Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’
Facoltà di ingegneria civile ed industriale
Corso di laurea triennale in ingegneria per l’ambiente ed il territorio
Tesi di laurea in meccanica dei fluidi
Stima del potenziale energetico delle correnti marine
nello strato superficiale del Mar Mediterraneo
Relatore: Candidato:
Giovanni Leuzzi Simone Guazzotti
Anno accademico 2020/2021 1
Indice
1. Introduzione ....................................................................................................................... 3
1.1 L’energia marina ................................................................................................................................ 3
1.2 Correnti Marine ................................................................................................................................. 4
1.3 La circolazione delle correnti nel Mar Mediterraneo ........................................................................ 5
1.4 Potenza ricavabile dalle correnti marine ........................................................................................... 7
2. Dispositivi per la conversione di energia da correnti marine ................................................. 8
2.1 Classificazione .................................................................................................................................... 8
2.2 Metodologia di installazione del dispositivo in sito ........................................................................ 12
2.3 Scelta della turbina da prendere in considerazione per l’analisi energetica .................................. 13
2.3.1 Criteri utilizzati per la scelta della turbina ............................................................................... 14
2.3.2 Elenco delle Turbine prese in considerazione ......................................................................... 14
2.4 Turbine scelte come modello di riferimento per l’analisi energetica ............................................. 16
3. Copernicus e dati oceanici ................................................................................................. 18
3.1 Generalità ed obbiettivi del progetto Copernicus ........................................................................... 18
3.2 Copernicus Marine Environment Monitoring Service (CMEMS) ..................................................... 20
3.3 Definizione e struttura dei NetCDF File ........................................................................................... 22
4. Elaborazione dei dati ......................................................................................................... 26
4.1 Linguaggio di programmazione Fortran .......................................................................................... 26
4.2 Programma per la lettura dei file NetCDF in formato asci .............................................................. 28
5. Valutazione del potenziale energetico del Mar Mediterraneo ............................................ 32
5.1 Valutazione preliminare del potenziale energetico ad un metro di profondità ............................. 32
5.2 Batimetria dei siti con potenziale energetico maggiore.................................................................. 34
5.3 Metodologia e principio utilizzato per l’individuazione del sito specifico ...................................... 36
5.4 Valutazione del potenziale energetico relativo alle turbine galleggianti ........................................ 37
5.5 Valutazione del potenziale energetico di turbine collocate sul fondale marino ............................. 39
5.6 Considerazioni e risultati dell’analisi energetica ............................................................................. 42
5.7 Valutazione della potenza sottostimata .......................................................................................... 46
5.8 Limitazioni dell’ analisi effettuata ................................................................................................... 48
6. Conclusioni ........................................................................................................................ 49
6.1 Riassunto elaborato e sviluppi futuri ............................................................................................... 49
Bibliografia: ............................................................................................................................. 50
Sitografia Internet .................................................................................................................... 51
2
1. Introduzione
1.1 L’energia marina
La Terra è ricoperta per il 71% da oceani e mari, una massa d’acqua di proporzioni smisurate,
essenziale per la regolazione del clima. L’ oceano rappresenta un’importante riserva energetica
quasi del tutto inutilizzata e con un potenziale inesauribile. Un enorme potenziale che però deve
far fronte agli attuali limiti tecnologici ed economici, essendo un settore piuttosto giovane.
Secondo un’analisi effettuata l’Ocean Energy System 2014 e l’Ocean Energy Europe 2016 si
prevede che l’energia marina si diffonderà specialmente in Nord Europa raggiungendo una
capacità di 100 GW, equivalente al 10% del consumo elettrico europeo.
Figura 1. Shares of energy sources
in total global primary energy
supply in 2008 (Fonte: IPCC, 2011)
Figura 2. ‘Estimate of global potential tidal resources’
(Fonte: Offshore Energy http://www.energybc.ca/cache/tidal3/tidalreserves.html) 3
L’energia ricavabile dal mare può essere classificata in diverse tipologie, a cui corrispondono
differenti soluzioni tecnologiche:
1. energia delle correnti marine, il cui principio è praticamente identico a quello utilizzato per
estrarre energia dal vento tramite le turbine eoliche.
