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Tesi sull'omogenitorialità e l'accoglienza nelle scuole Appunti scolastici Premium

Tesi sperimentale di laurea magistrale sull'omogenitorialità e l'accoglienza nelle scuole

Indice:

- Definizione di omogenitorialità
- Letteratura a favore
- Letteratura contraria
- Ricerca europea sugli atteggiamenti nei confronti dell'omogenitorialità (parte sperimentale)
- Accoglienza nelle scuole dei figli di coppie omosessuali
- Nido; Scuola... Vedi di più

Materia di Psicologia dello sviluppo relatore Prof. R. Baiocco

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Infine, tra le ricerche più recenti, quella di Baiocco e collaboratori ha

approfondito la visione dei genitori gay e lesbiche rispetto la genitorialità e

l’adattamento dei propri figli (Baiocco, Santamaria, Ioverno, Petracca, Biondi,

Laghi, Mazzoni, 2013). I dati risultano dalla somministrazione di un’intervista

semi-strutturata ad un campione di 64 partecipanti, di cui metà omosessuali e

metà eterosessuali, equamente distribuiti in base a genere, età e livello

d’istruzione. Per quanto riguarda il livello economico le famiglie omogenitoriali

riportano uno status maggiormente elevato, probabilmente a causa

dell’incidenza di questa variabile sulla possibilità di accedere alla genitorialità

Dall’analisi dei dati emergono aspettative più positive

(Baiocco et al., 2013).

rispetto alla sana crescita dei bambini da parte delle madri lesbiche. Gli autori

ipotizzano che questo sia dovuto alla presenza di maggiori informazioni sulla

genitorialità lesbica e al fatto che i padri gay subiscono l’effetto di una duplice

discriminazione rispetto alla genitorialità, data dall’orientamento sessuale e dal

genere maschile. Tuttavia entrambi i gruppi di genitori evidenziano tra gli effetti

positivi del crescere in una famiglia omogenitoriale la più alta probabilità di

sviluppare una maggiore apertura mentale e quindi tolleranza verso la diversità

e flessibilità dei ruoli sessuali (Baiocco et al., 2013). Prati e Pietrantoni

suggeriscono che ciò sia dovuto al fatto che i genitori omosessuali, avendo

sperimentato in prima persona il pregiudizio verso la diversità, trasmettano ai

propri figli un minor conformismo acritico agli schemi proposti dalla società

(Manzani, 2011). Inoltre dai risultati emerge un più alto coinvolgimento dei figli

nella vita familiare, una maggiore soddisfazione rispetto ai propri genitori e la

certezza da parte di questi ultimi di continuare a svolgere bene la propria

funzione durante la crescita del figlio (Baiocco et al., 2013). Dal confronto con

le famiglie eterosessuali emerge una sostanziale similarità sia nel funzionamento

all’interno della coppia che nei rapporti all’interno della famiglia nel suo

complesso (Baiocco et al., 2013).

In conclusione anche in quest’ultima ricerca, come in quelle

precedentemente descritte, le principali difficoltà evidenziate dai genitori

omosessuali fanno riferimento alla mancanza di un riconoscimento giuridico

della coppia e del genitore non biologico.

22

Letteratura contraria all’omogenitorialità

1.3 Tra gli studi pubblicati contro la genitorialità omosessuale spicca, se non

altro per polemiche e controversie, il lavoro del sociologo Mark Regnerus,

dell’Università di Austin in Texas. La ricerca condotta dallo studioso, definita

“New Family Structures Study”, consiste in una raccolta dati su un ampio

campione di giovani adulti americani (circa 3000 soggetti) cresciuti in diverse

tipologie di strutture familiari (Regnerus, 2012). In particolare l’analisi dei dati

si focalizza sul confronto tra gli intervistati la cui madre ha avuto una relazione

omosessuale e gli intervistati con famiglie ancora intatte composte da due

Nell’introduzione al suo studio,

genitori eterosessuali sposati (Regnerus, 2012).

Regnerus mette in mostra le limitazioni dei precedenti studi che hanno riportato

un’assenza di differenze significative tra genitori dello stesso sesso e genitori di

sesso opposto. In particolare egli sottolinea la mancanza di rappresentatività e di

casualità dei campioni usati, facendo riferimento in particolare al National

Longitudinal Lesbian Family Study illustrato nel paragrafo precedente. Il

ricercatori di essersi avvalsi di un campione “di convenienza”,

sociologo accusa i

reclutato interamente tramite annunci pubblicati in occasione di eventi e riviste

a tema lesbo e librerie per donne, un campione che si potrebbe presumere ad

esempio in possesso di un livello di educazione più elevato rispetto a quelle

L’autore

donne che non frequentano tali eventi o librerie (Regnerus, 2012).

continua mettendo in mostra la tendenza di altri autori a confrontare campioni

non rappresentativi, come quello sopracitato, con campioni invece

rappresentativi della popolazione di genitori eterosessuali, che sono dunque

composti da una miscela di genitori di qualità sia superiori che inferiori

(Regnerus, 2012). Infine Regnerus rivolge la sua critica a quegli studi che hanno

paradigma “nessuna differenza” basandosi su studi condotti con

supportato il

campioni di piccole dimensioni. L’autore spiega che è difficile trovare differenze

significative quando l’ampiezza dei campioni è ridotta e che è quindi importante

preoccuparsi di reclutare un numero maggiore di partecipanti, soprattutto quando

c’è una motivazione a confermare l’ipotesi nulla, ovvero che non vi sono

differenze statisticamente significative tra i gruppi (Regnerus, 2012).

23

Passando alla descrizione dello studio, esso si è basato su un ampio

campione reclutato in maniera casuale tramite sondaggi telefonici e via email,

quindi senza l’accettazione di volontari. Tale campione è stato suddiviso in 8

strutture familiari: 1) soggetti con genitori biologici sposati; 2) soggetti con

famiglie la cui madre aveva una relazione omosessuale; 3) soggetti con famiglie

il cui padre aveva una relazione omosessuale; 4) soggetti adottati; 5) soggetti

con genitori divorziati; 6) soggetti con un genitore biologico e un genitore

acquisito; 7) soggetti con genitori single; 8) soggetti con altre strutture familiari

(es. genitore defunto) (Regnerus, 2012). Ai partecipanti sono state rivolte diverse

domande riguardo il comportamento sociale, la salute e le relazioni

interpersonali. Dai risultati emergono diverse differenze significative tra le

famiglie con madre/padre che ha avuto una relazione omosessuale e famiglie con

genitori biologici ancora intatte. In dettaglio emerge che i figli di madri lesbiche

e di padri gay sembrano più aperti alle relazioni omosessuali e quindi meno

inclini ad identificarsi come completamente eterosessuali. Tra i figli con una

madre lesbica il 23% dichiara di essere stato abusato sessualmente da un genitore

o un altro caregiver (contro il 2% dei figli con genitori biologici sposati). Inoltre

i figli con una madre lesbica riportano risultati peggiori nel livello di istruzione,

nella sicurezza della famiglia di origine e nella salute fisica, hanno redditi

familiari più bassi, fanno un maggiore uso di marijuana, sono stati arrestati più

volte e riportano un più alto numero di partner sessuali.

