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INTRODUZIONE

L'Africa non può essere considerata solo un continente rimasto socialmente e culturalmente

indietro perché in questo modo si negano implicitamente alle varie società africane il possesso di

una propria cultura e quindi la possibilità di un riscatto.

Ma per comprendere e apprezzare il vasto e complesso Mondo africano, bisogna conoscerne la

storia, le tradizioni, le strutture sociali, le musiche e le danze rituali, tutte cose che vanno

riscoperte e riconosciute.

Ma affinché ciò possa accadere la cultura deve essere messa a disposizione di tutti.

Nel secolo scorso, hanno contribuito in modo efficace a questo scopo, mettendo per iscritto in

lingua francese i racconti che per secoli erano stati tramandati solo oralmente, alcuni scrittori

africani, le cui motivazioni verranno spiegate in questo lavoro.

Nel primo capitolo ho affrontato il concetto di Negritudine parlando della situazione che avevano

lasciato nelle varie aree africane i colonizzatori, gli invasori, e degli sviluppi e delle conseguenze

che hanno creato.

Ho parlato successivamente della vita dell'autore Birago Diop scrivendo, non solo delle sue

opere, ma anche del suo ruolo all'interno del movimento della Negritudine e dell'importanza che

ha avuto su di lui il "Griot" di famiglia.

Nell'ultima parte ho evidenziato l'enorme importanza, all'interno del mondo africano, della

tradizione dell'Oralità e del ruolo fondamentale ricoperto dai Griot.

Nel secondo capitolo ho presentato in generale l'opera Les Nouveaux Contes d'Amadou Koumba

e ho anche riportato la traduzione di tre dei tredici racconti accompagnati dal testo originale e per

ogni brano ho proposto di seguito, oltre a un breve riassunto, un'analisi dei personaggi più

importanti evidenziando inoltre i temi trattati.

Nell'ultimo capitolo ho fatto un commento sulla traduzione analizzando le strategie da me

utilizzate e del fatto che alcune modifiche le ho ritenute necessarie per offrire al lettore italiano

una traduzione che fosse fedele al massimo alle varie situazioni descritte dall'autore.

Inoltre ho anche esposto le difficoltà incontrate che ho cercato di superare tenendo sempre

presenti le motivazioni sopra esposte e di cui ho proposto una serie di esempi. 5

6

CAPITOLO I

BIRAGO DIOP E LA NEGRITUDINE

1.1 LA NEGRITUDINE NELL'AFRICA NERA FRANCOFONA

La storia ci insegna che l'Africa, nonostante sia stata considerata “la culla dell'umanità” e abbia

dato origine a grandissime e antichissime civiltà, ha subito nei vari secoli, invasioni, soprusi,

umiliazioni, sfruttamenti e colonizzazioni, soprattutto da parte di nazioni europee tra le quali la

Francia, che hanno cercato di imporre la loro cultura.

A queste imposizioni e soprusi, spesso le popolazioni africane si sono inchinate, ma mai

completamente assoggettate, e pagando, talvolta a caro prezzo, con la vita o con la schiavitù,

hanno continuato a professare le loro religioni, a seguire le loro tradizioni, a esprimere le loro

idee, a vivere la loro musica e le loro danze e soprattutto a parlare le loro lingue cioè a

manifestare inconsciamente e con fierezza “la loro Negritudine”.

Nel XX secolo, in risposta alla continua e pressante imposizione dell'imperialismo bianco, e

soprattutto nell'Africa Occidentale sub-sahariana, contro l'obbligo dell'assimilazione della cultura

francese, nacque a Parigi il movimento della Negritudine, che vede come protagonisti e

promotori, alcuni scrittori delle colonie che nei loro libri, scritti in francese, descrivono la realtà

del mondo africano.

Questo movimento, a dire il vero, continua sulle orme tracciate in America da Du Bois che con

1

il libro Anime Nere del 1903, denunciava la particolare situazione dei negri d'America e

mostrava la necessità di cancellare dalla mente dei bianchi e dei neri l'immagine del negro Sotto-

Uomo incosciente e tarato, rivendicandone i diritti.

Il movimento in America non ha avuto seguito, ma cresce, trasformandosi invece, in Francia

2 3

grazie all'opera dei poeti di origine africana quali Léon Damas , Aimé Césaire e Léopold Sédar

4

Senghor , che fondarono la rivista l’Étudiant Noir che riuniva tutti gli studenti neri a Parigi senza

distinzione di origine.

Questa rivista aveva come obiettivo la difesa della “Negritudine” perché secondo alcuni

colonizzatori, la civiltà dei neri era molto inferiore e quindi da rinnegare o dimenticare o

addirittura non esisteva.

La rivista l’Étudiant Noir rivendicava la necessità di un riscatto del mondo africano e la necessità

della costruzione di un identità nera, intendendo per Negritudine “l'insieme dei valori propri

della tradizione culturale nera nelle sue diverse affermazioni ed espressioni”.

______________________

1 W.E.B Du Bois: nato il 23 febbraio 1868 in Massachusetts e morto il 27 agosto 1963. è stato un leader del

movimento Niagare che cercava la parità dei diritti dei neri.

2 Léon Damas: nato il 28 marzo 1912 a Cayenne e morto il 22 gennaio 1978 a Washington, è uno scrittore, un poeta

e un politico francese

3 Aimé Cesaire: nato il 26 giugno 1913 a Basse-Pointe e morto il 17 aprile 2008 a Fort-de-France, è uno scrittore, un

politico francese e primo ministro in Francia prima dell'indipendenza del suo paese.

4 Léopold Sédar Senghor nato il 9 ottobre 1906 a Joal e morto il 20 dicembre 2001 a Verson, è un poeta e un politico

e senegalese che fu il primo presidente del Senegal dal 1960 al 1980 7

Il termine Negritudine fu introdotto nell'uso comune da Jean Paul Sartre che nella prefazione

5 ,

all'Anthologie de la Nouvelle Poésie nègre et malgache (1948) cercò di analizzare l'essenza della

spiritualità dei neri, rivelandone in particolare i caratteri di originalità, la rivendicazione della

propria dignità e del proprio valore in confronto alla civiltà e alla tradizione dei «bianchi»,

nonché la secolare esperienza di dolore vissuta nell'età della tratta degli schiavi e rivendicata con

senso di fierezza, quale proprio originale patrimonio spirituale.

Di definizioni sulla Negritudine ne possiamo trovare diverse, perché differenti sono anche i modi

di interpretarla ma quella che mi sembra più adeguata è quella dell'enciclopedia Treccani che

riporta: “è l'insieme dei valori propri della tradizione culturale nera nelle sue diverse

affermazioni ed espressioni”

Inoltre nell'Orphée Noir, la prefazione dell'Anthologie de la Nouvelle poésie nègre et malgache,

pubblicata nel 1948, Sartre, uno dei rappresentanti più importanti dell'esistenzialismo, definisce

il concetto di Negritudine, polemizzando contro il colonialismo che privava l'Africa della propria

cultura, della propria civiltà, delle sue tradizioni, esaltando la razza nera e le qualità da essa

sempre possedute.

Sartre ritiene che la Negritudine sia simile ad Orfeo che cerca Euridice, paragonandolo al poeta

nero che compie un viaggio alla ricerca di sé, per trovare le proprie radici attraverso la propria

storia, la propria lingua e le proprie credenze religiose. Orfeo è l'uomo africano che torna

dall'esilio culturale in cui è stato costretto a causa della colonizzazione, e che deve affrontare con

difficoltà le tenebre per ritrovare la propria identità e la propria dignità.

Per Sartre, inoltre la Negritudine si vive come una passione, il negro è un nuovo Cristo “il nero

cosciente di se si presenta ai propri occhi come l'uomo che ha preso su di sé tutto il dolore

umano e che soffre per tutti, anche per il bianco”

La Negritudine, vista come un movimento di rivendicazione del diritto da parte degli africani di

vivere liberamente secondo le tradizioni e le leggi dei propri padri che, anche se non scritte

esistono, vuole riaffermare l'identità autonoma del mondo nero, difenderne i valori culturali,

talvolta ignorati, utilizzando la lingua francese per farne partecipi gli altri.

All'inizio la Negritudine riguardava gli intellettuali africani che si rifiutavano di giustificare

l'assimilazione alla cultura europea di cui si riscoprivano vittime aspirando a ritrovare la loro

autenticità razziale e si definisce come un impresa di riabilitazione dell'uomo nero anche se il

concetto di Negritudine non viene visto in maniera unanime neanche da tutti i protagonisti.

Infatti per Senghor, la Negritudine era l'insieme dei valori culturali, economici, politici,

intellettuali, morali, artistici e sociali dei popoli Africani, delle minoranze nere americane,

asiatiche, europee e oceaniche, la negritudine per lui era una cultura.

Inoltre Senghor, nella sua antologia, precisa che la Negritudine è “un mot de passe” (una chiave

di lettura) un segno di riconoscimento, che dà il via libera ai “negri nuovi”, una parola da cui si

rivendica l'appartenenza ad una comunità in lutto e che deve quasi nascere di nuovo.

Per Aime Césaire invece la negritudine era una sorta di rifiuto verso le imposizioni dei

colonizzatori, il rifiuto dell'assimilazione culturale occidentale, era la consapevolezza di essere

nero, del suo destino, della sua storia e della sua cultura.

Invece per Léon Damas, riguardava proprio la difesa delle differenti qualità dovute al fatto di

essere nero, infatti la sua Negritudine nasce da un doloroso sentimento razziale che per lui è una

ossessione che niente può calmare e tutte le umiliazioni accumulate dal fatto di essere nero

portano a una ribellione violenta contro i colonizzatori.

_______________________

5 Jean Paul Sartre: nato il 21 giugno 1905 e morto il 15 aprile 1980 a Parigi, è stato un filosofo, scrittore,

drammaturgo, critico letterario e attivista francese. 8

La Negritudine ha proposto comunque gradatamente la conoscenza del patrimonio culturale del

mondo nero come un inventario della civiltà tradizionale africana per farne conoscere e capire la

filosofia, la religione, l'etica, l'arte e la vita sociale.

Il concetto di Negritudine è stato molto criticato, ma nessuna ideologia è stata in grado di

sostituirlo, poiché è stato l'unico movimento in grado di far conoscere al mondo i valori

tradizionali africani e lottare contro la presunta superiorità della cultura europea.

Attraverso la letteratura, Césaire e Senghor, in un secondo momento danno, al movimento voce

politica e ognuno di loro diffonde il proprio pensiero nella regione e nel proprio stato di

appartenenza.

Questo movimento dura fino al 1950 e il suo scopo, quello di riconquistare e ridare in un certo

qual modo la dignità all'Africa e agli Africani, era stato raggiunto.

Il movimento della Negritudine è stato anche il tema dei due Congressi Mondiali degli scrittori e

artisti negri, il primo a Parigi nel 1956 e l'altro a Roma nel 1959 e poi del Festival delle Arti

negre di Dakar del 1966 e che arriva alla conclusione che la cultura africana deve arricchire con

6

i suoi vari e differenti apporti in tutti i campi, la civiltà universale.

Questo movimento ha subito delle critiche, e tra queste ricordiamo quella del nigeriano Wole

Soyinka che affermava che la Negritudine non nasceva dalla necessità spontanea delle

7

popolazioni africane, ma dal desiderio degli intellettuali africani di giustificare la propria

differenza agli occhi degli occidentali.

Altre critiche nascono dal mondo anglofono che rimane estraneo all'ideologia della Negritudine

anche perché l'Inghilterra non aveva mirato ad assimilare le colonie africane ma solo a gestirle

indirettamente e economicamente

_______________________

6 Il festival Mondial Art Negre di Dakar è una manifestazione itinerante, quadriennale e interdisciplinare.

7 Wole Soyinka nato il 13 luglio 1934 a Abeokuta è un drammaturgo, un poeta, scrittore e saggista nigeriano. 9

1.2 NOTA BIO-BIBLIOGRAFICA DI BIRAGO DIOP

Birago Diop, scrittore e poeta del Senegal, è nato l'11 dicembre 1906 a Ouakam (Dakar).