2. energia a gradiente salino che utilizza la differenza di concentrazione salina tra l’acqua di
mare ed acqua dolce (per esempio alla foce di un fiume);
3. energia mareomotrice (o delle maree);
4. energia del moto ondoso, che impiega l’energia cinetica relativa alla propagazione delle
onde per generare energia elettrica
5. energia talassotermica (o energia mareotermica) che sfrutta gradienti e differenze di
temperatura tra masse d’acqua.
Il presente progetto di tesi è focalizzato sullo studio dell’energia da correnti marine. In particolare
l’obbiettivo è analizzare il potenziale energetico delle correnti marine nel bacino del Mar
Mediterraneo ed individuare i siti idonei ed energeticamente più produttivi in cui poter installare
un dispositivo per la conversione energetica da correnti marine, in particolare per tale valutazione
sono state prese in considerazione turbine ad asse orizzontale.
1.2 Correnti Marine
Le correnti marine possono essere concettualmente suddivise in base alle cause e forze motrici
che le generano:
1. Le Correnti di marea sono legate al fenomeno fisico delle maree, le quali sono generate
dall’azione combinata tra l’attrazione gravitazionale esercitata dai corpi celesti (Luna
principalmente e Sole) e la forza centrifuga dovuta alla rotazione terrestre intorno al baricentro
Terra - Luna. Le maree provocano l’oscillazione verticale del livello della superficie marina e
quindi variazioni di altezza ed energia potenziale dell’acqua, quest’ultima può essere utilizzata
per ricavare energia elettrica tramite centrali mareomotrici collocate in prossimità della costa.
Il flusso e il riflusso dell’acqua verso la costa e successivamente verso il mare aperto crea un
movimento orizzontale dell’acqua ovvero le correnti di marea. Inoltre, a causa del profilo delle
coste e della batimetria, i flussi di marea non sono uniformi sul pianeta e in alcune zone, come
promontori, stretti o baie, si concentrano forti correnti di marea.
Il fenomeno delle maree ha un andamento ciclico di fasi di circa sei ore è prevedibile nell’arco
di diversi anni , non essendo dipendente dalle condizioni metereologiche, ed è senza dubbio un
fattore positivo e favorevole per le tecnologie atte a convertire l’energia cinetica delle correnti,
in quanto consente di stimare la quantità di energia ricavabile. 4
2. Le correnti di gradiente sono dovute al fatto che la pressione non è distribuita in modo regolare
ed uniforme sulla superficie del mare ed alla differenza di densità delle masse d’acqua
circostanti. Questi moti si generano quando la superficie dell’acqua ha una certa pendenza
rispetto all’orizzontale (ovvero quando la superficie del mare non è parallela alle superfici
equipotenziali di gravità), fenomeno che avviene per l’azione esterna del vento, che concentra
ed accumula masse d’acqua verso una certa direzione, o per la presenza di masse d’acqua
vicine di diversa temperatura e salinità e di conseguenza di diversa densità.
La direzione e l’intensità del moto delle correnti di gradiente tendono a ripristinare
l’orizzontalità della superficie marina. Tali correnti sono generalmente di intensità modesta in
mare aperto, in quanto il dislivello che si viene a creare è dell’ordine di millimetri, centimetri o
eccezionalmente metri e si manifestano tra centinaia o migliaia di metri, perciò la pendenza
della superficie risultante del mare è minima. La situazione è differente in vicinanza della costa:
il vento che spira dal mare verso la costa può concentrare lungo il litorale grandi masse
d’acqua, che non essendo in grado di defluire verso il mare aperto a causa del vento contrario
che le ha trasportate precedentemente, generano forti correnti. Tali correnti si propagano
quindi verso l’unica direzione a loro disponibile, ovvero parallelamente alla linea di costa.
(È stata utilizzata ‘Smd Vela: correnti marine’ come fonte per l’apprendimento delle nozioni.)