I figli con un padre gay, oltre al basso livello di istruzione, ai bassi

punteggi di sicurezza della famiglia di origine, al maggior numero di arresti e ai

numerosi partner sessuali, riportano anche un maggiore indice di depressione,

una minore vicinanza alla madre biologica e un punteggio più basso nella qualità

dell’attuale relazione romantica (Regnerus, 2012). L’autore afferma che

nonostante gran parte delle famiglie con un genitore omosessuale provenisse da

un divorzio, tale fattore non riesce a spiegare interamente gli effetti negativi

riscontrati sui soggetti analizzati, in quanto differenze significative permangono

GLB “pianificate”, come

nel confronto con le famiglie ricostituite. Le famiglie

precisa lo stesso autore, sono senza dubbio diverse dalle famiglie che

provengono da un matrimonio fallito, tuttavia sono solo una porzione di tutte le

24

famiglie GLB che crescono un bambino (Regnerus, 2012). Regnerus (2012) non

analizza la causalità alla base di tali differenze, ma conclude sottolineando il

notevole divario esistente tra giovani adulti cresciuti con padre e madre biologici

ancora sposati e i giovani adulti cresciuti in altre strutture familiari.

Come sopra anticipato, la ricerca di Regnerus è stata ampiamente

criticata. Nonostante la presenza di un grande campione casuale, la definizione

di “genitori omosessuali” utilizzata dal sociologo era troppo debole per l’uso

analitico. Molti dei partecipanti non erano stati cresciuti dai genitori che

vivevano con un partner dello stesso sesso (Dempsey, 2013). Inoltre agli

intervistati non è stato chiesto se fossero stati cresciuti da una coppia

omosessuale, ma solo se il padre o la madre avessero avuto almeno un rapporto

con un partner dello stesso sesso, indipendentemente dalla durata e dalle

circostanze di tale rapporto. Nonostante ciò, tutti i casi di risposte affermative,

sono stati definiti “genitori gay” (Tebano, 2012). Per stessa ammissione del

sociologo Mark Regnerus, nella ricerca si è parlato di madri lesbiche e padri gay

senza sapere nulla sul reale orientamento sessuale di queste persone (Tebano,

2012). Nella letteratura ci sono però anche diversi altri autori che hanno

contestato la validità delle ricerche a favore dell’omogenitorialità. Tra questi il

sociologo Loren Marks ha analizzato la pubblicazione dell’American

Psychological Association (2005) al fine di dimostrare che le conclusioni tratte

l’autore

non sono empiricamente giustificate. In particolare sottolinea 7

1) più dei tre quarti degli studi citati dall’APA sono basati

questioni principali:

su campioni di convenienza non rappresentativi della popolazione, di piccole

dimensioni e spesso razzialmente omogenei; 2) il 44% degli studi analizzati non

eterosessuale, per cui l’affermazione

includeva un gruppo di confronto

conclusiva sull’assenza di differenze non è basata su 59 studi, ma solo su 33; 3)

almeno 13 di questi 33 studi hanno incluso come gruppo di controllo campioni

di genitori single, i cui figli tendono ad avere in genere maggiori problemi dei

figli di genitori biologici sposati, mentre i 20 restanti studi non esplicitano le

caratteristiche del gruppo di controllo; 4) c’è almeno un’eccezione

all’affermazione dell’APA che vede l’inesistenza di studi che provino uno

25

per i figli di genitori omosessuali; quest’eccezione è rappresentata da

svantaggio

uno studio di Sarantakos (1996), escluso dall’APA in base alla critica sull’uso di

report soggettivi degli insegnanti, quando in realtà tale studio integra quattro

fonti di dati (insegnanti, test, osservazioni e report dei bambini); 5) nessuno degli

studi citati dall’APA fa riferimento alla devianza in senso generale, come l’uso

di alcolici e droghe, le assenze ingiustificate da scuola e i reati, in cui i figli di

genitori omosessuali riportano risultati peggiori; 6) nessuno tra gli studi

analizzati dall’APA ha seguito i risultati a lungo termine fino all’età adulta; 7)

gli studi sull’omogenitorialità hanno compiuto l’errore di secondo tipo a causa

delle scarse dimensioni dei campioni, delle misure inaffidabili, delle

metodologie di ricerca imprecise e della mancata considerazioni di alcune

variabili, concludendo prematuramente che le coppie omosessuali non

differiscono dalle coppie eterosessuali nella crescita dei figli (Marks, 2012).

Loren Marks (2012) è giunto alla conclusione che non una sola ricerca nel campo

dell’omogenitorialità è stata condotta in accordo agli standard generalmente

accettati dalla ricerca scientifica: alcuni oppositori hanno fatto “esagerazioni

eclatanti” al fine di denigrare i genitori omosessuali e alcuni sostenitori hanno

un’inesistente “straordinaria chiarezza” nell’assenza di differenze tra

affermato

genitori omosessuali ed eterosessuali.

Anche Paul Cameron e Kirk Cameron attaccano l’American

Psychological Association affermando che le dichiarazioni a supporto dei diritti

degli omosessuali inseriti nella pubblicazione violano i principi etici

dell’associazione stessa (Cameron e Cameron, 1997). Gli autori fanno notare

come, secondo questi principi, le dichiarazioni dovrebbero basarsi su risultati e

tecniche psicologiche scientificamente accettabili e, se presenti, le limitazioni

dei dati dovrebbero essere approfonditamente discusse, soprattutto quando si

trattano temi importanti per le politiche sociali (Cameron e Cameron, 1997).

Secondo Cameron e Cameron l’APA sarebbe contravvenuta a tali principi,

commettendo l’errore di basarsi su sensazioni ed esagerazioni, con superficialità

(Cameron e Cameron, 1997).

Un altro studio si è occupato invece dell’analisi dei risultati della ricerca

di Rosenfeld che, come si è visto nel paragrafo precedente, sosteneva

26

l’impossibilità di distinguere con certezza statistica i figli di coppie omosessuale

dai figli di coppie eterosessuali sposate. Gli studiosi Allen, Pakaluk e Price

hanno replicato l’indagine utilizzando lo stesso set di dati usato da

(2013)

Rosenfeld, modificando tuttavia le restrizioni di campionamento e i gruppi di

confronto. Lo studio originale aveva infatti incluso nel campione solo bambini e

genitori che avevano vissuto nella stessa abitazione nei 5 anni precedenti. Tale

restrizione può influenzare i risultati dei bambini escludendo casi di instabilità

familiare. Inoltre la riduzione dell’ampiezza del campione diminuisce la

precisione delle stime (Allen, Pakaluk, Price, 2013). Nel presente studio viene

utilizzato un modello senza restrizioni. Per quanto riguarda il gruppo di

confronto gli autori ritengono che sia più appropriato confrontare le coppie

omogenitoriali con le coppie di genitori conviventi, in quanto, al momento del

censimento, le coppie omosessuali erano impossibilitate ad ottenere il

Dall’analisi così modificata

matrimonio civile (Allen, Pakaluk, Price, 2013).

risulta che i bambini cresciuti da coppie omosessuali hanno il 15% in più di

possibilità di non progredire normalmente attraverso la scuola rispetto ai

bambini cresciuti da coppie eterosessuali conviventi, per cui non è possibile

affermare che questi bambini non siano distinguibili con certezza statistica

(Allen, Pakaluk, Price, 2013). Questo risultato è stato replicato da Allen (2013)

utilizzando i dati del censimento canadese del 2006. Anche da questa seconda

analisi risulta che i ragazzi cresciuti da genitori omosessuali incontrano maggiori

difficoltà nell’ottenere buoni risultati scolastici e che in particolare le ragazze

hanno tassi di diploma significativamente bassi (Allen, 2013). Non viene tuttavia

chiarito quali siano le ragioni sottostanti a questi risultati.