Inizia la propria formazione in una scuola coranica e contemporaneamente studia in una scuola

francese a Saint-Louis che era allora capitale del Senegal, e in questo periodo subisce l'influenza

dello stile di Victor Hugo, di Charles Baudelaire e di Edgar Allan Poe.

Compie successivamente gli studi di veterinaria a Tolosa, in Francia, dove incontra nei primi

anni '30 i poeti Leopold Sédar Senghor, Aimé Cesaire, Alioune Diop, Léon Gontran Damas e

Bernard Dadié e si associa a loro nella formazione del movimento della Negritudine

partecipando alla stesura della rivista l'Etudiant Noir, considerata come l'atto di nascita del

succitato movimento.

Esercita il suo lavoro di veterinario in alcuni paesi africani come Mauritania, Costa d'Avorio,

Sudan francese, e grazie a questo lavoro ha la possibilità e l'occasione di sentire diversi e

affascinanti racconti tribali, potendo soddisfare il suo particolare interesse per un genere

letterario tipicamente Africano, raccogliendo e trascrivendo i racconti e le fiabe finora

tramandate oralmente dal Griot della sua famiglia Amadou Koumba.

Il poeta Birago Diop prendendo spunto dalle particolari narrazioni del suo Griot, scrive dei

vivaci, divertenti e talvolta fantastici racconti, riuscendo a mantenere nella sua prosa, con una

certa facilità, la semplicità dello stile e il ritmo della tradizione orale.

Nel 1947 pubblica il libro intitolato Les Contes d'Amadou Koumba, in cui aveva raccolto i suoi

primi racconti, dove in una combinazione di umorismo, fantasia e realismo, mette insieme

contemporaneamente uomini, esseri sopranaturali e animali che si comportano tutti come

persone umane.

La redazione di Les Contes d'Amadou Koumba è dettata principalmente dalla necessità di

conservare e tramandare le tradizioni e le storie della sua terra che anche lui in un certo qual

modo ha vissuto.

È proprio grazie alla padronanza della lingua francese, combinata con la sua esperienza narrativa

e la sua passione per le culture africane in genere, Birago Diop difende e diffonde i valori e le

credenze dei suoi antenati, in primo momento presso i francesi e poi in tutto il mondo.

Nel 1958, quando il Senegal diventa repubblica autonoma, pubblica una nuova raccolta di

racconti intitolata Les Nouveaux Contes d'Amadou Koumba.

Nel 1960 diventa ambasciatore in Tunisia e dichiara di voler rinunciare alla letteratura; ma la sua

permanenza nel paese africano e il contatto con la boscaglia e la natura al contrario, fa crescere

in lui un interesse ancora più profondo e sentito per il mondo Africano e quindi per la letteratura

Africana.

Nel 1960 pubblica una raccolta di poesie intitolata Leurres et Leurs, dove possiamo trovare la

poesia Souffles, che era stata già pubblicata in una versione breve nel 1948 nell'Anthologie de la

nouvelle poésie nègre et malgache di Senghor.

Della sua poesia parla anche il suo caro amico J.P. Sartre “... Il centro calmo di questo

Maelstrom di ritmi, di canti e di gridi, è la poesia di Birago Diop nella sua ingenuità maestosa:

essa è soltanto in riposo perché esce direttamente dai racconti dei Griots e della tradizione

orale...”.

Nel 1963 pubblica la raccolta dei racconti Contes et Lavanes grazie alla quale vinse il Grand Prix

Littéraire de l'Afrique noire nel 1964.

Nell'1966 pubblica L'Os de Mor Lam, uno dei più grandi successi comici che viene portato sulla

scena prima di tutto in Senegal dove l'opera, grazie al vasto pubblico che accorre a vederla,

10

anche perché viene interpretata in due lingue, talvolta utilizzate simultaneamente, ha un grosso

successo.

L'opera viene rappresentata a Parigi solamente nel 1979.

Nel 1977 pubblicò Contes d'Awa e dedica l'ultima parte della sua vita a scrivere le sue Memorie,

che verranno pubblicate successivamente in cinque volumi:

- La plume raboutée, 1978;

- À rebrousse-temps, 1982;

- À rebrousse-gens, 1985 ;

- Senegal, du temps de... 1986;

- Et les yeux pour me dire, 1989.

Proprio le sue memorie ci permettono oggi di capire e interpretare meglio la sua personalità di

scrittore e di uomo, politico.

Muore nel novembre del 1989 a Dakar e anche ora decenni dopo la sua morte alcune delle sue

poesie rimangono ancora molto apprezzate. 11

1.3 LA TRADIZIONE ORALE, ORALITURE E LA FIGURA DEL GRIOT

NELL'AFRICA SUBSAHARIANA

Dopo la fine del colonialismo, gli Stati africani hanno dovuto riconsiderare, non solo le strutture

organizzative e governative che i colonizzatori avevano imposto, ma, in particolare la loro

cultura perché c'era la necessità per gli Africani di legittimare le loro tradizioni e il loro mondo,

dimostrando sia di non avere una cultura inferiore a quella occidentale ma anche di possederne

una molto ricca diversificata e altrettanto importante, che racchiude i veri valori del mondo

Africa.

Per questo motivo, alcuni scrittori africani nel secolo scorso decisero di mettere per iscritto i testi

della tradizione orale (Oralità) la cui conoscenza è considerata un fattore di coesione e di identità

di una tribù nella quale un individuo può riconoscersi come appartenente ad un gruppo etnico-

sociale che si distingue dagli altri.

L'oralità è l'insieme di tutti i tipi di testimonianza trasmessi verbalmente da un popolo sul suo

passato, viene quindi definita come “ un veicolo” per divertire e trasmettere storie, ma costituisce

anche un canale di educazione, di formazione e di conoscenza.

In Africa le storie, le narrazioni, le preghiere, le favole, i miti e le leggende, gli indovinelli

venivano raccontati la sera, spesso nelle notti di luna piena e intorno al fuoco o talvolta sotto

l'arbre-a-palabres; gli argomenti trattati erano diversi: i matrimoni, le conquiste, la vita, l'amore,

l'amicizia, la morte, la società, la donna, i bambini e la natura i fatti storici e tutto aveva una

morale.

In genere erano gli anziani, in alcune regioni chiamati Griot , che avevano e, anche oggi hanno, il

8

compito di tramandare le storie del villaggio, quindi chi sopravvive più a lungo, ha più

conoscenze, ha più esperienza ed è più saggio. 9

Lo scrittore e lo storico Amadou Hampate Ba dice che gli anziani sono la memoria storica dei

villaggi e afferma nella Conferenza all'Unesco negli anni sessanta che “In Africa quando muore

un anziano è una biblioteca che brucia” evidenziando il fatto che molte storie con la morte degli

anziani vanno perse.

Il proverbio africano “L'uomo è il padrone della parola che conserva nella sua pancia, ma

diventa schiavo della parola che lascia fuggire dalle sue labbra” ci fa capire quale sia

10

l'importanza che viene data nei vari contesti africani alla parola e cioè all'oralità, e ci introduce

nel mondo dei Griot.

Il termine Griot, che non deriva da un termine africano, non ha un origine molto chiara; si pensa

che derivi dal francese ”guiriot” o dal portoghese, nella lingua wolof , lingua usata anche nei

11

racconti di Birago Diop, e lingua parlata dalla maggior parte dei senegalesi, il Griot viene anche

chiamato Guéwel che si traduce con l'espressione “formare un cerchio attorno a qualcuno”

proprio perché quando vengono narrati i racconti gli ascoltatori si dispongono in cerchio.

______________________

8 http://it.wikipedia.org/wiki/Griot

9 Amadou Hampate Ba nato nel 1901 a Bandiagara e morto il 15 maggio 1991 a Abidjan è stato uno scrittore, un

filosofo e antropologo maliano.

10 Tahar Lamri.,Il pellegrinaggio della voce,citato in Parole di sabbia.

11 Wolof: lingua parlata in Africa e in particolare in Senegal dall'omonima popolazione 12

Il compito di trasmettere l'oralità è dei Griot, in italiano cantastorie o musicisti di corte anche se

sarebbe più appropriato “Maestri della Parola”, specializzati nell'arte del narrare, trasmettere

storie, suscitare emozioni e insegnare qualcosa ricorrendo anche in parecchie situazioni a canti,

riti propiziatori accompagnandoli sapientemente con l'uso di strumenti musicali e con danze che

hanno una funzione ben definita nelle varie cerimonie delle vita quotidiana.

La prima fonte scritta in cui si trova l'espressione “Griot” è un manoscritto di un resoconto di un

viaggio fatto da Alex Du Saint Lô in Senegal nel 1637 e trae molto probabilmente la sua origine

dalla parola portoghese “criado o servitore”.

La figura e il ruolo dei Griot, che potevano essere anche interpretati dalle donne (Griottes)

cambiano nel tempo; in passato erano una casta, erano i consiglieri del re e venivano consultati

prima di prendere qualsiasi decisione importante, fungevano da intermediari nelle relazioni

diplomatiche ed erano in grado di ricordare e trasmettere nel dettaglio nomi, dati e eventi storici

riuscendo a risalire fino alle grandi dinastie africane.

Ogni famiglia nobile, soprattutto nell'Africa sub-sahariana aveva un Griot, che forniva consigli e

auspici anche attraverso pratiche divinatorie, oggi invece, non hanno più un ruolo politico ma

sono soltanto depositari di un sapere, di una cultura che si tramanda di generazione in

generazione.

ll primo Griot riconosciuto e citato come tale è Sourakata Ben Zafara che era addirittura

12

compagno di Maometto.

Spesso i racconti dei Griot sono ricchi di onomatopee, alcuni cominciano con un aforisma che

anticipa la morale, e all'interno del racconto si inseriscono dei canti, delle filastrocche e dei

ritornelli che ne spezzano il ritmo.

Amadou Hampate Ba di etnia fulbe suddivide i Griot in tre categorie a seconda del loro ruolo:

- I Griot musicisti principalmente cantori capace di suonare tutti gli strumenti

- I Griot ambasciatori e cortigiani incaricati di intrattenere le famiglie importanti di nobili, di re

- I Griot genealogisti, storici o poeti che sono cantastorie e viaggiatori.

Il Griot non è una figura sempre positiva ma considerata sopratutto in alcuni ambienti

ambivalente in quanto capace di modificare alcune storie per adattarle o alle cerimonie e alle

situazioni in cui vengono narrate, perché infatti il Griot è capace di usare la lingua sia per la

verità che per la menzogna e si afferma che con la stessa di poter spegnere un incendio e farlo

divampare.

La figura del Griot è molto legata alle caste e ogni famiglia appartenente alla casta dei Griot, in

genere possiede uno strumento.

Anche se è vero che Griot si nasce e non si diventa, ed è una professione che passa di padre in

figlio; è il padre che, dopo aver osservato attentamente tutti i suoi figli, sceglie chi è nato con un

“dono” di grandi capacità artistiche, preferendo comunque se possibile il primogenito maschio.

Il bambino scelto come Griot però dovrà avere, fin dall'età di tre o cinque anni, una formazione

particolare, che si terrà spesso all'interno della stessa famiglia per imparerà l'arte oratoria e

musicale; il padre gli rivelerà tutte le storie che conosce, tutti i segreti della sua futura

professione di nascosto da tutti gli altri figli 13 .

______________________

12 Sourakata Ben Zafara è uno tra i Griots più importanti.

13 Jan Vansina, La tradizione orale. Saggio di metodologia storica. 13

Nonostante non appartengano a caste nobili i Griots sono generalmente rispettati e stimati per la

saggezza e l'abilità musicale, ma vengono anche temuti perché si pensa che possiedano poteri

magici e possono dire anche delle cose scomode o insultare o offendere qualcuno rimanendo

impuniti.

La narrazione di un racconto può essere il frutto o di precise tecniche e metodi oppure essere

affidata al caso, infatti le regole esistono per permettere che una tradizione sia tramandata nel

modo più fedele possibile, senza subire alterazioni durante il passaggio di generazione in

generazione e così se il narratore dovrà attenersi a degli schemi precisi non avrà la possibilità di

apportare modifiche e favorisce la giusta e affidabile enunciazione dei fatti.

