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TESI VIAGGIO NELLA CITTA INVISIBILE ( L'handicap della sordità)

La tesi affronta il tema dell'integrazione dei bambini sordi, con un accenno ai metodi riabilitativi che hanno dominato il panorama italiano dal 1880 ad oggi, soffermandosi principalmente sulla lingua dei segni. Per i sordi, infatti, la lingua naturale è quella segnata perché più idonea a consentire il loro pieno sviluppo mentale e creativo.
Inoltre, un capitolo è dedicato... Vedi di più

Materia di Didattica e pedagogia speciale dal corso del relatore Prof. A. Curatola

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L’italiano segnato esatto, o ISE, invece un unione tra

segni Lis e dattilologia e segue perfettamente la struttura della

grammatica della lingua italiana parlata.

L’italiano segnato, o IS, infine, è anch’esso un unione tra

segni della Lis e struttura grammaticale della lingua parlata, ma

omette l’uso della dattilologia dove possibile .

La Lis è , dunque, una lingua che possiede un proprio

lessico e una struttura morfo-sintattica e grammaticale. La

principale differenza tra una lingua parlata e una lingua segnata

sta nei diversi canali comunicativi che vengono interessati; la

prima utilizza l’espressione verbale e l’udito, la seconda

l’espressione gestuale e la vista.

Mentre l’espressione verbale è realizzata in una sequenza

di vocaboli espressi appunto verbalmente e definiti “ parole “,

l’espressione gestuale viene realizzata con movimenti nello

spazio che vengono appunto definiti segni. Inoltre, mentre nella

lingua parlata la parola è composta da un insieme di fonemi, la

parola visiva ovvero il segno è composta da quattro parametri

detti “cheremi”: configurazione, luogo, movimento,

orientamento. 17

La configurazione è la forma che assume la mano nella

realizzazione di quel dato segno; il luogo è il punto dello spazio

in cui viene eseguito il segno. L’area in cui vengono eseguiti i

segni è relativamente circoscritta ed è stata definita spazio

segnico.

Il movimento, è appunto il movimento delle mani che

viene fatto nel momento in cui si esegue un dato segno, infine

l’orientamento riguarda il palmo della mano, che può essere

rivolto verso l’alto, il basso, a destra, etc.

I vocaboli segnati, inoltre, possono essere suddivisi in tre

gruppi:

segni iconici, riproducono in modo chiaro un oggetto;

segni parzialmente iconici, sono quelli non facilmente

percepibili , ovvero apparentemente non si capisce il legame tra

forma e contenuto;

segni opachi in cui è molto difficile recepire il nesso tra forma e

contenuto.

Esistono infine altri componenti nella struttura della Lis: quali

l’espressione facciale è la postura del corpo. Infatti, molti segni

18

che rappresentano emozioni e stati fisici sono accompagnati da

una espressione facciale e /o postura del corpo che rispecchia il

6

movimento del segno.

Tutte queste caratteristiche fanno si che la Lis, non solo

possa essere un ottimo canale e mezzo di promozione di

conoscenza e di comunicazione, ma le danno il diritto di essere

riconosciuta come lingua vera e propria voce visibile della

comunità del silenzio, congiunzione tra cultura degli udenti e

cultura dei sordi .

1.4. Tecnologia e disabilità

In questi ultimi anni il mondo della ricerca ha aperto

nuove prospettive nella vita delle persone sorde. La tecnologia e

6 Cfr, R. Pigliacampo, Lingua e linguaggio del sordo, Roma, 1998, Armando Editore

19

la lingua dei segni offrono possibilità per abbattere le barriere

comunicative.

Possiamo suddividere i mezzi tecnologici in ausilio alle persone

sorde in tre gruppi:

apparati che migliorano la vita quotidiana (avvisatori luminosi,

Dts, videotelefono, sistema di traduzione);

apparati che consentono di accedere all’informazione e alla

cultura ( computer e sottotitoli);

apparati che migliorano la capacità di utilizzare il residuo uditivo

(protesi ed impianto cocleare).

Al primo gruppo appartengono quei dispositivi che

sostituiscono al segnale sonoro un segnale luminoso: lo squillo

del telefono fa accendere una luce verde sulla porta, il suono del

citofono diventa una luce rossa, il trillo del Dts ( dispositivo

telefonico per sordi) fa lampeggiare la luce collegata, il pianto di

un neonato viene segnalato da una luce, così le fughe di gas, etc.