A fianco alle critiche riguardo le carenze degli studi passati

sull’omogenitorialità, compaiono pubblicazioni tese a sottolineare l’esistenza di

anni di ricerche che testimoniano i migliori risultati a livello scolastico,

finanziario, emotivo e comportamentale dei bambini cresciuti in famiglie con

due genitori sposati (Dailey, 2001). In particolare questo fenomeno viene

all’importanza che rivestono i diversi ruoli genitoriali nel sano

attribuito da molti

sviluppo del bambino: i padri, nelle attività di gioco ed educazione, tendono a

sottolineare la concorrenza, la sfida, l’iniziativa, l’assunzione di rischi e

27

l’indipendenza e si mostrano maggiormente coerenti nelle loro decisioni

disciplinari; le madri per contro tendono a fornire sicurezza emotiva e personale

e cure, e si mostrano maggiormente flessibili nei confronti dei propri figli

(Popenoe, 1996, in Dailey, 2001). Di conseguenza essere cresciuti da una madre

e da un padre permetterebbe anche ai bambini e poi ai ragazzi di apprezzare il

L’American College

valore delle tendenze opposte (Cretella, Trumbull, 2013).

of Pediatrician sottolinea il ruolo critico che è sempre stato riconosciuto in

generale alle madri nello sviluppo del bambino e porta all’attenzione i risultati

che rivelano come i bambini soffrano dell’assenza del padre

di recenti ricerche

(Cretella, Trumbull, 2013).

Altri autori fanno riferimento invece al legame biologico sostenendo che

esso favorisca la coesione genitore-bambino, con effetti positivi in diverse aree

di sviluppo (Cretella, Trumbull, 2013).

Infine alcuni studiosi criticano direttamente lo stile di vita omosessuale,

affermando che gay e lesbiche sono significativamente più inclini alle

separazioni, sono riconosciuti come più promiscui, anche nel contesto di

relazioni stabili, e conducono uno stile di vita che li porta a sperimentare con una

più alta probabilità abuso di sostanze e tentativi di suicidio (Cretella, Trumbull,

2013). Per cui la presenza di due genitori biologici di sesso opposto, legati in

matrimonio, svolgerebbe una funzione protettiva per il benessere dei bambini

(Cretella, Trumbull, 2013). 28

2. Ricerca sugli atteggiamenti nei confronti

dell’omogenitorialità

2.1 Introduzione: contesto della ricerca

Il presente lavoro di tesi si inserisce nel contesto di un’indagine cross-

nazionale sugli atteggiamenti di persone eterosessuali nei confronti del

matrimonio tra persone dello stesso sesso e dell’omogenitorialità. Il progetto,

sviluppato dal professor Salvatore d’Amore della Facoltà di Psicologia e Scienze

dell’Educazione dell’Università di Liegi in Belgio e dal professor Robert Jay-

Green, direttore esecutivo del Rockway Institute per le tematiche LGBTQ presso

l’Alliant International University di San Francisco, ha coinvolto 7 Paesi europei:

Belgio, Italia, Francia, Grecia, Polonia, Portogallo e Spagna. Il rappresentante

nazionale della ricerca per l’Italia è il professor Roberto Baiocco del

Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione presso

l’Università degli Studi di Roma La Sapienza.

Tramite un accordo tra il professor Roberto Baiocco e il responsabile

principale della ricerca Salvatore d’Amore, l’indagine è stata estesa in Italia

anche alle persone omosessuali, al fine di analizzare i loro stessi atteggiamenti

verso la genitorialità e il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Entrambi gli studi, principale e parallelo, integrano nell’analisi alcune

variabili ritenute indicative di determinati atteggiamenti, negativi o positivi,

verso l’omosessualità: il livello di tradizionalismo nei ruoli di genere, il grado di

religiosità, la conoscenza di persone omosessuali e alcuni fattori

sociodemografici. Secondo l’ipotesi di ricerca le variabili che predirebbero

atteggiamenti positivi sono il genere femminile, un grado non eccessivo di

coinvolgimento religioso, un’ideologia politica scarsamente conservatrice, un

livello d’istruzione medio-alto, uno status socioeconomico medio-alto e la

conoscenza di persone omosessuali. Di contro i predittori di un atteggiamento

negativo verso l’omosessualità sarebbero il genere maschile, un forte sentimento

di religiosità, un’ideologia politica conservatrice, un livello di istruzione medio-

basso e la mancata presenza nella propria rete sociale di persone omosessuali.

29

Il solo studio parallelo sul campione italiano ha preso in analisi anche la

variabile legata allo stigma sessuale interiorizzato, che si ipotizza avere un

effetto, sia diretto che mediatore, delle variabili sopra descritte.

I vari Paesi europei coinvolti nella ricerca hanno reclutato un campione,

omogeneo per genere. Gli intervistati hanno un’età compresa tra i 18 e i 25 anni

e sono stati reclutati per lo più nelle università. Tuttavia un limite è stato imposto

rispetto alla facoltà di provenienza dei partecipanti: solo un terzo reclutabile da

facoltà legate alle scienze sociali e almeno due terzi provenienti da altre facoltà.

I dati sono stati raccolti tramite una batteria di test informatizzata e

trasferita sulla piattaforma online Survey Monkey. I questionari sono stati

tradotti in tutte le lingue delle nazioni partecipanti. Il link è stato divulgato nelle

università e tramite email e post su social network.

Nella pagina introduttiva al questionario sono stati riportati il consenso

informato e un’informativa generale sulla ricerca in atto.

La batteria è composta da un questionario iniziale, volto ad indagare

alcune variabili sociodemografiche, cui segue una serie di cinque scale:

1) Attitudes Toward Lesbians and Gay Men Scale Revised (Herek, 1998)

misura dell’atteggiamento verso le persone gay e lesbiche

2) General Attitude Toward Homosexuality (Costa e Davies, 2012)

misura dell’atteggiamento generale verso l’omosessualità

3) The Katuzny Same-Sex Marriage Scale (2012)

misura degli atteggiamenti verso il matrimonio tra persone dello stesso sesso

D’Amore and Green Same-Sex

4) Parenting Scale (2012)

misura degli atteggiamenti verso l’omogenitorialità

5) FemMasc-short version (Honneger, Nabavi e Green, 2005)

misura degli atteggiamenti verso la segregazione dei ruoli di genere

2.2 Scopo della ricerca

L’obiettivo generale che ha guidato la ricerca oggetto di questa tesi è

quello di indagare l’influenza di alcune variabili sugli atteggiamenti di

e omosessuali verso l’omogenitorialità.

eterosessuali 30

Più in particolare le variabili che sono state prese in esame nel presente

lavoro sono: età, sesso, coinvolgimento religioso (importanza attribuita alla

religione nella propria vita), frequenza ai riti (grado di partecipazione ai riti

religiosi), orientamento politico (ideologia conservatrice o liberale) e indice di

omofobia.

Gli aspetti dell’omogenitorialità che sono stati valutati sono così

riassumibili: benessere dei bambini cresciuti da madri lesbiche, benessere dei

bambini cresciuti da padri gay, aspetto morale della maternità lesbica, aspetto

morale della paternità gay, adozione da parte di madri lesbiche, adozione da

parte di padri gay, inseminazione artificiale e maternità surrogata.

2.3 Ipotesi di ricerca

Coerentemente con quanto riportato in letteratura, si ipotizza che le

l’omogenitorialità siano, oltre

variabili predittive di atteggiamenti negativi verso

al livello di omofobia, il sesso maschile, un più elevato coinvolgimento religioso

e un’ideologia politica conservatrice.