La complessa arte del Griot si basa su un uso molteplice e poliedrico della narrazione e gli

strumenti di cui si avvale sono altrettanto vari perché questa figura è a metà strada tra l'attore, il

musicista, il narratore e il poeta.

L'accompagnamento musicale che riveste un ruolo importante si avvale in particolare di quattro

strumenti: la kora, il balafon, la m'bira, il djambè.

I Griot contemporanei hanno sviluppato di quest'arte delle tradizioni soprattutto l'aspetto

musicale ottenendo considerevole successo anche in aeree extra africane.

14

Tra i Griot più celebri ricordiamo Mamadou Kouyaté che riporta: “Noi siamo sacchi di parole,

noi siamo sacchi che racchiudono segreti il più delle volte secolari.

L'arte della parola non ha segreti per noi, senza di noi i nomi dei re cadrebbero nell'oblio, noi

siamo la memoria degli uomini; attraverso la parola noi diamo vita ai fatti e ai gesti dei re di

fronte alle nuove generazioni.

Io ho eredito la scienza di mio padre di Djeli Kedian che a sua volta lui ereditò da suo padre.

La storia non ha misteri per noi insegniamo al popolo quello che vogliamo insegnar loro, siamo

noi che determiniamo le chiavi delle dodici porte dei mandinghi.”

Per non perdere l'enorme contenuto delle varie storie relative tramandate oralmente gli scrittori

africani si sono visti quasi obbligati a trascriverle passando dallo stadio orale a quello scritto

Tra i vari tentativi di riportare in francese i generi tradizionali africani uno degli autori che ha

avuto maggior successo è Birago Diop che trascrive in lingua francese i racconti del suo Griot di

famiglia, Amadou Koumba.

__________________

14 Mamadou Kouyaté è un Griot della Guinea. Muore nel giugno 1991 a Ouagadougou in Burkina Faso. 14

CAPITOLO II

LES NOUVEAUX CONTES D'AMADOU KOUMBA

2.1 PRESENTAZIONE DELL'OPERA

Les Nouveaux Contes d'Amadou Koumba è una raccolta di racconti africani pubblicata per la

prima volta nel 1958, che segue la precedente pubblicazione de Les Contes d'Amadou Koumba

del 1947.

Questo volume comprende tredici storie: "L'Os", "Le prétexte", "La Rousette", "Le Boli", "Dolf-

Diop", "Khary-Gaye", "Djabou N'Daw", "Samba-de-la-Nuit", "Le Taureau de Bouki", "Les deux

gendres", "Liguidi-Malgam", "Bouki pensionnaire" e "La cuiller sale".

I racconti sono in genere abbastanza brevi, raramente superano le dieci pagine e la loro

composizione è assai semplice; sono nati dalla trascrizione dei racconti del Griot di famiglia

Amadou Koumba, racconti che venivano tramandati oralmente da una generazione all'altra.

L'autore descrive in modo attento e affascinante le varie fasi della vita quotidiana, le credenze, i

valori, cercando di far emergere l'originalità delle tradizioni, come elemento di coesione sociale

che il progresso rischia di annientare.

I protagonisti sono degli esseri umani, degli animali, delle piante o degli oggetti, ma l'autore

utilizza anche personaggi animali, paesi esotici, sempre credibili perché sempre generici e

ovunque collocabili, ogni racconto è caratterizzato da una morale universale che vuole

trasmetterci una lezione o un insegnamento.

Gli animali, quali M'Bott-il rospo, Bagg-la lucertola, M'Bonatt-la tartaruga, il Pitone Principe del

Gran Fiume hanno delle caratteristiche umane, possono parlare e pensare e sono dotati di un

anima e di sentimenti umani.

Gli umani sono generalmente dei paesani, generalmente di condizione modesta, uomini che

possiamo incontrare ogni giorno in qualsiasi villaggio e che hanno dei nomi molto comuni.

Le donne sono più sensibili o più nervose, sono delle figure molto importanti all'interno del

racconto, proprio come lo sono nella tradizione africana.

Tutte le donne, anche le più piccole come Khary-l'orfanella, Koumba, Penda la matrigna hanno

un ruolo preponderante nella storia, proprio come un personaggio di sesso maschile, infatti nella

cultura africana la donna è vista come custode del focolare e depositaria di tutte le tradizioni.

Nella sua opera Birago Diop ama collegare i suoi racconti con scene della vita reale, infatti

talvolta Amadou Koumba inizia il racconto con un dialogo, con domande che troveranno risposte

in un'affermazione finale: come nel brano Le Pretexte

“Qu'avait-on dit? Qui avait parlé? Sur quoi parlait-on et de quoi avait-on parlé? Je n'avais pas

écouté. J'ouvris mes oreilles lorsque j'entendis: - Non! Et la voix d'Amadou Koumba: - Non, dit

Amadou Koumba, point n'est besoin d'un gros appât pour piéger une grosse bête. Des prétextes?

Qui veut peue en trouver. Certes, il y faut l'occasion. Le bambin s'attrape au flanc du canari

d'eau, à la canicule, et Guéwel M'Baye, le Griot, admire encore en ses vieux jours comment son

15

maître, Mar N'Diaye, se débarrassa, un soir, d'un hôte trop encombrant.

__________________

15 Diop Birago. Les Nouveaux Contes d'Amadou Koumba, “Le Pretexte”, p.39 15

Birago Diop è sempre in contatto con gli elementi della natura, e descrive in modo efficace e

semplice la vita quotidiana dei pastori e dei contadini, i personaggi si imbattono spesso in alberi

quali il tamarindo, il giuggiolo e il baobab con cui parlano o si scontrano.

I suoi racconti non sono caratterizzati solo dalla prosa, ma anche dalla poesia che possiamo

notare in ritmi canti o filastrocche, che vengono direttamente dai racconti dei Griot e

naturalmente dalle tradizioni e talvolta lasciate in lingua originale anche se accompagnate dalla

relativa traduzione.

L'autore introduce il lettore nella magica atmosfera dell'animismo rendendolo partecipe delle

vicende che uomini e animali mettono in scena nella vita del villaggio.

I suoi racconti hanno un notevole valore pedagogico e didattico in quanto si cresce culturalmente

e moralmente a contatto diretto con i tesori di saggezza della civiltà africana, capace di creare un

emozione particolare con il senso del meraviglioso.

I temi che ama trattare sono: l'amore, l'amicizia, la donna, il bambino, l'individuo e la società,

l'educazione, le bugie, la lealtà, l'ospitalità che nella cultura africana è molto sacra.

Non mancano riferimenti legati alla simbologia dell'Africa, come nel caso dell'utilizzo del

numero sette, come nel brano di Samba-de-la-Nuit i sette fratelli e la sette sorelle, infatti il

numero sette nella cultura africana è il numero della perfezione: il numero quattro rappresenta la

donna e il numero tre rappresenta l'uomo, perciò la loro somma è la combinazione perfetta.

I racconti hanno delle caratteristiche proprie della tradizione orale:

- L'assenza delle descrizioni: i personaggi sono descritti con un solo attributo così come i luoghi

sono descritti con un solo aggettivo, ma talvolta è possibile riconoscere da qualche dettaglio

alcuni aspetti caratteristici della flora e fauna africana.

- La dimensione spazio temporale, la caratteristica di questi racconti è l'assenza di categorie

spazio-temporali, infatti lo spazio e il tempo non influiscono sulla storia.

Le storie spesso sono anche caratterizzate da un crudo realismo perché il lieto fine non è affatto

scontato, infatti spesso i torti non sono riparati e non sempre l'eroe trionfa.

Tra gli insegnamenti che troviamo nei racconti possiamo ricordare:

- L'astuzia e l'intelligenza spesso prevalgono sulla forza fisica.

- Anche i piccoli hanno un valore.

- Le lealtà e la generosità sono valori importanti.

- Bisogna essere ospitali ma non approfittare troppo degli altri. 16

2.2. TRADUZIONE E COMMENTO

DI TRE RACCONTI TRATTI DA

LES NOUVEAUX CONTES D'AMADOU KOUMBA 17

2.2.2. KHARY-GAYE

Tout ce que dit le petit Maure, il l'a appris sous la tente.

Si les voisins, les étrangers, les compagnes, les compagnons, les amis de jeux, jusqu'à la case des

hommes dressent les jeunes, il n'est que les parents qui puissent les élever, les éduquer quand ils

ne sont encore sortis ni du giron ni de la maison ni du village. Mais, si l'enfant ne sort pas, le

monde vient à lui, le monde vient au village, le monde vient à la maison. Seulement le monde

n’apprend à l'enfant que le monde et ne lui enseigne que ce qu'il ne sait pas. C'est la maison qui

éduque: Yarr Fja Keur, dit-on. Allez deviner ce que le mot d'un enfant peut provoquer de

fâcheries, de brouilles, de malentendus, entre grandes personnes et entre familles et même entre

membres d'une même famille.

Mais l'esprit se trompe rarement si le cœur (par trop d'indulgence) ne l'a pas laissé trop souvent

flâner en chemin... Et l'enfant bien éduqué n'a pas souvent besoin qu'on lui parle pour

comprendre et agir ainsi que le désirent père et mère. Et l'on doit retrouver, dès la tendre enfance,

le père chez le fils et la mère en sa fille...

Mais!... Pourtant...

Mais les charges, les obligations, les servitudes et même les honneurs, tout ce que votre

naissance et votre rang vous dictent et vous imposent parfois s'estompent devant les réalités

quotidiennes, les contraintes matérielles...

Il est de moments où charité bien ordonnée ne commence plus par les autres et où, avant de

soigner, il faut se guérir.

Ce qui importe, alors, c'est la manière, non pas de se soustraire à ses devoirs, à ses obligations,

mais de ne pas les connaître, d'ignorer qu'ils sont à l'heure et à l'endroit où ils sont, parce qu'eux

aussi, devoirs et obligations n'avaient pas à y être, n'avaient pas à venir s'imposer à vous en ces

lieux et en ces moments.

Car tout agonisant se débat! Kou beug dê wékou!

La disette était pour tout le monde et pour tout le pays. Les greniers étaient vides depuis des

lunes et les hommes étaient partis, depuis longtemps, vers d'autres pays plus favorisés sans

doute, là-bas, au Pinkou, vers l'est, à la recherche ne serait-ce que d'une charge de mil, de riz ou

de maïs.

Et Samba avait attendu la nuit froide pour revenir au village et rentrer dans sa maison, avec deux

outres de riz de montagne sur son âne efflanqué. Koumba, sa femme, s'était levée à l'aube pour

aller cueillir des feuilles d'oseille, qui vivotaient encore au milieu du champ où n'avaient voulu

pousser ni arachides ni mil ni maïs ni haricots en cette année de malheur...

Décidez de disposer de votre temps et dites-vous que tel jour vous appartient, où que vous en

ferez, toute une heure durant, que ce que vous aurez résolu de faire, et vous verrez souvent, plus

souvent que vous ne le voudriez, ce que les autres feront de ce que vous aviez décidé...

C'est ainsi que Koumba de bon matin, dans sa cuisine avec sa fille Khary, commençait

d'accompagner le riz de montagne apporté par Samba avec les maigres feuilles d'oseille cueilles

au champ, quand tout un groupe d'amis et de griottes s'annoncèrent à l'entrée de la maison, avec

force cris et battements de mains. Car l'âne de Samba avait commencé de bon matin, lui aussi, à

braire. Il était le seul des ânes à être revenu...

Et Koumba laissa Khary dans la cuisine, dont elle ferma la porte.

Et, dans sa case, la conversation, les potins, les rires marchèrent à langues que voulez-vous. 18

KHARY-GAYE

Tutto quello che dice il piccolo Maure, l'ha imparato sotto la tenda.