Oltre a questi apparati, si sono sviluppate altre tecnologie,

come computer e sottotitoli. Gli elaboratori con la possibilità di

20

comunicare in tutto il mondo (Internet), i programmi che

facilitano le persone sorde l’accesso alla cultura perché

viaggiano su una modalità visiva, il software specifico per

l’educazione alla lingua parlata offrono opportunità fino a pochi

anni fa impensabili ed hanno un ruolo fondamentale

nell’educazione dei bambini sordi.

Anche i sottotitoli, con la loro diffusione in ambito televisivo

contribuiscono a rompere l’isolamento e consentono ai sordi un

accesso immediato alle informazioni e alle conoscenze. In questo

campo, infatti, molto è stato fatto ma ancora molto si deve fare.

La quantità di ore sottotitolate è ancora troppo limitata, i

telegiornali ad esempio hanno “la finestra” con interprete di

7

lingua dei segni , ma in poche edizioni.

Il terzo punto riguarda l’impianto cocleare. Quest’ultimo è

un sussidio uditivo la cui tecnica era considerata avveniristica

fino a pochi anni fa , sembra oggi. Sulla base dei risultati

ottenuti , suscettibile di creare fondate aspettative nei non udenti.

7 G. Giardi, A. Sapuppo e Tesio, Nuove tecnologie come risorsa per i sordi. In M.C.

Caselli e S. Corazza (a cura di), Lis. Studi, esperienze e ricerche sulla lingua dei

Segni in Italia,1997. Atti del 1° Convegno sulla Lingua dei Segni, Trieste 13-15

ottobre 1995, pp. 218-227 21

Tuttavia i problemi connessi all’adozione dell’ Impianto

Coclearie non mancano : occorre innanzi tutto conoscere ,

attraverso un’attenta selezione quali sono le caratteristiche

cliniche richieste dai potenziali beneficiari.

Infatti , un intervento di implantologia non ridà

immediatamente la possibilità di sentire ma comunque richiede

una terapia logopedia , a volte lunga , per imparare a riconoscere

i suoni. Si hanno dunque , molti casi di famiglie , che dopo aver

sottoposto i loro figli all’impianto coclearie , si ritrovano in vero

e proprio calvario . Tutto ciò invita alla prudenza , non sempre le

famiglie sono sufficientemente informate delle difficoltà a cui si

va incontro , ma prevalgono i toni trionfalistici del miracolo

scientifico , che fanno leva sul desiderio dei genitori di ridare

l’udito ai propri figli . 22

Capitolo secondo

Impianto cocleare

2.1 Impianto cocleare

L’impianto cocleare è il primo organo di senso creato

artificialmente dall’uomo e può essere considerato, giustamente, una

23

delle innovazioni più importanti nel campo medico negli ultimi dieci

anni. Nel 1983, in Italia ha inizio la sperimentazione del sistema

House a opera del gruppo Impianti Cocleare Italia, che rappresenta

oggi il mezzo più efficace del trattamento chirurgico riabilitativo della

sordità profonda .

L’impianto coclearie può essere definito , dunque , come una

“ chiocciola artificiale “ in quanto consiste nell’impiantare all’interno

della coclea degli elettrodi che ricevono stimoli da una

apparecchiatura esterna e trasformano l’energia meccanica in impulsi

elettrici in grado di stimolare il nervo acustico e generare in tal modo

sensazioni uditive .

Si possono distinguere diversi tipi di impianti caratterizzati :

1. Numero dei canali o degli elettrodi :

- Impianto monocanale o monoelettrodo ( stimola

globalmente le fibre nervose senza rispettare la tonotopicità

della coclea )

- Impianto multicanale o multielettrodo ( stimola più fibre

uditive con segnale specifico per ciascuna di esse )

2. Posizione degli elettrodi rispetto alla coclea:

- Impianto extracocleare ( all’esterno della coclea )

24

- Impianto intracocleare ( all’interno della coclea )

3. Strategia di analisi dell’informazione sonora :

- Impianto con codificazione analogica

- Impianto con codificazione digitale

4 . Modalità di stimolazione degli elettrodi :

- Impianto con sistema monopolare

- Impianto con sistema bipolare

5. Sistema di collegamento tra la parte impiantata e il

processore vocalico :

- Impianto per sistema percutaneo

- Impianto con sistema transcutaneo.