Relativamente alla variabile del sesso, è stato mostrato in una lunga serie

di ricerche sull’omofobia, dagli anni ’60 ad oggi, che gli uomini eterosessuali

sono più omofobi delle donne eterosessuali (Russel e Ellis, 1993). Si ipotizza

quindi che questo risultato si ripresenti in relazione agli atteggiamenti verso

l’omogenitorialità. Per motivi diversi ci si aspetta lo stesso risultato anche per

quanto riguarda il campione omosessuale: gli uomini gay, circondati da un

contesto socio-culturale che vede negativamente gli atteggiamenti paterni da

parte di un omosessuale, potrebbero interiorizzare un senso di rifiuto verso la

paternità gay (Guida e Guerra, 2007); la maternità rappresenta invece un valore

centrale nell’identità delle donne (Baiocco, 2013), un fattore che potrebbe

rivelarsi protettivo verso gli effetti negativi dello stigma sociale.

riguarda l’influenza del grado di coinvolgimento religioso la

Per quanto

letteratura passata ha più volte confermato che le persone fortemente religiose

sono più omofobe di quelle non religiose (Russel e Ellis, 1993). L’omosessualità

è considerata un peccato da molte organizzazioni religiose, che riconoscono

come unica forma di famiglia quella formata da due persone di sesso opposto,

31

per cui chi ha ricevuto un’educazione religiosa ha maggiori probabilità di

presentare atteggiamenti negativi verso l’omosessualità (Rollè e Marino, 2011).

Si ipotizza che l’effetto si presenti sia nel campione eterosessuale che in quello

omosessuale, per effetto dell’omofobia interiorizzata indotta dal messaggio

religioso che diffonde credenze tendenti a permanere a lungo anche nei credenti

gay e lesbiche (Ream, 2001).

Infine l’ipotesi che un orientamento politico di stampo conservatore

predica atteggiamenti negativi verso l’omogenitorialità si basa su diversi studi

presenti in letteratura, tra cui quelli di Herek, che ha cercato di individuare le

caratteristiche socio-demografiche delle persone omofobe. Dai risultati emerge

che vi è una maggiore avversione da parte delle persone eterosessuali di opinione

conservatrice (Rollè e Marino, 2011). Repliche più recenti di questi studi

mostrano che chi dichiara di avere un orientamento politico di destra mostra più

alti livelli di omofobia (Rollé e Marino, 2011). Anche in questo caso ci si aspetta

che l’influenza dell’ideologia politica si presenti in entrambi i campioni, in

per effetto dell’interiorizzazione dei pregiudizi,

quanto le persone omosessuali,

possono divenire essi stessi sostenitori di pensieri appartenenti alla maggioranza

eterosessuale (Manzani, 2011).

2.4 Metodologia

2.4.1 Descrizione del campione

Il campione selezionato per la ricerca è composto da 300 intervistati, di

cui 150 eterosessuali e 150 omosessuali, equamente distribuiti in funzione del

genere. I partecipanti hanno un’età compresa tra i 14 e i 21 anni.

A tutti i soggetti è stato somministrato lo stesso questionario, della durata

di 20-30 minuti circa, via internet, grazie ad una versione informatizzata delle

batterie di test trasferita sulla piattaforma Survey Monkey. Tutti i partecipanti

hanno preso visione del modulo di consenso informato tramite una pagina

introduttiva al questionario. 32

2.4.2 Strumenti

Gli strumenti utilizzati per la raccolta dei dati utili al presente lavoro,

sono parte della batteria brevemente descritta nel paragrafo introduttivo a questo

capitolo. Di seguito verranno illustrate in dettaglio le scale utilizzate per la

ricerca oggetto di questa tesi.

La batteria si apre con un questionario composto da 31 item volti ad

indagare una serie di variabili sociodemografiche; tra queste quelle che rivestono

un particolare rilievo per l’indagine che segue sono: età, sesso, orientamento

sessuale, rapporto con la religione (religione professata, grado di frequenza ai

riti religiosi, importanza attribuita alla religione) e rapporto con la politica

(preferenza di partito, orientamento politico, grado di partecipazione alle

elezioni). Segue una serie di cinque scale. Per il presente progetto di ricerca

sono state utilizzate le seguenti: –

1) Attitudes Toward Lesbians and Gay Men Scale Revised (Herek, 1998):

scala che misura l’atteggiamento verso le persone omosessuali, suddivisa in

due sottoscale, l’Attitude Toward Gay Men, che indaga le opinioni verso gli

uomini gay, e l’Attitude Toward Lesbians, che indaga le opinioni verso le

donne lesbiche. La scala utilizzata nello studio è una forma breve, composta

da 10 item, 5 per ogni sottoscala, consistenti in affermazioni su cui gli

intervistati devono esprimere il proprio grado di accordo o disaccordo.

Punteggi alti in questa scala esprimono un alto grado di ostilità verso le

persone omosessuali.

D’Amore and Green Same-Sex

2) Parenting Scale (2012): scala che misura

l’atteggiamento verso l’omogenitorialità. È formata da 14 item suddivisi in

quesiti generali sulla genitorialità omosessuale, quesiti specifici sugli

atteggiamenti verso la genitorialità gay e quesiti specifici sugli atteggiamenti

verso la genitorialità lesbica, partendo dal presupposto che esista una

differenza tra le opinioni rispetto a queste due realtà. Tra i quesiti generali

alcuni si focalizzano sulle opinioni riguardo lo stato di salute del bambino

che viene cresciuto da genitori omosessuali e altri sull’atteggiamento verso

le diverse modalità attraverso cui le coppie omosessuali possono avere un

figlio (adozione, inseminazione artificiale, maternità surrogata).

33

2.4.3 Metodologia statistica

L’elaborazione dei dati è stata effettuata tramite il software di analisi

SPSS. È stata dapprima indagata l’influenza della variabili indipendenti

statistica

età, sesso, coinvolgimento religioso, frequenza ai riti religiosi, orientamento

politico e omofobia, sulla variabile dipendente rappresentata dagli atteggiamenti

l’omogenitorialità, tramite un modello di regressione

favorevoli verso

multilineare. Successivamente è stata indagata la relazione delle variabili

coinvolgimento religioso, frequenza ai riti religiosi, orientamento politico e

omofobia con diversi aspetti legati all’omogenitorialità, tramite l’indice di

correlazione di Pearson. Entrambe le indagini sono state compiute separatamente

per il gruppo di partecipanti eterosessuali e omosessuali.

2.5 Risultati

Predittori degli atteggiamenti verso l’omogenitorialità

2.5.1 Per la presente ricerca sono stati computati due modelli di regressione

multilineare, uno sul gruppo di partecipanti eterosessuali e uno sul gruppo di

partecipanti omosessuali, in cui sono state messe in relazione età, sesso,

coinvolgimento religioso, frequenza ai riti religiosi e orientamento politico come

variabili indipendenti, con gli atteggiamenti positivi verso l’omogenitorialità

come variabile dipendente. In accordo con le ipotesi di ricerca, nel gruppo di

partecipanti eterosessuali, tutte le relazioni indagate tra la variabile dipendente e

le variabili indipendenti risultano significative, come mostrato nella Tabella 1.

Le variabili che predicono maggiormente in direzione negativa gli atteggiamenti

positivi verso l’omogenitorialità l’omofobia (β

sono = -.335; p < 0,01), seguita

dall’orientamento politico (β = -.210; p < 0,01) e dal coinvolgimento religioso

(β = -.133; p < 0,01). Il modello spiega il 32% della varianza.