Se i vicini, gli stranieri, le compagne, i compagni, gli amici di gioco, perfino a casa degli uomini

preparano i giovani, non basta che i genitori che possano allevarli, educargli quando non sono

ancora usciti né dal grembo né dalla casa né dal villaggio. Ma, se il bambino non esce, il mondo

arriva da lui, il mondo arriva al villaggio, il mondo arriva a casa. Solamente il mondo non

insegna al bambino che il mondo e non gli insegna quello che lui non sa. È la casa che educa:

Yarr Fja Keur, dicono. Provate a intuire cosa la parola di un bambino può provocare, dei

contrasti, degli screzi, dei malintesi, tra persone adulte e tra famiglie e anche tra membri della

stessa famiglia. Ma la mente si sbaglia raramente se il cuore (per troppa indulgenza) non l'ha

lasciata molto spesso girovagare per strada... E il bambino ben educato spesso non ha bisogno

che gli si parli per capire e agire così come lo desiderano padre e madre. E lo dobbiamo

ritrovare, fin dalla tenera infanzia, il padre nel figlio e la madre in sua figlia...

Ma!... tuttavia...

Ma gli incarichi, gli obblighi, le servitù e anche gli onori, tutto quello che la vostra nascita e il

vostro rango vi dettano e vi impongono avolte si attenuano davanti alle realtà quotidiane, le

costrizioni materiali...

È uno dei momenti in cui la carità ben ordinata non comincia dagli altri e dove, prima di curare

bisogna curarsi.

Ciò che importa, allora, è il modo, non di sottrarsi ai propri doveri, ai loro obblighi, ma di non

conoscerli, di ignorare quelli che sono puntuali e al loro posto, perché anche essi, doveri e

obblighi, non dovevano esserci, non dovevano imporsi né in questi luoghi e né in questi

momenti.

Perché tutto si discute! Kou beug dê wékou!

La carestia colpiva tutti e tutti i paesi. I granai erano vuoti da lune e gli uomini erano partiti, da

molto, verso altri paesi senza dubbio più avvantaggiati, laggiù a Pinkou, verso est, alla ricerca di

un carico di miglio, di riso o mais.

E Samba aveva aspettato la notte fredda per ritornare al villaggio e rientrare a casa, con due otri

di riso di montagna sul suo asino sfiancato. Koumba, la sua donna, si era alzata all'alba per

andare a raccogliere le foglie di acetosella, che vivacchiavano ancora al centro del campo dove

non avevano voluto crescere né arachidi né miglio né mais né fagioli in quest'anno di carestia.

Decidete di disporre del vostro tempo e diteci che tale giorno vi appartiene, o cosa voi ne fareste,

durante un ora, quello che vi siete convinti di fare, e vedrete spesso, più spesso di quanto

vogliate, quello che gli altri faranno di quello che voi avete deciso...

È così che Koumba di buon mattino, in cucina con sua figlia Khary, cominciò a mischiare il riso

di montagna portato da Samba con foglie scarne di acetosella raccolte nel campo, quando l'intero

gruppo di amici e di griot si annunciarono all'entrata della casa, con un grido di forza e con un

battito di mani. Poiché l'asino di Samba aveva cominciato di buon mattino, anche lui, a ragliare.

Era l'unico asino ad essere ritornato...

E Koumba lasciò Khary in cucina, e chiuse la porta.

E, nella sua casa, la conversazione, i pettegolezzi, le risate continuavano nella lingua che voi

volete. 19

Toutes et chacune avaient quelque chose à raconter, quelque conseil à donner. Et deux amies

profitaient de ce que la conversation languissait un instant pour se faire refaire leur coiffure par

leurs griottes. Une autre demanda une aiguille pour rajuster la broderie de sa camisole.

Enfin bref! Le temps passait et Koumba, en bonne hôtesse, consciente de ses devoirs, ne pouvait

quitter un seul instant ses visiteuses.

Pourtant chacun doit savoir que tout a une limite, même l'hospitalité. Donner tout et rester nu,

c'est plus que de l'imprudence, c'est de l'imprévoyance. Et puis, avant de soigner, il faut guérir...

Et les heures passaient.

Et les amies de Koumba, les griottes parlaient dans la case de Koumba.

Et Khary, la fille, tournait et retournait le riz à l'oseille dans la marmite.

Et Samba qui, à l'ombre de l'arbre-à-palabres, avait aperçu les amies de sa femme et les griottes

entrer dans sa demeure et n'en avait pas vu ressortir une seule, continuait à deviser avec les vieux

du village, à qui il racontait son infructueux voyage là-bas, vers l'est et ne rentrait pas chez lui.

Et la petite Khary, dans la cuisine, s'inquiétait car le riz était cuit depuis longtemps, et elle ne

savait que faire...

Et les heures passaient.

Et les amies de Koumba, les griottes, parlaient dans la case de Koumba.

Et Khary, la fille, diminua la braise au dessous de la marmite où le riz à l'oseille continuait à

cuire. ¤

Tout à une limite, certes, sauf le devoir qu'entraîne, avec soi, tout le souci-du-qu'en-dira-t-on, le

sikk. Et il n'arrivera jamais à une maîtresse de maison de laisser entendre, à une joyeuse

compagnie qui lui fait visite, que cette visite est inopportune et, encore pis, qu'elle est insistante

et trop longue.

Et les heures passaient!

Et les amies de Koumba et les griottes parlaient toujours dans la case de Koumba!...

Et Khary, la fille de Koumba, sortit de la cuisine et, tout en larmes, entra dans la case de sa mère

où les amies de Koumba et les griottes parlaient toujours.

Les larmes d'une enfant pèsent trop lourd, surtout aux yeux de toutes ces femmes qui étaient

toutes, où presque toutes, mères de famille, elles aussi. Et chacune de s'étonner, de s'apitoyer:

- Vaye! Kary! Vaye! Vaye! lane lâ?

- (Quoi! Khary! Quoi! Quoi! Qu'y-a-t-il?)

Et Khary, pleurant de plus belle:

- Mère! Mère! j'ai entendu, ce matin, au puits, des paroles qui m'ont touchée et m'ont fait bien du

mal jusqu'au plus profond de mon cœur!

- Qu'as-tu entendu qui te mette dans cet état? s'inquiéta Koumba, la mère. Dis-le-moi vite mon

enfant!

- Mère! J'ai entendu la mère-marmite-bout qui prétendait qu'elle est plus âgée que toi!

- Oh! La grande menteuse! s'indigna Koumba. Elle a osé déclarer ça au puits? Va lui demander

donc, à cette petite prétentieuse, où, en l'année du yéka deup (servir et couvrir), elle pouvait bien

se trouver, l'insolente!

Et Khary s'en retourna, rassérénée, à la cuisine, larmes taries. Sa mère n'avait pas eu besoin de

lui en dire davantage. 20

Tutte e ciascuna avevano qualcosa da raccontare, qualche consiglio da dare. E due amiche

approfittavano di quando la conversazione languiva per un istante per farsi rifare la pettinatura

dalle loro griotte. Un altra domandò un ago per riaggiustare il ricamo della sua camicia.

In breve! Il tempo passava e Koumba, come buona ospite, cosciente dei suoi doveri, non poteva

lasciare un solo istante i suoi visitatori.

Pertanto ognuno doveva sapere che tutto ha un limite, anche l'ospitalità. Dare tutto e restare nudi,

è più che imprudenza e imprevidenza. E poi, prima di curare, è necessario curarsi.

E le ore passavano.

E le amiche di Koumba, le griotte parlavano nella casa di Koumba.

E Khary, la figlia, girava e rigirava nella pentola il riso all'acetosella.

E Samba, che, all'ombra dell'albero della parola, aveva intravisto le amiche della sua donna e le

griotte entrare in casa e non aveva visto riuscirne nessuna, continuava a parlare con i vecchi del

villaggio, ai quali raccontava il suo infruttuoso viaggio là, verso est quando non rientrava a casa.

E la piccola Khary, nella cucina, si preoccupava perché il riso era cotto da un po' di tempo, e non

sapeva che fare...

E le ore passavano.

E le amiche di Koumba, le griotte, parlavano nella casa di Koumba.

E Khary, la figlia, diminuì la brace sotto la pentola dove il riso all'acetosella continuava a

cuocere. ¤

Tutto ha un limite, certo, tranne il dovere, che trascina con se, tutta la preoccupazione dovuta a

quello che ci dirà le sikk. Non succederà mai che una padrona di casa lasci intendere, a una

gioiosa compagnia che le fa visita, che questa visita è inopportuna e, ancora peggio, che è

insistente e troppo lunga.

E le ore passavano!

E le amiche di Koumba e le griottes parlavano sempre nella casa di Koumba!...

E Khary, la figlia di Koumba, uscì dalla cucina e, in lacrime, entrò nella casa della madre dove le

amiche di Koumba e le griotte continuavano a parlare.

Le lacrime di una bambina sono troppo pesanti, soprattutto agli occhi di tutte le donne che erano

tutte, o quasi tutte, anche loro, madri di famiglia. E ognuna si stupì e si impietosì:

- Vaye! Kary! Vaye! Vaye! lane lâ?

- (Cosa! Khary! Che cosa! Cosa! Cosa c'è?)

E Khary, piangendo sempre più bella:

- Madre! Madre! Io ho sentito, questa mattina, al pozzo, delle parole che mi hanno toccato e mi

hanno fatto del male nel più profondo del cuore!

- Cosa hai sentito per essere in questo stato? si preoccupò Koumba, la madre. Dimmelo subito

bambina mia!

- Madre! Io ho sentito la mère-marmite-bout che diceva di essere più grande di te!

Oh! che grande bugiarda! s'indignò Koumba.

Lei ha osato dichiarare questo al pozzo? Vai a chiederle quindi, a questa piccola pretenziosa,

dove, durante l'anno del yéka deup (servire e coprire), lei poteva trovarsi, l'insolente!

E Khary, asciugate le lacrime, ritornò, rasserenata, in cucina. Sua madre non aveva avuto

bisogno di dirle di più. 21

Samba, Koumba - tout fiers de voir que les leçons n'avaient pas été perdues pour la toute petite

fille - et Khary mangèrent seuls le riz à l'oseille, car les amies de Koumba et les griottes, lasses

de parler et de crier dans la case de Koumba, alors que le soleil se penchait vers la mer, avaient

fini par s'en aller. ¤

Le temps passait...

Et de meilleurs jours étaient venus. Le temps était redevenu clément et la terre généreuse.

L’aisance était rentrée dans presque toutes les demeures, entre autres dans celle de Samba.

La petite Khary, Khary-la-Sage, grandissait encore en sagesse et embellissait chaque jour

davantage, et sa mère, Koumba, la parait de ses plus beaux bijoux.

¤

Le bonheur n'a pas besoin de s'étaler, ni de courir les sentiers pour attirer sur soi ses deux grands

ennemis, l’œil et la langue, Bett et Tjatt.

Ceux-ci savent toujours où le dénicher et lui porter leurs coups les plus mortels au flanc. Plus

l’œil admire, et plus la langue flatte et vante, plus le bonheur se fait vulnérable à leur venin et

s'affaiblit, s'il ne tombe pas brusquement comme le beau fruit mûr, convoité ardemment du haut

de l'arbre.

Et c'est ainsi que Koumba, la mère de Khary, se coucha un soir et ne se releva plus. Et Khary-la-

Sage, la belle petite Khary devint orpheline. ¤

L'amour filial et les bons soins d'une enfant, l'entretien parfait du ménage ne suffisent pas à un

veuf dans l'âge mûr. Samba, le père de Khary, se vit dans l'obligation de reprendre une femme

pour remplacer Koumba, la morte.

Et, pour Khary, commencèrent des lunes et jours différents de ceux qu'elle avait vécus jusque-là.

Sa marâtre, Penda, en effet était jeune encore et était jalouse de Khary, jalouse de sa beauté,

jalouse de son intelligence et de sa sagesse, jalouse de toute l'affection que Samba, son époux

portait à l'orpheline. Si défense ne lui en avait été fait par son époux, Penda n'aurait pas résisté à

l'envie qui la brûlait, du soir au matin, et du matin au soir, de battre la petite fille. Sur tout les

jours où Khary, pour s'amuser, mettait les bijoux que sa mère Koumba avait laissées et que

Samba son père lui avait gardés, pour elle toute seule.