I vari impianti hanno tuttavia in comune il fatto di essere

costituiti da una parte esterna al paziente ed una interna.

La parte esterna comprende :

- il microfono che è agganciato al padiglione e ha la funzione di

captare i suoni;

- lo speech processor: un processore di segnali che analizza e

trasforma in codice i suoni inviandoli poi all’antenna

trasmettitrice; all’interno del processore vengono inserite delle

pile ricaricabili che assicurano l’alimentazione elettrica;

25

- l’antenna trasmettitrice che direttamente a contatto con il

cuoio capelluto attraverso un magnete , invia i segnali

codificati alle parti interne tramite onde radio.

La parte interna è composta da :

- il ricevitore – stimolatore che riceve i segnali dall’antenna

trasmettitrice e li pilota direttamente agli elettrodi;

- gli elettrodi che sono costituiti da una lega di platino e iridio

9 – 1, montati su un supporto flessibile isolante di silicone .

L’impianto cocleare è indicato nei pazienti affetti da

ipoacusia neurosensiorale profonda, sempre bilaterale.

Vengono impiantati sia soggetti adulti che bambini

divenuti sordi dopo l’acquisizione del linguaggio ( sordi post-

verbali ); sia bambini in età evolutiva sordi alla nascita ( sordi

pre-verbali o peri-verbali ).

I risultati in entrambi i casi sono soddisfacenti,

particolarmente nei pazienti adulti post - verbali i quali , dopo un

adeguato e breve training logopedico, sono in grado, non solo di

26

riconoscere e distinguere suoni verbali e rumori ambientali, ma

anche di controllare il timbro, l’intensità della propria voce e

modularla.

La realizzazione di un programma d’impianto cocleare

richiede, dunque, un’équipe specializzata che formi un gruppo

molto unito nel quale la figura dell’audiologo o

dell’otorinolaringoiatra venga affiancata dal logopedista, dal

bioingegnere, dal neuropsichiatra e dal neuroradiologo .

L’idonietà all’impianto cocleare viene stabilita durante la

fase di selezione che richiede una serie di test audiologici,

logopedici, elettrofisiologici e psicologici superati i quali si

effettua uno studio per immagini ( T.A.C./R. N. M. ).

All’indicazione su esposta, infatti, vanno aggiunti dei

prerequisiti che il paziente candidato all’impianto cocleare deve

possedere quali:

- una buona funzionalità del nervo acustico;

- quoziente d’intelligenza nella norma;

- un buono equilibrio psicologico;

- una valida motivazione per sottoporsi all’impianto cocleare .

27

In fase pre-impianto si esegue anche un bilancio

logopedico che testi il soggetto dal punto di vista linguistico e

comunicativo alfine di raccogliere delle informazioni utili e

necessarie per l’adattamento del protocollo terapeutico a ciascun

paziente.

Sarebbe inutile, infatti, fornire una grande quantità

d’informazioni uditive che non potrebbero essere utilizzate se

esistessero dei deficit nel trasporto, nelle elaborazione,

8

nell’intellezione del messaggio.

2.2 Intervento logopedico in età evolutiva: fase pre -impianto

Nella fase di selezione per l’impianto cocleare, il

logopedista ha il compito di individuare l’idoneità all’impianto e

rilevarne eventuali controindicazioni. Il bilancio logopedico si

esplica attraverso la rilevazione di dati rispetto ad alcuni

specifici aspetti della comunicazione .

8 Adriana De Filippis, L’impianto cocleare, Milano, Masson, 2002

28

Tale rilevazione viene effettuata attraverso la

somministrazione di test praticati con la protesi acustica e / o con

l’apparecchio a percezione vibrotattile se il paziente ne fa

normale uso.

I test, infatti, valutano settorialmente :

- Le funzioni uditive

- L’aspetto fonetico – fonologico

- La comprensione linguistica

- Il livello morfosintattico

- Il livello del lessico

- La valutazione del linguaggio in bambini da 2 a 4 anni

- La memoria a breve termine .

Rilevati, dunque i risultati ai vari test si considerano i

valori raggiunti dal soggetto in input e output.

