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Università degli Studi Guglielmo Marconi

Facoltà di lettere

Corso di laurea in lettere

La parabola di un antico popolo indigeno ai confini di Kragassi

I Sicani e le loro relazioni con i Reci di Icili

Relatore: Chiar. Pro.ssama

Candidato: Francesco

Matr. N°: ANNO ACCADEMICO/

A Francesco, segno indelebile del mio passato e luce del mio presente. Ai miei fratelli, colonne portanti della mia vita. A mia madre, fonte inesauribile di amore.

Indice

  • Introduzione
  • Capitolo 1: Popolazioni presenti in Sicilia all’arrivo dei coloni
    • 1.1 La Sicilia preellenica: divisione geografica del territorio e popolazioni presenti
    • 1.2 Caratteristiche dell’area occidentale
    • 1.3 I Sicani, origini, affinità con i Cretesi, città fortezze sicane
  • Capitolo 2: Relazioni tra i Sicani e Akragas
    • 2.1 La convivenza tra Sicani e coloni
    • 2.2 L’avvento di Falaride e il suo espansionismo
    • 2.3 La resistenza dei Sicani e il conseguente confinamento
  • Conclusioni
  • Bibliografia

Introduzione

Obiettivo di questa ricerca è lo studio approfondito della popolazione sicana, un ethnos della Sicilia centro-meridionale finora poco esplorato a motivo della scarsità di fonti e di materiali a disposizione. Attraverso un’indagine preliminare sulle origini e sui caratteri distintivi di tale popolazione, si rileva come i suoi usi e costumi furono significativamente influenzati dalle interazioni con le diverse etnie presenti sull’isola. Si segnalano in particolare i suoi contatti con i coloni greci a partire dal VI secolo a.C. e i decisivi mutamenti culturali e religiosi conseguenti all’incontro con l’etnia greca.

Si passa poi all’esame dettagliato delle cause che determinarono il declino della civiltà sicana. L’accurata analisi trasversale storico-archeologica dei dati raccolti su di essa da un lato ne evidenzia le peculiarità culturali e i tratti comuni con l’ethnos greco e dall’altro permette di enucleare le conoscenze fondamentali sulla sua evoluzione e successiva decadenza. Il presente lavoro mette largamente a frutto le ricerche condotte in ambito storico e archeologico da Spatafora, Palermo, Miccichè, Vassallo e Panvini, che hanno rappresentato la base della ricostruzione qui proposta.

La tesi intende infatti seguire lo sviluppo della comunità sicana, prospettando inedite chiavi di lettura del fenomeno della commistione di differenti etnie presenti, a quel tempo, in quest’area della Sicilia. A tale scopo si sono rivelati di particolare importanza lo studio e la comparazione dei reperti archeologici ritrovati all’interno del territorio sicano e di tutte le testimonianze letterarie esistenti in materia, pervenuteci tramite gli autori greci e romani, in primis la Biblioteca storica di Diodoro Siculo.

Essa consta di due capitoli, entrambi composti rispettivamente da tre paragrafi, e delle conclusioni, che riepilogano sinteticamente i principali risultati di ricerca. Nel primo capitolo, partendo dalla geografia del territorio, si presentano i popoli che abitavano la Sicilia preellenica; si passa poi all’esame delle caratteristiche dell’area in cui i Sicani si insediarono, per giungere allo studio delle origini del popolo sicano e delle analogie della sua civiltà con quella dei popoli egei.

Il secondo capitolo si apre con il confronto fra gli aspetti culturali dei Sicani e i modelli greci, evidenziando le innovazioni acquisite dalla popolazione sicana in seguito all’interazione con i coloni. Ripercorrendo le vicende che portarono alla fondazione di Akragas da parte dei Geloi, si espongono i complessi avvenimenti che prelusero all’ascesa del tiranno acragantino Falaride; e si osservano contestualmente gli effetti negativi prodotti dalle politiche espansionistiche promosse dalle due potenti colonie confinanti con la comunità sicana, Himera e Akragas, mettendo in risalto gli episodi di resistenza sicana in risposta alle iniziative dei vicini.

Da ultimo, si tentano di individuare le ragioni che provocarono la dissoluzione dell’etnia sicana e le eventuali correlazioni di tale fenomeno con le campagne di conquista promosse dai Cartaginesi in Sicilia, a partire dalla fine del IV secolo a.C.

