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UNIVERSITÀ TELEMATICA “e-Campus”

FACOLTA’ DI PSICOLOGIA

Corso di Laurea in SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE

I DISTURBI DELL'UMORE: IL FUNZIONAMENTO

NEUROCOGNITIVO NEL DISTURBO BIPOLARE

Relatore: Prof.ssa Sara Ipsaro Passione Tesi di Laurea di:

Federica Iannucci

Matricola: 0043292

ANNO ACCADEMICO 2023-2024

ALLEGATO “B”

AUTORIZZAZIONE ALLA CONSULTAZIONE DELLA TESI DI LAUREA

La sottoscritta Federica Iannucci n° di matricola 004329247 nata a ROMA il 10/11/2001

I DISTURBI DELL'UMORE: IL

autrice della tesi dal titolo “

FUNZIONAMENTO NEUROCOGNITIVO NEL DISTURBO

BIPOLARE ”

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1

INDICE

INTRODUZIONE p. 3

CAPITOLO 1 - IL DISTURBO BIPOLARE p. 4

1.1 Il disturbo bipolare: caratteristiche e inquadramento diagnostico p .4

1.2 Il funzionamento cognitivo nel disturbo bipolare p. 5

CAPITOLO 2 - ANALISI DELLA LETTERATURA RECENTE p. 7

2.1 Selezione degli articoli p. 7

2.2 Analisi degli articoli p. 8

2.3 Discussione degli articoli p. 22

CONCLUSIONI p. 26

BIBLIOGRAFIA p. 27

2

INTRODUZIONE

L’umore è la disposizione d’animo di una persona, ha la capacità di avere una notevole

influenza sul comportamento quotidiano, sulla presa di decisione, sulla performance

lavorativa e sulle relazioni interpersonali; in breve, ha un impatto significativo sulla

qualità della vita di un individuo. Un individuo che soffre da uno qualsiasi dei disturbi

dell’umore, disturbo unipolare o bipolare o depressione, vivrà una compromissione

nelle sue capacità di adattamento alle situazioni, in quanto passerà da fasi di eccessivo

entusiasmo ed euforia a fasi depressive, che, in entrambi i casi, porteranno una

percezione distorta della realtà. In aggiunta, i disturbi dell’umore sono stati, ormai,

ampiamente associati a deficit del funzionamento cognitivo, in domini quali memoria

verbale e visuo-spaziale, capacità di problem solving e attenzione.

Lo scopo di questo elaborato è quello di indagare il funzionamento cognitivo nello

specifico nel disturbo bipolare, attraverso alcuni studi recenti esistenti in letteratura. A

questo proposito, l'elaborato sarà suddiviso in due capitoli. Il primo capitolo servirà ad

introdurre la premessa teorico- metodologica, ovvero il disturbo bipolare e le sue

caratteristiche e, poi, nel dettaglio, il funzionamento cognitivo nei soggetti che sono

affetti da questa patologia. Il secondo capitolo, invece, sarà il corpo centrale e analizzerà

nel dettaglio la letteratura recente sulla tematica. Dopo aver descritto la metodologia di

ricerca utilizzata e la procedura che ha portato alla selezione degli articoli, si passerà

alla descrizione analitica dei tre studi selezionati, tramite il background, gli obiettivi e le

ipotesi di partenza, la metodologia e gli strumenti, i risultati ottenuti e le conclusioni.

L’ultima parte del capitolo 2 sarà, poi, dedicata al confronto sistematico tra le ricerche e

alla discussione critica dei risultati ottenuti, mettendo in evidenza non solo le

conclusioni a cui sono giunti i ricercatori, ma anche le limitazioni metodologiche e le

prospettive di ricerche future che potrebbero chiarire ulteriori dubbi. 3

CAPITOLO 1

IL DISTURBO BIPOLARE

1.1 Il disturbo bipolare: caratteristiche e inquadramento diagnostico

Il disturbo bipolare è un disturbo dell’umore che comporta una compromissione del

funzionamento sia interpersonale che di quello sociale, in quanto presenta un decorso