Intendendo per input le capacità percettive e attenzionali

attraverso:

- discriminazione

- comprensione

- categorizzazione

- generalizzazione 29

- attrazione

Per output, la produzione sotto il profilo :

- Fonetico – fonologico

- Semantico

- Lessicale

- Morfosintattico

-Pragmatico :

Il logopedista dunque, che si dedica al recupero del

soggetto sordo profondo pre – verbale in età volutiva può

trovarsi di fronte a cinque gruppi di soggetti:

Gruppo A

Bambino sordo profondo pre – verbale di 2 -3 anni,

protesizzato entro i 10 -15 mesi di vita , che ha praticato una

corretta terapia logopedia oralista .

Questo gruppo di piccoli pazienti è il più fortunato:

l’adattamento all’impianto cocleare e pressoché immediato.

Gruppo B

Bambino sordo profondo pre – verbale di 2 -3 anni che

non ha mai portato la protesi e non ha mai praticato terapia

30

logopedica, oppure è stato diagnosticato precocemente ma è

stato mal seguito nella protesizzazione e nella terapia

logopedica .

Questi bambini, se sono riusciti a instaurare un buon

rapporto con i genitori che hanno mostrato loro comprensione e

disponibilità, hanno una prognosi favorevole: il tempo di

recupero è più lungo, non tanto per ciò che si riferisce alle abilità

uditive quanto per l’aspetto cognitivo riguardante percezione,

memoria, livello lessicale, aspetto grammaticale, ma il risultato è

buono .

Gruppo C

Soggetto sordo profondo pre –verbale impiantato in età

pre-adolescenziale ( 6 – 12 anni ) ed adolescenziale (12 - 17

anni ) , rieducato in seguito a diagnosi precoce con una corretta

terapia logopedica oralista .

Questa fascia di pazienti ha in genere già raggiunto:

- buono o quanto meno soddisfacente livello cognitivo verbale

- lessico discreto

- frase strutturata

- buona comprensione del linguaggio parlato

31

- buona lettura labiale

- livello didattico discreto pur con sostegno scolastico ed extra

scolastico .

Questi soggetti che sono quasi tutti sordi totali presentano

voce disfonica, elementi prosodici della parola e della frase

alterati, incapacità a esprimere gli elementi sopra –segmentali

del linguaggio, incapacità a comprendere ed esprimere

l’esclamativa e l’interrogativa.

L’adattamento all’impianto cocleare in questo gruppo

richiede una adeguata preparazione prima dell’attivazione degli

elettrodi onde evitare traumi e reazioni abnormi del paziente.

Gruppo D

Soggetto sordo profondo pre – verbale in età pre-

adolescenziale e adolescenziale con protesizzazione e terapia

oralista scorretta o rieducato con il metodo bimodale o lingua

dei segni .

Questo gruppo di ragazzi è il più problematico: sentire

non basta; solo se il livello cognitivo è discreto si può tentare

l’intervento . 32

Gruppo E

Soggetto sordo profondo pre-verbale in età pre-

adolescenziale e adolescenziale con diagnosi e protesizzazione

tardive, affetto da turbe neuropsichiatriche associate .

Questo gruppo di soggetti non trova indicazioni per un

impianto cocleare poiché l’apporto sonoro spesso, in caso di

turbe neuropsichiatriche associate non affrontate precocemente,

non comporta sensibili miglioramenti al quadro globale del

ragazzo.

2.3 Lintervento logopedico: fase post – impianto

L’intervento logopedico nella fase post impianto ha inizio,

invece, nel momento stesso dell’attivazione degli elettrodi.

Il logopedista, presente nel momento in cui il

bioingegnere attiva la “chiocciola artificiale” , potrà osservare le

prime reazioni del soggetto ai “bip” del computer somministrato

per creare la prima mappatura. Da questo momento il bambino

33

comincia a percepire il “ mondo sonoro” che fino ad allora gli

era sconosciuto.

Ogni sua risposta positiva agli stimoli sonori inviati

attraverso il computer, gli permette di prendere consapevolezza

della percezione uditiva.

La percezione uditiva del bambino dunque, da questo

momento è totalmente diversa; egli dovrà essere guidato nel

processo di ascolto sia nell’ambiente che lo circonda sia durante

le sedute riabilitative nella decodifica e codifica delle nuove

informazioni sonore.