34

Tabella 1

Regressione multilineare: caratteristiche del gruppo di partecipanti eterosessuali

nella predizione degli atteggiamenti verso l’omogenitorialità β

Variabili B SE p

Età ,010 ,003 ,049 ,001

Sesso -,282 ,053 -,081 ,000

Coinvolgimento religioso -,185 ,030 -,133 ,000

Frequenza ai riti religiosi -,082 ,023 -,075 ,000

Orientamento politico -,371 ,029 -,210 ,000

Omofobia -,899 ,046 -,335 ,000

Per quanto riguarda il gruppo di partecipanti omosessuali vi sono invece

alcune variabili che non risultano significative nel predire gli atteggiamenti verso

l’omogenitorialità: l’età e la frequenza ai riti religiosi (vedi Tabella 2). Tra le

variabili significative, quelle che mostrano un valore predittivo più forte sono di

nuovo l’orientamento politico (β = -.154; p < 0,01), il coinvolgimento religioso,

eterosessuale, (β =

con un valore uguale a quello riscontrato nel gruppo -.133; p

e l’omofobia (β =

< 0,01) -.130; p < 0,01). Tuttavia in questo caso il modello

spiega solo il 10% della varianza, per cui sarebbe utile indagare il peso di altre

variabili non prese in considerazione nella presente ricerca.

Tabella 2

Regressione multilineare: caratteristiche del gruppo di partecipanti omosessuali

nella predizione degli atteggiamenti verso l’omogenitorialità β

Variabili B SE p

Età ,010 ,007 ,057 ,140

Sesso -,273 ,104 -,102 ,009

Coinvolgimento religioso -,161 ,060 -,133 ,008

Frequenza ai riti religiosi -,056 ,053 -,053 ,295

Orientamento politico -,305 ,078 -,154 ,000

Omofobia -,576 ,172 -,130 ,001

35

Relazione tra predittori e diversi aspetti dell’omogenitorialità

2.5.2 stato utilizzato l’indice r di

È Pearson per analizzare la relazione lineare

tra coinvolgimento religioso, frequenza ai riti religiosi, orientamento politico e

omofobia e gli atteggiamenti favorevoli verso i diversi aspetti

dell’omogenitorialità, sia nel gruppo di partecipanti eterosessuali che nel gruppo

di partecipanti omosessuali. Come si può vedere nella Tabella 3, emergono

correlazioni negative e statisticamente significative tra tutte le variabili prese in

esame. I più alti punteggi di correlazione sono tra il livello di omofobia e gli

atteggiamenti contrari alla totalità degli aspetti presi in esame (benessere del

bambino con madri lesbiche, benessere del bambino con padri gay, aspetto

morale della maternità lesbica, aspetto morale della paternità gay, adozione da

parte di madri lesbiche, adozione da parte di padri gay, inseminazione artificiale,

maternità surrogata). Rilevante è anche la correlazione degli atteggiamenti

negativi verso i diversi aspetti dell’omogenitorialità con l’orientamento politico

conservatore.

Tabella 3

Correlazione: caratteristiche del gruppo di partecipanti eterosessuali nella

predizione degli atteggiamenti verso i diversi aspetti dell’omogenitorialità

Legenda: aspetti dell'omogenitorialità

Benessere bambini con madre lesbica

Ben. b. M.L. Benessere bambini con padre gay

Ben. b. P.G. Aspetto morale della maternità lesbica

Morale M.L. Aspetto morale della paternità gay

Morale P.G. Adozione da parte di madri lesbiche

Adozione M.L. Adozione da parte di padri gay

Adozione P.G. Ricorso all'inseminazione artificiale

Insemin. Artificiale Ricorso alla maternità surrogata

Maternità surrogata Ben. b. Ben. b. Morale Morale

Variabili M.L. P.G. M.L. P.G.

** ** ** **

Coinvolgimento religioso -,281 -,276 -,327 -,322

** ** ** **

Frequenza ai riti religiosi -,254 -,245 -,307 -,300

** ** ** **

Orientamento politico -,307 -,315 -,357 -,361

** ** ** **

Omofobia -,422 -,424 -,526 -,520

36

Adozione Adozione Insemin. Maternità

Variabili M.L. P.G. artificiale surrogata

** ** ** **

Coinvolgimento religioso -,293 -,281 -,277 -,241

** ** ** **

Frequenza ai riti religiosi -,273 -,256 -,255 -,219

** ** ** **

Orientamento politico -,324 -,327 -,242 -,216

** ** ** **

Omofobia -,455 -,457 -,360 -,314

Nota: * p<.05; ** p<.01

Anche per quanto riguarda il gruppo di partecipanti omosessuali,

emergono correlazioni negative tra le caratteristiche del gruppo prese in esame

e gli atteggiamenti favorevoli verso l’omogenitorialità. Come mostrato dalla

Tabella 4, tutte le correlazioni sono significative, fatta eccezione per la

correlazione tra il livello di omofobia e gli atteggiamenti verso l’inseminazione

artificiale. Per il gruppo di partecipanti omosessuali le correlazioni più forti sono

tra gli atteggiamenti verso i vari aspetti dell’omogenitorialità e l’orientamento

politico conservatore, seguito dalla frequenza ai riti religiosi.

Tabella 4

Correlazione: caratteristiche del gruppo di partecipanti omosessuali nella

predizione degli atteggiamenti verso i diversi aspetti dell’omogenitorialità

Legenda: aspetti dell'omogenitorialità

Benessere bambini con madre lesbica

Ben. b. M.L. Benessere bambini con padre gay

Ben. b. P.G. Aspetto morale della maternità lesbica

Morale M.L. Aspetto morale della paternità gay

Morale P.G. Adozione da parte di madri lesbiche

Adozione M.L. Adozione da parte di padri gay

Adozione P.G. Ricorso all'inseminazione artificiale

Insemin. Artificiale Ricorso alla maternità surrogata

Maternità surrogata Ben. b. Ben. b. Morale Morale

Variabili M.L. P.G. M.L. P.G.

** ** ** **

Coinvolgimento religioso -,157 -,164 -,153 -,171

** ** ** **

Frequenza ai riti religiosi -,164 -,172 -,153 -,145

** ** ** **

Orientamento politico -,169 -,186 -,227 -,221

** ** ** **

Omofobia -,145 -,151 -,241 -,221

37

Adozione Adozione Insemin. Maternità

Variabili M.L. P.G. artificiale surrogata

* * ** **

Coinvolgimento religioso -,074 -,089 -,125 -,149

** ** ** **

Frequenza ai riti religiosi -,098 -,104 -,187 -,179

** ** ** **

Orientamento politico -,120 -,136 -,158 -,157

** ** *

Omofobia -,128 -,113 -,067 -,089

Nota: * p<.05; ** p<.01

2.6 Discussione

I risultati ottenuti dall’analisi dei dati confermano le ipotesi di ricerca sul

valore predittivo delle variabili età, sesso, coinvolgimento religioso, frequenza

ai riti religiosi, orientamento politico e omofobia sugli atteggiamenti verso

l’omogenitorialità.