3. Le Correnti di deriva sono dovute all’azione del vento, il quale esercita un’azione di
trascinamento sulla superficie del mare, per tramite dell’ attrito presente tra la massa d’aria
trasportata dal vento e la massa d’acqua sulla superficie del mare.
Il moto di deriva conseguente all’azione di trascinamento del vento si trasmette agli strati a
maggiore profondità con intensità decrescente e direzione variabile. L'andamento della
corrente e della sua direzione lungo la profondità è concettualmente rappresentabile come da
una spirale nota come "spirale di Ekman".
Le correnti oceaniche possono essere permanenti o stagionali, mentre le correnti di marea hanno
un ciclo temporale ben stabilito.
1.3 La circolazione delle correnti nel Mar Mediterraneo
Il Mar Mediterraneo essendo un bacino chiuso, a meno dello stretto di Gibilterra, non è
caratterizzato da correnti marine molto forti a differenza per esempio del Nord Europa
(Inghilterra, Scozia, Irlanda, Normandia, Norvegia).
I due motori principali che generano la circolazione di masse d’acqua sono:
- la circolazione termoalina, indotta da variazioni di temperatura e/o salinità e quindi anche di
densità.
- i movimenti superficiali causati dalla presenza del vento.
Lo scambio d’acqua marina avviene solo attraverso lo stretto di Gibilterra, mentre l’afflusso
d’acqua dolce è legato alle precipitazioni e al deflusso dei fiumi. 5
Il clima prevalentemente caldo e secco del Mediterraneo genera un intenso processo di
evaporazione che comporta un aumento della salinità e di conseguenza della densità. In
particolare il bacino Levantino del Mediterraneo è l’area maggiormente soggetta al fenomeno di
evaporazione e presenta un grado di salinità maggiore e una maggiore densità dell’acqua, che crea
una pressione sulle acque più profonde inducendo sul fondale marino una corrente che si dirige
verso lo stretto di Gibilterra. A questo concorrono anche le acque fredde e dense prodotte
nell’alto Adriatico durante gli eventi di Bora e nel Golfo del Leone durante i fenomeni di intenso
Maestrale.
Il Mar Mediterraneo risulta avere un bilancio d’acqua negativo, in quanto l’evaporazione ha un
contributo maggiore dell’apporto di acqua fluviale e piovana.
L’apporto di acqua più fredda proveniente dall’ Atlantico ed entrante nel Mediterraneo dallo
stretto di Gibilterra, andrà a compensare e bilanciare sia l’acqua evaporata che l’acqua più salata
che scorre in profondità da Est verso l’Atlantico.
Infatti è presente una principale cella termoalina che si sviluppa si sviluppa da Ovest verso Est ed è
costituita da due correnti a due profondità diversa e con direzione di propagazione opposta una
rispetto all’altra: una corrente superficiale entrante dallo Stretto di Gibilterra, che sotto l’effetto
della forza di Coriolis, si dirige propaga verso Est parallelamente alla costa africana e dirigendosi
verso il bacino levantino, e da una corrente più profonda e più salata che scorre in verso opposto e
si immette nell’Atlantico attraverso lo Stretto di Gibilterra.
Vi sono, inoltre, due celle secondarie che si sviluppano in direzione nord-sud e sono guidate da
processi di convezione profonda. Questi processi avvengono nel Mediterraneo Nord Occidentale
con la corrente ligure-provenzale ed a Est tra il Mar Adriatico ed il Mar Egeo.
Figura 3. Mappa della circolazione delle correnti marine del Mediterraneo (Fonte: Meteo Giulacci) 6
1.4 Potenza ricavabile dalle correnti marine
La potenza associata al flusso di un fluido (acqua o aria) si calcola con la teoria di Betz. Definendo ρ
la densità del fluido, u la sua velocità ed S la sezione ortogonale al flusso, la potenza associata ad
un fluido in movimento è: 1 3
= ∙ ∙ ∙
0 2
Mentre la potenza che una turbina è in grado di estrarre da un fluido (acqua o aria), secondo la
teoria di Betz è data dall’espressione: 1 3
= ∙ ∙ ∙ ∙
2
dove: 2
[ ]
- S: Area spazzata dalle pale del rotore
[ ]
- u: Velocità del fluido a monte della turbina
- a: fattore di interferenza, che rappresenta la perdita di velocità che il flusso subisce a
monte della turbina.