Il programma riabilitativo è finalizzato, infatti, al

conseguimento dello sviluppo delle abilità uditive e quelle

cognitive.

Questi due aspetti della comunicazione verbale

interagiscono l’un l’altro e conducono il soggetto alla

maturazione del linguaggio.

Le abilità uditive vengono sviluppate attraverso:

- la presa di coscienza della presenza – assenza del suono:

detezione 34

- la capacità di cogliere l’uguaglianza o la differenza tra

due stimoli sonori: discriminazione ( dai 4 anni di età in

poi )

- la capacità di identificare stimoli sonori in lista chiusa:

identificazione

- la capacità di identificare stimoli sonori con riferimento

in lista semichiusa: riconoscimento con indizio

- la capacità di identificare stimoli sonori in lista aperta:

riconoscimento senza indizio

- la capacità di comprendere un messaggio verbale e di

rispondere a domande: comprensione

- la capacità di ripetere stimoli sonori senza interferenze

semantiche: speech tracking.

La terapia cognitiva procede attraverso:

- stimolazione e sviluppo delle seguenti attività:

percezione, memoria, attenzione, metacognizione:

- sviluppo lessicale;

- uguaglianza, differenze e contrasti;

- classificazione, categorizzazione, generalizzazione e

astrazione; 35

- acquisizione della struttura morfosintattica della frase e

delle parti grammaticali;

acquisizione della lettura precoce per puntualizzare

- l’articolazione, arricchire il lessico, strutturare la frase e

9

favorire la comprensione.

Il soggetto impiantato, poi, viene sottoposto

periodicamente alla valutazione linguistica globale attraverso la

somministrazione degli stessi test usati nella fase pre – impianto.

La rilevazione, seguita dall’analisi critica dei risultati a

ogni test, permette di evidenziare e quantificare i benefici

dell’impianto cocleare. Quest’ultimo, dunque, è l’ultima e più

valida soluzione in presenza di sordità profonda, può essere

utilizzato correttamente se vengono rispettate alcune regole

quali:

- esperienza del logopedista in campo riabilitativo;

- conoscenza ed esperienza sull’impianto coclearie;

- conoscenza profonda del soggetto da impiantare;

- capacità di saper adottare il protocollo terapeutico a ciascun

soggetto in rapporto al suo livello cognitivo uditivo, alle sue

9 De Filippis A. L’impianto cocleare in età pediatrica, Milano, Masson, 1997

36

caratteristiche caratteriali alla sua maturità al tipo di famiglia

d’appartenenza. 37

CAPITOLO TERZO

L’EDUCAZIONE DEL BAMBINO SORDO

3.1. L’integrazione scolastica 38

In Italia i sordi sono circa l’un per mille della

popolazione. Non si tratta però di una categoria omogenea, anzi

dietro la parola sordo ci sono realtà molto diverse tra loro, ad

esempio i bambini nati sordi o divenuti tali entro i tre anni di

vita, cioè prima di avere acquisito completamente il linguaggio,

oppure diventati sordi dopo i tre anni; sordi figli di sordi e sordi

figli di udenti, sordi che conoscono la Lis e sordi che non la

conoscono: sordi rieducati al linguaggio con un metodo

esclusivamente orale; sordi rieducati con il metodo bimodale;

sordi esposti ad una educazione bilingue. A tutto ciò va

aggiunto: il grado di sordità; l’età della diagnosi e della

protesizzazione; l’iter riabilitativo e scolastico; oltre,

naturalmente ai fattori individuali, che costituiscono la

peculiarità di una persona, quali l’intelligenza, la personalità,

l’ambiente socio–culturale, le esperienze vissute, etc. L’elemento

comune a tutte queste Categorie e la necessità di comunicare

attraverso una lingua parlata e scritta che si impara solo dopo un

lungo iter logopedico, visto che non è possibile acquisire per i

sordi il linguaggio verbale in modo naturale, spontaneo e

completo . 39

La storia del nostro Paese, rispetto all’educazione dei

sordi, è caratterizzata, a differenza di quanto è avvenuto in altre

nazioni, da un scelta rigidamente moralista che per quasi un

secolo ha condizionato le scelte pedagogiche e didattiche. La

stessa legislazione scolastica che venti anni fa, mediante la legge

517/77, ha consentito ai sordi di frequentare le scuole comuni

insieme agli udenti, ha pesantemente risentito di questo retaggio

storico. Infatti, la possibilità lasciata alle famiglie dalla 517/77 di

scegliere tra scuola normale e scuola speciale teneva conto e

rispondeva alle diverse e molteplici situazioni che ci sono

nell’ambio della sordità.