¤

Un jour, au crépuscule Samba n'était pas rentré de la chasse, Khary s'était parée des bijoux de

Koumba la morte. Penda, la marâtre, sortit de sa case et ordonna à la petite fille:

- Prends cette calebasse et va me chercher de l'eau.

La calebasse était immense et plus que lourde, car elle était faite dans le bois d'un vieux

caïlcédrat.

Khary s'était levée de son petit tabouret et commençait à enlever sa parure.

- Inutile d'enlever ces beaux bijoux qui te vont si bien, tu iras ainsi au puits, intima la marâtre. 22

Samba, Koumba - tutti fieri di vedere che gli insegnamenti non erano andati perduti per la

ragazzina - e Khary mangiarono solo il riso all'acetosella, perché le amiche di Koumba e le

griotte, erano stanche di parlare e urlare nella casa di Koumba, mentre il sole si inclinava verso il

mare, avevano finito per andarsene. ¤

Il tempo passava...

E arrivavano giorni migliori. Il tempo era ritornato clemente e la terra generosa. La normalità era

rientrata in quasi tutte le case, anche in quella di Samba.

La piccola Khary, Khary-la-Saggia, cresceva in saggezza e diventava ogni giorno più bella, e sua

madre, Koumba, l'agghindava con i gioielli più belli.

¤

La fortuna non ha bisogno di spandersi, né di correre nei sentieri per attirare su di sé i suoi due

grandi nemici, l'occhio e la lingua, Bett e Tjatt. Questi sanno sempre dove stanarla e dove dare i

loro corpi più mortali al suo fianco. Più l'occhio ammira, e più la lingua lusinga e vanta, più la

felicità diventa vulnerabile al loro veleno e s'indebolisce, se non cade bruscamente dall'alto

dell'albero come il bel frutto maturo, desiderato ardentemente.

E così che Koumba, la madre di Khary, si coricò una sera e non si rialzò più. E Khary-la-Saggia,

la bella piccola Khary diventò orfana. ¤

L'amore filiale e le buone cure di un bambino, il mantenimento perfetto delle pulizie non

bastavano a un vedovo di una certa età. Samba, il padre di Khary, si trovò obbligato a riprendere

una donna per rimpiazzare Koumba, la morta.

E, per Khary, cominciarono delle lune e dei giorni diversi da quelli che aveva vissuto fino a quel

momento. La sua matrigna, Penda, effettivamente era ancora giovane ed era gelosa di Khary,

gelosa della sua bellezza, gelosa della sua intelligenza e della sua saggezza, gelosa di tutto

l'affetto che Samba, suo marito aveva per l'orfana. Se non fosse stata difesa dal marito, Penda,

non avrebbe resistito all'invidia che la bruciava, dalla sera alla mattina, e dalla mattina alla sera,

dal picchiare la piccola figlia. Soprattutto nei giorni in cui Khary, per divertirsi, metteva i gioielli

che sua madre Koumba le aveva lasciato e che Samba suo padre aveva conservato, solo per lei.

¤

Un giorno, al crepuscolo Samba non era rientrato dalla caccia. Khary si era adornata con i

gioielli di Koumba la morta. Penda, la matrigna, uscì dalla sua casa e ordinò alla ragazzina:

- Prendi questa borraccia e vai a prendermi dell'acqua.

La borraccia era enorme e più che pesante, poiché era fatta dal legno di un vecchio cailcedrat.

Khary si era alzata dal suo piccolo sgabello e cominciava a togliere la sua parure di gioielli.

- È inutile togliere questi bei gioielli che ti stanno così bene, tu andrai così al pozzo, intimò la

matrigna. 23

Et Khary, l'orpheline, s'en fut au puits. Elle tira de l'eau, puis essaya vainement, à plusieurs

reprises, de soulever la grande calebasse pleine d'eau. Puis elle se mit à chanter en pleurant:

Voye vôlo! voye vôlou!

Qui me chargera? O! qui me chargera?

Voye vôlo! voye vôlou!

O! à l'aide! O! à l'aide!

Kou mâ yénê? Kou mâ yénê?

Voye vôlô! voye vôlou!

Et, d'un trou humide de la margelle du puits, sortit M'Bott-le-Crapaud, qui s'avança top!

clop! et déclara:

Mâ fi né!

Té kou mâ yénê

N'ga yôle ma!

Je suis le seul ici!

Et quand je charge

L'on me paie!

- Sauve-toi vite, minable, avec ta large bouche, fit dédaigneusement la petite Khary, tu ne peux

même pas soulever une plume de poulet.

Et elle se remit à implorer:

Voye vôlô! voye vôlou!

Qui me chargera? Kou mâ yénê?

O à l'aide! Voye vôlou!

Bagg-le-Lézard arriva en courant, brrr... br... souleva et rabaissa la tête, gonfla sa gorge

écailleuse et affirma:

Je suis le seul ici!

Et quand je charge

L'on me paie!

Va-t'en loin d'ici, avec ton gros cou et ton ventre flasque, lui dit Khary-l'Orpheline, qui se remit à

pleurer et à chanter.

Voye vôlô! ô! à l'aide!

Kou mâ yéné? Qui me chargera?

Voye vôlô! ô! à l'aide!

Puis vint Mère M'Bonatt-la Tortue sur ses jambes raides, étirant son cou le plus qu'elle pouvait.

Elle dit doucement à Khary-l'Orpheline: 24

E Khary, l'orfana, scappò al pozzo. Tirò l'acqua, poi cercò vanamente, a più riprese, di sollevare

la grande borraccia piena d'acqua. Poi si mise a cantare piangendo:

Voye vôlô! voye vôlou!

Chi si occuperà di me? O! chi si occuperà di me?

Voye vôlô! voye vôlou!

Aiuto! Aiuto!

Kou mâ yénê? Kou mâ yénê?

Voye vôlô! voye vôlou!

E, dal buco umido del parapetto del pozzo uscì M'Bott-il-Rospo che avanzò top! Clop! E

dichiarò: Mâ fi né!

Té kou mâ yénê

N'ga yôle ma!

Io sono il solo qui!

E quando io carico

mi si paga!

- Togliti immediatamente, meschino, con la tua bocca grande, fece sdegnosamente la piccola

Khary, tu non puoi neanche sollevare una piuma.

Si rimise a implorare:

Voye vôlô! voye vôlou!

Chi si occuperà di me? Kou mâ yénê?

Aiuto! Voye vôlou!

Bagg-la-Lucertola arrivò correndo, brrr... br... sollevò e riabbassò la testa, gonfiò la sua gola

squamata e affermò:

Io sono sola qui!

E quando carico

Mi pagano!

Vattene lontano da qui, con il tuo grosso collo e il tuo stomaco flaccido, gli disse Khary-

l'orfanella, che si rimise a piangere e cantare.

Voye vôlô! ô! aiuto!

Kou mâ yéné? Chi si occuperà di me?

Voye vôlô! ô! Aiuto!

Poi venne Madre M'Bonatt-la tartaruga sulle gambe rigide, stiracchiando il più possibile il collo.

Disse dolcemente a Khary-l'orfanella: 25

Mâ fi né!

Té kou mâ yénê

N'ga yôle ma!

- Eloigne-toi, lui conseilla Khary-l'Orpheline, tu risques de retomber sur le dos en essayant de

soulever cette calebasse trop lourde.

Et la nuit était tombée et Khary-l'Orpheline chantait toujours:

Voye vôlô! voye vôlou!

Qui me chargera? O! qui me chargera?

O! à l'aide! O! à l'aide!

Soudain, devant elle, se dressa un immense python, qui avait soulevé la lourde calebasse en

caïlcédrat pleine d'eau et la portait sur sa tête:

Je suis la seul ici!

Et quand je charge

L'on me paie

dit-il.

Et il posa la calebasse sur le rouleau de chiffon que Khary-l'Orpheline portait sur sa tête.

- Que veux-tu pour ta paie? s'informa la petite fille, qui ne sentait pas le poids de la calebasse de

caïlcédrat devenue moins lourde, beaucoup moins lourde que lorsqu’elle était vide. La calebasse

pesait juste pour que son cou, qu'entouraient les colliers d'or et d'ambre, pour que son cou fût

tout droit, tout gracieux sous la charge.

Le python répondit:

- Rentre chez toi. Je te dirai ce que je veux comme prix quand tu seras plus grande. Je reviendrai

et je t'appellerai.

Et le python s'en fut dans la nuit noire.

Khary l'Orpheline rentra chez elle, où Penda-la-Marâtre l'accueillit avec des cris, lui reprocha le

temps qu'elle avait mis pour aller au puits et rapporter l'eau. Elle alla jusqu'à la menacer de la

battre, car Samba n'était pas encore rentré de la chasse.

Et Samba ne rentra jamais plus. L'on ne retrouva, dans la brousse, que ses os quand les hommes

du village se mirent le lendemain à sa recherche, des os que les fourmis, après le passage des

lions, des hyènes, des vautours, avaient récurés à blanc dans l'espace de la nuit et la durée du

matin...

Tous les soins du ménage, toutes les dures corvées furent désormais pour la pauvre orpheline, à

qui Penda-la-Marâtre n'accordait plus un seul instant de répit ni de repos, ni le matin ni le soir, ni

de jour ni de nuit. Elle lui avait pris tous les bijoux que sa mère Koumba-la-Morte lui avait

laissés.

Le temps passait, et Khary-Gaye-l'Orpheline, au grand courroux de sa marâtre, devenait chaque

jour plus belle et, ses malheurs aidant, elle augmentait chaque jour sa sagesse et son intelligence.

Elle se rappelait, souvent, les leçons de sa tendre mère morte, qu'elle croyait n'avoir pas écoutées

quand Koumba les lui donnait.

Elle allait au puits avec ses amies, les jeunes filles de son âge. Elle y allait aussi hélas! Très

souvent seule, à toutes les heures du jour et parfois la nuit, selon l'humeur de Penda-la-Marâtre.

26

Mâ fi né!

Té kou mâ yénê

N'ga yôle ma!

- Allontanati, le consigliò, Khary-l'orfanella, tu rischi di ricadere sulla schiena cercando di

sollevare questa borraccia troppo pesante.

E la notte arrivò e Khary-l'orfanella cantava sempre:

Voye vôlô! voye vôlou!

Chi si occuperà di me? O! chi si occuperà di me?

O! aiuto! O! aiuto!

All'improvviso, davanti a lei, si raddrizzò un enorme pitone, che aveva sollevato la pesante

borraccia in cailcedrat piena d'acqua e la portava sulla testa:

Io sono l'unico qui!

E quando mi carico

mi pagano

disse lui.

E posò la borraccia sul cercine che Khary-l'orfanella aveva in testa.

- Cosa vuoi tu come paga? si informa la ragazzina che non sentiva il peso della borraccia di

cailcedrat diventata meno pesante, molto meno pesante rispetto a quando era vuota. La borraccia

aveva il peso giusto per il suo collo, che era ornato di collier d'oro e d'ambra, e per far in modo

che il suo collo tutto dritto, fosse sotto il carico molto grazioso.

Il pitone rispose:

- Rientra a casa. Io ti dirò cosa voglio come premio quando sarai grande. Io ritornerò e ti

chiamerò.

E il pitone scappò nella notte nera.

Khary-l'orfanella rientrò a casa, dove Penda-la-matrigna l'accolse con grida, la rimproverò del

tempo che aveva impiegato per andare al pozzo a prendere acqua. Minacciò di picchiarla, poiché

Samba non era ancora rientrato dalla caccia.

E Samba non rientrò mai più. Non ritrovarono, nella savana, che delle ossa quando gli uomini

del villaggio si misero il giorno dopo alla sua ricerca, ossa che le formiche, dopo il passaggio dei

leoni, delle iene, degli avvoltoi, avevano ripulito durante la notte e la mattina.

Tutta la cura della casa, tutte le dure fatiche furono ormai per la povera orfanella, cui Penda-la-

matrigna non lasciava più un solo istante di tregua e di riposo, né la mattina né la sera, né di

giorno né di notte. Le aveva preso tutti i gioielli che sua madre Koumba-la-morta le aveva

lasciato.

