che la villa aveva subito molteplici opere di restauro e di re-intervento nel corso della tarda età giulio-claudia.

Dal punto di vista strutturale sono in risalto le piante legnose che creano una fitta quinta vegetale. Si tratta per la gran parte di specie arbustive;

Dal punto di vista corologico si analizza per la maggior parte piante di specie mediterranee;

Dal punto di vista fenologico le piante dipinte non presentano una conformità stagionale, in quanto esistono specie rappresentate nell’habitus primaverile, come papaveri, rose, camomille, ed altre nell’habitus autunnale, quali melograno, corbezzolo e melocotogno.

Figura 1.4: Triclinio di Villa Livia

La stanza dalla quale provengono queste pitture, che in tempi antichi non aveva finestre, è un vero e proprio seminterrato e si raggiunge attraverso una scalinata e nel soffitto a botte, si apriva un lucernario che illuminava la stanza. Il giardino viene dipinto su tutta la grandezza dei muri, iniziando dalla fine della volta a botte, sino ad arrivare al pavimento, senza elementi architettonici verticali e senza la presenza dell’uomo. Emerge questo forte contrasto tra una stanza fondamentalmente sotterranea e chiusa ed il soggetto dipinto, un giardino aperto, spazioso e arioso. Gli unici fattori architettonici presenti nell’affresco sono le due recinzioni. La prima compare come una staccionata di canne che delimita il punto di osservazione con l’area verde, mentre la seconda è una balaustra in marmo che delimita lo spazio. Nel triclinio di Villa Livia si trovano piccoli arbusti e la balaustra marmorea che mostra numerose rientranze.

In primo piano flora e fauna sono dipinti con una precisione incredibile, che permette di fare un’analisi botanica ed ornitologica del giardino. In secondo piano vi sono piante distinguibili e piante meno chiare, mentre sullo sfondo si mostrano piante non tanto definibili, che servono solo a fare da fondale. Questa forte considerazione dei dettagli, unita alle due recinzioni, offre una notevole profondità spaziale al dipinto e quindi al giardino. La Villa di Livia a Prima Porta era chiamata “ad gallinas albas”, poiché le era riferito un evento soprannaturale: un’aquila avrebbe lasciato cadere in grembo a Livia una gallina bianca con un ramo d’alloro nel becco; gli aruspici, dopo l’evento, avevano imposto di allevare l’animale e piantare il ramo d’alloro e conservarlo religiosamente. Durante i primi scavi negli anni 1863-1864 si scoprono la statua di Augusto, ora ai Musei Vaticani, e le pitture con veduta di giardino ora al Museo Nazionale Romano.

Grazie alle ricerche archeologiche della Soprintendenza Speciale di Roma, sono state scoperte buona parte delle strutture antiche. Superare la soglia della villa immerge negli ambienti privati dove sono ancora visibili le camere da letto, cubicula, di Livia e dell’imperatore, l’atrio, un piccolo giardino interno e la zona di rappresentanza, composta da enormi ambienti che si affacciano sul peristilio. Tutto il complesso possedeva le pareti affrescate e i pavimenti a mosaico e in opus sectile. Dopodiché vi era una grande terrazza porticata con giardino, il lauretum, ricordato dalle fonti che decorava il lato orientale della residenza imperiale, dalla quale si poteva osservare il Tevere. Nell’antiquarium, collocato presso l’attuale ingresso dell’area archeologica, sono esposti i reperti più importanti rinvenuti nel sito.

Figura 1.5: Complesso termale Villa Livia

Tra gli ambienti più significanti della villa, vi è il complesso termale, un luogo in cui l’acqua era protagonista: era basato sul caldarium, l’ambiente con acqua calda che mette in evidenza ancora oggi i tubuli in ceramica per il riscaldamento e sul frigidarium, l’ambiente con le vasche fredde.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/10 Storia dei paesi islamici

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jurgeenmetis di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte islamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Cadario Matteo.
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