In particolare il legame più forte è quello che si osserva tra livello di

omofobia e atteggiamenti negativi verso l’omogenitorialità. Se è facilmente

ipotizzabile tale relazione nel gruppo di partecipanti eterosessuali, è interessante

osservare come essa si riconfermi, se pur con una forza minore, nel gruppo di

partecipanti omosessuali. Gay e lesbiche che subiscono continuamente il peso

dello stigma sociale, possono interiorizzare i pensieri omofobici e credere

fermamente essi stessi di non essere in grado di svolgere la funzione genitoriale

e che per un sano sviluppo del bambino siano necessarie due figure genitoriali

di sesso opposto (Bottino e Danna, 2005). Questo è confermato dalla forte

correlazione osservabile tra livello di omofobia e opinioni sul benessere di

l’omofobia

bambini cresciuti da madri lesbiche e padri gay. In entrambi i gruppi

mostra la sua associazione più forte con l’opinione di immoralità della maternità

lesbica e della paternità gay. In generale l’omofobia predice un’avversione verso

tutti gli aspetti dell’omogenitorialità presi in esame nel presente lavoro, fatta

eccezione per l’atteggiamento omosessuale verso l’inseminazione

del gruppo

artificiale, in cui non si osserva una relazione significativa. Si potrebbe ipotizzare

risultato sia dovuto al fatto che l’inseminazione artificiale è spesso

che questo

associata alla possibilità per le donne single di avere un bambino, a prescindere

dal loro orientamento sessuale, per cui questo specifico aspetto potrebbe essere

38

stato valutato in termini più ampi facendo riferimento al desiderio di maternità

in generale, slegandosi così dal tema dell’omogenitorialità e quindi

dall’omofobia.

Una notevole influenza sugli atteggiamenti verso l’omogenitorialità è

rivestita poi dall’orientamento politico in entrambi i gruppi studiati.

Un’ideologia politica conservatrice predice atteggiamenti di avversione verso la

genitorialità gay e lesbica, presentandosi come il tratto maggiormente influente

nel gruppo di partecipanti omosessuali tra quelli presi in esame in questo studio.

Il risultato è in linea con la letteratura esistente che evidenzia come un

orientamento politico di destra sia associato a più alti livelli di omofobia (Rollè

e Marino, 2011). Gay e lesbiche con alti livelli di conservatorismo politico

considerano infatti i genitori omosessuali come meno competenti di quelli

eterosessuali e, per effetto dell’omofobia interiorizzata, giudicano le proprie

stesse capacità come inferiori (Pacilli e Taurino, 2011). Nel gruppo eterosessuale

la relazione più forte si osserva nuovamente con l’aspetto morale della

genitorialità gay e lesbica, insieme ad avversione verso l’adozione sia da parte

Che l’ideologia politica di destra

di padri gay che da parte di madri lesbiche. in

Italia sia contraria alla concessione di riconoscimenti alla famiglia omosessuale

tra cui spicca l’esempio

è stato più volte osservato negli avvenimenti politici,

della legge per i diritti e doveri delle persone conviventi (DICO) presentata al

Parlamento nel 2007 e mai ratificata a causa dell’opposizione dei partiti di destra

(Pacilli e Taurino, 2011).

Per quanto riguarda il coinvolgimento religioso, si osserva un effetto di

All’aumentare del grado di importanza attribuita

pari importanza nei due gruppi.

alla religione nella propria vita, diminuiscono gli atteggiamenti positivi verso

l’omogenitorialità, confermando l’ipotesi che gli insegnamenti religiosi,

generalmente avversi alla genitorialità gay e lesbica, vengano interiorizzati dalle

persone fortemente credenti, anche se omosessuali (Barnes e Meyer, 2012).

Come ipotizzabile il legame maggiore si evidenzia tra religiosità e aspetto

morale dell’omogenitorialità.

Al contrario la frequenza ai riti religiosi non sembra essere una variabile

rilevante nel predire gli atteggiamenti verso l’omogenitorialità nel gruppo

39

omosessuale. Alcuni autori hanno ipotizzato che questo sia dovuto al fatto che

le persone gay e lesbiche utilizzano una serie di strategie per risolvere il conflitto

tra il frequentare un ambiente omofobico e l’essere omosessuali, come ad

esempio vedere la Bibbia come un documento storico influenzato dal pensiero

dell’epoca, o scindere la propria identità religiosa dalla propria identità di

persona omosessuale a seconda dell’ambiente in cui ci si trova. In questo modo

gay e lesbiche si proteggerebbero dalla non accettazione espressa dal proprio

ambiente di culto (Barnes e Meyer, 2012). Nel gruppo di partecipanti

eterosessuali invece, seppur con una forza minore rispetto alle variabili

precedentemente descritte, si evidenzia un’influenza negativa, ovvero le persone

che prendono maggiormente parte ai riti religiosi riportano un più alto numero

di atteggiamenti contrari all’omogenitorialità.

Si conferma anche l’ipotesi relativa al sesso, con una relazione tra sesso

maschile e avversione verso l’omogenitorialità sia nel gruppo di partecipanti

eterosessuali che in quello di partecipanti omosessuali. Si può ipotizzare che il

risultato ottenuto nel gruppo di partecipanti eterosessuali in relazione

all’omogenitorialità rientri nel discorso più ampio sull’omofobia che vede gli

uomini in genere più omofobi delle donne. Questo dato è stato spiegato facendo

riferimento al legame tra omofobia e atteggiamenti verso i ruoli di genere: gli

uomini subiscono sin dall’infanzia una socializzazione ai ruoli di genere più

rigida rispetto alle donne che li porta ad assumere una maggiore avversione verso

l’atipicità dei ruoli e quindi maggiori livelli di pregiudizio omofobico (Iconis,

2010). Nel gruppo di partecipanti omosessuali invece questo risultato potrebbe

essere spiegato dalla presenza di un sentimento di incompetenza dovuto ad una

doppia stigmatizzazione che essi subiscono rispetto alla genitorialità, come

omosessuali e come uomini, ai quali generalmente non spetta la responsabilità

primaria di cura del bambino (Pacilli e Taurino, 2011).

La variabile età si mostra invece significativa per il solo gruppo

eterosessuale, indicando che i partecipanti di età maggiore mostrano

atteggiamenti più favorevoli verso l’omogenitorialità. Questo dato sembrerebbe

contrastare i dati presenti in letteratura che mostrano come l’omonegatività

aumenti all’aumentare dell’età (FRA, 2009), tuttavia va ricordato che i

40 hanno un’età compresa tra i 14 e i 21

partecipanti selezionati per questa ricerca

anni e rientrano quindi tutti nelle fasce d’età più giovani della popolazione.

Come precedentemente detto, vista la bassa percentuale di varianza

spiegata dal modello per il gruppo di partecipanti omosessuali, sarebbe

opportuno indagare il peso di altre variabili non esaminate in questo lavoro.

41

3. Approfondimenti

3.1 Accoglienza nelle scuole per i figli di coppie omogenitoriali

L’ingresso dei figli di coppie omogenitoriali a scuola è sempre un

processo delicato, caratterizzato da preoccupazioni legate ai rapporti con gli altri

e da difficoltà interne ai genitori omosessuali connesse alla paura di essere

considerati inadeguati (Cavina e Danna, 2009).

Il rapporto tra le famiglie omogenitoriali e il mondo della scuola ha però

subito un’evoluzione in positivo negli anni, un’evoluzione che è stata

documentata in Italia da una serie di email scambiate tra madri lesbiche, prima

iscritte alla Lista Lesbica Italiana Mamme e successivamente trasferitesi

nell’Associazione Famiglie Arcobaleno, tra il 1998 e il 2008 (Manzani, 2011).

Una prima fase viene fatta corrispondere al periodo che va dal 1998 al 2002 ed

è caratterizzata da paura di esporre i propri figli alla discriminazione e da una

conseguente negazione della propria situazione di genitore omosessuale. La

seconda fase copre il periodo dal 2002 al 2006 e ha inizio con la messa in

discussione della precedente scelta di nascondersi, seguita dalla ricerca del

confronto con esperti (psicologi, pedagogisti, assistenti sociali, avvocati,

educatori) al fine di trovare il modo migliore per raccontarsi e per tutelare se

stessi e i propri bambini. La terza e ultima fase, tra il 2006 e il 2008, si

caratterizza per il sentimento di dovere al coming out con le istituzioni

scolastiche frequentante dai propri figli, visto come una più utile strategia di

prevenzione del pregiudizio (Manzani, 2011).