Il tempo passava, e Khary-Gaye-l'orfanella, con grande rabbia della sua matrigna, diventava ogni

giorno più bella e, le sue sventure erano d'aiuto, aumentava ogni giorno la sua saggezza e la sua

intelligenza. Si ricordava, spesso, gli insegnamenti della cara madre morta, che credeva di non

aver mai ascoltato quando Koumba glieli dava.

Andava al pozzo con le amiche, le ragazze della sua età. Lei ci andava anche ahimé! molto

spesso sola, a tutte le ore del giorno e molto spesso la notte, a seconda dell'umore di Penda-la-

Matrigna. 27

Et toutes les amies commençaient à parler, chacune, du jeune homme, qui l'avait regardée le plus

longuement, qui passait le plus souvent devant sa demeure, qui travaillait le plus vaillamment au

champ familial quand c'était le tour de ses parents de recevoir l'aide des jeunes gens du village et

des autres villages, pour les labours.

Et le temps passait...

Les jeunes filles étaient, ce jour-là, au puits, parlant, chacune, du jeune homme qui l'avait

remarquée.

- Et toi Khary, qui t'a choisie demandèrent perfidement, sous leur gentillesse, quelques amies.

- Et qui voulez-vous qui me choisisse, moi le souillon, sans père ni mère. M'Bott-le-crepaud ni

Bagg-le-Lézard, ni même Djann-le-Serpent ne voudraient de moi!

A peine Khary-l'Orpheline avait-elle achevé de parler qu'un immense python se dressa au milieu

du cercle que formaient les jeunes filles. Elles s'enfuirent terrifiées, en brisant les calebasses

pleines et les calebasses vides, sauf celle de Khary-l'Orpheline, qui était faite en bois de

caïlcédrat. Elles rentrèrent au village et s'enfermèrent tremblantes, dans les cases, tandis que, de

loin, du puits, parvenait un appel, un chant:

Khary Gaye

Tjakh fî, tjakh fâ!

Lambourdé bé batam fèss!

Kou ma ghissal Khary Gaye?

Môye sama yôle!

(Khary Gaye

Colliers ici, colliers là!

De l'ambre plein le cou!

Qui a vu pour moi Khary Gaye?

C'est elle mon salaire!)

Le chant retentit jusqu'au cœur du village, où tout le monde, grands et petits, hommes et femmes,

se terrait.

Et le chant emplissait le feuillage des arbres du village et les toits des cases, et tout le monde

croyait qu'il montait juste du sol des cases et des pointes des clôtures des maisons.

Khary Gaye!

Tjakh fî, colliers là!

De l'arbre plein le cou

Penda-la-Marâtre, dans un rire sonore, ayant maîtrisé sa peur, dit à Khary-l'Orpheline:

- Mais c'est bien toi que l'on appelle, ma pauvre fille.

Qui a vu pour moi Khary Gaye?

C'est elle mon salaire!

- Va, reprit la marâtre, va répondre; et, mettant la jeune fille à la porte de la case, elle la chassa de

la maison.

Et Khary-l'Orpheline s'en fut vers le puits, d'où venait toujours l'appel, le chant: 28

E tutte le amiche cominciavano a parlare, ognuna, del ragazzo, che l'aveva guardata più a lungo,

che passava più spesso davanti a casa propria, che lavorava con più forza al campo familiare

quando era il turno dei genitori di ricevere l'aiuto dai giovani del villaggio e dagli altri villaggi,

per l'aratura.

E il tempo passava...

Le ragazze erano, quel giorno, al pozzo, parlavano, ognuna, del ragazzo che le aveva notate.

- E tu Khary, chi ti ha scelto domandarono perfidamente, con la loro gentilezza, alcune amiche.

- E chi volete che scelga me, la sguattera, senza padre né madre. Né M'Bott-il-rospo né Bagg-la-

lucertola neanche Djann-il-serpente mi vorrebbero!

Appena Khary-l'orfanella smise di parlare un grande pitone si alzò nel mezzo del cerchio che

formavano le ragazze. Scapparono terrorizzate, rompendo le borracce piene e le borracce vuote,

eccetto quella di Khary-l'orfanella, che era fatta in legno di cailcedrat. Loro rientrarono al

villaggio e si rinchiusero tremanti, nelle abitazioni, mentre, da lontano, dal pozzo, proveniva un

appello, un canto:

Khary Gaye

tjiakh fî, tjakh fâ

Lambourdé bé batam fèss!

Kou ma ghissal Khary Gaye?

Môye sama yôle!

(Khary Gaye

Collier qui, collier là

il collo pieno di ambra

Chi ha visto per me Khary Gaye?

È lei il mio salario!)

Il canto riecheggia fino al centro del villaggio, dove tutti, grandi e piccoli, uomini e donne, si

rintanavano.

E il canto riempiva il fogliame degli alberi del villaggio e i tetti delle abitazioni, e tutti credevano

che salisse dal suolo e dai muri di recinzione delle case.

Khary Gaye!

Tjakh fî, colliers là!

Il collo pieno di ambra

Penda-la-matrigna, con una risata sonora, controllando la sua paura, disse a Khary-l'orfanella:

- Ma quindi sei tu quella che chiamano, povera figlia mia.

Chi ha visto per me Khary Gaye?

È lei il mio salario!

Vai, riprese la matrigna, vai a rispondere; e spingendo la ragazza alla porta dell'abitazione, la

cacciò di casa.

E Khary-l'orfanella fuggì verso il pozzo, da cui arrivava continuamente l'appello, il canto: 29

Khary Ghaye!

Colliers d'ici, colliers là!

De l'ambre plein le cou!

Qui a vu pour moi Khary Gaye?

C'est elle mon salaire!

Elle sortit du village. Elle aperçut, au milieu des débris de calebasses et buvant dans sa calebasse

en caïlcédrat, un grand cheval tout blanc, harnaché de soie et d'or. Un jeune homme plus beau

que le jour, grand et fort, la taille aussi fine qu'un tambour maure, richement vêtu, tenait la bride

du cheval et chantait d'une voix jamais entendue de mémoire d'homme:

Kou ma ghissal Khary Gaye

Môye Sama yôle!

Qui a vu pour moi Khary Gaye?

Khary-Gaye-l'Orpheline s'avança jusqu'au puits, jusqu'au beau jeune homme qui tenait le grand

cheval blanc. Le jeune homme lui dit alors:

- Je t'avais aidée à porter ta lourde calebasse sur la tête, je viens chercher mon dû. Tu as dit, tout

à l'heure, à tes amies, que personne ne voudrait de toi comme épouse, veux-tu de moi pour mari?

Tu seras mon salaire! Je suis le Prince du Grand Fleuve qui est tout là-bas.

Et il emporta, sur son grand cheval blanc, Khary-l'Orpheline, il l'emporta tout là-bas au plus

profond des eaux du Grand Fleuve. ¤

Au plus profond des eaux du Grand Fleuve, Khary Gaye vécut tous les rêves et tout le bonheur

que son enfance sage n'aurait jamais osé imaginer. Elle eut, du Prince du Grand Fleuve, deux

enfants, un garçon et une fille.

Et le temps passait...

Le prince du Grand Fleuve était toujours heureux, bon et généreux. Comme leur père, les

enfants, qui grandissaient, étaient heureux aussi.

Mais leur mère l'était de moins en moins, tant sommes-nous tous ainsi, nous enfants d'Adama

N'Diaye, que même l'absence de soucis peut finir par nous peser.

Le prince du Grand Fleuve finit par s'apercevoir que sa tendre épouse n'était plus aussi vive, ni

aussi heureuse qu'avant:

- Qu'as tu donc, femme, qui te rend si morose lorsque tu es toute seule? lui demanda son mari.

- Je voudrais, ô mon bon, mon généreux époux, retourner ne serait-ce qu'un temps dans mon

pays et montrer à nos enfants, le village où je suis née, où j'ai vécu à l'heureux âge, moi aussi,

des jours heureux que les mauvais jours qui les ont suivis n'avaient fait que rendre plus précieux

à ma mémoire d'enfant et d'adolescente. Je voudrais aussi montrer, à ma méchante marâtre, si

elle vit encore (ce que je souhaite), tout ce que tu m'as donné, tout ce que tu as fait de moi, Khary

Gaye, la pauvre orpheline.

- C'est entendu, femme! accorda le Prince du Grand Fleuve. Va avec les enfants revoir ton

village, tes amies et ta méchante marâtre (qui vit encore), mais ne dites jamais à personne, là-bas,

ni toi ni ton fils ni ta fille, ce que vous faites, ni avec qui vous vivez ni où vous avez vécu.

Et les remontant jusqu'à la berge de sable fin, le Prince du Grand Fleuve leur dit: 30

Khary Gaye

collier qui, collier là!

Il collo pieno di ambra!

Chi ha visto per me Khary Gaye?

È lei il mio salario!

uscì dal villaggio. Intravide, in mezzo ai pezzi delle borracce, mentre beveva dalla sua borraccia

in cailcedrat, un grande cavallo tutto bianco, bardato di seta e di oro. Un giovane più bello del

sole, grande e forte, di corporatura così fine come un tamburo maure, ben vestito, teneva la

briglia del cavallo e cantava con una voce mai sentita a memoria d'uomo:

Kou ma ghissal Khary Gaye?

Môye Sama yôle!

Chi ha visto per me Khary Gaye?

Khary-Gaye-l'orfanella avanzò fino al pozzo, fino al bel giovanotto che teneva il grande cavallo

bianco. Il giovane allora le disse:

- Ti avevo aiutato a portare la pesante borraccia sulla testa, vengo a cercare il mio dovuto. Tu,

prima, hai detto alle tue amiche che nessuno ti avrebbe voluto come sposa, mi vuoi come marito?

Tu sarai il mio salario! Io sono il principe del Grande Fiume che si trova laggiù.

E portò, sul grande cavallo, Khary-l'orfanella, e la portò nelle acque più profonde del fiume.

¤

Nelle acque più profonde del fiume, Khary-l'orfanella visse tutti i sogni e tutte le felicità che la

sua infanzia saggia non avrebbe mai osato immaginare. Ebbe, dal principe del Grande Fiume,

due figli, un maschio e una femmina.

E il tempo passava...

Il principe del Grande Fiume era sempre felice, buono e generoso. Come il loro padre, anche i

figli, che crescevano, erano felici.

Ma la loro madre lo era sempre meno, purtroppo siamo così, noi figli d'Adama N'Diaye, che

anche l'assenza di preoccupazioni può finire per pesarci.

Il principe del Grande Fiume finì per capire che la sua tenera sposa non era più cosi vivace, né

cosi felice come prima:

- Cos'hai tu quindi, donna, che ti rende così triste quando sei tutta sola? Le domandò suo marito.

- Io vorrei, o mio bravo, mio generoso sposo, ritornare almeno per un po' nel mio paese e

mostrare ai nostri bambini, il villaggio dove sono nata, dove, ho vissuto in tenera età, anche io,

giorni felici che i giorni cattivi che li hanno seguiti, non hanno fatto che rendere più preziosi nei

miei ricordi di bambina e di adolescente. Vorrei anche mostrare, alla mia matrigna cattiva, se è

ancora viva (ciò che spero), tutto quello che mi hai dato, tutto quello che tu hai fatto per me,

Khary-Gaye, la povera orfanella.

- D'accordo, donna! Acconsentì il principe del Grande Fiume. Va con i bambini a rivedere il tuo

paese, le tue amiche e la tua matrigna cattiva (che è ancora viva), ma non dite mai a nessuno,

laggiù, né tu né tuo figlio né tua figlia, ciò che fate, né con chi vivete né dove avete vissuto.

E facendoli risalire fino alle sponde di sabbia fine, il principe del Grande Fiume disse loro: 31

- Dans sept jours vous reviendrez et, Khary, tu diras trois fois:

Ferr gou dogg!!

Ferr gou dogg!

Ferr gou dogg!

(Ceinture rompue)

je viendrai vous prendre. ¤

Khary et ses enfants s'en allèrent vers le village. Arrivés au puits, elle leur montra une immense

calebasse à moitié enfoncée en terre contre la margelle du puits; une immense calebasse en

caïlcédrat, qui servait d'abreuvoir aux ânes, aux moutons et aux chèvres du village.