cronico. È caratterizzato da fasi alterne di euforia e tristezza per periodi più o meno

lunghi; chi ne soffre non riesce a controllare le emozioni e gli stati affettivi e passa da

periodi in cui è immerso in uno stato depressivo ad un altro in cui vive in uno stato in

cui manifesta un'eccessiva euforia, entusiasmo irrealistico per progetti o situazioni,

costante agitazione psicomotoria con attività frenetiche, ma che raramente vengono

portate a compimento. L’insorgenza è rapida e inaspettata e avviene, di solito, in tarda

adolescenza o giovane età adulta (Lia & Serretti, 2014).

Nel DSM-5 il disturbo bipolare è stato separato dai disturbi depressivi e inserito nel

capitolo dedicato ai disturbi dello spettro della schizofrenia, e comprende il disturbo

bipolare di tipo I e quello di tipo II. Perché si possa effettuare una diagnosi di disturbo

bipolare di tipo I è necessario che si presenti un episodio maniacale, seguito o preceduto

da un episodio depressivo maggiore o un episodio ipomaniacale; invece, per una

diagnosi di disturbo bipolare di tipo II è necessaria la presenza di almeno una fase

ipomaniacale e di uno stato depressivo maggiore (APA, 2014). Generalmente parlando,

un episodio ipomaniacale è contrassegnato da costante eccitazione e euforia, dalla

sensazione di non aver bisogno di dormire e di avere maggiore energia e questo porta a

sentirsi molto sicuri di sé, ma anche a mettere in atto azioni che possono avere

conseguenze negative, e a essere più impulsivi e irritabili. La fase maniacale si presenta

con una sintomatologia simile a quella ipomaniacale ma aggravata; è caratterizzata da

labilità emotiva e attentiva, velocità di ideazione e di eloquio. Il pensiero maniacale è

contraddistinto dal disordine e dalla precipitazione e la ancor maggiore sensazione di di

avere grandi potenzialità può portare al delirio di onnipotenza, ed anche a allucinazioni

(maggiormente uditive) e deliri di persecuzione. La fase maniacale non viene percepita

come uno stato della patologia a causa della pervasiva sensazione di benessere e spesso

4

necessita di ospedalizzazione. Queste due fasi, in genere, durano alcuni giorni, al

contrario la fase depressiva può avere una durata maggiore. Quando il soggetto bipolare

è nella fase depressiva presenta un umore molto basso e il sonno è disturbato, sembra

non avere più interessi e energie; il pensiere è contraddistinto da lentezza, tematiche di

inadeguatezza e fallimento e da senso di colpa (Bersani et al., 2014).

Per quel che riguarda i fattori biologici, il disturbo bipolare mostra delle alterazioni a

livello dei neurotrasmettitori e dei recettori, ad esempio il gaba, la serotonina, il

glutammato o la dopamina; oltre a ciò, l’area sottogenicolare della corteccia prefrontale

che mette in collegamento alcune zone che regolano il comportamento emozionale, ad

esempio il nucleo accumbens e l’amigdala, piuttosto che l’ipotalamo presenta un

funzionamento alterato (Cusi et al., 2012). Infatti, se un soggetto presenta una lesione in

questa regione potrebbe avere comportamenti aggressivi e potrebbe non riuscire a

prendere decisioni in modo razionale (Anderson & Phelps, 2001). Un’altra zona che

sembra intervenire come causa del disturbo bipolare è la corteccia cingolata anteriore, in

quanto questa è deputata alla gestione del conflitto e di conseguenza il comportamento

generato dagli eventi esterni (Adolph, 2009).