Tuttavia, nonostante i grandi passi avanti compiuti negli anni, sono

ancora presenti atti di bullismo tra i ragazzi più grandi e ostacoli burocratici che

rendono difficile il rapporto tra scuola e famiglie omogenitoriali.

Per quanto riguarda i primi, i genitori possono aiutare i propri figli

preparandoli sin da piccoli ad affrontare eventuali pressioni nei modi seguenti:

aiutandoli a gestire domande e commenti sulla composizione della loro famiglia;

facilitando una comunicazione aperta in famiglia in modo tale che non

nascondano eventuali situazioni di disagio che stanno vivendo; usando libri e

film che mostrino bambini e ragazzi con famiglie simili alla loro; creando una

42

rete di supporto per sé e per i propri bambini incontrando altre famiglie

omogenitoriali (American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, 2013).

Relativamente agli ostacoli burocratici, essi sono rappresentati in primis

dal modulo d’iscrizione, di cui si è ampiamente dibattuto negli ultimi tempi, il

quale aderisce ancora al modello tradizionale di famiglia, riportando le caselle

“madre” e “padre”. Una seconda difficoltà si incontra nel calcolo delle tasse di

iscrizione a causa del fatto che il genitore non biologico non rientra nello stato

di famiglia del bambino e quindi non viene considerato nella determinazione dei

parametri Ise e Isee. Infine un terzo ostacolo riguarda la necessità di ricorrere al

modulo per la delega, ad esempio per permettere al co-genitore di andare a

prendere il bambino a scuola, e della firma del genitore biologico per ogni

autorizzazione richiesta dalla scuola (Manzani, 2011). Tutte queste realtà, che

singolarmente possono sembrare fatti di poco conto, sommandosi nella vita di

tutti i giorni non fanno altro che rendere come invisibile il genitore non

biologico.

Una buona pratica dovrebbe vedere tutte le scuole, al momento

dell’iscrizione, richiedere la descrizione del nucleo familiare attraverso una

dichiarazione libera dei genitori al responsabile educativo della scuola, al fine di

mettere tutte le famiglie sullo stesso piano. La comunicazione al consiglio di

classe dovrebbe invece essere legata ad un’esplicita richiesta dei genitori e in tal

caso sarebbe preferibile la presenza di un supporto psicopedagogico. Infine

l’idea di coinvolgere anche l’intera

dovrebbe essere presa in considerazione

classe, in quanto è inevitabile che la situazione omogenitoriale venga, presto o

tardi, recepita da bambini e genitori. Tutte queste comunicazioni dovrebbero

essere condotte con la massima naturalezza possibile (Manzani, 2011).

Di seguito verranno descritte alcune strategie di accoglienza che le scuole

dei diversi ordini e gradi possono mettere in atto per accogliere i figli di coppie

omogenitoriali. 43

3.1.1 Il nido

All’interno di un servizio dell’infanzia come il nido qualunque strategia di

accoglienza che si voglia mettere in atto deve basarsi innanzitutto su un buon

inserimento. Le educatrici dovrebbero prima di tutto raccogliere alcune

informazioni fondamentali dai genitori, come ad esempio cosa il bambino sa

riguardo il suo concepimento, con quale nome chiama le due figure genitoriali e

come la famiglia intende essere descritta agli altri genitori (Manzani, 2011).

Sarebbe opportuno all’inizio dell’anno svolgere un’opera di

“facilitazione sociale”, permettendo alle famiglie di incontrarsi e di raccontarsi,

per evitare imbarazzi futuri. In questo contesto è fondamentale dare la stessa

importanza a tutte le figure genitoriali presenti. Solo in seguito sarà possibile

illustrare l’esistenza di diverse

svolgere un lavoro con i bambini che miri ad

realtà familiari (Manzani, 2011).

Il materiale didattico utilizzato dalle educatrici dovrebbe essere il meno

stereotipato possibile, per includere tutte le forme di famiglia esistenti, senza

limitazioni di numero, età, sessualità e colore della pelle. In generale tutte le

attività del nido dovrebbero essere sottoposte ad una sorta di revisione del

linguaggio, modificando il testo di canzoni e libri in modo da non descrivere

sempre e solo la famiglia tradizionale (Manzani, 2011).

La scuola dell’infanzia

3.1.2 A tre anni, quando il bambino fa il suo ingresso nella scuola dell’infanzia,

ha ormai sviluppato capacità cognitive e di linguaggio abbastanza avanzate da

riconoscere la diversità, fare domande e percepire i pregiudizi. Inoltre, per i

bambini che non hanno frequentato il nido, la scuola dell’infanzia rappresenta il

primo momento di socializzazione al di fuori dell’ambiente familiare (Manzani,

2011). Partendo da queste premesse, è importante impostare da subito un lavoro

di decostruzione di stereotipi e pregiudizi. In particolare a quest’età è necessario

prestare attenzione alla questione del genere, in quanto i bambini che crescono

in famiglie omogenitoriali non subiscono le stesse pressioni verso l’adesione ai

ruoli di genere, per cui possono mostrare preferenze verso giochi

44

tradizionalmente associati al sesso opposto. Questo può portare gli altri bambini

a deriderli e in questo caso è fondamentale l’intervento dell’educatrice nel

correggere i comportamenti discriminatori e nel sostenere le scelte di gioco di

ogni bambino (Manzani, 2011).

Le attività didattiche potrebbero ruotare intorno al racconto delle diverse

tipologie di famiglie, attraverso una serie di strumenti: libri per bambini, disegni

della propria famiglia, collage e recite teatrali. I messaggi trasmessi dovrebbero

essere ovviamente adatti all’età dei bambini, adatti a soddisfare le loro curiosità

naturali ed espressi con un linguaggio il più semplice e diretto possibile.

Ognuna di queste attività potrebbe sostituirsi alle classiche feste della

mamma e del papà, al fine di valorizzare la famiglia in generale, a prescindere

dal sesso e dal numero dei genitori che i bambini hanno (Manzani, 2011).

3.1.3 La scuola primaria

Negli anni della scuola primaria uno dei compiti più importanti degli

insegnanti in ogni campo, è quello di dare il buon esempio in modo tale da

prevenire la diffusione di pregiudizi, con tutte le loro conseguenze, come ad

esempio in questo caso il bullismo omofobico attivo e passivo. Sarebbe quindi

indicato assumere, da parte degli insegnanti, un atteggiamento aperto, ma allo

stesso tempo vigile, in modo tale da individuare in tempo utile eventuali

situazioni di discriminazione (Manzani, 2011).

Come tutti i bambini, i figli delle coppie omogenitoriali a quest’età non

tendono più a riportare tutto ciò che accade nella loro famiglia come quando

erano piccoli, ma rispondono solo se interrogati a proposito. Parallelamente i

loro coetanei sviluppano una propensione a fare molte domande. Questo fa sì

che a lungo andare questi bambini, stanchi di dover sempre dare spiegazioni,

inizino a manifestare atteggiamenti di fastidio e chiusura. È importante che gli

insegnanti si inseriscano in queste situazioni per monitorare il dibattito,

rinforzando la risposta del bambino o sostituendosi a lui nel caso si mostri restio

a rispondere (Manzani, 2011).