C'était la calebasse avec laquelle elle venait chercher de l'eau sur les ordres de Penda, sa marâtre.

Personne n'avait pu la rapporter au village depuis que le grand cheval blanc du Prince du Grand

Fleuve y avait bu.

Quand Penda-la-Marâtre, plus vieille et ridée que l'écorce d'un tamarinier, aperçut la jeune

femme, plus belle qu'elle ne le fut jamais, elle tomba à la renverse, paralysée, et demeura sans

voix jusqu'à la fin de ses jours.

Ses amies, toutes mariées, vinrent et voulurent toutes savoir ce qui était arrivé à Khary Gaye

depuis le jour où un immense python était apparu au puits, où une voix chantait:

Khary Gaye!

Tjakh fî, Tjakh fâ!

Lambourdé bé batam fess!

Elles s'extasiaient sur les colliers et les boules d'ambre, qui étaient encore plus beaux et plus

grosses que ceux et celles que Koumba-la-Morte avait laissée à sa fille.

Mais Khary Gaye, éludant leurs questions, ne cessait, au contraire, d'en poser sans arrêt aux unes

et aux autres sur les morts, sur les vieux, sur les maris, sur les naissances depuis son départ du

village. Elle ne satisfit pas la grande curiosité qui les dévorait.

Quelques-unes, alors, accaparèrent les enfants, qu'elles gâtèrent et cajolèrent. A leurs demandes,

à toutes leurs demandes, le fils répondait toujours et simplement:

- Kham! (je ne sais pas!) Car il avait déjà appris, de son père, que Kham! (je ne sais pas) n'avait

jamais fait couper le cou à personne, ni mené quiconque dans une geôle.

Mais sa sœur ne put tenir plus longtemps que le sixième jour sa langue. Elle raconta tout ce

qu'elle savait - ce qui était déjà beaucoup - aux amies de sa mère, qui, bien entendu, ne purent

tenir leur langue non plus, dès qu'elles furent dans la couche de leurs époux.

Ceux-ci s'en allèrent, le lendemain, au bord du Grand Fleuve et l'un d'eux chanta les mots du

Prince du Grand Fleuve.

Ferr gou dogg! 32

- Tornate tra sette giorni e, Khary, tu dirai tre volte:

Ferr gou dogg!

Ferr gou dogg!

Ferr gou dogg!

(Cintura rotta)

Io verrò a prendervi. ¤

Khary e suoi bambini se ne andarono verso il villaggio. Arrivati al pozzo, mostrò loro un'enorme

borraccia la cui metà era sprofondata a terra contro il parapetto del pozzo; un'enorme borraccia in

cailcedrat, che veniva usata come abbeveratoio per asini, pecore e capre del villaggio.

Era la borraccia con cui lei veniva a prendere l'acqua agli ordini di Penda, la sua matrigna.

Nessuno l'aveva potuta riportare al villaggio da quando il grande cavallo bianco del Principe del

Grande Fiume ci aveva bevuto.

Quando Penda-la-matrigna, più vecchia e rugosa della corteccia di un tamarindo, intravide la

giovane donna, più bella che mai, cadde all'indietro, paralizzata, e restò senza voce fino alla fine

dei suoi giorni.

Le sue amiche, tutte sposate, arrivarono e vollero tutte sapere quello che era successo a Khary

Gaye dal giorno in cui un immenso pitone era apparso al pozzo, dove una voce cantava:

Khary Gaye!

Tjakh fî, Tjakh fâ!

Lambourdé bé batam fess!

Rimasero estasiate davanti ai collier e alle sfere d'ambra, che erano ancora più belle e più grosse

di quelle che Koumba-la-Morta aveva lasciato a sua figlia.

Ma Khary Gaye, eludendo le loro domande, non smetteva, al contrario, di porne senza sosta alle

une e alle altre sui morti, sui vecchi, sui mariti, sulle nascite dopo la sua partenza dal villaggio.

Non soddisfò la grande curiosità che le divorava.

Alcune, allora, presero i bambini, che viziarono e coccolarono. Alle loro domande, a tutte le loro

domande, il bambino rispondeva sempre e semplicemente:

- Kham! (io non lo so) Poiché aveva imparato da suo padre che Kham! (io non lo so) non aveva

mai fatto tagliare il collo a nessuno, né portato nessuno in una prigione.

Ma sua sorella non riuscì a tenere a freno la lingua più a lungo del sesto giorno. Lei raccontò

tutto quello che sapeva che era già molto alle amiche della madre, che, ascoltato bene, non

poterono tenere a freno la loro lingua, fino a quando non furono con i loro mariti.

Questi andarono, il giorno dopo, sulle sponde del Grande Fiume e uno dei due cantò le parole del

Principe del Grande Fiume.

Ferr gou dogg! 33

qui attirèrent le python hors des grandes eaux au moment où sa famille était accourue. Et les

hommes du village frappèrent à mort le python qui s'était transformé en Prince du Grand Fleuve

et qui, avant de mourir, dit à Khary Gaye:

- Femme, j'ai été heureux avec toi. Je suis heureux aussi de ne pas mourir par ta faute. Mais tu

n'as pas su élever ta fille, comme ta mère t'avait élevée. Ton cœur, par indulgence, a laissé

souvent son esprit flâner en chemin. Deviens une tourterelle gracieuse, mais faible, et tu

chanteras, toute ta vie, en haut des arbres et sur les toits des cases.

Ferr gou dogg!

Keur gou tass!

Et, à sa fille, le Prince du Grand Fleuve, mourant, dit:

- Toi qui n'as pas su, ni pu tenir ta langue au moindre choc, tu ne pourras jamais plus retenir tes

larmes, car tu seras, dès maintenant, une euphorbe et tu pleureras toute ta vie, dès qu'on te

touchera.

Et, à son fils, dans un souffle, le Prince du Grand Fleuve conseilla:

- Plonge, mon fils, et reste toute ta vie au fond des grandes eaux.

Et le fils plongea à jamais dans le domaine des eaux.

Et les tourterelles en haut des arbres, et sur les toits des cases chantent toujours:

Ferr gou dogg!

(Ceinture rompue!)

Keur gou tass!

(Demeure ruinée!)

Fer gou dogg!

Keur gou tass!

Et les euphorbes, dans la brousse et dans les haies des champs, pleurent toujours au moindre

heurt. 34

che attirarono il pitone fuori dalle grandi acque nel momento in cui arrivava la sua famiglia. E gli

uomini del villaggio picchiarono a morte il pitone che si era trasformato in Principe del Grande

Fiume e che, prima di morire, disse a Khary Gaye:

- Donna, io sono stato felice con te. Io sono felice di non morire per colpa tua. Ma tu non hai

saputo allevare tua figlia, come tua madre ha fatto con te. Il tuo cuore, per indulgenza, ha spesso

lasciato il tuo spirito girovagare per strada. Diventa una tortora graziosa, ma debole, e tu

canterai, tutta la vita, sopra gli alberi e sui tetti delle case.

Ferr gou dogg!

Keur gou tass!

E a sua figlia, il Principe del Grande Fiume, morendo, disse:

- Tu che non hai saputo, né potuto tenere a freno la lingua, alla minima difficoltà, tu non potrai

mai più trattenere le tue lacrime, poiché sarai, d'ora in poi, un'euforbia e piangerai tutta la vita,

quando ti si toccherà.

E, a suo figlio, in un soffio, il Principe del Grande Fiume consigliò:

- Tuffati, figlio mio, e resta tutta la tua vita in fondo alle grandi acque.

E il figlio si tuffò per sempre nelle proprietà delle acque.

E le tortore in alto agli alberi, e sui tetti delle case cantano sempre:

Ferr gou dogg!

(Cintura rotta!)

Keur gou tass!

(Dimora rovinata!)

Ferr gou dogg!

Keur gou tass!

E le euforbie, nella savana e nelle siepi dei campi, piangono sempre al minimo urto. 35

SINTESI DEL RACCONTO

Una mattina la piccola Khary, una ragazzina che viveva felicemente con il padre e la madre, e

che cresceva molto saggia e molto bella, cominciò a cucinare il riso portato dal padre Samba,

con le foglie raccolte dalla madre.

Un giorno sua madre Koumba morì e il padre sposò un'altra donna, Penda, la matrigna, che era

molto gelosa di Khary, della sua bellezza e della sua saggezza, così la vita di Khary cambiò.

Morì anche Samba, che non tornò dalla caccia, e Penda ordinò a Khary di andare al pozzo a

portare una borraccia d'acqua.

La fanciulla vi andò, cercò più volte di alzare la grande borraccia piena di acqua ma senza

risultato, così si mise a cantare piangendo.

Al suo pianto d'aiuto comparvero diversi animali come il rospo, la lucertola, la tartaruga che si

dimostrarono disponibili in cambio di una ricompensa e infine arrivò un pitone, che senza

chiedere niente, sollevò la borraccia piena d'acqua e la posò sulla testa di Khary.

Khary gli chiese cosa volesse in cambio e lui rispose che glielo avrebbe detto quando sarebbe

diventata grande.

Un giorno, mentre le sue amiche parlavano dei ragazzi dai quali erano state notate, e Khary

diceva di non piacere a nessuno, all'improvviso comparve il pitone che cominciò a cantare

chiedendola come ricompensa.

La matrigna la cacciò di casa e la ragazza si diresse verso il pozzo da cui proveniva il canto e qui

trovò il pitone che si era trasformato in un ragazzo molto bello con un cavallo bianco in realtà si

trattava del Principe del Grande Fiume che la chiese in sposa che la portò a vivere nelle

profonde acque, dove vissero felici ed ebbero due figli.

Il principe quando si accorse dell'infelicità della moglie, dopo averle chiesto il motivo,

acconsentì alla richiesta di Khary di ritornare al villaggio per mostrare ai suoi figli dov'era nata e

doveva aveva vissuto, e dimostrare alla sua matrigna che lui l'aveva resa felice.

Il principe raccomandò a lei e ai i suoi figli di non dire a nessuno né dove abitavano, né cosa

facevano e che dopo sette giorni sarebbero dovevuti tornare sulla riva del fiume e pronunciare tre

volte una frase.

Khary e i bambini andarono al villaggio, videro la matrigna che al vederli rimase paralizzata e le

amiche che stupefatte, fecero a Khary molte domande, che lei evitò.

Le amiche allora provarono con bambini, il bambino rispondeva a tutte le domande con “non lo

so” mentre la sorella non riuscì a tenere a freno la lingua oltre il sesto giorno e raccontò quello

che sapeva.

Il giorno dopo, i mariti delle amiche andarono sulla riva del fiume e pronunciarono tre volte la

frase e quando il pitone uscì dalle acque lo picchiarono.

In punto di morte il principe disse alla moglie che sarebbe diventata una tortora, la bambina

un'euforbia che avrebbe pianto tutta la vita, mentre al bambino disse di immergersi nelle grandi

acque e di non uscirne più. 36

PERSONAGGI

I personaggi principali sono: Khary-Gaye, il pitone e Penda la matrigna.

SAMBA: Il padre di Khary, dopo la morte della moglie Koumba sposò un'altra donna ma non

smise di voler bene alla figlia.

Un giorno uscì per andare a caccia e non tornò più.

KOUMBA: La madre di Khary, molto brava e gentile, educa la figlia con buoni principi,

trasmettendole molti insegnamenti; morì presto lasciando orfana la piccola Khary.

KHARY: È l'eroina, figura positiva e forte nella prima parte del racconto e figura debole nella

seconda perché pagherà per gli errori della figlia.

È la figlia di Koumba e Samba, una ragazza saggia e bella, che dopo la morte della madre, si

trovò costretta a sopportare gli ordini e le angherie della matrigna.

Sposò il principe del Grande Fiume da cui ebbe due bambini.

PENDA: La matrigna di Koumba, l'antagonista del racconto, è una donna giovane e gelosa della

bellezza, della saggezza della sua figliastra ma soprattutto dell'affetto che Samba aveva nei suoi

confronti.

È una figura negativa per la sua gelosia e la sua cattiveria che turba la pace della famiglia felice.