1.2 Il funzionamento cognitivo nel disturbo bipolare

Il declino cognitivo, è ormai riconosciuto come una caratteristica significativa del

disturbo bipolare, e ha un impatto notevole sul decorso della patologia, in quanto è

correlato a tutti i domini delle funzioni cognitive, in particolare l’attenzione, la velocità

di elaborazione, il funzionamento esecutivo. il problem solving e la memoria (Torres,

Boudreau & Yatham, 2007). Oltre a ciò, questa alterazione causa una qualità della vita

negativa poiché interferisce con i rapporti sociali (Rise et al., 2016). Questi deficit

cognitivi non insorgono con la patologia ed esistono ancora prima dell’esordio, tuttavia,

se l'intervento non è tempestivo e mirato possono peggiorare con il decorso andando a

peggiorare le condizioni di vita del soggetto. Questo declino è dovuto anche

all’intervento di fattori quali l'invecchiamento, l’assunzione di farmaci per la terapia in

atto o l’assunzione di sostanze come automedicazione, ad esempio droghe o alcol.

Certamente il funzionamento cognitivo di chi è affetto da disturbo bipolare è anche

determinato dall'età di insorgenza, ad esempio se l’esordio è precoce, dal numero degli

5

episodi affettivi e dall'eventuale presenza di sintomi psicotici. In aggiunta, i dati presenti

in letteratura, mostrano che esistono anche delle differenziazioni di compromissione tra

il disturbo bipolare di tipo I e quello di tipo II, con quest’ultimo che presenta una

compromissione minore in alcune funzioni esecutive, tra cui memoria visuo-spaziale e

verbale (Bora et al., 2011).

Il deficit nelle funzioni cognitive, col passare del tempo, aumenta e porta ad una

maggiore impatto sulla qualità della vita, tuttavia non è stato ancora dimostrato con

certezza se il peggioramento dipenda dal progredire della malattia, o se sia dovuto ad un

declino delle funzioni esecutive collegato al normale processo biologico di

invecchiamento. Infatti, lo studio di Cullen e collaboratori ha messo in evidenza come

un disturbo bipolare più grave e duraturo fosse associato ad una performance cognitiva

peggiore, e che questo potesse essere influenzato anche dal numero di episodi umorali,

soprattutto quelli maniacali (Cullen et al., 2016). Altri studi sostengono che il progredire

della patologia. connesso ai fattori di stress, porti ad alterazioni del cervello, in

particolare nelle strutture neurali, che sarebbero la causa maggiore del deterioramento

cognitivo in pazienti bipolari (Allot & Rheenen, 2020). Tuttavia, esiste anche una

seconda ipotesi, supportata da alcune ricerche longitudinali, ovvero quella che il

cambiamento cognitivo che avviene in soggetti bipolari sia lo stesso che si verifica nei

soggetti sani (Sanchez-Morla et al., 2019; Mora et al., 2013), suggerendo, di

conseguenza che le disfunzioni nei vari domini del funzionamento cognitivo siano già

presenti all'insorgenza del disturbo bipolare. 6

CAPITOLO 2

ANALISI DELLA LETTERATURA RECENTE

2.1 Selezione degli articoli

Gli articoli che costituiscono il corpo centrale di questo elaborato di tesi sono stati

selezionati attraverso la consultazione di alcuni database specifici: Pubmed-Medline,

Google Scholar e JStor. Per effettuare la ricerca sono stati individuati alcuni termini

chiave, sia nel titolo che l'abstract dell’articolo. In particolare, sono stati utilizzate le

seguenti parole: “bipolar disorder”, “cognitive functioning”, “cognition”, “longitudinal

study", “cognitive impairment”, “long term effects”. Agli articoli trovati sono stati

applicati i seguenti criteri di inclusione:

● essere pubblicazioni a carattere scientifico

● essere articoli di pubblicazioni, riviste, libri, con possibilità di accesso al testo

completo e non solo all'abstract

● essere articoli scritti in lingua inglese

● essere testi con oggetto di studio il tema centrale della tesi, ovvero il

funzionamento cognitivo nel disturbo bipolare

● essere pubblicazioni recenti, ovvero dal 2018 al 2024

Il materiale trovato che non rispondeva alle suddette caratteristiche non è stato incluso,

e non sono state prese in considerazione le tesi di laurea, gli articoli teorici, lo studio di

casi singoli e le revisioni della letteratura.