Capitolo 1: Popolazioni presenti in Sicilia all'arrivo dei coloni

1.1 La Sicilia preellenica: divisione geografica del territorio e popolazioni presenti

Agli occhi dei coloni greci, la Sicilia doveva presentarsi, al loro arrivo, come un’essenziale fonte di vita. Il suo splendido clima, la terra fertile e gli imponenti monti la rendevano un luogo ideale per la costruzione delle Acropoli. L’interesse per questo luogo idilliaco emerge infatti chiaramente nei testi antichi: sono proprio i Greci a fornire preziose informazioni sul territorio siciliano di quel periodo.

Per poter procedere con l’analisi dell’etnografia del territorio dell’isola nel periodo in esame, è indispensabile basarsi sul quadro etnografico della Sicilia fornito da Tucidide. Egli racconta, che dopo i Lestrigoni e i Ciclopi, abitarono l’isola i Sicani. Essi si definivano indigeni, ma secondo l’autore, erano: «Iberi scacciati dai Liguri dalle rive del fiume Sicano, che si trova appunto in Iberia». Erroneamente, dalla sua fonetica, si è portati a pensare che il nome “Trinakría” fosse stato dato alla Sicilia dai Greci, ma in realtà, l’etimo è tipicamente sicano. “Trinakria”, è infatti il risultato dell’unione dei lessemi “tri”, “an” e “akara”. Rispettivamente:

  • Tri: "tre" - come i lati del triangolo siciliano;
  • An: "avo" - ovvero antico originario;
  • Akara: "campo" - area circoscritta.

L'unico storico che testimonia l’esistenza della Trinakria è Diodoro Siculo, collocandone le vicende nel V secolo a.C. e travisandone il valore simbolico e semantico del nome. Con quest’ultimo, infatti, non si indicava una città, ma piuttosto un legame sacro stipulato da tre centri della Sicilia antica (come fa pensare il nesso consonantico contenuto nel nome che in antico germanico significa “forza, potenza”). Le prime notizie sugli abitanti e sulla geografia dell’isola ci vengono donate dalle opere poetiche: ne sono un esempio l’Odissea e i testi di Stesicoro ai tempi di Falaride.

Reputato il fondatore della storiografia greca, Ecateo ci presenta le leggende sull’origine dei Dori e degli Ioni ed è grazie a lui se ci è noto il mito di Cocalo, re dei Sicani, di cui l’autore suppone una provenienza iberica. Antioco sostiene la tesi di Ecateo sulle origini iberiche dei Sicani e ne colloca l’arrivo intorno al 1280 a.C. Contemporaneamente all’arrivo dei Sicani si svolge dunque la vicenda del re indigeno Cocalo, attore di un memorabile episodio cui partecipano anche Dedalo e Minosse, rappresentanti del mondo cretese-miceneo.

Secondo Antioco, i Siculi giunsero nell’isola verso il 1034-1033 a.C., sotto il comando di Siculo. Confrontando altri testi storici con quelli di Antioco, si evince che le vicende trattate siano verosimilmente testimonianze di una tradizione orale. Tucidide riporta che i Sicani si consideravano autoctoni: ciò renderebbe inconsistente la tesi per cui essi provengono dall’Iberia, fondata sul fatto che in quell’area è presente un fiume di nome Sicano.

Trinacria, ovvero i tre territori dell'Avo

Sulla base della ricostruzione che vede prima l’arrivo dei Sicani, poi quello dei Siculi e infine dei Greci, si sottintende che prima dell’arrivo dei Sicani la Sicilia fosse disabitata. Antioco è l’unico storico a menzionare i Morgeti fra i gruppi di uomini arrivati in Sicilia insieme ai Siculi.

Ellanico si premura di correggere la cronologia della tradizione, sostenendo che Siculi ed Elimi erano giunti in Sicilia tre generazioni prima della guerra di Troia. Ellanico precisa che gli Elimi in realtà rappresentavano gli Enotri e che i Siculi, giunti nell’isola cinque anni dopo, rappresentavano invece gli Ausoni, fuggiti dagli Iapigi. Secondo Ellanico è probabile che già verso la metà del V secolo a.C. si trovassero in Sicilia gli Elimi che perciò sarebbero da considerare dei mercenari campani. A molti di questi Gelone aveva infatti riconosciuto il diritto di cittadinanza; essi, dopo la caduta di Siracusa, perduti i privilegi antichi, si ridussero a circa settemila individui. Questi mercenari organizzarono diverse rivolte e per un lungo periodo la loro resistenza fu incisiva.