: [ ]
- Densità del fluido 3
2
= = 4(1 − )
Il coefficiente di potenza è definito come rapporto tra la potenza P e la
0
potenza P0 e rappresenta l’efficienza del dispositivo, ossia quanta potenza meccanica rotazionale
del rotore si riesce a produrre rispetto a quella all’energia cinetica posseduta dalla corrente che
investe il rotore.
La teoria di Betz dimostra che si ottiene un’interferenza ottimale per a = 1/3, al quale è associato
un Cp,max= 16/27 = 0.593, ovvero il valore massimo di potenza realmente estraibile da un flusso
di corrente è pari al circa il 60 % della potenza teorica posseduta da un fluido in moto.
Infine, la potenza erogabile elettrica dal generatore è così calcolata:
1 3
= g ∙ m ∙ ∙ ∙ ∙ ∙
2
dove:
ηg
- = rendimento è il rendimento meccanico globale dell’albero di trasmissione tra turbina e
rotore del generatore elettrico e del moltiplicatore di giri
ηm
- = rendimento del generatore elettrico
Solitamente conviene esprimere la potenza teorica rispetto alla superficie unitaria, esprimendola
cioè in kW/m^2 . 7
2. Dispositivi per la conversione di energia da correnti marine
2.1 Classificazione
È possibile estrarre energia dalle maree e da correnti marine utilizzando l'energia potenziale o
l'energia cinetica dell’acqua, perciò in base a questo principio si può effettuare una prima
distinzione tra centrali mareomotrici e idrogeneratori.
Le centrali mareomotrici sono progettate per sfruttare l’alternarsi delle alte e basse maree e sono
generalmente collocate in prossimità della costa. Durante l’alta marea, l’acqua defluisce verso un
bacino artificiale o naturale passando attraverso una serie di condotti, nei quali acquisisce energia
cinetica, la quale viene convertita dalla turbina in energia meccanica rotazionale e
successivamente dal generatore, collocato sullo stesso asse della turbina, in energia elettrica.
Mentre durante la fase di bassa marea, il deflusso verso il mare aperto della massa d’acqua
accumulata nel bacino durante l’alta marea, mette nuovamente in rotazione le turbine.
Un esempio di centrale mareomotrice si trova sull’estuario del fiume Rance in Bretagna, nel quale
si ha un’escursione di marea di qualche metro. La potenza installata di tale impianto è di 240 MW.
Figura 4. Centrale mareomotrice di Saint-Malo (Fonte: https://prezi.com/p/duieak8r50dx/centrale-mareomotrice-20/)
Con idrogeneratori si intendono turbine marine galleggianti e legate al fondale tramite un sistema
di ancoraggio, collocate direttamente sul fondo marino oppure a mezz’acqua. Questa tipologia di
impianti, considerati singolarmente, ha una potenza generata nettamente più bassa rispetto alle
centrali mareomotrici, ma anche una dimensione ed impatto ambientale di gran lunga inferiore.
Possono essere, inoltre, classificati in base alle modalità con cui estraggono energia dalle correnti
marine. 8
• Le turbine marine ad asse orizzontale:
Sono i dispositivi più utilizzati ed il principio di
funzionamento di base è lo stesso con cui le
turbine eoliche estraggono energia dal vento.
La differenza con le turbine eoliche è che la
velocità delle correnti marine in media è molto
minore a quella del vento, ma la densità
dell’acqua è di gran lunga più elevata, circa 800
volte quella dell’aria.
La velocità della corrente mette in rotazione il
rotore attorno ad un asse orizzontale che è a sua
volta collegato ad un generatore elettrico.
Figura 4. Turbine ad asse orizzontale fisse sul fondale marino (Fonte: Enea)
• Turbine ad asse verticale:
Questi dispositivi prevedon
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Dieci Tesi
-
Tesi di Laurea
-
Tesi triennale - La personalizzazione e la spettacolarizzazione della politica
-
Tesi Laurea magistrale