LE PYTHON: L'eroe, aiutante magico del racconto, è il serpente che aiutò Khary a sollevare la

pesantissima brocca piena d'acqua.

Il pitone era in realtà il Principe del Grande Fiume e come ricompensa sposò Khary dalla quale

ebbe due figli ma morì a causa del segreto svelato da sua figlia che non aveva ricevuto

un'educazione adeguata dalla madre.

IL MONDO MAGICO

Questa favola ha tutte le funzione riportate da Propp in “Morfologia della fiaba” :

16

Situazione iniziale felice

• Morte dei genitori

• Arrivo dell'antagonista (Penda la matrigna)

• L'eroina viene mandata via di casa

• L'Eroe è messo alla prova

• La presenza di un aiutante magico

• L'eroina sposa il principe

• L'imposizione del divieto di non parlare della loro vita

_________________

16 Propp, V., Morfologia della fiaba. Le radici storiche dei racconti di magia. Roma, Newton, 2006, pp. 153-157 37

Rottura del divieto da parte della bambina

• L'eroe è sottoposta a persecuzione

• L'antagonista è punita

Nel racconto di Khary Gaye è presente il meraviglioso e possiamo notare come personaggi sia

esseri umani, che animali e cose vengano trattati e descritti tutti con la medesima attenzione e

naturalezza e che hanno tutti le stesse facoltà.

Il meraviglioso si manifesta infatti con la personificazione di animali che in questo caso sono il

pitone, il rospo, la lucertola e la tartaruga a cui l'autore concede di avere e manifestare sentimenti

umani e di poter parlare.

Il linguaggio non è una facoltà solo degli uomini, ma anche degli animali che parlano e

rispondono alle domande e in alcuni casi gli animali sono più animati e attivi delle persone,

poiché anche loro vivono, sentono, pensano e parlano come gli uomini, conservando tuttavia la

loro natura animale.

In questa favola è presente sia la trasformazione da animali ad uomini, il pitone che si trasforma

in principe del Grande Fiume, ma anche la trasformazione da essere umani a esseri animali,

come nel caso di Khary Gaye che diventerà una tortora e sua figlia un euforbia

LA FIGURA DELLA MATRIGNA

La figura della matrigna, donna invidiosa e malvagia, si oppone a quella della madre buona e

defunta, in questo caso Koumba, che muore lasciando orfana sua figlia Khary dopo averle

trasmesso ottimi insegnamenti.

La matrigna, invece si propone come persona cattiva, persona con cui bisogna fare i conti, una

donna generalmente egoista che non vuole lasciare spazio alla figlia del proprio uomo.

La vittima di Penda la matrigna, è Khary Gaye l'orfanella, in questo caso la protagonista del

racconto, la figlia acquisita, che diventa ogni giorno più bella, più saggia e più intelligente.

Ciò provoca la rabbia della matrigna che dopo la morte del marito approfitta della figliastra,

lasciandole i lavori più duri, tra cui portare l'acqua dal fiume.

Ma le vittime, in questo caso Khary Gaye, nonostante gli ordini che ricevono dalle matrigne e

sono costrette ad eseguire, riescono ad avere la meglio, aiutate da personaggi magici come in

questo caso il Pitone che si trasforma in Principe.

E nonostante la cattiveria della matrigna, Khary Gaye realizzò tutti i suoi sogni, si sposò ed ebbe

due bambini.

Alla fine del racconto, la matrigna riconosce di essere inferiore alla figliastra e di non poter

competere con la fanciulla, né con la sua realizzazione di donna felice, si lascia divorare

dall'invidia e per punizione perde la capacità di parlare fino al resto dei suoi giorni. 38

LA CATTIVA EDUCAZIONE

La morale di questo racconto è che una cattiva educazione data ai figli ha sempre delle

conseguenze.

La cattiva educazione finisce per avere ripercussioni e conseguenze sui propri figli che a seconda

di come vengono cresciuti mostrano comportamenti sbagliati quali quelli della figlia di Khary

Gaye che rivela il segreto del pitone.

La madre Khary Gaye, non era stata infatti capace di educare la figlia come sua madre aveva

fatto con lei, perciò il marito la punì trasformandola in tortora, uccello che canta tutto il giorno,

mentre sua figlia come punizione venne trasformata in euforbia pianta che al minimo contatto

“piange”.

Invece il figlio ben educato, al contrario della sorella, riuscì a tenere il segreto. 39

2.2.3 SAMBA-DE-LA-NUIT

- Mère accouche de moi!

- Et comment accoucher de toi, puisque tu n'es pas encore à terme?

Tel était le dialogue que, toutes les nuits, depuis sept nuits et sept jours, la pauvre Koumba, déjà

mère de sept garçons nés le même jour, dès la rude journée finie, se mettant au lit, tenait avec

l'enfant qui bougeait dans son ventre.

- Mère, accouche de moi!

- Et comment accoucher de toi, tu n'es pas encore à terme?

- Eh bien! je m'accouche tout seul fit l'enfant au premier chant du coq.

Et il se coupa tout seul son cordon ombilical, se fit tout seul sa toilette, et il était au pied de la

couche maternelle, quand les matrones, attirées par les cris de la mère, pénétrèrent dans la case et

s'ahurirent:

- Qu'est ceci? Que peut bien dire ceci?

- Je suis, dit l'enfant qui grandissait à vue d’œil.

Je suis Samba né de la nuit dernière

Plus vieux que sa mère

Plus vieux que son père

Et du même âge que ses cadets

qui sont à naître!

(Mâye Samba - Djoudou bigg!

Magg n'déyam!

Magg bayam!

Masse ak ai rakam

ya djoudô goul!)

- Mère, dit Samba-de-la-Nuit à Koumba sa mère, je sais que mes frères partent aujourd'hui vers

des pays lointains pour aller chercher femme.

Mère, dis-leur de m'emmener avec eux.

- T'emmener avec eux? Mais ils t'ont vu tout à l'heure tout petit. Et même que tu aies grandi si

vite, ils ne voudront pas s'encombrer de toi. Il leur sera très difficile, sinon impossible de trouver

sept sœur du même âge et de la même mère, comme je l'ai exigé, car je ne veux pas un jour de

querelles de jalousie dans la maison.

En effet, les frères ne voulurent pas s'encombrer de celui-là qui leur arrivait d'ils ne savaient où;

et, prenant congé, ils s'en furent de grand matin le lendemain à la quête de fiancées et d'épouses.

Ils partirent donc avant que le soleil ne fût levé.

Ils marchèrent longtemps, devisant joyeusement, quand l'un des sept garçons qui marchait devant

trouva, sur le sentier, une pièce d'argent.

Il la ramassa, la mit dans son gousset et remit le gousset dans sa poche.

Ils marchèrent encore loin, encore longtemps.

Le soleil commençait à chauffer et à fouiller dans les feuillages et dans les buissons, quand le

frère qui avait ramassé la pièce d'argent se mit à se plaindre.

- Quelle chaleur! J'ai vraiment chaud!

Il entendit alors, venant de la poche de son boubou, contre son ventre: 40

SAMBA-DELLA-NOTTE

- Madre, aiutami a partorire!

- E come faccio ad aiutarti, considerato che non è ancora il periodo?

Questo era il dialogo che, tutte le notti, da sette notti e sette giorni, la povera Koumba, già madre

di sette ragazzi nati lo stesso giorno, alla fine della dura giornata, si metteva a letto, tenendo il

bambino che si muoveva nella sua pancia.

- Madre, aiutami a partorire!

- E come faccio ad aiutarti, considerato che non sei ancora al termine?

- Eh bene! Io partorirò da sola facendo nascere il bambino al primo canto del gallo.

E si tagliò da sola il cordone ombelicale, si fece da sola la toilette ed era ai piedi del letto

materno, quando le matrone, richiamate dalle grida della madre, entrarono nella casa e si

sbalordirono:

- Chi è questo? Che cos'è questo?

- Sono io, disse il bambino che cresceva a vista d'occhio.

Io sono Samba nato la notte scorsa

Più vecchio della madre

Più vecchio del padre

E della stessa età dei minori

che stanno per nascere!

(Mâye Samba-Djoudou bigg!

Magg n'déyam!

Magg bayam!

Masse ak ai rakam

ya djoudô goul!)

- Madre, disse Samba-della-Notte a Koumba sua madre, io sò che i miei fratelli partono oggi

verso paesi lontani per andare a cercare moglie.

Madre, digli di portarmi con loro.

- Portarti con loro? Ma ti hanno visto poco fa così piccolo. E anche se tu fossi cresciuto così in

fretta, loro non vorranno occuparsi di te. Gli sarà molto difficile, se non impossibile trovare sette

sorelle della stessa età e con la stessa madre come io ho richiesto, poiché io non voglio un giorno

delle dispute di gelosia in casa.

Infatti, i fratelli non vollero occuparsi di quello che era arrivato da non so dove; e; prendendo

congedo, se ne andarono l'indomani di buon mattino alla conquista delle fidanzate e delle spose.

Dunque partirono prima del levar del sole.

Camminarono per molto tempo, chiacchierando allegramente, quando uno dei sette ragazzi che

camminava davanti, trovò, sul sentiero, una moneta.

La raccolse, la mise nel suo taschino che rimise in tasca.

Camminarono ancora più lontano, ancora a lungo.

Il sole cominciava a riscaldare e a colpire il fogliame e i cespugli, quando il fratello che aveva

raccolto la moneta cominciò a lamentarsi.

- Che caldo! ho veramente caldo!

Udì allora, venire dalla tasca della sua tunica, contro il suo stomaco: 41

- Et que devrais-je dire, moi, qui suis dans le gousset qui est dans la poche de ton boubou?

Le garçon tira le gousset de la poche de son boubou et du gousset, la pièce d'argent, qu'il jeta par

terre. Aussitôt qu'elle eut touché terre, la pièce d'argent se transforma et devint Samba-de-la-

Nuit.

- Veux-tu t'en retourner à la maison? intima le frère.

Et ils laissèrent Samba-de-la-Nuit sur le sentier.

Ils marchèrent encore longtemps et arrivèrent sur un terrain rocailleux, où le sentier n'avait pas

laissé se traces. Un des frères, qui courait devant les autres, heurta, du gros orteil droit, un

caillou.

- Vouye! Vouye! Fit-il, que je me suis fait mal.

Et il ramassa le caillou, et le caillou de lui dire:

- Et moi, ne dois-je pas me plaindre, moi qui ai reçu un si fort coup de pied.

Le garçon laissa tomber le caillou, qui, en touchant le sol, se transforma et devint Samba-de-la-

Nuit.

- Veux-tu t'en retourner à la maison? ordonna le frère.

Et ils laissèrent Samba-de-la-Nuit sur le terrain rocailleux.

Ils allèrent encore longtemps, des jours et des nuits, et s’arrêtèrent, au milieu du jour, à l'ombre

d'un jujubier, dont les fruits jaunes et rouges étaient aussi gros que des boules d'ambre. Un des

frères leva le bras, en cueillit un et le mit dans sa bouche. Il le cracha aussitôt dans sa main en

disant:

- Il est aussi amer qu'il est beau, ce fruit.

- Et si tu avais demandé l'autorisation de me cueillir? fit le noyau de jujube.

Le garçon jeta le noyau de jujube, qui, en tombant à terre, se transforma et devint Samba-la-Nuit.

- Veux-tu t'en retourner à la maison? fit le frère.

- Non, laisse-le venir avec nous, dirent les autres frères.

Et Samba-de-la-Nuit continua le chemin devant ses sept frères.

Ils marchèrent encore longtemps, des nuits et des jours, et arrivèrent au bord du Grand Fleuve.

Samba-de-la-Nuit se mit à chanter:

Koumba yénou gall

Deuppô galla O!

Koumba ragnian naghi!

(Koumba portant une pirogue sur la tête

S'est renversée une pirogue sur elle!

Voici Koumba la noctambule!)

Les flots alors s'irisèrent, s'agitèrent, bouillirent au milieu du Grand Fleuve...

Samba-de-la-Nuit chanta encore:

Samba yénou gall

Donn Ko setti

Domou moll lâ djow! 42


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue per la mediazione linguistica
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martaaa91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Selvaggio Mario.

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