La realtà ha fatto sì, però, che i genitori scegliessero per lo

più la scuola comune, senza che in essa fosse pienamente attuato

quel principio di flessibilità, che la circolare Falucci (1975)

aveva con tanta lungimiranza previsto, e che e l’unica garanzia

per un reale inserimento del sordo nella scuola di tutti .

La recente legge Bassanini, invece, sull’autonomia

sembra di riaprire questa possibilità, dando nuove opportunità

alle scuole di giocare la carta della flessibilità, cioè consentire di

adattare l’organizzazione scolastica e le strategie didattiche alle

40

esigenze peculiari dei sordi, di introdurre in modo capillare le

tecnologie, di utilizzare in ambito scolastico la lingua dei segni

quando lo studente è segnante. Più la scuola offrirà allo studente

sordo risposte diversificate, in modo da poter scegliere la

modalità comunicativa a lui più adatta, più sarà una scuola

adeguata a fare emergere le sue potenzialità.

Sull’altro versante, inoltre, a livello di suola speciale in

questi anni abbiamo assistito ad un duplice fenomeno: da una

parte le istituzioni non sempre hanno dato quei supporti

necessari a garantire una elevata qualità d’insegnamento,

dall’altra il confluire in queste scuole alunni pluri-handicappati

che trovano grosse difficoltà ad essere accettati dalla scuola

normale, ha finito in qualche modo per snaturare la didattica

speciale dei sordi che è la caratteristica e il punto di forza di

10

queste istituzioni.

L’inserimento dei sordi nelle scuole comuni è, comunque

meglio realizzato a livello di scuola materna ed elementare , sia

perché le esigenze comunicative dei bambini a questa età sono

10 Cfr., L. Amatucci, La scuola italiana e l’istruzione dei Sordi, 1995. In G. Porcari

Li Destri e V. Volterra (a cura di), Passato e presente: uno sguardo sull’educazione

dei Sordi in Italia, Napoli, Gnocchi. 41

meno complesse sia perché i contenuti scolastici sono più

semplici.

Nella scuola media inferiore, poi, pur essendoci realtà molto

diverse tra loro, l’impostazione interdisciplinare del lavoro alla

base di questo grado si scuola sembra favorire un approccio

globale nei confronti dell’alunno sordo. Egli viene visto nel suo

insieme, con le sue potenzialità e capacità, senza penalizzarlo nei

suoi limiti.

E’ nella scuola superiore di secondo grado e

nell’università, invece, che le problematiche irrisolte sono

maggiori. Da una parte assistiamo ad un incremento significativo

dei ragazzi sordi che si iscrivono nelle scuole superiori di

secondo grado, con prevalenza negli istituti professionali.

Dall’altra, recenti indagini hanno evidenziato che molti di loro

non riescono a raggiungere pianamente gli obiettivi scolastici,

questo per via dell’incapacità della scuola di dare loro le risposte

adeguate.

A livello universitario vi è inoltre una minima percentuale

di sordi che frequentano le lezioni , dà gli esami e si laurea tra

mille difficoltà. L’università, infatti, non sempre è sensibile e

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DESCRIZIONE TESI

La tesi affronta il tema dell'integrazione dei bambini sordi, con un accenno ai metodi riabilitativi che hanno dominato il panorama italiano dal 1880 ad oggi, soffermandosi principalmente sulla lingua dei segni. Per i sordi, infatti, la lingua naturale è quella segnata perché più idonea a consentire il loro pieno sviluppo mentale e creativo.
Inoltre, un capitolo è dedicato all'impianto cocleare e analizza l'ultima e più valida soluzione in presenza di sordità profonda.
Le cinquantotto pagine della tesi sono suddivisa in tre capitoli correlate da bibliografia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienza dell'educazione e della formazione (MESSINA, NOTO)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ivanadodaro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica e pedagogia speciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Curatola Armando.

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