È possibile confrontare le affermazioni di Ellanico col passo riferito da Dionigi di Alicarnasso (I, II, 2-4; 12, I) riguardo alla presentazione dei popoli che si stabilirono nell’Italia meridionale durante il 1600: «Gli Arcadi, primi tra gli Elleni... si stanziarono in Italia, condotti da Enotro, figlio di Licaone, nato 17 generazioni prima della guerra di Troia... Enotro invece, portando con sé la maggior parte della spedizione, giunse all’altro mare, quello che bagna le regioni occidentali d’Italia. Questo si chiamava allora Ausonio, dagli Ausoni che abitavano sulle sue rive...».

Si desume che probabilmente Itali, Morgeti e Siculi fossero popolazioni sviluppatesi in seguito alla segmentazione degli Enotri, che acquisivano i nomi dai rispettivi re. In una prospettiva anti-dorica, Ellanico si distingue sostenendo la tesi per cui i Siculi siano indigeni provenienti dall’Italia meridionale e oscurando i possibili legami etnici con i Dori, che in quel periodo erano coinvolti nella colonizzazione della Sicilia. La versione di Ellanico subì successivamente delle correzioni da parte di Tucidide. Questi volle raccontare scrupolosamente la spedizione ateniese in Sicilia, fornendo una panoramica delle diverse popolazioni presenti sull’isola in epoca antica, distanziandosi, in questo modo, da tutti gli storici precedenti: «ai primi abitanti dell’isola, Ciclopi e Lestrigoni, di cui parlavano i poeti, subentrarono i Sicani» di cui egli stesso ci conferma la loro origine iberica. «Successivamente vi arrivarono con zattere dall’Italia i Siculi, scacciati dagli Opici».

Sempre secondo Tucidide: «alcune popolazioni sicule rimanevano ancora nel continente. I Siculi vinsero in battaglia i Sicani, occupando la parte più fertile del paese, trecento anni prima dell’arrivo dei Greci [...] Gli Elimi invece erano Troiani sfuggiti agli Achei dopo la presa di Troia e stanziatisi ai confini dei Sicani con cui convivsero».

Tucidide si premurò inoltre di segnalare la presenza degli Elimi, di cui solo Ellanico si era occupato, argomentando una narrazione mitologica parte del ciclo troiano, che probabilmente Stesicoro aveva ambientato in Sicilia. Tucidide, era ben consapevole che servirsi del mito non era raccomandabile ma in assenza di altre notizie si trovò costretto a storicizzare il mito di Egesto sulla fondazione di Segesta o quello di Filottete.

Braccesi afferma che «la troianizzazione di substrati indigeni d’Occidente creava con Atene un’identità culturale fin da epoca preistorica». La tesi di Tucidide quindi non è che una riproduzione di un passato lontano leggendario, nel quale la testimonianza dei poeti ricopre un ruolo determinante. Altro dato significativo riguarda la cronologia dell’arrivo dei Siculi, che per Antioco risale all’incirca al 1034-1033 a.C. e per Ellanico a tre generazioni prima della guerra di Troia, 1280 a.C. circa. Tucidide, fissandolo a 300 anni dall’arrivo dei Greci, ripristinava la cronologia di Antioco.

In nome di un diritto di priorità riconosciuto nel mondo ellenico, si sentiva evidentemente la necessità di far coincidere l’arrivo dei Siculi con l’arrivo dei Sicani, ma ciò parve talmente in contrasto con la tradizione da spingere Tucidide a restaurare la corretta cronologia. Egli, per rivendicare la sua versione, utilizzò un fatto di notevole rilevanza: la battaglia dei Siculi con i Sicani, ragion per cui i Sicani non potevano rivendicare il diritto di priorità, perché i Siculi, nonostante fossero arrivati dopo, avevano legittimato il possesso dell’area con una vittoria. Dopo il fallimento della spedizione ateniese, la tesi tucididea finì per perdere credibilità.