Anche a questa età si riconferma l’importanza di mettere il bambino a

conoscenza dell’esistenza di situazioni analoghe alla sua, attraverso l’uso di libri

45 Tuttavia a quest’età sarebbe

e film che narrino la vita di famiglie omogenitoriali.

bene ampliare il discorso, per meglio rispecchiare quella parte di realtà che

riguarda le possibili discriminazioni che tali famiglie e i loro figli possono subire.

È importante iniziare a parlarne a quest’età per preparare i bambini agli atti di

intolleranza che potrebbero subire in un prossimo futuro (Manzani, 2011).

Infine nella scuola primaria è possibile lanciare progetti più ampi

attraverso il coinvolgimento di associazioni ed enti pubblici e di altre famiglie

omogenitoriali, in modo da combattere l’eteronormatività e diffondere

l’informazione sull’esistenza di diversi tipi di famiglia. A quest’età i bambini

sono in grado di partecipare a piccole discussioni, per cui è importante lasciare

loro spazio per esprimere dubbi, curiosità e pensieri personali, un metodo che si

rivela molto più costruttivo delle tradizionali spiegazioni frontali (Manzoni,

2011).

3.1.4 La scuola secondaria

La scuola secondaria, soprattutto quella di secondo grado, è ancora

fortemente impreparata all’accoglienza delle famiglie omogenitoriali (Cavina e

Danna, 2009).

In questo ordine scolastico i ragazzi hanno rapporti con tutte le figure che

operano nell’istituto, dagli insegnanti, al dirigente, al personale amministrativo,

agli operatori scolastici, per cui gli interventi di “educazione

all’omogenitorialità” dovrebbero coinvolgere in primis tutto il personale (Cavina

e Danna, 2009).

Per quanto riguarda il gruppo-classe, visto il crescente interesse che

nell’età adolescenziale,

riveste il tema della sessualità è opportuno esplorare la

connessione tra omogenitorialità e omosessualità, al fine di porre le basi

necessarie ad una corretta comprensione della tematica (Cavina e Danna, 2009).

La presenza di un ragazzo figlio di una coppia omosessuale può essere vista

come una risorsa, che renda possibile l’arricchimento del curriculum didattico

attraverso progetti formativi di educazione all’accoglienza e all’integrazione

della diversità in tutte le sue forme (Cavina e Danna, 2009).

46

Due strumenti educativi che sono stati trovati particolarmente efficaci

nell’età adolescenziale sono il role playing e la peer education.

Attraverso il role playing i ragazzi possono immedesimarsi nella

condizione di un personaggio immaginario che vive le stesse esperienze del loro

compagno o dei suoi genitori, comprendendone meglio le difficoltà e le

esperienze che affrontano quotidianamente. Il gioco di ruolo, se diretto da

operatori esperti, fa sì che chi assume la nuova personalità sperimenti anche il

vissuto emozionale che prova l’altro, favorendo una maggiore apertura e

vicinanza emotiva (Cavina e Danna, 2009).

La peer education prevede invece un lavoro educativo verso

l’accettazione dell’omosessualità e dell’omogenitorialità, come presupposto ad

“orizzontale”. I compagni di classe del

un successivo percorso formativo

ragazzo proveniente da una famiglia omogenitoriale possono svolgere la

funzione di tutor verso gli altri ragazzi della scuola, sia per favorire una migliore

comprensione della realtà omogenitoriale sia per imparare ad aprirsi nel rapporto

con i coetanei (Cavina e Danna, 2009).

Infine sarebbe di grande importanza attivare in tutte le scuole secondarie

uno sportello d’ascolto diretto da esperti di omogenitorialità e omosessualità per

attenuare il vissuto di marginalità che alcuni ragazzi possono vivere quando non

hanno nessuno a cui parlare apertamente. Lo stesso progetto potrebbe essere

realizzato anche con i genitori, mettendo a disposizione un servizio di counseling

per le famiglie omogenitoriali (Cavina e Danna, 2009).

L’esperienza di Famiglie Arcobaleno

3.2 Famiglie Arcobaleno è un’associazione di genitori gay e lesbiche nata

nel 2005 con lo scopo di sostenere donne e uomini omosessuali che hanno, o

desiderano avere, un figlio (Gigli, 2011).

Uno dei temi più sentiti dall’associazione è proprio quello del rapporto

con la scuola, una delle sfide più difficili che una persona omosessuale con figli

affronta nel suo percorso (La Delfa, 2014).

47

dell’associazione risulta che la maggior parte dei

Da un auto-censimento

figli degli associati frequenta asilo nido (33%) e scuola materna (37%), seguiti

da scuola primaria (25%) e scuola secondaria (5%) (La Delfa, 2014).

Già a partire dall’inserimento nido,

nell’asilo Famiglie Arcobaleno

sostiene la visibilità come sistema elettivo di integrazione per i genitori e di

protezione per i bambini (Gigli, 2011). Raccontarsi è visto infatti come il miglior

mettere gli altri a conoscenza dell’esistenza di realtà diverse e

modo per far sì

che non debbano essere i bambini ad assumersi il compito di spiegare la propria

famiglia (La Delfa, 2014).

Nel rapporto scuola-famiglia però non sono coinvolti solo il personale

e i bambini, ma anche i loro genitori, che l’associazione testimonia

scolastico

essere il gruppo spesso meno disponibile all’integrazione (Gigli, 2011). Gli

insegnanti infatti, guidati dal loro compito educativo e di accoglienza, sono in

genere più propensi a partecipare al cambiamento e se manifestano

preoccupazione è il più delle volte legata alla reazione che avranno i genitori

degli altri bambini (La Delfa, 2014). Questi ultimi tendono a reagire per la

maggior parte con indifferenza, una piccola parte evita totalmente il contatto con

la famiglia omogenitoriale e solo una minoranza si mostra apertamente

sostenitrice (La Delfa, 2014).

Dai racconti dei genitori omosessuali si evince che i loro bambini per la

maggior parte (85%) si trovano bene a scuola e non riportano alcun segno di

malessere psicologico. Una più piccola percentuale (15%) esprime invece

disagio. Inizialmente, nella scuola dell’infanzia e nei primi anni della scuola

primaria, questo disagio è dovuto alle incessanti domande che i bambini

ricevono sulla composizione della loro famiglia (La Delfa, 2014). Per i figli delle

famiglie omogenitoriali la loro realtà è ovviamente serena, per cui faticano a

capire il perché di questo continuo bisogno di spiegazioni (Gigli, 2011). Più

avanti, negli ultimi anni di scuola primaria e nelle scuole media e superiore, i

ragazzi soffrono invece per le prese in giro dei compagni verso le persone

omosessuali (La Delfa, 2014). Molti di loro imparano ad avere pazienza e a

rispondere alle provocazioni e, come affermato da Giuseppina La Delfa,

di Famiglie Arcobaleno, “intanto crescono con gli altri e, senza

presidente 48


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DESCRIZIONE TESI

Tesi sperimentale di laurea magistrale sull'omogenitorialità e l'accoglienza nelle scuole

Indice:

- Definizione di omogenitorialità
- Letteratura a favore
- Letteratura contraria
- Ricerca europea sugli atteggiamenti nei confronti dell'omogenitorialità (parte sperimentale)
- Accoglienza nelle scuole dei figli di coppie omosessuali
- Nido; Scuola dell'infanzia; Scuola primaria; Scuola secondaria
- L'esperienza di Famiglie Arcobaleno
- Libri come strumenti di formazione


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia dello sviluppo, dell'educazione e del benessere
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher juliainside di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Baiocco Roberto.

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