I seguenti articoli saranno analizzati nel presente elaborato di tesi, sono attinenti al tema

scelto e utilizzano una metodologia sperimentale, con strumenti validati e, inoltre,

forniscono un’analisi statistica dettagliata dei risultati:

1) Sparding, T., Joas, E., Clements, C., Sellgren, C. M., Pålsson, E., & Landén, M.

(2021). Long-term trajectory of cognitive performance in people with bipolar

disorder and controls: 6-year longitudinal study. BJPsych Open, 7(4), e115 7

2) Szmulewicz, A. G., Valerio, M. P., Lomastro, J., Smith, J. M., Chiappe, V.,

Martino, D. J., & Igoa, A. (2018). Neurocognitive functioning in first-episode

bipolar disorder: relationship with functional status. Journal of affective

disorders, 228, 97-100.

3) Flaaten, C. B., Melle, I., Bjella, T., Engen, M. J., Åsbø, G., Wold, K. F., et al.

(2024). Long‐term course of cognitive functioning in bipolar disorder: a ten‐year

follow‐up study. Bipolar Disorders, 26(2), 136-147.

2.2 Analisi degli articoli

2.2.1 Articolo n. 1

Sparding, T., Joas, E., Clements, C., Sellgren, C. M., Pålsson, E., & Landén, M.

(2021). Long-term trajectory of cognitive performance in people with bipolar

disorder and controls: 6-year longitudinal study. BJPsych Open, 7(4), e115.

INTRODUZIONE

I pazienti con disturbo bipolare mostrano un deficit cognitivo quando confrontati con

gruppo di controllo sani (Mann-Wrobel, Carreno & Dickinson, 2011; Cullen, et al.,

2016); tuttavia, nel determinare la prevalenza di danni cognitivi negli adulti bipolari. è

stata trovata un’ampia differenziazione nella percentuale della compromissione

cognitiva nei vari studi che sono stati tutti trasversali. Infatti, questa è risultata variare

tra il 5% e il 58%, a seconda del dominio cognitivo di riferimento. La revisione della

letteratura di Cullen e colleghi ha messo in evidenza la peggior prestazione cognitiva

era correlata a un disturbo più grave o più consolidato, il che risulta essere in linea con

altre ricerche che ne hanno mostrato un'associazione con maggior numero di episodi

maniacali, ricoveri ospedalieri o uso di antipsicotici (Bourne, et al., 2013). Questi dati

suggeriscono che la prestazione cognitiva può diminuire nel tempo e che il disturbo

bipolare aumenta il rischio di demenza negli anziani (Diniz, et al., 2017), e questo

aumento è in funzione del numero di episodi umorali, questo vale anche per il disturbo

unipolare (Kessing & Andersen, 2004). Tuttavia, gli studi hanno anche evidenziato che

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il cambiamento nel tempo del funzionamento cognitivo non è diverso nei pazienti con

disturbo bipolare e nei gruppi di controllo sani; infatti, in due studi il gruppo

sperimentale ha migliorato il funzionamento cognitivo e ha ottenuto risultati migliori

nel test di memoria visiva ritardata, e solo uno studio ha dato come risultato una

memoria verbale peggiore nei pazienti con disturbo bipolare. Questi risultati derivano

tutti da studi trasversali, ma in letteratura esistono pochissimi studi longitudinali a lungo

termine.

OBIETTIVI E IPOTESI DI RICERCA

Data la mancanza di ricerche longitudinali sull'argomento, gli obiettivi di questa ricerca

sono stati quindi:

1 - verificare se i cambiamenti a lungo termine (6 anni) nel funzionamento cognitivo nei

pazienti con disturbo bipolare siano diversi da quelli causati dal normale

invecchiamento, ipotizzando che il deterioramento cognitivo dovuto all'invecchiamento

non sia così diverso nei pazienti con disturbo bipolare e nei soggetti sani.

2 - capire se i sottogruppi tra i pazienti presentino

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federica0011011 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi e trattamento del disagio psichico e delle psicopatologie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Ipsaro Passione Rosaria.
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