Eforo in seguito riprese le vicende storiche sui leggendari Minosse e Cocalo, confermandone la provenienza iberica. Successivamente, Timeo ripercorse le vicende di Minosse descrivendo la tumulazione del re cretese nel tempio distrutto da Terone verso il 480 a.C., avvenimento riportato anche da Diodoro. Timeo sosteneva che i Sicani fossero autoctoni e abitassero tutta l’isola e che in un secondo momento avrebbero abbandonato la parte orientale in seguito a continue eruzioni dell’Etna. Solo più tardi i Siculi si sarebbero stabiliti nei territori abbandonati dai Sicani e si sarebbero definiti i confini tra i due popoli.

Da una prima analisi delle testimonianze letterarie disponibili si può constatare che la maggior parte delle fonti in nostro possesso convengono nel credere che i Sicani fossero Iberi, mentre Timeo li considerava invece autoctoni. Gli autori che scrissero circa il momento dell’arrivo dei Sicani in Sicilia si trovarono d’accordo nel collocarlo antecedente alla guerra di Troia e concomitante del tempo di Minosse. Sui Siculi, gli storici concordano riguardo alla provenienza dall’Italia meridionale in un momento successivo all’arrivo dei Sicani. Antioco tuttavia ritiene di dover includere nell’ethnos di origine anche i Morgeti, fondatori di Morgantina, che per Ellanico si chiamavano Ausoni ed erano indigeni provenienti dalla penisola, mentre per Tucidide non erano che Itali (della gente degli Enotri di origine ellenica come i Morgeti e i Siculi).

Riguardo agli Elimi, purtroppo non si dispone di testimonianze letterarie, a parte quelle fornite da Ellanico e Tucidide. Timeo si limitò soltanto a riportare delle informazioni su alcune vicende che riguardavano gli Elimi. Ciò che colpisce è di certo il fatto che, nonostante i molteplici interventi di storici sulle antiche popolazioni, non sia presente nessuna testimonianza letteraria che tratti del presunto arrivo dei Troiani in Sicilia. Tuttavia Ellanico e Filisto convergono nel sostenere che, in seguito alla presa di Ilio, alcuni Troiani giunsero in Sicilia insediandosi a poca distanza dai Sicani e vennero chiamati Elimi. I Siculi fecero la loro comparsa in Sicilia spinti dalla pressione degli Opici.

Una volta sconfitti i Sicani in battaglia, essi li spinsero a stabilirsi nelle regioni occidentali e meridionali dell’isola. Dalle informazioni riportate da tutti gli autori antichi, si evince che nel periodo greco erano senza dubbio presenti in Sicilia Sicani, Elimi e Siculi e, inoltre, che questi ultimi provenivano dall’Italia meridionale. Riguardo ai Siculi, le fonti convergono nell’individuarne la provenienza dalla penisola italica, in seguito ai continui scontri con gli Opici e gli Enotri secondo Ellanico, contro i Liguri secondo Tucidide. Tali opinioni discordanti sono dovute alle scarse conoscenze delle vicende effettive e ad una cognizione travisata dei fatti avvenuti dopo il Tardo Bronzo. Anche le fonti provenienti dall’archeologia risultano purtroppo incerte e alimentano ulteriori dubbi.

Dalle informazioni raccolte si desume che, tra la fine dell’VIII e gli inizi del VII secolo a.C., la zona che delimitava il confine tra Sicania e Sikelia si colloca a nord di Gela, anche se, in seguito a successive conferme archeologiche, viene spostato in modo graduale verso occidente. A conferma di quanto affermato dalle fonti a proposito dell’avanzata sicula verso ovest, la tradizione concorda nel considerare i Sicani come una popolazione più antica proveniente dall’Iberia, mentre i Siculi sarebbero giunti dall’Italia successivamente.

I primi ad abitare l’intera isola furono quindi i Sicani; poi, in seguito alla sconfitta nella battaglia contro i Siculi – come afferma Tucidide – o per paura delle eruzioni dell’Etna – come scrive Timeo – essi si spostarono nella parte centro-occidentale dell’isola. Questa ripartizione territoriale risulta in sintonia con la ricerca archeologica, che ha confermato la presenza dei Sicani in Sicilia nel periodo più antico. Solo in un secondo momento, a partire dall’XI secolo a.C., le popolazioni della Sicilia orientale ebbero relazioni con popoli provenienti dalla penisola, determinando un amalgama etnico che ne condizionò la cultura e le tradizioni; queste interazioni portarono al loro successivo allontanamento dalla cultura tradizionale, conservata invece dalle precedenti generazioni.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valed91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof Ciampi Mario.
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